Uno studio illustra perché l’Italia non diventò una “gloriosa” Repubblica Popolare
È uscito per i tipi della prestigiosa casa editrice fiorentina Passaggio al Bosco l’ultimo lavoro del Dott. Pietro Cappellari – Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì) – che fa chiarezza sul mito antifascista della “vittoria dei partigiani” nella Seconda Guerra Mondiale. Un’opera poderosa senza precedenti di 633 pagine, 786 note al testo, con una brillante premessa curata dal Prof. Augusto Sinagra. Si tratta di un tomo che raccoglie 37 saggi storici, che vanno dai progetti di conquista del potere da parte del PCI alle stragi partigiane di epurazione politica del 1945; dalla Costituzione che non è antifascista (anzi!) all’inserimento dell’Italia nella sfera di influenza neocoloniale statunitense; dallo scoramento dei partigiani fino alla loro liquidazione (da parte del PCI) e al loro arresto (da parte della Repubblica “nata dalla Resistenza”); dai crimini contro l’umanità che hanno commesso i ribelli in quei Paesi dove hanno preso il potere (Iugoslavia ed Albania), passando per la “via democratica” al comunismo come attuata in Cecoslovacchia, fino alla lotta armata e al terrorismo degli anni ’70, ultimo sfogo di quella lunga stagione di odio in nome del “socialismo reale”. Senza dimenticare i compagni greci che, a differenza dei partigiani italiani, decisero di non deporre le armi e di scatenare una nuova guerra civile, con tanto di crimini contro l’umanità e di deportazioni di migliaia bambini tolti alle famiglie, vizio che la sinistra non si è mai tolto, prima di essere sconfitti dagli USA ed estirpati dalla storia della Grecia.
Cappellari ha già affrontato il tema della guerra civile e dell’antifascismo morale in due straordinari saggi più volte ristampati – Viaggio nella guerra civile con Vittorini, Fenoglio e Calvino e L’invenzione dell’antifascismo – di cui questo studio rappresenta il completamento. Uno studio necessario in quanto, nonostante oggi si dispone di ampie e dettagliate inchieste, di saggi storici inoppugnabili, la classe dirigente della nostra Nazione si esibisce quotidianamente in una manipolazione della storia certa dell’impunità, non temendo nemmeno di cadere nel ridicolo. Quante volte abbiamo sentito dire che dovremmo ringraziare i partigiani se in Italia c’è la “libertà” e la democrazia?
Fermo restando che gli Italiani non sono mai stati in schiavitù, l’assetto politico dell’Italia del dopoguerra venne deciso a Jalta nel Febbraio 1945, non certo dai partigiani, quando il nostro Paese venne inserito nella sfera di influenza statunitense e, per questo, fu giocoforza dotarsi di un sistema confacente a quella sfera neocoloniale. Comitati di Liberazione Nazionale, partiti politici, partigiani, furono semplici spettatori di un gioco molto più grande di loro. E se in Italia vi è “libertà” non lo si deve certamente ai ribelli alla macchia, visto che la maggior parte di loro era comunista ed aveva scatenato la guerra civile non per cacciare il “Tedesco invasore” – che era stato fatto venire in Italia per aiutarci a combattere contro gli Alleati! –, ma per lanciarsi nella conquista del potere ed edificare un nuovo Stato sul modello sovietico-stalinista, con l’appoggio dell’Esercito Popolare di Liberazione di Tito cui si subordinarono, arrivando a commettere crimini senza precedenti e tradendo l’Italia.
Questo volume vuole dare una risposta concreta a tutti coloro che affermano che «hanno vinto i partigiani», ai quali dovremmo gratitudine eterna. Una costruzione ideologica nata negli anni ’60, in quanto prima solo la minoranza social-comunista la pensava così. Solo dopo la nascita del centro-sinistra questa visione della storia è stata imposta agli Italiani come dogma. Si è voluto, presentando inchieste e brevi saggi, descrivere cosa sarebbe accaduto se in Italia, in quel 1945, invece degli Alleati avessero davvero vinto i partigiani, quelli veri, quelli che erano andati in montagna non per aspettare la fine della guerra, non per un senso di fedeltà a Casa Savoia, non per pur nobili utopie o generico patriottismo, non per sottrarsi ai propri obblighi di cittadino della RSI, ma per combattere veramente, per iniziare quel processo di radicale trasformazione della società, per edificare il socialismo e realizzare con esso una era di progresso e giustizia sociale.
Ecco, cosa sarebbe accaduto se, come avvenne in Iugoslavia o in Albania, fossero stati i ribelli comunisti a conquistare il potere? Cosa sarebbe avvenuto se, come accadde in Cecoslovacchia, il PCI avesse vinto le elezioni?
Scipione di Torrealta

PIANO DELL’OPERA
PREMESSA di Augusto Sinagra
INTRODUZIONE
ALBERTO SORDI: ERO BALILLA, C’ERA IL FASCISMO, ERO FELICE
PILLOLE DI VANNI TEODORANI: IL MARTIRIO DI SANDRO GIULIANI E LE “VACCHE DEI FASCISTI”
VIET MINH E WING CHU, VIET CONG E “POL POT…TONI” IDEOLOGICI
ODIO NEOPARTIGIANO A SINISTRA, FASCIOFOBIA INCAPACITANTE A DESTRA
JUGONEGAZIONISTI, GIUSTIFICAZIONISTI, IGNORAZIONISTI
L’UTILIZZO DELLA STORIA COME ARMA POLITICA
UNA TRASMISSIONE PARTICOLARE
CRIMINI DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO: I PRIGIONIERI IN RUSSIA
LA RESISTENZA AGLI ORDINI DEGLI ALLETATI
L’INDUSTRIA BELLICA DELLA RSI
LA “LIBERAZIONE NAZIONALE”: L’ESEMPIO IUGOSLAVO
LA MORALITA’ DELLA GUERRIGLIA COMUNISTA
“IL SEGRETO DI ITALIA” E QUELLA STRAGE DA CANCELLARE
GLI ASSASSINI DEL MONTE MANFREI, DI IERI E DI OGGI
LA STRAGE DEL CARCERE DI CESENA
LA TRAGICA BARBARIE DEL LINCIAGGIO DEI FRATELLI CHIONNA
“KILLER IN POLIZIA”… UNA STORIA DIMENTICATA
“FARE I CONTI” CON LA STORIA: IL “RAGIONIERE” DI STALIN
ITALIA, 1946: CONTINUA LA “GUERRA” PARTIGIANA
IL FASCINO DELL’ORTODOSSIA MARXISTA-LENINISTA: L’ESEMPIO ALBANESE
LA “REPUBBLICA POPOLARE ITALIANA” DI IUGOSLAVIA
IL TENTATIVO IUGOLSAVO 1945-1948
CHI HA UCCISO ACHILLE BILLI?
GLI SQUADRONI DELLA MORTE CHE DIFENDEVANO… LA “LIBERTA’”
«NON DEPORREMO LE ARMI!»: IL CASO GRECO
“A TESTA ALTA”: FASCISTI FUCILATI A GUERRA FINITA
LA RESISTENZA TRADITA
“LIBERTA’”, DEMOCRAZIA E COSTITUZIONE NELLE LETTERE DEI MARTIRI DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE
UNA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA?
LA VIA DEMOCRATICA AL COMUNISMO: LA “CECOSLOVACCHIZZAZIONE”
PARTIGIANI ALLA SBARRA NELL’ITALIA DEMOCRATICA
UN’OCCASIONE MANCATA?
IL LINCIAGGIO DI VITTORIO FERRI
L’APPARATO CLANDESTINO DEL PCI
BOLOGNA, 1950: IL DELITTO DI CESIRA ROSSI, UN CRIMINE ANTIFASCISTA RIMASTO IMPUNITO
IL TRIBUTO A STALIN DI TOGLIATTI, NENNI, PERTINI E BERLINGUER
IL “TESTIMONE” DELLA RESISTENZA: I GAP E LE BRIGATE ROSSE, LE ORIGINI DELLA LOTTA ARMATA IN ITALIA
INDICE DEI NOMI
BIBLIOGRAFIA






















