Si è tenuto questa mattina, il consueto omaggio ai caduti della Repubblica Sociale Italiana che dormono il sonno degli eroi nel Campo della Memoria, il Sacrario del Ministero della Difesa situato nelle campagne di Nettuno, su quelli che un tempo furono i campi di battaglia dove migliaia di uomini di tutte le nazionalità si affrontarono e morirono.
Le Amministrazioni comunali di Anzio e Nettuno hanno deposto sul sarcofago centrale che raccoglie le spoglie di sette giovanissimi ignoti combattenti della Decima MAS caduti sul fronte di Nettunia una corona d’alloro fregiata del tricolore della Patria, quella stessa Patria difesa con onore in quella lontana Primavera del 1944.
Al termine della breve cerimonia, le parole di conforto del Diacono e la benedizione per tutti i caduti e i presenti, in commosso spirito di raccoglimento, durante il quale sono riecheggiate nei cuori le parole del Magistrato Paolo Borsellino, eroe della Repubblica Italiana: «Al momento dello Sbarco […] mia madre ci vietò di accettare qualsiasi dono dagli Americani… la Patria è sconfitta, i sacrifici sono stati inutili, non c’è da essere felici; piansi»… in quelle stesse ore, migliaia di giovani Italiani continuarono a combattere per difendere la Patria.
Un atto di pietas cristiana che rafforza lo spirito di giustizia, di uguaglianza e di solidarietà della nostra Costituzione. Una Costituzione nella quale compare una sola volta la parola “sacro”, all’articolo 52; per cui una sola cosa è sacra: “La difesa della Patria”.
Grande successo di pubblico per la prima iniziativa del progetto culturale “La guerra è qui”, approntato per il 76° anniversario dello sbarco di Nettunia. Domenica 19 Gennaio, a Nettuno, si è tenuta l’attesa conferenza sulla “guerra ai civili” condotta dagli Angloamericani durante la Campagna d’Italia, che ha visto la partecipazione di importanti studiosi del territorio oggetto dell’operazione militare.
A fare le presentazioni, Daniele Combi, organizzatore della manifestazione, che ha esposto le finalità della serata: trasmettere alle nuove generazioni delle notizie da sempre sottaciute, per stimolare nei loro cuori la passione per conoscenza e la libera riflessione, lontana dagli steccati dell’odio politico, della manipolazione di parte, della strumentalizzazione politica.
É stato con emozione ricordato il giornalista Giancarlo Testi, scomparso nel Maggio 2016, che fu il primo, con le sue interviste al Dott. Pietro Cappellari, a strappare il velo di oscurità che avvolgeva la storia della nostra città, parlando chiaramente di “coraggio per le proprie idee”. E il richiamo è stato diretto alle parole dell’eroe di guerra Guido Pallotta, che ammoniva i giovani del tempo a “non aver paura di aver coraggio”: gli studiosi che hanno partecipato alla conferenza hanno dimostrato, prima di tutto, di non aver paura.
Ad aprire la manifestazione è stato l’Avv. Cesare Bruni con un interessante intervento sulle fattispecie giuridiche dei crimini di cui si sono macchiati gli Angloamericani. Crimini di guerra e contro l’umanità che non temono confronti. Ma anche gli Italiani si sono macchiati di un crimine. La Repubblica Italiana nata dopo la guerra ha avuto la responsabilità di chiudere gli occhi davanti alle sofferenze della propria popolazione, alle violenze subite, cancellando intere pagine di storia. Poi, è stata la volta del Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate Emiliano Ciotti, che ha fatto il quadro della situazione sulle ricerche in corso su uno dei fenomeni più gravi registrato in Italia durante tutta la Seconda Guerra Mondiale: lo stupro di massa contro la popolazione civile condotto dal Corpo di Spedizione Francese, dalla Sicilia fino alla Toscana. Particolare importante: è stato mostrato al pubblico, per la prima volta, il documento che attesta una violenza sessuale subita da una bambina che doveva compiere ancora 4 anni.
Il Dott. Pietro Cappellari ha ricordato le vittime dei bombardamenti angloamericani e i cinque omicidi registrati sul territorio di Nettunia, tra cui spicca quello della diciassettenne Giulia Tartaglia. Ma non solo. Sono stati mostrati ai convenuti, anche in questo caso: per la prima volta, i documenti che accusano gli Alleati di violenze, rapine, con tanto di sparatorie stile Far West. Bella “libertà ritrovata” se lo stesso Steno Borghese dovette lamentare lo stato in cui Nettunia era stata lasciata dagli Angloamericani, devastata, senza acqua e con una situazione sanitaria al collasso, ricordando, invece il passato, quando Anzio e Nettuno erano “ridenti e fiorenti”.
Ha chiuso l’intensa serata culturale il Prof. Alberto Sulpizi, il maggiore storico del territorio nettunese, parlando del fortuito ritrovamento del documento con cui gli Ispettori del CLN accusavano il partigiano nettunese Abruzzese di duplice omicidio di innocenti. Ha annunciato nuove ricerche, anche se il fatto è stato tenuto occultato talmente per tanti anni che difficile sarà ampliare i dettagli del drammatico episodio di sangue e ricercarne altri certamente verificatesi in quelle valli, come ad esempio l’eccidio di Torre Pellice, di cui presto si esamineranno gli atti del processo (condotto dalla Repubblica Italiana contro i partigiani colpevoli della strage).
Con questa conferenza, si è voluto passare dalla cronaca ai documenti, certi di aver dato un contributo importante ad una più esatta ricostruzione degli eventi. Tuttavia, si è coscienti che chi ha sempre chiuso gli occhi davanti alla storia, chiuderà gli occhi anche davanti ai documenti che provano, in maniera inconfutabile, i crimini dei “liberatori”. Ma, in questo caso, dall’ignoranza e dall’omertà si passerà direttamente alla complicità.
Grande attesa per l’inizio delle manifestazioni organizzate per il LXXVI anniversario dello sbarco di Nettunia nell’ambito del progetto culturale “La guerra è qui”.
L’appuntamento è per Domenica 19 Gennaio alle ore 18:00, a Nettuno, presso il Circolo “Barbarigo”, in Via Don Minzoni n. 54, per l’importante conferenza storica sulla “guerra ai civili” condotta dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Prevista grande affluenza per un incontro culturale dove saranno esibiti, per la prima volta al pubblico, documenti eccezionali che gettano nuova luce sull’occupazione angloamericana dell’Italia.
«Lo spirito delle manifestazioni – annunciano gli organizzatori – è quello di tornare a parlare di storia, di ricerca, di conoscenza, abbandonando per sempre la speculazione politica, la manipolazione dei fatti, l’odio di parte. Vogliamo dare voce alle tante vittime innocenti di quel conflitto per oltre 70 anni dimenticate e seppellite dai “gendarmi della memoria” nella grande fossa comune della coscienza nazionale. É giunta l’ora che tutti gli Italiani si riscoprino figli di un’unica Nazione, abbattendo i muri dell’odio politico, nel nome della pacificazione nazionale e dell’amor di Patria. Dare voce e un volto alle vittime di guerra è un atto giustizia. Una giustizia posta a fondamento dei valori della nostra Costituzione che intendiamo difendere».
PROGRAMMA
I CRIMINI DEI “LIBERATORI”
STUPRI, STRAGI, RAZZISMO.
QUELLO CHE HANNO SEMPRE NASCOSTO
IGNORANZA, OMERTA’ O COMPLICITA’?
Interventi:
Daniele Combi (Resp. CPI): presentazione progetto “La guerra è qui”
Avv. Cesare Bruni (Presidente Ass. “Gabriele d’Annunzio”): La “guerra ai civili” degli Angloamericani
Emiliano Ciotti (Presidente Ass. Vittime delle Marocchinate): Gli stupri di massa degli Alleati
Dott. Pietro Cappellari (Direttore “L’Ultima Crociata”): Le violenze dei “liberatori” a Nettunia
Prof. Alberto Sulpizi (Resp. Culturale Pro Loco Nettuno): “Glorie” partigiane: il caso Abruzzese
Claudio Cantelmo – Roma
Le piccole vittime del bombardamento alleato di Gorla
Il Prof. Stefano Savino e il Prof. Alberto Sulpizi saranno tra i protagonisti degli eventi culturali promossi dal Progetto “La Guerra è qui” sul territorio di Nettuno in occasione del LXXVI anniversario dello sbarco di Nettunia.
Savino, originario di Lucca, romano d’adozione, Ufficiale medico di complemento della Marina Militare, ha prestato servizio nel prestigioso Corpo del Comsubin, Primario di Neurochirurgia presso l’Ospedale di Latina, ricercatore storico, presenterà il suo ultimo lavoro La Decima MAS a Littoria, che ripercorre le tappe dell’impiego di questa unità della RSI sul fronte di Nettunia, in difesa del settore meridionale, che la vide contrapposta al più agguerrito reparto angloamericano presente: la First Special Service Force.
Lo studio di Savino, anche attraverso l’utilizzo di documenti ed immagini inedite, da nuovo impulso agli studi sulle unità della Repubblica Sociale Italiana, gettando luce sugli ideali che ispirarono questi Italiani – giovanissimi Italiani! – e sui loro eroismi. Eroismi riconosciuti dal nemico che non esitò un istante, al momento della resa finale, a tributare a questi “giovani leoni” l’onore delle armi.
Sulpizi, noto storico del territorio di Nettuno, che con i suoi straordinari lavori ha fatto riscoprire ai nettunesi l’amore per la propria città, sarà invece presente alla conferenza sui crimini dei “liberatori” con un proprio intervento dall’eloquente titolo “Glorie” partigiane: il caso Abruzzese, dove ripercorrerà la vicenda del ritrovamento eccezionale di un documento del CLN che accusa il partigiano nettunese di un duplice omicidio di innocenti, tra cui una donna collaboratrice della Resistenza (vicenda già anticipata dalle colonne di “Controcorrente”, di cui alleghiamo copia). Una storia sconosciuta che, per puro caso, è stata scoperta. Sono in corso nuove ricerche per approfondire il drammatico fatto di sangue, anche per comprenderne bene il quadro, ma l’omertà e la cancellazione della memoria, anche nei luoghi dove avvenne, sembra essere stata radicale. Si attendono, quindi, nuovi sviluppi che potranno far luce su quanto effettivamente avvenuto e se questo duplice omicidio non sia stato l’unico perpetrato dai partigiani in quelle valli.
Un atto d’amore verso tante vittime innocenti che ancora attendono giustizia, nel nome della pacificazione nazionale, dell’amor di Patria, della fine dell’odio di parte.
Nuovi documenti sulla donna uccisa dai “liberatori” a Terni
Dopo l’iniziativa, coronata dal successo, dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate di tutelare la memoria di Annita Aquilanti, giovane mamma di Collescipoli di Terni, assassinata – come bene evidenziò una relazione dei Carabinieri Reali – da “soldati di colore delle Forze Armate alleate” il 19 Luglio 1944, nuovi documenti vengono alla luce per contribuire alla completa ricostruzione dei fatti.
Nella sua relazione il Ten. Ferruccio Sbarbato, Comandante la Tenenza dei CC.RR. di Terni, lo stesso giorno dei fatti, parlò chiaramente che la donna venne uccisa mentre “tentava opporsi at violenza che militari volevano esercitare sulla propria figlia”.
Questo documento, ritrovato presso l’Archivio di Stato di Terni dal Dott. Pietro Cappellari, è stato presentato al pubblico per la prima volta durante la riunione delle Commissioni consigliari del Comune di Terni che hanno discusso la proposta dell’ANVM il 13 Dicembre scorso.
A seguito di questa importante iniziativa, Janet Kinrade Dethick, ricercatrice della Seconda guerra mondiale in Umbria, ha ritrovato presso l’Archivio di Stato di Londra alcuni documenti che contribuiscono alla ricostruzione dei fatti.
Il militare che assassinò la povera Aquilanti non era di nazionalità indiana, come si è ipotizzato, visto anche gli analoghi casi di violenze verificatesi sul territorio e la presenza nei luoghi del delitto delle officine della 5ª Brigata indiana di Fanteria, ma un Sudafricano di nome M. Cheli, arrestato e processato per omicidio.
La Dottoressa ha inoltre ritrovato la dichiarazione che la figlia della vittima, tale Silena, rilasciò il 5 Agosto successivo, 17 giorni dopo la morte della mamma, dove si ricostruisce l’episodio di sangue. La ricercatrice ha evidenziato come nella suddetta dichiarazione non compaia il “tentativo di stupro” segnalato, invece, il giorno stesso dell’omicidio dai Carabinieri Reali.
L’Associazione Vittime delle Marocchinate ha chiesto la collaborazione della Janet Kinrade Dethick su un caso di omicidio avvenuto a Nettunia (Anzio – Nettuno) il 22 Febbraio 1944, ad opera di un soldato statunitense, che vide la morte e lo stupro della diciassettenne Giulia Tartaglia, della quale, come per Annita Aquilanti, l’ANVM intende preservare la memoria e ricordare il nome. Inoltre, si sono chieste informazioni sull’omicidio di Livio Rametti, assassinato – come evidenziano i parenti – da soldati indiani il 24 Luglio 1944 in S. Liberato di Narni, solo per essere stato scambiato per un uomo che, il giorno precedente, aveva difeso una donna… da uno stupro (cfr. notizia di morte redatta dal Cap. Tullio Lacchè, Comandante la Compagnia dei Carabinieri di Terni, in Archivio di Stato di Terni).
Ancora una volta, Aquilanti torna a far parlare di sé e ci auguriamo che, ben presto, un luogo di Terni possa essere a lei dedicato, alla mamma simbolo delle violenze contro la popolazione civile.
Leonessa (Rieti), 31 Dicembre 2019. Il Dott. Pietro Cappellari, Direttore de “L’Ultima Crociata”, a nome dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra, dell’Associazione Nazionale Combattenti Italiani in Spagna e dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia, sotto l’alto patrocinio morale dell’Ordine dell’Aquila Romana, ha piantato un piccolo agrifoglio tricolore sulla tomba del V.Brig. Ivo Piccinini della Legione M “Guardia del Duce”, ucciso colpito alle spalle da mano fratricida e partigiana il 21 Gennaio 1944, a Cesena.
Piccinini aveva solo 22 anni, ma era già un ferito di guerra, tre volte Volontario, decorato di Medaglia di Bronzo al Valore Militare, di due Croci di Guerra e di una Croce di guerra spagnola.
Si augura che la riscoperta del suo martirio per l’Onore e la libertà d’Italia possa riunire tutti gli Italiani nel nome della pacificazione nazionale e della grandezza della Patria immortale.
approvata l’iniziativa dell’Associazione Vittime delle Marocchinate
Il 13 Dicembre 2019, presso l’Aula del Consiglio comunale di Terni, nell’imponente scenario di Palazzo Spada, si è tenuta la riunione plenaria delle Commissioni cultura e urbanistica, seduta appositamente convocata per discutere sul progetto presentato dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate.
L’iniziativa nasce dalle ricerche sulla RSI in provincia di Terni portate avanti dal Dott. Pietro Cappellari di Nettuno che, nella sua intensa attività sul territorio, è riuscito a riportare alla luce numerosi episodi verificatisi tra il 1943 e il 1945 di cui si era volutamente persa memoria storica. Tra questi, particolare attenzione è stata riservata ad Annita Aquilanti, una mamma assassinata il 19 Luglio 1944 da “soldati di colore delle Forze Armate alleate” mentre difendeva la figlia da uno stupro (cfr. relazione del Ten. Ferruccio Sbarbato, Comandante della Tenenza dei Carabinieri Reali di Terni, in Archivio di Stato di Terni).
Del caso Cappellari aveva interessato l’A.N.V.M. che ha portato avanti la battaglia culturale intrapresa dal ricercatore nettunese che è stato infine convocato ufficialmente presso l’Aula del Consiglio comunale di Terni per presentare il progetto davanti agli Assessori, ai Consiglieri e alla cittadinanza.
Il 13 Dicembre, come dicevamo, l’epilogo. Le due Commissioni in seduta congiunta hanno approvato il progetto di massima presentato, che prevede l’intitolazione ad Annita Aquilanti di un luogo pubblico e l’indizione di un concorso letterario per le scuole in suo nome.
«È motivo di particolare orgoglio – ha dichiarato Cappellari – essere intervenuto in Aula consigliare, come particolarmente emozionato sono per l’approvazione del progetto. Questo dimostra che quando c’è comunanza di vedute tutto è possibile e l’odio politico può essere sconfitto. È un precedente importante perché ci permette di fare pressioni verso quelle Amministrazioni che più sono timorose nell’accettare la realtà dei fatti. Questa votazione ci permetterà, ad esempio, di tornare a chiedere al Sindaco e all’Assessore ai Servizi Sociali di Nettuno – cui fu presentata la proposta – di dedicare un luogo pubblico anche a Giulia Tartaglia, stuprata ed uccisa da un soldato statunitense nel 1944, proposta che giace “secretata” in qualche cassetto da troppo tempo. Un atto di coraggio, oggi, appare più che necessario. Nel nome della pacificazione nazionale e della realtà storica dei fatti. Chi ha paura di Giulia?».
Il 3 Dicembre 2019, nel giorno del centenario dell’assassinio per mano sovversiva del giovane studente Pierino Delpiano, reduce della Grande Guerra e Giovane Esploratore Cattolico, i patrioti torinesi hanno reso omaggio al Caduto per la Causa nazionale deponendo in Corso Matteotti, sul luogo dell’atroce delitto, un mazzo di rose tricolori e un cartello commemorativo. In questo luogo un tempo sorgeva il famoso Istituto “Sommeiller”, distrutto durante la terroristica incursione aerea angloamericana del 9 Dicembre 1942.
La manifestazione promossa dal Comitato Pro Centenario 1918-1922, si inserisce nell’opera di ricerca storica e di recupero dei valori nazionali in atto da oltre un anno in tutta Italia.
Nonostante siano passati cento anni, il nome di Delpiano, Medaglia d’Oro al V.C., torna ad essere esempio di amor patrio e di alte virtù civili. Cinquantamila persone presero parte commosse al suo funerale, oggi una rappresentanza del popolo torinese ha rinnovato l’omaggio dei fedeli alla Patria a chi fu esempio, a chi è esempio.
Al termine della breve cerimonia, sono riecheggiate le parole pronunciate nel lontano Dicembre 1919 sulla fossa ancora aperta del Martire dal Prof. Marconcini: «Giovani, in questa ora di strazio giurate che vivrete ed opererete soltanto per la grandezza d’Italia».
Il 1° Dicembre 2019, una delegazione di patrioti piemontesi si è recata al cimitero di Zumaglia (Biella) per rendere omaggio a Pierino Delpiano, giovane studente torinese, assassinato dai sovversivi il 3 Dicembre 1919.
La manifestazione promossa dal Comitato Pro Centenario 1918-1922, si inserisce nell’opera di ricerca storica e di recupero dei valori nazionali in atto da oltre un anno in tutta Italia.
La folta delegazione, dopo aver deposto una composizione tricolore di rose sul sepolcro che accoglie le spoglie del caduto per la Causa nazionale ha fatto l’appello del martire, stringendosi intorno alla tabella in legno decorato che raccoglie la motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Civile attribuita al giovane fedele della Patria.
Il corpo di Delpiano, per lunghi anni ha riposato nel riquadro dei Caduti per la Rivoluzione fascista del cimitero monumentale di Torino. Dopo la profanazione subita ad opera degli antifascisti nel primo dopoguerra, la famiglia decise di trasferire definitamente le spoglie a Zumaglia dove, oggi, nel centenario del suo sacrificio, è stato degnamente onorato e ricordato.
Davanti a chi tradisce la propria Patria per odio antinazionale, davanti a chi parla di internazionalismo e cosmopolitismo, davanti a sostiene che i confini non esistono, davanti a chi dice che gli Italiani non devono più esistere, davanti ai sovversivi di oggi, la risposta dei patrioti piemontesi è stata quella di Delpiano in faccia al suo assassino: «Viva l’Italia!».
Il 26 Novembre 2019, una delegazione dell’A.N.A.I., nell’ambito delle celebrazioni per il centesimo anniversario della costituzione dell’Associazione fra gli Arditi d’Italia promosse dal Comitato Pro Centenario 1918-1922, ha reso omaggio a Ferruccio Vecchi portando una rosa al monumento a Cicerone di Arpino (Frosinone). Il manufatto è una delle ultime opere artistiche del celebre Comandante delle Fiamme Nere.
Il fiore, ornato di nastro tricolore, portava la scritta “A Ferruccio Vecchi – I tuoi Arditi”.
Nato
a Ravenna nel 1894, interventista, Volontario di Guerra negli Arditi, il
Capitano Vecchi sarà tra i primi a seguire Mussolini nei Fasci di
Combattimento. Sansepolcrista, divenne uno dei principali protagonisti delle
vicende milanesi, e non solo, partecipando in prima fila alla famosa Battaglia
di Via dei Mercanti del 15 Aprile 1919, conclusasi con l’incendio dell’“Avanti!”.
La
sua stella si eclissò nel 1921 quando venne allontanato sia dagli Arditi
d’Italia che dai Fasci di Combattimento. Da allora si dedicò solo alla cultura,
divenendo uno tra i migliori scultori dell’Italia fascista.