QUANDO I “LIBERATORI” ASSASSINARONO LA BELLEZZA

«Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza».

Ernst Jünger

Roma, 7 Febbraio – Una spedizione di ricerca dell’Associazione Nazionale Caduti e Dispersi della RSI, patrocinata dalla Fondazione “Parrini”, guidata da Dott. Pietro Cappellari, ha ritrovato la tomba di Lina Cavalieri, soprano ed attrice, conosciuta al tempo come “la donna più bella del mondo” e cantata da d’Annunzio come la “massima testimonianza di Venere in Terra”.
Dopo una fulgida carriera nel mondo dello spettacolo tornò in Italia e si stabilì a Villa Cappuccina, nei pressi di Rieti. Morì nella sua villa di Firenze, in Via Suor Maria Celeste, durante l’incursione aerea alleata del 7 Febbraio 1944-XXII, in una delle tante incursioni terroristiche angloamericane contro i civili e le città della Repubblica Sociale Italiana. Chiese, biblioteche, archivi storici, cimiteri, pinacoteche, asili, scuole, ospedali, treni e corriere piene di gente, singoli automezzi, nulla fu risparmiato dai nemici della Civiltà europea: 70.000 Italiani vittime senza giustizia. La salma di Lina fu avvolta nel tricolore italiano, i suoi solenni funerali furono celebrati pochi giorni dopo nella Basilica di Santa Croce a Firenze.
I “liberatori”, nella loro guerra ai civili, distrussero la bellezza della Civiltà italiana. Lina ne fu esempio. Oggi, tristemente, dimenticata da tutti, Lina Cavalieri riposa in un’anonima tomba abbandonata del Verano insieme ai suoi genitori (Riquadro 167, secondo gradone, tomba a terra n. 150). Dopo 82 anni di oblio, un omaggio a chi ha rappresentato nel mondo la bellezza e l’Italia.

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PRESENTATO LO STUDIO SULLE CONVENZIONI DI NETTUNO

A cento anni dallo storico evento un libro ripercorre le vicende del confine orientale italiano

Nettuno, 18 Ottobre – Si è tenuta presso il Master Cafè di Nettuno la presentazione dell’ultimo lavoro del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sul trattato internazionale firmato dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini, il 20 Luglio 1925, al Forte Sangallo, passato alla storia con il nome di “Convenzioni di Nettuno”. Un trattato che poneva fine alla decennale questione orientale, un trionfo per il giovane Presidente del Consiglio italiano e la Nuova Italia che sorgeva proprio in quei mesi.
La manifestazione culturale è stata organizzata da Genesio D’Angeli, che già in passato si era distinto per le sue battaglie in difesa della memoria dei Martiri delle foibe e del locale Monumento ai Caduti, che mani sacrileghe volevano spostare per esigenze “commerciali”, impedendo così un vilipendio gratuito compiuto in nome dell’ignoranza e della speculazione. Una manifestazione necessaria visto che il centenario dell’evento è stato totalmente dimenticato dalle Istituzioni, certamente impegnate in bel altri progetti “culturali”.
Numeroso il pubblico accorso per l’occasione, anche da fuori provincia.
Ha introdotto il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio nettunese, con un excursus sulla storia del Forte Sangallo e del suo proprietario, il Barone Fassini Camossi, fascista antemarcia e Caporale d’Onore della Milizia, intimo amico di Mussolini e tra i più illustri finanziatori del Partito Nazionale Fascista.
Ha preso poi la parola Luca Parapetto, Presidente del Circolo “Barbarigo” di Anzio, la comunità che gestisce il Campo della Memoria, dove riposano gli ultimi difensori del confine orientale italiano dalla barbarie comunista, che ha rinnovato l’impegno in difesa dell’italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia, vilipesa da una casta politica rancorosa e persa nei suoi fallimenti, che ancora oggi “brama nel buio” e nei “salotti del potere” una rivincita che mai avrà.
Presente anche il Consigliere comunale Alessandra D’Angeli, sempre sensibile alle tematiche di amor patrio, che ha voluto portare i suoi saluti. La Dott.ssa Alessandra D’Angeli rappresenta il volto nuovo della politica nettunese. “Giovinezza e bellezza”. Note le sue battaglie in difesa della giustizia e del buon governo, sempre al fianco a chi è in difficoltà, come noti sono i suoi interventi che hanno fatto più volte fatto tremare le Amministrazioni comunali prigioniere di una fasciofobia senza senso. C’è davvero da sperare in lei se si vuole salvare una Nettuno ormai in balia di se stessa e di “stregoni” distanti anni luce dalle esigenze del popolo.
«La partecipazione popolare a questo evento – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio e fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno – abbatte il muro di protezione antifascista costruito dai “gendarmi della memoria” per tenere in ostaggio la storia della nostra Nazione. Con questo volume, edito dalla Herald Editore, doniamo alla Città di Nettuno e ai suoi cittadini un pezzo della loro storia, strappato dai libri da coloro che, supponenti, si ritengono dalla “parte giusta” della Storia, per dirla alla Salis. No, non sono dalla “parte giusta” della Storia e non lo sono mai stati. Il libro ripercorre le vicende legate alla conclusione della questione adriatica, che videro l’Italia di Benito Mussolini portare a soluzione uno dei più grandi problemi politici italiani. Ma non solo. Ripercorre anche i rapporti tra il Regno d’Italia e la Iugoslavia, mettendo in luce la realtà dei fatti, ponendo fine a decenni di propaganda antifascista sulle “persecuzioni” subite dalle minoranze slave in Italia, come sulla “aggressione” delle Regie Forze Armate alla Iugoslavia e i fantasiosi “crimini” di cui sarebbero state protagoniste. Infine, l’omaggio a tutti quegli Italiani di Anzio e Nettuno che, sfidando il sistema ciellenista al potere, rischiando in proprio e pagando di persona, hanno difeso l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, dimostrando, ancora una volta, che vi è una sola “parte giusta” della Storia: quella dove si combatte per la Patria. Istria, Fiume, Dalmazia… Italia!».

Claudio Cantelmo

ANZIO E NETTUNO: RICORDATO IL MARTIRIO DI NORMA COSSETTO PER L’ITALIANITA’ DELL’ISTRIA, DI FIUME E DELLA DALMAZIA

Nettuno, 4 Ottobre – Il Circolo “Barbarigo” di Anzio ha organizzato l’annuale manifestazione “Una rosa per Norma”, iniziativa ideata per ricordare la giovane studentessa universitaria Norma Cossetto torturata, stuprata e infoibata dai partigiani slavo-comunisti in nome dell’antifascismo nell’Ottobre 1943, nella prima tornata di pulizia etnica e politica compiuta dai titini nella Venezia Giulia, con il supporto dei comunisti italiani.
Una delegazione del Circolo si è recata dapprima al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe a Nettuno e, successivamente, al Parco dei Martiri delle foibe di Anzio, dove ha deposto delle rose in onore di chi si è sacrificato per la propria Fede.
Presenti l’ex Consigliere comunale Genesio D’Angeli; Roberta Gigli; il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio netteunese; e il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio, fiduciario del Comitato 10 Febbario, fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno, autore, tra l’altro, del volume Le Convenzioni di Nettuno (Herald Editore, Roma 2025), che racconta la storia del trattato internazionale siglato al Forte Sangallo ed omaggia tutti gli Italiani di Anzio e Nettuno che, abbattendo il muro di protezione antifascista eretto dai “gendarmi della memoria”, hanno rivendicato l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Ha chiuso la cerimonia Luca Parapetto, responsabile di CPI, che ha annunciato un prossimo intervento di ripristino della panchina tricolore dedicata a Norma Cossetto, vilipesa alcuni mesi fa da vili antifascisti, che hanno agito nella notte, profanando, come loro uso, un luogo sacro alla Patria.

Claudio Cantelmo

CENTO ANNI FA CÉLINE AD ANZIO E NETTUNO

L’anniversario di un evento dimenticato per ignoranza ed odio politico

Il 4 Agosto 1925, giungeva ad Anzio e Nettuno in missione ufficiale per conto della Società delle Nazioni il Dottor Louis Ferdinand August Destouches. Il nome, comprensibilmente, non dirà nulla a nessuno, se non si trattasse di Céline, uno dei maggiori scrittori europei di tutti i tempi.
Classe 1894, appena diciottenne si era arruolato Volontario nell’Esercito francese, con il quale aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale venne gravemente ferito. Più volte decorato al Valor Militare, con un’invalidità del 75% e una modesta pensione militare, nel dopoguerra, iniziò una nuova vita. Nel 1924, infatti, si laureò in medicina e chirurgia, trovando lavoro alla Società delle Nazione per conto della quale fu inviato in diverse missioni in giro per il mondo. Una di queste, per l’appunto, toccò l’Italia.
Arrivò a Torino il 28 Luglio 1925, per visitare quella Nazione di cui all’estero di faceva un gran parlare, dopo la fine della guerra civile che aveva visto i patrioti opporsi e sconfiggere i bolscevichi, la Marcia su Roma e l’ascesa di un giovanissimo Presidente del Consiglio di nome Benito Mussolini.
Il Dott. Louis Destouches era a capo della delegazione di medici borsisti sudamericani in missione di studio sulle malattie epidemiche, finanziata dalla Fondazione “Rockefeller”, operante tra Cuba, il Canada, gli Stati Uniti d’America e l’Europa.
Destouches fu ricevuto a Roma il 3 Agosto 1925 dal Presidente del Consiglio del Regno d’Italia Mussolini e dal Direttore generale della Sanità pubblica al Ministero dell’Interno. Visitò le bonifiche idrauliche di Ferrara e Ravenna, raggiunse Nettuno e le paludi pontine, sostando poi alle strutture sanitarie e antimalariche di Ostia, Fiumicino e Grottaferrata. Al ritorno, mettendo a frutto queste esperienze e i lavori sull’argomento del suo prozio Théodore Destouches, passato Professore di Farmacia alla Scuola di Medicina di Rennes nell’800, il Dott. Louis Destouches pubblicherà il libro La Quinine in thérapeutique, tradotto in tre lingue, tra le quali l’italiano (La Chinina in terapeutica, edito nel 1927-V E.F.).
La missione, per la precisione, arrivò a Nettuno Martedì 4 Agosto 1925, dove visitò la Scuola di Malariologia diretta da Bartolomeo Gosio, quindi il Centro diagnostico della Croce Rossa alle Ferriere, la Scuola con Servizio antimalarico di Tre Cancelli, per finire con una colazione ad Anzio e una capatina al Sanatorio Militare.
Il 5 Agosto la comitiva, sempre più esausta, raggiunse Velletri per presenziare al corso pratico di profilassi riservato alle maestre delle scuole rurali nelle zone malariche; quindi, si spinse fino alle zone delle paludi pontine per ammirare i giganteschi lavori della bonifica integrale, vanto del Regime.
Ma la vita del Dottore avrà poi una impensata svolta: l’uscita del suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit nel 1932, firmato con lo pseudonimo Céline, lo consacrerà scrittore con un successo senza precedenti, dandogli un ruolo centrale nella cultura europea.
Tuttavia, le sue posizioni politiche, mai rinnegate, che lo porteranno a considerare positiva l’esperienza della Repubblica di Vichy in quel drammatico frangente, lo condanneranno agli occhi dei militanti antifascisti. Occupata la Francia dagli Alleati, dovette fuggire in Germania e, finita, la guerra, processato e condannato in Patria per collaborazionismo, si dovette rifugiare in esilio in Danimarca.
Poi il rientro e, nonostante il fuoco di sbarramento dell’odio antifascista, nessuno ha mai potuto contestarne l’imponenza culturale. Tra i tanti estimatori citiamo, ad esempio, Charles Bukowski che lo definì “il più grande scrittore degli ultimi duemila anni”.
In Italia, si è tornati a parlare di Céline grazie all’opera di Andrea Lombardi, editore, saggista, tra i cui studi non possiamo non evidenziare gli straordinari volumi: Il profeta dell’Apocalisse (Bietti, 2022) e La morte di Céline di Dominique de Roux (Passaggio al Bosco, 2022). È proprio grazie a Lombardi che siamo venuti a conoscenza della visita ad Anzio e Nettuno del grande scrittore francese, all’epoca giovane Dottore in medicina alla scoperta della “Nuova Italia” e della sua lotta contro la malaria esempio anche per le altre Nazioni.
Nell’opera di recupero della nostra Storia alla quale mai verremo meno, costi quel costi, sfidando a viso aperto gli ignoranti “gendarmi della memoria”, giungerà il momento che tali episodi – che danno lustro alle Città di Anzio e Nettuno – saranno degnamente ricordati. E come un giorno il piazzale della stazione nettunese tornerà ad essere dedicato a Gabriele d’Annunzio; il Forte Sangallo sarà ricordato per la firma delle Convenzioni di Nettuno; Villa Borghese per la scrittura de La Figlia di Iorio; anche il passaggio di Céline otterrà il giusto ricordo, il giusto risalto, tra le pagine più belle della storia di Anzio e Nettuno.

Pietro Cappellari
Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea
“Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì)

LE CONVENZIONI DI NETTUNO: UN ORGOGLIO PER LA CITTA’

Nell’anno del Centenario un nuovo studio di Pietro Cappellari ricorda un evento eccezionale rimosso dalla memoria collettiva dall’odio antifascista

Roma, 20 Luglio – La Herald Editore, in occasione del Centenario delle Convenzioni di Nettuno, ha annunciato l’uscita di un nuovo lavoro affidato al Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì).
Cappellari, già autore di fondamentali studi sul Novecento ad Anzio e Nettuno (Cfr. Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939; Nettunia una città fascista 1940-1945; Lo Sbarco di Nettunia e la Battaglia per Roma; I Legionari di Nettunia; Campo della Memoria), per la prima volta ha esaminato l’importante trattato internazionale, mettendo fine ad una decennale damnatio memoriae decretata dall’odio antifascista.
Il 20 Luglio 1925, il Presidente del Consiglio del Regno d’Italia Benito Mussolini, insieme ai rappresentanti del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, firmava al Forte Sangallo le Convenzioni di Nettuno con le quali si poneva fine alla cosiddetta “questione adriatica”.
Dell’unico trattato internazionale firmato a Nettuno si è persa memoria storica, come accennavamo. Male comune a quelle comunità che hanno perso ogni riferimento al proprio passato e che vivono prigioniere di “bolle di sapone” ideologiche in cui troppo spesso la politica si rifugia per sopperire ai propri fallimenti, inventando un passato che non è mai esistito.
Cappellari, con questo nuovo studio, illustra i rapporti che intercorsero tra Regno d’Italia e Iugoslavia tra le due guerre spogliati dal vizio ideologico con cui vengono oggi descritti dai “gendarmi della memoria”.
Parte del volume – che ospita anche una pregevole introduzione del Prof. Alberto Sulpizi, tra i maggiori storici del territorio nettunese – è dedicata alla lotta in difesa dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia condotta nel secondo dopoguerra ad Anzio e Nettuno; a quegli Italiani che seppero rivendicare una missione di civiltà sulle sponde dell’Adriatico Nord Orientale che fu di Roma, di Venezia… che è Italia.
«Con particolare soddisfazione – ha dichiarato Cappellari – dono ai miei concittadini uno studio che fa luce su un passato di cui tutti siamo eredi e custodi. Adempiamo ad una promessa che abbiamo fatto all’atto di costituire il Comitato pro Centenario Convenzioni di Nettuno, all’interno di quella battaglia ideale in difesa della italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che ha portato – cosa certamente non scontata – all’inaugurazione, sia ad Anzio sia a Nettuno, di due monumenti in ricordo dei Martiri delle foibe. Sacrari ancor oggi oggetto di polemiche da parte di nostalgici di una sinistra allo sbando, cinica e rancorosa, che non accetta il fatto che loro non sono stati, non sono e non saranno mai dalla “parte giusta” della Storia. Con questo volume, essenzialmente un atto d’amore, periscano le fazioni e gli odii partigiani, si riconosca il valore supremo della Patria, inizi un percorso di vera pacificazione nazionale, una pacificazione che non può prescindere dall’omaggio, fraterno e condiviso, al Campo della Memoria, dove riposano gli ultimi difensori del confine orientale italiano. La prossima amministrazione dovrà certamente procedere ad una revisione toponomastica eliminando tutti gli elementi divisivi, oltre che fantasiosi. E, in questo contesto, sarebbe necessario dare lustro al Forte Sangallo e alla Città con l’affissione di una lapide che ricordi la firma delle Convenzioni di Nettuno e il suo primo firmatario: il Presidente del Consiglio Benito Mussolini. Si porrebbe fine all’odio politico di una minoranza settaria ed ignorante, per entrare nella Storia. La nostra Storia».

Lemmonio Borreo

A NETTUNO PER SERGIO RAMELLI

Una lezione di storia e di amore

Nettuno, 3 Maggio – Si è tenuta presso il prestigioso Hotel Astura la solenne commemorazione di Sergio Ramelli, lo studente diciottenne, militante del Fronte della Gioventù, assassinato a Milano dagli antifascisti nel 1975 di cui, per l’appunto, è ricorso il cinquantennale della morte.
Sergio è morto il 29 Aprile 1975, dopo 47 giorni di agonia, ferito mortalmente a colpi di chiavi inglese che gli fracassarono il cranio, dieci contro uno, alle spalle.
È stata l’occasione per ricordare quel “29 Aprile” e gli altri “29 Aprile”, data particolarmente luttuosa per Milano. Proprio quel giorno, infatti, nel 1945, vennero soppressi dai partigiani la Medaglia d’Oro, cieco di guerra, Carlo Borsani e il mite Don Tullio Calcagno. Proprio quel giorno, nel 1976, venne assassinato dagli antifascisti il Consigliere provinciale missino Enrico Pedenovi, uomo onesto, padre di famiglia, incorruttibile, che avrebbe dovuto tenere la prima orazione in onore di Sergio Ramelli ad un anno dalla sua scomparsa: “Doveva essere soppresso, per questo”, dichiarano i “giustizieri”.
Tutti accomunati dalla loro integrità morale. Innocenti, uccisi quando non potevano difendersi, solo per le loro idee.
Gli organizzatori hanno voluto ripercorrere quei tristi giorni di violenza chiedendo giustizia mai vendetta, chiedendo al numeroso pubblico intervenuto di ricordare Sergio e tutti gli altri Caduti per la Causa nazionale col sorriso, come loro avrebbero voluto, nella ricerca di una compiuta pacificazione nazionale.
Il successo della manifestazione ha spinto gli organizzatori ad annunciare altre iniziative in nome della memoria storica e dell’amor di Patria.
Sergio e tutti gli altri Caduti hanno insegnato come la libertà sia un valore da custodire e non un dono, dimostrando col loro sacrificio che la libertà si conquista giorno dopo giorno.
Una storia che non può più essere cancellata. Credevano di averlo ucciso, ma Sergio vive.

Claudio Cantelmo

MA QUALE “LIBERAZIONE”?

La tragedia della guerra civile voluta dai comunisti nelle parole (cancellate) dei suoi protagonisti

Roma, 25 Aprile – Ad 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia (2 Maggio 1945) si assiste nuovamente ad un festival dell’ipocrisia che nulla ha a che fare con la Storia: uno sterile abbaiare alla luna che ha il solo scopo di diffondere odio, appagare i fallimenti e lenire le frustrazioni degli antifascisti in servizio permanente effettivo.
Per riportare il discorso sul piano storico sottraendolo alla battaglia politica tra ignoranti di destra e di sinistra, il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), ha dato alle stampe, grazie all’interessamento della Herald Editore, uno studio dall’emblematico titolo Viaggio nella guerra civile con Vittorini, Fenoglio e Calvino. Contributi oltre il Muro di Protezione Antifascista.
Lo studio propone una serie di saggi dello studioso nettunese che analizzano quanto fu scritto all’epoca dai noti autori citati. Sono i rappresentanti più genuini di quella intellighenzia che fece la Resistenza. Nel dopoguerra, lasciarono una traccia scritta a caldo di quell’esperienza. Le sorprese non mancano e ci aiutano a comprendere la guerriglia per quello che fu: violenza, terrorismo, criminalità. Fattori che annichilirono chi, pur con nobili ideali, si diede “alla macchia”.
Questo testo, che ospita un saggio di apertura del Prof. Roberto Mancini sulla guerra civile dei comunisti al socialismo fascista, si propone come un manuale di libertà e resistenza per gli studenti, troppo spesso costretti a sottostare ai Soviet dei Professori progressisti – pagati dallo Stato – che tengono in ostaggio, ancor oggi, le scuole italiane.
«Il Dott. Pietro Cappellari – ha scritto la Prof.ssa Maria Teresa Merli, Vicepresidente della Fondazione “Parrini” che ha patrocinato lo studio – ci accompagna oggi nella lettura di racconti e romanzi che si rivelano specchio veritiero dell’anima resistenziale e della lotta partigiana, scritti nella immediatezza dei fatti da autori celebri quali Elio Vittorini, Italo Calvino, Beppe Fenoglio. Pietro Cappellari, altresì autore di numerosi saggi storici, ci conduce, passo passo, lungo il ragionamento, sincero e calibrato, di un’appassionante indagine rivelatrice. E succede così che pieghe e vizi dell’animo resistenziale, l’indole esterofila, l’impotenza che si trasforma in cieco odio assoluto, oltre che il movente reale della guerra civile, si svelano ai nostri occhi proprio attraverso le parole dei loro protagonisti, di quei giovani – nonché rinomati autori – che vissero gli anni bollenti che seguirono l’8 Settembre 1943: una guerra civile nata in risposta alle rappresaglie provocate dai gappisti stessi. Considerazione non nuova, ma ancora una volta a riprova. E ci chiediamo: come siamo arrivati alla narrazione grandemente in voga oggi, alla leggenda che dipinge valorosi eroi?
Persone intellettualmente oneste che si accostino alla lettura degli autori della Resistenza, come possono non rimanere sconcertati dall’evidente mancanza di un progetto (costantemente attribuito loro oggi), come possono non rimanere impressionati dal diktat “nel dubbio sopprimete. Questa è la nuova legge”? Quante morti ci appaiono ora chiare!».

Claudio Cantelmo

I PRINCIPI DEL FASCISMO DI PELLEGRINI-GIAMPIETRO

Ripubblicato un importante testo andato perduto sulla dottrina del fascismo

Milano, 23 Marzo – In occasione del CVI anniversario della fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento, la prestigiosa casa editrice Passaggio al Bosco, su iniziativa del Dott. Pietro Cappellari, ha ripubblicato un saggio di storia e dottrina del fascismo scritto dal Prof. Domenico Pellegrini-Giampietro andato perduto nel corso dei decenni.
Il libro si inserisce nell’attuale dibattito storico-politico sul fascismo, evidenziando la realtà del fascismo davanti al deserto culturale in cui brancolano tutti coloro che parlano e discutono di quella straordinaria esperienza. Davanti al vuoto e all’odio di un dibattito da salotto fra minoranze, si è sentita la necessità di tornare alla realtà, per comprendere cosa fu davvero il fascismo, abbattendo la disinformatja del Muro di Protezione Antifascista di una classe politica ciellenista e neopartigiana che della storia non sa nulla e parla di quel passato solo per non parlare dei propri fallimenti.
Pur essendo poco noto al grande pubblico, Domenico Pellegrini-Giampietro fu un personaggio di grande spessore: dopo aver fatto la Grande Guerra ed esser stato decorato, partecipò ai fermenti rivoluzionari dei primi anni Venti. Docente universitario e uomo di indubbia cultura, partì volontario per la Guerra di Spagna e giunse ad ottenere la nomina di Sottosegretario: dopo l’8 Settembre 1943, infine, venne proclamato Ministro delle Finanze “in riva al lago”. Non fu soltanto un buon giurista ed un “tecnico” capace di chiudere in attivo il bilancio di uno Stato afflitto dalla guerra: egli, infatti, si distinse anche come un convinto “uomo di milizia”, dedicando tutto se stesso alla Causa.
In queste pagine – finalmente riportate alla luce – riaffiorano gli aspetti storici e spirituali della Rivoluzione del 1922: dal senso dello Stato a quello della Comunità e dall’etica del lavoro all’architettura delle corporazioni, passando per la vocazione imperiale, per la sintesi tra Nazione e Popolo, per la giustizia sociale, per il rapporto tra Tradizione e innovazione, per l’appartenenza alla Patria e per la necessità di costruire una “terza via” alternativa a marxismo e liberal-capitalismo. Un viaggio inedito nella storia, ma anche nella dottrina politica, nell’economia, nel Diritto e nella religione.
Il libro è arricchito da un saggio introduttivo di storia e dottrina del fascismo a firma del Dott. Pietro Cappellari, ricercatore nettunese, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), a cui va il merito di aver “ritrovato” il prezioso scritto.

Claudio Cantelmo

PER SERGIO RAMELLI

A 50 anni dall’aggressione antifascista

Nettuno (Roma), 13 Marzo – In occasione del cinquantesimo anniversario dell’aggressione antifascista subita a Milano dal giovane militante missino Sergio Ramelli, una delegazione ufficiale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI si è recata al Campo della Memoria per un omaggio a tutti i Caduti per la Causa nazionale. Presenti anche l’ex Consigliere comunale Genesio D’Angeli, il Dott. Pietro Cappellari, il Prof. Alberto Sulpizi e, in rappresentanza del Circolo “Barbarigo”, Luca Parapetto.
Sergio Ramelli, studente di diciannove anni, appartenente al Fronte della Gioventù, venne colpito alle spalle da elementi di Avanguardia Operaia con delle chiavi inglesi che gli fracassarono il cranio, mentre rincasava. Morì dopo una lunga agonia il 29 Aprile 1975, giorno funesto per la città di Milano. In questo giorno ricadono tragici anniversari di sangue legati all’odio antifascista, come gli assassinii della Medaglia d’Oro, Cieco di Guerra, Carlo Borsani (massacrato dai partigiani nel 1945) e del Consigliere provinciale del MSI Enrico Pedenovi (colpito da elementi di Prima Linea nel 1976).
L’unica colpa di Sergio Ramelli fu quella di essere fascista. Entrato nel mirino di Avanguardia Operaia dopo che in un tema aveva condannato le Brigate Rosse, fu aggredito con inaudita ferocia ed ucciso. Dieci contro uno. Come loro uso.
I convenuti al Campo della Memoria hanno inteso omaggiare tutti Caduti per la Causa nazionale, dai ragazzi della RSI a Sergio Ramelli, con un momento di preghiera e raccoglimento.
D’Angeli e Cappellari hanno infine annunciato una mostra pubblica in memoria di Sergio Ramelli che sarà inaugurata a Nettuno il 3 Maggio prossimo. Dopo che l’Amministrazione di sinistra ha negato la Sala del Consiglio per la manifestazione, l’evento si terrà in un noto albergo della città.
Non avete vinto. Noi non dimentichiamo. Noi siamo Sergio Ramelli.

Claudio Cantelmo

DAL GIORNO DEL RICORDO AL GIORNO DEL RITORNO

Per abbattere il Muro di Protezione Antifascista del giustificazionismo di sinistra e del vile vittimismo della destra

Anzio (Roma), 22 Febbraio – Si è tenuto questa sera l’importante convegno formativo per i militanti organizzato dal Circolo “Barbarigo” dal titolo Foibe: il silenzio della storia. L’assise, introdotta dal Dott. Pietro Cappellari – Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio, fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno e autore di Crimini partigiani in Balcania 1941-1943 – ha visto la partecipazione di due illustri esponenti della cultura nazionale quali il Dott. Emanuele Mastrangelo e il Dott. Antonio Ballarin.
Mastrangelo, tra i più importanti cartografi italiani, ha smontato pezzo dopo pezzo il giustificazionismo della sinistra sul genocidio giuliano-dalmata che, secondo i Soloni del progressismo italiano, eredi di quel partigianesimo assassino, sarebbe la naturale risposta a supposti – dai titini! – crimini commessi dal Regio Esercito in Balcania. Nulla di più falso e decontestualizzato. Mastrangelo, con un’analisi storica ben sorretta dai documenti, ha sfidato più volte i “Professoroni” della sinistra (con stipendio statale) ad un incontro pubblico, ripreso anche da telecamere per la registrazione e la diffusione, sullo scottante tema dei crimini contro l’umanità commessi dalla Resistenza in Venezia Giulia e Dalmazia, non ricevendo mai risposte… ma solo imbarazzanti fughe. «Dobbiamo insistere su questo tema – ha concluso Mastrangelo – perché solo sfidandoli ad un confronto pubblico potremmo dimostrare a tutti le loro falsità ideologiche e la loro totale impreparazione culturale».
È stata poi la volta del Dott. Antonio Ballarin, già Presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, autore, tra l’altro, della vittoriosa battaglia in onore dei “Martiri di Ossero”, i combattenti della RSI assassinati dai partizan titini che, dopo quasi 80 anni, sono stati riesumati e tumulati con tutti gli onori militari dall’Esercito Italiano nel Sacrario del Ministero della Difesa di Bari. Ballarin ha illustrato le discriminazioni con cui ancora oggi i sinistrorsi italiani – nostalgici dei “bei tempi” del comunismo e della guerra civile – colpiscono le giuste rivendicazioni degli esuli. Sono gli stessi che si fanno alfieri dell’invasione di immigrati dall’Africa e dall’Asia e, nello stesso, tempo della snazionalizzazione in odio alla Patria. Del resto, questo è il loro DNA, fin da quando si misero a disposizione di Tito collaborando nel genocidio degli Italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia.
Ha chiuso il convegno Mary Rinaldi, tra le più brillanti dirigenti del Comitato 10 Febbraio, che ha illustrato con dovizia di particolari come l’odio antifascista, duramente colpito dalle rivelazioni storiche sul genocidio giuliano-dalmata compiuto dai partigiani, tenti in tutti i modi di aizzare alla guerra civile, commettendo profanazioni di cimiteri e monumenti nazionali, nel tentativo di distogliere l’attenzione sul fallimento del socialismo reale e, in particolare, sull’essenza mafiosa dell’antifascismo stesso.
Il compito delle nuove generazioni, oggi, non è solo quello di ricordare ciò che è avvenuto in quel lontano passato, ma rivendicare l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, andando ben oltre lo sterile vittimismo limitato al Giorno del Ricordo, che fa tanto comodo alla destra, per pulirsi la coscienza e liquidare la questione adriatica senza fornire nessuna soluzione a problemi che, invece, restano aperti. Assurdo che il tutto si risolva in un peloso e pietoso “obbligo istituzionale”, cui sono vincolati anche i Sindaci di sinistra, che si recano al “10 Febbraio” con la stessa partecipazione con cui organizzano, sempre per “obbligo istituzionale” (del resto, sono ben pagati per questo), le famose giornate delle “margherite”, delle “vittime dell’influenza dei polli”, dei “bambini azzurri-ocra”, del “pesce corallo”, ecc. che costellano la vita di questa democrazia progressista. Sindaci di sinistra che, dopo aver per decenni negato e poi minimizzato i crimini contro l’umanità commessi in nome dell’antifascismo, arrivano supponenti pure a dire che «sappiamo di chi è la colpa delle foibe»… Siete solo dei cialtroni!
Per questo è necessario passare al più presto da uno sterile, accomodante e pilotato Giorno del Ricordo a un vero e proprio Giorno del Ritorno, iniziando da un nuovo irredentismo culturale che possa riportare la nostra Civiltà su quelle terre che furono di Roma e di Venezia… che rimangono italiane!

Claudio Cantelmo