COSA SAREBBERE ACCADUTO IN ITALIA SE AVESSERO VINTO I PARTIGIANI?

Uno studio illustra perché l’Italia non diventò una “gloriosa” Repubblica Popolare

È uscito per i tipi della prestigiosa casa editrice fiorentina Passaggio al Bosco l’ultimo lavoro del Dott. Pietro Cappellari – Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì) – che fa chiarezza sul mito antifascista della “vittoria dei partigiani” nella Seconda Guerra Mondiale. Un’opera poderosa senza precedenti di 633 pagine, 786 note al testo, con una brillante premessa curata dal Prof. Augusto Sinagra. Si tratta di un tomo che raccoglie 37 saggi storici, che vanno dai progetti di conquista del potere da parte del PCI alle stragi partigiane di epurazione politica del 1945; dalla Costituzione che non è antifascista (anzi!) all’inserimento dell’Italia nella sfera di influenza neocoloniale statunitense; dallo scoramento dei partigiani fino alla loro liquidazione (da parte del PCI) e al loro arresto (da parte della Repubblica “nata dalla Resistenza”); dai crimini contro l’umanità che hanno commesso i ribelli in quei Paesi dove hanno preso il potere (Iugoslavia ed Albania), passando per la “via democratica” al comunismo come attuata in Cecoslovacchia, fino alla lotta armata e al terrorismo degli anni ’70, ultimo sfogo di quella lunga stagione di odio in nome del “socialismo reale”. Senza dimenticare i compagni greci che, a differenza dei partigiani italiani, decisero di non deporre le armi e di scatenare una nuova guerra civile, con tanto di crimini contro l’umanità e di deportazioni di migliaia bambini tolti alle famiglie, vizio che la sinistra non si è mai tolto, prima di essere sconfitti dagli USA ed estirpati dalla storia della Grecia.
Cappellari ha già affrontato il tema della guerra civile e dell’antifascismo morale in due straordinari saggi più volte ristampati – Viaggio nella guerra civile con Vittorini, Fenoglio e Calvino e L’invenzione dell’antifascismo – di cui questo studio rappresenta il completamento. Uno studio necessario in quanto, nonostante oggi si dispone di ampie e dettagliate inchieste, di saggi storici inoppugnabili, la classe dirigente della nostra Nazione si esibisce quotidianamente in una manipolazione della storia certa dell’impunità, non temendo nemmeno di cadere nel ridicolo. Quante volte abbiamo sentito dire che dovremmo ringraziare i partigiani se in Italia c’è la “libertà” e la democrazia?
Fermo restando che gli Italiani non sono mai stati in schiavitù, l’assetto politico dell’Italia del dopoguerra venne deciso a Jalta nel Febbraio 1945, non certo dai partigiani, quando il nostro Paese venne inserito nella sfera di influenza statunitense e, per questo, fu giocoforza dotarsi di un sistema confacente a quella sfera neocoloniale. Comitati di Liberazione Nazionale, partiti politici, partigiani, furono semplici spettatori di un gioco molto più grande di loro. E se in Italia vi è “libertà” non lo si deve certamente ai ribelli alla macchia, visto che la maggior parte di loro era comunista ed aveva scatenato la guerra civile non per cacciare il “Tedesco invasore” – che era stato fatto venire in Italia per aiutarci a combattere contro gli Alleati! –, ma per lanciarsi nella conquista del potere ed edificare un nuovo Stato sul modello sovietico-stalinista, con l’appoggio dell’Esercito Popolare di Liberazione di Tito cui si subordinarono, arrivando a commettere crimini senza precedenti e tradendo l’Italia.
Questo volume vuole dare una risposta concreta a tutti coloro che affermano che «hanno vinto i partigiani», ai quali dovremmo gratitudine eterna. Una costruzione ideologica nata negli anni ’60, in quanto prima solo la minoranza social-comunista la pensava così. Solo dopo la nascita del centro-sinistra questa visione della storia è stata imposta agli Italiani come dogma. Si è voluto, presentando inchieste e brevi saggi, descrivere cosa sarebbe accaduto se in Italia, in quel 1945, invece degli Alleati avessero davvero vinto i partigiani, quelli veri, quelli che erano andati in montagna non per aspettare la fine della guerra, non per un senso di fedeltà a Casa Savoia, non per pur nobili utopie o generico patriottismo, non per sottrarsi ai propri obblighi di cittadino della RSI, ma per combattere veramente, per iniziare quel processo di radicale trasformazione della società, per edificare il socialismo e realizzare con esso una era di progresso e giustizia sociale.
Ecco, cosa sarebbe accaduto se, come avvenne in Iugoslavia o in Albania, fossero stati i ribelli comunisti a conquistare il potere? Cosa sarebbe avvenuto se, come accadde in Cecoslovacchia, il PCI avesse vinto le elezioni?

Scipione di Torrealta


PIANO DELL’OPERA

PREMESSA di Augusto Sinagra

INTRODUZIONE

ALBERTO SORDI: ERO BALILLA, C’ERA IL FASCISMO, ERO FELICE

PILLOLE DI VANNI TEODORANI: IL MARTIRIO DI SANDRO GIULIANI E LE “VACCHE DEI FASCISTI”

VIET MINH E WING CHU, VIET CONG E “POL POT…TONI” IDEOLOGICI

ODIO NEOPARTIGIANO A SINISTRA, FASCIOFOBIA INCAPACITANTE A DESTRA

JUGONEGAZIONISTI, GIUSTIFICAZIONISTI, IGNORAZIONISTI

L’UTILIZZO DELLA STORIA COME ARMA POLITICA

UNA TRASMISSIONE PARTICOLARE

CRIMINI DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO: I PRIGIONIERI IN RUSSIA

LA RESISTENZA AGLI ORDINI DEGLI ALLETATI

L’INDUSTRIA BELLICA DELLA RSI

LA “LIBERAZIONE NAZIONALE”: L’ESEMPIO IUGOSLAVO

LA MORALITA’ DELLA GUERRIGLIA COMUNISTA

“IL SEGRETO DI ITALIA” E QUELLA STRAGE DA CANCELLARE

GLI ASSASSINI DEL MONTE MANFREI, DI IERI E DI OGGI

LA STRAGE DEL CARCERE DI CESENA

LA TRAGICA BARBARIE DEL LINCIAGGIO DEI FRATELLI CHIONNA

“KILLER IN POLIZIA”… UNA STORIA DIMENTICATA

“FARE I CONTI” CON LA STORIA: IL “RAGIONIERE” DI STALIN

ITALIA, 1946: CONTINUA LA “GUERRA” PARTIGIANA

IL FASCINO DELL’ORTODOSSIA MARXISTA-LENINISTA: L’ESEMPIO ALBANESE

LA “REPUBBLICA POPOLARE ITALIANA” DI IUGOSLAVIA

IL TENTATIVO IUGOLSAVO 1945-1948

CHI HA UCCISO ACHILLE BILLI?

GLI SQUADRONI DELLA MORTE CHE DIFENDEVANO… LA “LIBERTA’”

«NON DEPORREMO LE ARMI!»: IL CASO GRECO

“A TESTA ALTA”: FASCISTI FUCILATI A GUERRA FINITA

LA RESISTENZA TRADITA

“LIBERTA’”, DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE NELLE LETTERE DEI MARTIRI DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE

UNA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA?

LA VIA DEMOCRATICA AL COMUNISMO: LA “CECOSLOVACCHIZZAZIONE”

PARTIGIANI ALLA SBARRA NELL’ITALIA DEMOCRATICA

UN’OCCASIONE MANCATA?

IL LINCIAGGIO DI VITTORIO FERRI

L’APPARATO CLANDESTINO DEL PCI

BOLOGNA, 1950: IL DELITTO DI CESIRA ROSSI, UN CRIMINE ANTIFASCISTA RIMASTO IMPUNITO

IL TRIBUTO A STALIN DI TOGLIATTI, NENNI, PERTINI E BERLINGUER

IL “TESTIMONE” DELLA RESISTENZA: I GAP E LE BRIGATE ROSSE, LE ORIGINI DELLA LOTTA ARMATA IN ITALIA

INDICE DEI NOMI

BIBLIOGRAFIA

A CAPPELLARI IL PREMIO CARAVELLA TRICOLORE “NATALE DI ROMA”

Roma, 21 Aprile – In occasione della ricorrenza della Festa Nazionale del Lavoro, il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), è stato insignito del Premio Caravella Tricolore “Natale di Roma” per l’opera Viaggio nella guerra civile con Vittorini, Fenoglio e Calvino, pubblicata dalla Herald Editore.
Nelle prestigiose sale dell’Hotel Universo di Roma, già sede dei Comitati Centrali del MSI, davanti a un folto pubblico giunto da tutta Italia, l’On. Domenico Gramazio ha accolto il Ministro Nello Musumeci, il Sottosegretario Isabella Rauti e numerosi parlamentari, tra cui Roberto Menia, di cui sono note le battaglie in difesa della italianità della Venezia Giulia e per la memoria del genocidio etnico-politico compiuto dai partizan titini con la collaborazione del PCI, il genocidio che rimane il simbolo dell’immoralità della Resistenza comunista.
«È con particolare soddisfazione – ha dichiarato Cappellari – che ricevo questa prestigiosa onorificenza alla vigilia del “25 Aprile”, un atto di coraggio che serve a denunciare il vero volto della guerra civile, cosa accadde realmente in quei giorni, le stragi partigiane contro inermi ed innocenti, il tutto in una visione rivoluzionaria della lotta politica, che avrebbe dovuto portare alla dittatura del proletariato e alla instaurazione di un regime sovietico di stampo stalinista. Per fortuna non andò così, ma quegli eccidi senza precedenti nella storia d’Italia rimangono a simbolo della Resistenza comunista e non capiamo chi, oggi, ancora parla di lotta per la “libertà”, la democrazia e la Costituzione. Basterebbe leggere Fenoglio e Calvino, cosa scrissero a ridosso degli eventi, per comprendere i crimini commessi in quegli anni in nome dell’antifascismo».
Il Premio Caravella Tricolore “Natale di Roma” rappresenta uno degli eventi più importanti della cultura nazionale ed è giunto alla sua XIV edizione. La Commissione del Premio sarà ricevuta domani dal Presidente del Senato Ignazio Benito La Russa.

Lemmonio Boreo

ASS. NAZ. FAMIGLIE CADUTI E DISPERSI DELLA RSI: DISPOSIZIONI PER IL “25 APRILE”

L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI:

DIRETTIVE DEL SEGRETARIO NAZIONALE

La tragica ricorrenza di venti anni dalla fine della RSI, dei massacri dei nostri eroici congiunti che l’hanno contrassegnata, infamando la storia d’Italia, speravamo dovesse trovare gli Italiani concordi almeno nel ricordare e onorare tutti i Caduti, nel riaffermare la volontà di riconciliazione di tutti i cittadini e di deprecare la possibilità del ripetersi di simili sciagure nazionali.
Senonché, mentre noi ci dedicavamo al culto dei nostri Martiri, al rintraccio e sepoltura di tanti di Loro e tendevamo la mano nel gesto del perdono, ci siamo visti aggredire da una forsennata campagna di denigrazione, di calunnie, di oltraggio alla memoria Loro che dura da troppo tempo e non accenna a finire. Al contrario nelle ricorrenze delle stragi di Aprile e Maggio 1945 la parte che si considera vincente, vuole solennizzare la data del 25 Aprile come festa nazionale e di tripudio per la vittoria conseguita!
Noi aborriamo dall’unirci a coloro che vogliono ricordare in allegrezza una data tanto nefasta per l’Italia inondata dal sangue dei nostri Figli e dalle nostre lacrime!
Pertanto, in accordo con le associazioni affini dei Mutilati ed Invalidi, dei Combattenti e dei sodalizi d’Arma della RSI considereremo quella data come giornata di lutto e rimarremo appartati nel nostro dolore.
Le direttive comportano che in quel giorno le tombe dei nostri Morti appaiano riordinate e ornate come di consueto, mentre le manifestazioni religiose e civili vengano rimandate al 28 Aprile, anniversario dell’eccidio di Mussolini e dei suoi Ministri, che riassume e simboleggia tutti gli eccidi.
Quelle Delegazioni che, per ragioni particolari, non intendessero stabilire la celebrazione del Sacrificio nel giorno suggerito, potranno fissare altra data, purché non sia il 25 Aprile.
Il nostro “no” a quella data avrà significato di venerazione della memoria e di tante eroiche innocenti vittime e di esaltazione del Loro olocausto coscientemente offerto per l’onore di una Patria rispettata e concorde.
Il memore abbraccio a tutti voi!

Il Segretario nazionale
Luigi Gobbi

(“L’Ultima Crociata”, a. XVI, n. 129, Aprile 1965)

LEGITTIMITA’ DELLA RSI E CRIMINI PARTIGIANI A TERNI

Montefranco (Terni), 15 Marzo – Si è tenuta nella zona simbolo della guerra civile 1943-1945 nel Ternano l’attesa conferenza di presentazione del monumentale volume Terni repubblicana (Herald Editore) del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì). Iniziativa culturale organizzata da Alessandro Orsini in collaborazione con l’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI. Tra il numeroso pubblico accorso da tutta la provincia si sono notati Piero Buscaglia, già Federale della Fiamma Tricolore di Rauti; Giuseppe Conti, per venti anni Consigliere comunale del MSI a Terni e diversi docenti, tra cui anche un allora giovane spettatore dei tragici eventi che si registrano in queste contrade che, più volte, è intervenuto con i suoi ricordi.
È stata l’occasione per fare un’analisi approfondita sull’opera svolta dal Federale del PFR Alberto Coppo, improntata alla pacificazione nazionale in vista dell’unione di tutti gli Italiani contro il comune nemico. Operazione politica che si concretizzerà anche in accordi precisi con le formazioni partigiane che, spesso in balia degli eventi, non si sottrassero loro malgrado a queste offerte. Si sono presentate le figure di combattenti ternani come i Capitani Fausto Gasparini e Riccardo Serafini. Si è parlato anche del sacrificio di Don Tullio Calcagno. Non è mancata, purtroppo, la doverosa carrellata sul “museo degli orrori” degli omicidi compiuti dai partigiani illegittimi belligeranti: da Pietro Manunta alla duplice soppressione di Polino (Carlo Orsini e Francesco Conti); da Iolanda Dobrilla al Milite De Luca; da Rina Petrucci alla Maestra Pia; per concludere con Augusto Centofanti, il sindacalista Maceo Carloni e la strage di Arrone del 16 Giugno 1944 quando, occupata la provincia dai Britannici, i ribelli si accanirono, come sempre, su innocenti indifesi, massacrando Giacomo Veratti ed anche due anziani coniugi ammalati.
Infine, la liquidazione della cosiddetta Resistenza, iniziata dagli Alleati, che per primi entrarono nella deserta Terni ridotta da loro stessi in macerie, con l’arresto e l’invio nei campi di concentramento, insieme ai fascisti, del carismatico Comandante partigiano Alfredo Filipponi. Liquidazione continuata dal PCI che, alla fine, espulse lo stesso Filipponi dalle sue fila, nel tipico cinico “fratricidio” che contraddistingueva le purghe interne comuniste. Sullo sfondo, la riorganizzazione dei fascisti e la nascita del Movimento Sociale Italiano che, per i successivi cinquant’anni, rappresenterà la memoria vivente della RSI e del sacrificio dei suoi Caduti per la Patria.

Lemmonio Boreo

QUANDO I “LIBERATORI” ASSASSINARONO LA BELLEZZA

«Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza».

Ernst Jünger

Roma, 7 Febbraio – Una spedizione di ricerca dell’Associazione Nazionale Caduti e Dispersi della RSI, patrocinata dalla Fondazione “Parrini”, guidata da Dott. Pietro Cappellari, ha ritrovato la tomba di Lina Cavalieri, soprano ed attrice, conosciuta al tempo come “la donna più bella del mondo” e cantata da d’Annunzio come la “massima testimonianza di Venere in Terra”.
Dopo una fulgida carriera nel mondo dello spettacolo tornò in Italia e si stabilì a Villa Cappuccina, nei pressi di Rieti. Morì nella sua villa di Firenze, in Via Suor Maria Celeste, durante l’incursione aerea alleata del 7 Febbraio 1944-XXII, in una delle tante incursioni terroristiche angloamericane contro i civili e le città della Repubblica Sociale Italiana. Chiese, biblioteche, archivi storici, cimiteri, pinacoteche, asili, scuole, ospedali, treni e corriere piene di gente, singoli automezzi, nulla fu risparmiato dai nemici della Civiltà europea: 70.000 Italiani vittime senza giustizia. La salma di Lina fu avvolta nel tricolore italiano, i suoi solenni funerali furono celebrati pochi giorni dopo nella Basilica di Santa Croce a Firenze.
I “liberatori”, nella loro guerra ai civili, distrussero la bellezza della Civiltà italiana. Lina ne fu esempio. Oggi, tristemente, dimenticata da tutti, Lina Cavalieri riposa in un’anonima tomba abbandonata del Verano insieme ai suoi genitori (Riquadro 167, secondo gradone, tomba a terra n. 150). Dopo 82 anni di oblio, un omaggio a chi ha rappresentato nel mondo la bellezza e l’Italia.

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PRESENTATO LO STUDIO SULLE CONVENZIONI DI NETTUNO

A cento anni dallo storico evento un libro ripercorre le vicende del confine orientale italiano

Nettuno, 18 Ottobre – Si è tenuta presso il Master Cafè di Nettuno la presentazione dell’ultimo lavoro del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sul trattato internazionale firmato dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini, il 20 Luglio 1925, al Forte Sangallo, passato alla storia con il nome di “Convenzioni di Nettuno”. Un trattato che poneva fine alla decennale questione orientale, un trionfo per il giovane Presidente del Consiglio italiano e la Nuova Italia che sorgeva proprio in quei mesi.
La manifestazione culturale è stata organizzata da Genesio D’Angeli, che già in passato si era distinto per le sue battaglie in difesa della memoria dei Martiri delle foibe e del locale Monumento ai Caduti, che mani sacrileghe volevano spostare per esigenze “commerciali”, impedendo così un vilipendio gratuito compiuto in nome dell’ignoranza e della speculazione. Una manifestazione necessaria visto che il centenario dell’evento è stato totalmente dimenticato dalle Istituzioni, certamente impegnate in bel altri progetti “culturali”.
Numeroso il pubblico accorso per l’occasione, anche da fuori provincia.
Ha introdotto il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio nettunese, con un excursus sulla storia del Forte Sangallo e del suo proprietario, il Barone Fassini Camossi, fascista antemarcia e Caporale d’Onore della Milizia, intimo amico di Mussolini e tra i più illustri finanziatori del Partito Nazionale Fascista.
Ha preso poi la parola Luca Parapetto, Presidente del Circolo “Barbarigo” di Anzio, la comunità che gestisce il Campo della Memoria, dove riposano gli ultimi difensori del confine orientale italiano dalla barbarie comunista, che ha rinnovato l’impegno in difesa dell’italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia, vilipesa da una casta politica rancorosa e persa nei suoi fallimenti, che ancora oggi “brama nel buio” e nei “salotti del potere” una rivincita che mai avrà.
Presente anche il Consigliere comunale Alessandra D’Angeli, sempre sensibile alle tematiche di amor patrio, che ha voluto portare i suoi saluti. La Dott.ssa Alessandra D’Angeli rappresenta il volto nuovo della politica nettunese. “Giovinezza e bellezza”. Note le sue battaglie in difesa della giustizia e del buon governo, sempre al fianco a chi è in difficoltà, come noti sono i suoi interventi che hanno fatto più volte fatto tremare le Amministrazioni comunali prigioniere di una fasciofobia senza senso. C’è davvero da sperare in lei se si vuole salvare una Nettuno ormai in balia di se stessa e di “stregoni” distanti anni luce dalle esigenze del popolo.
«La partecipazione popolare a questo evento – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio e fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno – abbatte il muro di protezione antifascista costruito dai “gendarmi della memoria” per tenere in ostaggio la storia della nostra Nazione. Con questo volume, edito dalla Herald Editore, doniamo alla Città di Nettuno e ai suoi cittadini un pezzo della loro storia, strappato dai libri da coloro che, supponenti, si ritengono dalla “parte giusta” della Storia, per dirla alla Salis. No, non sono dalla “parte giusta” della Storia e non lo sono mai stati. Il libro ripercorre le vicende legate alla conclusione della questione adriatica, che videro l’Italia di Benito Mussolini portare a soluzione uno dei più grandi problemi politici italiani. Ma non solo. Ripercorre anche i rapporti tra il Regno d’Italia e la Iugoslavia, mettendo in luce la realtà dei fatti, ponendo fine a decenni di propaganda antifascista sulle “persecuzioni” subite dalle minoranze slave in Italia, come sulla “aggressione” delle Regie Forze Armate alla Iugoslavia e i fantasiosi “crimini” di cui sarebbero state protagoniste. Infine, l’omaggio a tutti quegli Italiani di Anzio e Nettuno che, sfidando il sistema ciellenista al potere, rischiando in proprio e pagando di persona, hanno difeso l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, dimostrando, ancora una volta, che vi è una sola “parte giusta” della Storia: quella dove si combatte per la Patria. Istria, Fiume, Dalmazia… Italia!».

Claudio Cantelmo

ANZIO E NETTUNO: RICORDATO IL MARTIRIO DI NORMA COSSETTO PER L’ITALIANITA’ DELL’ISTRIA, DI FIUME E DELLA DALMAZIA

Nettuno, 4 Ottobre – Il Circolo “Barbarigo” di Anzio ha organizzato l’annuale manifestazione “Una rosa per Norma”, iniziativa ideata per ricordare la giovane studentessa universitaria Norma Cossetto torturata, stuprata e infoibata dai partigiani slavo-comunisti in nome dell’antifascismo nell’Ottobre 1943, nella prima tornata di pulizia etnica e politica compiuta dai titini nella Venezia Giulia, con il supporto dei comunisti italiani.
Una delegazione del Circolo si è recata dapprima al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe a Nettuno e, successivamente, al Parco dei Martiri delle foibe di Anzio, dove ha deposto delle rose in onore di chi si è sacrificato per la propria Fede.
Presenti l’ex Consigliere comunale Genesio D’Angeli; Roberta Gigli; il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio netteunese; e il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio, fiduciario del Comitato 10 Febbario, fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno, autore, tra l’altro, del volume Le Convenzioni di Nettuno (Herald Editore, Roma 2025), che racconta la storia del trattato internazionale siglato al Forte Sangallo ed omaggia tutti gli Italiani di Anzio e Nettuno che, abbattendo il muro di protezione antifascista eretto dai “gendarmi della memoria”, hanno rivendicato l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Ha chiuso la cerimonia Luca Parapetto, responsabile di CPI, che ha annunciato un prossimo intervento di ripristino della panchina tricolore dedicata a Norma Cossetto, vilipesa alcuni mesi fa da vili antifascisti, che hanno agito nella notte, profanando, come loro uso, un luogo sacro alla Patria.

Claudio Cantelmo

CENTO ANNI FA CÉLINE AD ANZIO E NETTUNO

L’anniversario di un evento dimenticato per ignoranza ed odio politico

Il 4 Agosto 1925, giungeva ad Anzio e Nettuno in missione ufficiale per conto della Società delle Nazioni il Dottor Louis Ferdinand August Destouches. Il nome, comprensibilmente, non dirà nulla a nessuno, se non si trattasse di Céline, uno dei maggiori scrittori europei di tutti i tempi.
Classe 1894, appena diciottenne si era arruolato Volontario nell’Esercito francese, con il quale aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale, durante la quale venne gravemente ferito. Più volte decorato al Valor Militare, con un’invalidità del 75% e una modesta pensione militare, nel dopoguerra, iniziò una nuova vita. Nel 1924, infatti, si laureò in medicina e chirurgia, trovando lavoro alla Società delle Nazione per conto della quale fu inviato in diverse missioni in giro per il mondo. Una di queste, per l’appunto, toccò l’Italia.
Arrivò a Torino il 28 Luglio 1925, per visitare quella Nazione di cui all’estero di faceva un gran parlare, dopo la fine della guerra civile che aveva visto i patrioti opporsi e sconfiggere i bolscevichi, la Marcia su Roma e l’ascesa di un giovanissimo Presidente del Consiglio di nome Benito Mussolini.
Il Dott. Louis Destouches era a capo della delegazione di medici borsisti sudamericani in missione di studio sulle malattie epidemiche, finanziata dalla Fondazione “Rockefeller”, operante tra Cuba, il Canada, gli Stati Uniti d’America e l’Europa.
Destouches fu ricevuto a Roma il 3 Agosto 1925 dal Presidente del Consiglio del Regno d’Italia Mussolini e dal Direttore generale della Sanità pubblica al Ministero dell’Interno. Visitò le bonifiche idrauliche di Ferrara e Ravenna, raggiunse Nettuno e le paludi pontine, sostando poi alle strutture sanitarie e antimalariche di Ostia, Fiumicino e Grottaferrata. Al ritorno, mettendo a frutto queste esperienze e i lavori sull’argomento del suo prozio Théodore Destouches, passato Professore di Farmacia alla Scuola di Medicina di Rennes nell’800, il Dott. Louis Destouches pubblicherà il libro La Quinine in thérapeutique, tradotto in tre lingue, tra le quali l’italiano (La Chinina in terapeutica, edito nel 1927-V E.F.).
La missione, per la precisione, arrivò a Nettuno Martedì 4 Agosto 1925, dove visitò la Scuola di Malariologia diretta da Bartolomeo Gosio, quindi il Centro diagnostico della Croce Rossa alle Ferriere, la Scuola con Servizio antimalarico di Tre Cancelli, per finire con una colazione ad Anzio e una capatina al Sanatorio Militare.
Il 5 Agosto la comitiva, sempre più esausta, raggiunse Velletri per presenziare al corso pratico di profilassi riservato alle maestre delle scuole rurali nelle zone malariche; quindi, si spinse fino alle zone delle paludi pontine per ammirare i giganteschi lavori della bonifica integrale, vanto del Regime.
Ma la vita del Dottore avrà poi una impensata svolta: l’uscita del suo primo romanzo, Voyage au bout de la nuit nel 1932, firmato con lo pseudonimo Céline, lo consacrerà scrittore con un successo senza precedenti, dandogli un ruolo centrale nella cultura europea.
Tuttavia, le sue posizioni politiche, mai rinnegate, che lo porteranno a considerare positiva l’esperienza della Repubblica di Vichy in quel drammatico frangente, lo condanneranno agli occhi dei militanti antifascisti. Occupata la Francia dagli Alleati, dovette fuggire in Germania e, finita, la guerra, processato e condannato in Patria per collaborazionismo, si dovette rifugiare in esilio in Danimarca.
Poi il rientro e, nonostante il fuoco di sbarramento dell’odio antifascista, nessuno ha mai potuto contestarne l’imponenza culturale. Tra i tanti estimatori citiamo, ad esempio, Charles Bukowski che lo definì “il più grande scrittore degli ultimi duemila anni”.
In Italia, si è tornati a parlare di Céline grazie all’opera di Andrea Lombardi, editore, saggista, tra i cui studi non possiamo non evidenziare gli straordinari volumi: Il profeta dell’Apocalisse (Bietti, 2022) e La morte di Céline di Dominique de Roux (Passaggio al Bosco, 2022). È proprio grazie a Lombardi che siamo venuti a conoscenza della visita ad Anzio e Nettuno del grande scrittore francese, all’epoca giovane Dottore in medicina alla scoperta della “Nuova Italia” e della sua lotta contro la malaria esempio anche per le altre Nazioni.
Nell’opera di recupero della nostra Storia alla quale mai verremo meno, costi quel costi, sfidando a viso aperto gli ignoranti “gendarmi della memoria”, giungerà il momento che tali episodi – che danno lustro alle Città di Anzio e Nettuno – saranno degnamente ricordati. E come un giorno il piazzale della stazione nettunese tornerà ad essere dedicato a Gabriele d’Annunzio; il Forte Sangallo sarà ricordato per la firma delle Convenzioni di Nettuno; Villa Borghese per la scrittura de La Figlia di Iorio; anche il passaggio di Céline otterrà il giusto ricordo, il giusto risalto, tra le pagine più belle della storia di Anzio e Nettuno.

Pietro Cappellari
Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea
“Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì)

LE CONVENZIONI DI NETTUNO: UN ORGOGLIO PER LA CITTA’

Nell’anno del Centenario un nuovo studio di Pietro Cappellari ricorda un evento eccezionale rimosso dalla memoria collettiva dall’odio antifascista

Roma, 20 Luglio – La Herald Editore, in occasione del Centenario delle Convenzioni di Nettuno, ha annunciato l’uscita di un nuovo lavoro affidato al Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì).
Cappellari, già autore di fondamentali studi sul Novecento ad Anzio e Nettuno (Cfr. Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939; Nettunia una città fascista 1940-1945; Lo Sbarco di Nettunia e la Battaglia per Roma; I Legionari di Nettunia; Campo della Memoria), per la prima volta ha esaminato l’importante trattato internazionale, mettendo fine ad una decennale damnatio memoriae decretata dall’odio antifascista.
Il 20 Luglio 1925, il Presidente del Consiglio del Regno d’Italia Benito Mussolini, insieme ai rappresentanti del Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, firmava al Forte Sangallo le Convenzioni di Nettuno con le quali si poneva fine alla cosiddetta “questione adriatica”.
Dell’unico trattato internazionale firmato a Nettuno si è persa memoria storica, come accennavamo. Male comune a quelle comunità che hanno perso ogni riferimento al proprio passato e che vivono prigioniere di “bolle di sapone” ideologiche in cui troppo spesso la politica si rifugia per sopperire ai propri fallimenti, inventando un passato che non è mai esistito.
Cappellari, con questo nuovo studio, illustra i rapporti che intercorsero tra Regno d’Italia e Iugoslavia tra le due guerre spogliati dal vizio ideologico con cui vengono oggi descritti dai “gendarmi della memoria”.
Parte del volume – che ospita anche una pregevole introduzione del Prof. Alberto Sulpizi, tra i maggiori storici del territorio nettunese – è dedicata alla lotta in difesa dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia condotta nel secondo dopoguerra ad Anzio e Nettuno; a quegli Italiani che seppero rivendicare una missione di civiltà sulle sponde dell’Adriatico Nord Orientale che fu di Roma, di Venezia… che è Italia.
«Con particolare soddisfazione – ha dichiarato Cappellari – dono ai miei concittadini uno studio che fa luce su un passato di cui tutti siamo eredi e custodi. Adempiamo ad una promessa che abbiamo fatto all’atto di costituire il Comitato pro Centenario Convenzioni di Nettuno, all’interno di quella battaglia ideale in difesa della italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia che ha portato – cosa certamente non scontata – all’inaugurazione, sia ad Anzio sia a Nettuno, di due monumenti in ricordo dei Martiri delle foibe. Sacrari ancor oggi oggetto di polemiche da parte di nostalgici di una sinistra allo sbando, cinica e rancorosa, che non accetta il fatto che loro non sono stati, non sono e non saranno mai dalla “parte giusta” della Storia. Con questo volume, essenzialmente un atto d’amore, periscano le fazioni e gli odii partigiani, si riconosca il valore supremo della Patria, inizi un percorso di vera pacificazione nazionale, una pacificazione che non può prescindere dall’omaggio, fraterno e condiviso, al Campo della Memoria, dove riposano gli ultimi difensori del confine orientale italiano. La prossima amministrazione dovrà certamente procedere ad una revisione toponomastica eliminando tutti gli elementi divisivi, oltre che fantasiosi. E, in questo contesto, sarebbe necessario dare lustro al Forte Sangallo e alla Città con l’affissione di una lapide che ricordi la firma delle Convenzioni di Nettuno e il suo primo firmatario: il Presidente del Consiglio Benito Mussolini. Si porrebbe fine all’odio politico di una minoranza settaria ed ignorante, per entrare nella Storia. La nostra Storia».

Lemmonio Borreo

A NETTUNO PER SERGIO RAMELLI

Una lezione di storia e di amore

Nettuno, 3 Maggio – Si è tenuta presso il prestigioso Hotel Astura la solenne commemorazione di Sergio Ramelli, lo studente diciottenne, militante del Fronte della Gioventù, assassinato a Milano dagli antifascisti nel 1975 di cui, per l’appunto, è ricorso il cinquantennale della morte.
Sergio è morto il 29 Aprile 1975, dopo 47 giorni di agonia, ferito mortalmente a colpi di chiavi inglese che gli fracassarono il cranio, dieci contro uno, alle spalle.
È stata l’occasione per ricordare quel “29 Aprile” e gli altri “29 Aprile”, data particolarmente luttuosa per Milano. Proprio quel giorno, infatti, nel 1945, vennero soppressi dai partigiani la Medaglia d’Oro, cieco di guerra, Carlo Borsani e il mite Don Tullio Calcagno. Proprio quel giorno, nel 1976, venne assassinato dagli antifascisti il Consigliere provinciale missino Enrico Pedenovi, uomo onesto, padre di famiglia, incorruttibile, che avrebbe dovuto tenere la prima orazione in onore di Sergio Ramelli ad un anno dalla sua scomparsa: “Doveva essere soppresso, per questo”, dichiarano i “giustizieri”.
Tutti accomunati dalla loro integrità morale. Innocenti, uccisi quando non potevano difendersi, solo per le loro idee.
Gli organizzatori hanno voluto ripercorrere quei tristi giorni di violenza chiedendo giustizia mai vendetta, chiedendo al numeroso pubblico intervenuto di ricordare Sergio e tutti gli altri Caduti per la Causa nazionale col sorriso, come loro avrebbero voluto, nella ricerca di una compiuta pacificazione nazionale.
Il successo della manifestazione ha spinto gli organizzatori ad annunciare altre iniziative in nome della memoria storica e dell’amor di Patria.
Sergio e tutti gli altri Caduti hanno insegnato come la libertà sia un valore da custodire e non un dono, dimostrando col loro sacrificio che la libertà si conquista giorno dopo giorno.
Una storia che non può più essere cancellata. Credevano di averlo ucciso, ma Sergio vive.

Claudio Cantelmo