Si rafforza l’asse culturale Italia-Spagna negli studi sul fascismo
Oviedo (Spagna), 28 Maggio – Si è tenuta oggi la “Primavera Asturiana – IX Primavera Española”, l’importante manifestazione culturale organizzata dall’Asociación in Memoriam Juan Ignacio, con la collaborazione di “Asturies non Conforme”, che riprende quest’anno le sue attività, dopo due anni di blocco imposto dalle disposizioni anti-covid delle Autorità governative.
Oviedo non è stata scelta a caso: è famosa per la sua eroica resistenza all’assedio dei Rojos durante la Guerra Civile 1936-1939. Gli abitanti, circondati da soverchianti forze nemiche che bramavano la conquista della città – unico centro nazionalista ribelle in una regione totalmente in mano alle forze sovversive – seppero far fronte alla minaccia bolscevica, respingendo armi alla mano tutti i tentavi di assalto, resistendo impassibili a decine di bombardamenti, dimostrando la loro fede in Cristo e il loro attaccamento ai valori patriottici.
Dopo gli interventi di autorevoli esponenti della cultura nazionale spagnola, come Jorge Álvarez e Juan Antonio López Larrea, sui più disparati argomenti di politica e di storia, il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), ha intrattenuto il numeroso pubblico presente con una lectio magistralis sulle origini del movimento fascista, il Biennio Rosso in Italia e la Marcia su Roma: La insurrección nacional y popular que cambiò el rostro de Europa. Per la prima volta sono state veicolate al pubblico spagnolo le informazioni e le documentazioni frutto delle ultime ricerche ed interpretazioni del fascismo.
Ha concluso la manifestazione culturale Pedro Varela, scrittore, editore e studioso di storia, al centro di una persecuzione giudiziaria senza precedenti da parte dello Stato spagnolo.
Il portavoce
Jorge Alvarez, Juan Antonio Cuesta, Pietro Cappellari, Juan Antonio LarreaùJuan Antonio Larrea e Pietro CappellariPietro Cappellari e Pedro Varela
La manifestazione è stata organizzata dal Comitato pro Centenario 1918-1922 nell’ambito delle iniziative previste per quest’anno.
Il 24 Maggio 1922, nel settimo annuale dell’entrata in guerra dell’Italia, i patrioti allestirono un’imponente manifestazione nazionale per la traslazione della salma di Toti dal cimitero di Monfalcone (Gorizia) a quello della Capitale. La manifestazione si snodò per le vie dell’Urbe scortata dagli squadristi romani. All’entrata del quartiere San Lorenzo, da Via dei Sardi, i sovversivi – per odio antifascista e anti-italiano – spararono contro il corteo funebre, dando inizio ad una serie di scontri che durarono alcune ore e che vennero repressi violentemente dall’intervento delle Forze dell’Ordine.
Sul selciato rimasero senza vita tre cittadini romani apolitici che, quel giorno, vollero solamente dare il loro tributo al simbolo più puro del volontarismo di guerra italiano: Guglielmo Marabilia, Giuseppe Proietti (deceduto il 25 Maggio) e Filippo Franchi (deceduto il 27 Maggio). Decine i feriti, tra cui il Comandante squadrista Angelo Scambelluri (che morì mesi dopo per le ferite riportate).
Al termine della Santa Messa, le delegazioni ufficiali dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e degli Arditi d’Italia si sono recate al Cimitero Verano per rendere omaggio alle tombe di Enrico Toti ed Angelo Scambelluri.
Il portavoce
La tomba di Enrico Toti al Verano, amputata del fascio littorio laterale nel primissimo dopoguerra. L’ennesimo sfregio antifascista ed anti-italiano dopo il vile attacco al corteo funebre dei sovversivi romani nel 1922
Teramo, 14 Maggio – Si è tenuta questa sera l’attesa conferenza del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sulla guerra civile 1919-1922. Una manifestazione organizzata dall’Avv. Pietro Ferrari di Radio Kultura Europa.
Cappellari ha presentato i primi due volumi della tetralogia Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. Il Centenario della Rivoluzione fascista (Passaggio al Bosco, Firenze 2020-2021) che, per l’appunto, descrivono con dovizia di particolari e di documenti la guerra civile voluta dai socialisti italiani per la conquista del potere, in quello che passò alla storia come Biennio Rosso: un periodo costellato da sommosse, violenze di ogni genere, occupazioni di terre e di fabbriche, barbari linciaggi e vili uccisioni, nella folle visione del prossimo avvento della dittatura del proletariato, del comunismo.
Ferrari, nell’introdurre al folto pubblico intervenuto l’iniziativa, ha presentato il suo ultimo lavoro: La lunga marcia nazionale dello squadrismo fascista e la mobilitazione degli abruzzesi, uno studio importante per riconquistare la memoria storica dell’Abruzzo che, in nome dell’odio politico di parte, qualcuno ha voluto cancellare.
Al termine della serata, dopo le numerose domande poste dall’interessato pubblico, sono state annunciate le prossime iniziative culturali in occasione del Centenario della Rivoluzione fascista: il recupero delle tombe dei Martiri fascisti abruzzesi, tra cui i teramani Guido Pallotti e Guido Michelessi del quale, quest’anno, ricorre il centenario dell’assassinio per mano bolscevica.
Dalla Marcia su Roma alla marcia su Addis Abbeba, il cammino della Rivoluzione fascista
Roma, 8 Maggio – Si è tenuta questa mattina, presso il Tempo Nazionale del Perpetuo Suffragio di tutti i Caduti di tutte le Guerre di Roma, in Piazza Salerno, la cerimonia in ricordo dei Caduti per l’Africa italiana, nell’LXXXVI anniversario della Proclamazione dell’Impero (9 Maggio 1936-XIV).
Con l’occasione è stata ricordata anche la figura di Padre Gianfranco Chiti – valoroso combattente della Seconda Guerra Mondiale sul fronte greco-croato e nella crociata contro il bolscevismo in Russia, decorato di Medaglia di Bronzo al Valor Militare e Croce di Ferro di seconda classe germanica, Volontario nella RSI, prigioniero di guerra nel campo di concentramento statunitense di Coltano (Pisa), Generale dei Granatieri dell’Esercito Italiano e poi Frate cappuccino per il quale è iniziata la causa di beatificazione – di cui, il 6 Maggio, è ricorso l’anniversario della nascita.
Il fondamentale asse Rivoluzione-Impero fece sì che la conquista dell’Etiopia non fu una classica guerra coloniale di fine Ottocento tanto cara alla destra conservatrice, cui ci avevano abituato le rapaci democrazie franco-britanniche o l’imperialismo economico-finanziario degli Stati Uniti d’America. Il fascismo fece sì che la conquista dell’Impero si tramutasse in una rivoluzione della Civiltà romana. Non a caso Giorgio Mario Forni – uno dei più puri esponenti dei GUF e della Scuola di Mistica Fascista, poi immolatosi sul fronte greco-albanese nel 1941 – parlò nei suo scritti di “imperalizzarsi”, non intendendo una borghese opera di conquista materiale, ma il richiamo a “sfondare i diaframmi che ti dividono dal mondo”; a “rompere la crosta di ghiaccio che immobilizza il moto del fiume”. In poche parole: superare se stessi in un moto continuo di azione, nel senso di abbattere il borghese conservatore che si annida in noi: “L’Italia ha bisogno di uomini che si moltiplichino. Sterminati campi si aprono ad ognuno di noi nella realtà della costruzione mussoliniana. È un cantiere dove c’è sempre scritto ‘Si assumono operai’”.
Questo il senso dell’Impero nella marcia di conquista della Rivoluzione fascista. Che gli accademici di oggi – e peggio ancora i politici – non lo abbiano capito, non ha nessuna rilevanza storica.
La manifestazione è stata organizzata dall’infaticabile Benito Graziano D’Eufemia di Roma, per conto del Comitato pro Centenario 1918-1922, nell’ambito delle iniziative previste per quest’anno.
Il portavoce
Tempio dei Caduti: sullo sfondo il Medagliere dell’Associazione Nazionale Arma Milizia
In occasione del prossimo trentennale del cimitero militare della RSI di Nettuno, Cappellari ci parla della sua storia e dei valori eterni che da esso si irradiano
Nettuno, 19 Aprile – È uscito, grazie al determinante contributo della Ritter di Milano, il prezioso volume che tramanda la storia del Campo della Memoria di Nettuno (Roma). Un volume a colori interamente fotografico, formato gigante, con i contributi di Alberto Indri, Gabriele Adinolfi, Augusto Sinagra, Paolo Signorelli, Raffaella Duelli, Valerio Zinetti, Stelvio Dal Piaz, Mario Michele Merlino e, ovviamente, di Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì) e curatore dell’opera, che segue le vicissitudini del Campo della Memoria fin dalla sua fondazione.
«È con particolare soddisfazione che annuncio l’uscita di questo volume – ha dichiarato Cappellari – dedicato ai caduti della RSI e a tutti coloro che hanno fortemente voluto e difeso il Campo della Memoria. Una storia trentennale di valori eterni, su un “monumento” che onora Nettuno e la rende nota in tutta Italia. Un mio contributo alla conoscenza della storia d’Italia e della mia città».
Il Campo della Memoria di Nettuno (Roma) è uno dei pochi Cimiteri di guerra della Repubblica Sociale Italiana presenti in Italia. Di proprietà del Ministero della Difesa, venne inaugurato nel 1993, come realizzazione di un progetto a lungo sognato da alcuni reduci del Battaglione “Barbarigo” della Decima MAS che, proprio in queste zone, nella lontana Primavera del 1944, si opposero all’invasore angloamericano, difendendo Roma “per l’Onore d’Italia”.
Il Campo della Memoria rappresenta un’oasi di pace, onore, patriottismo, in un territorio che vide decine di migliaia di giovani scontrarsi in quella che fu una delle più cruenti battaglie della Seconda Guerra Mondiale. La sua presenza ci ricorda una storia per decenni negata: il sacrificio dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana sul fronte di Nettunia. Una pagina di storia patria strappata dai libri ed anche rimossa dalla memoria collettiva.
Sono passati quasi trenta anni da quel 1993. Centinaia di reduci hanno visitato questo luogo d’amore di Patria. Anche se ora non ci sono più, i loro volti, il loro sorriso, accompagna il visitatore che attraversa i viali alberati ed accarezza con gli occhi le lapidi in marmo bianco.
Questo volume è dedicato a loro, a tutti i reduci che, nel dopoguerra, rivendicando la giustezza di un sacro ideale vollero mantener fede al giuramento prestato. Ma vogliamo dedicarlo anche a tutti quei volontari che, rinnovando quel giuramento, nel corso degli anni, si sono impegnati a “mantener vivo” il Campo della Memoria, financo a difenderlo dalle “ombre nere”, da quelle anime sporche che, fallito il loro mondo, non potendo più cancellare la storia, provarono a farlo chiudere invocando reati di opinione, di pensiero, di amore. “Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza”, diceva Ernst Jünger.
Ad ogni vilipendio, il Campo è rinato più splendente di prima: un fascio di luce che guiderà le nuove generazioni nella “riconquista della Patria”.
Se nel mondo moderno regna la degenerazione e il fallimento, qui ancora si canta la bellezza dannunziana.
Dalla Marcia su Roma alla Marcia su Madrid, per la Civiltà contro la sovversione
Roma, 3 Aprile – Si è tenuta questa mattina, presso il Tempo Nazionale del Perpetuo Suffragio di tutti i Caduti di tutte le Guerre di Roma, in Piazza Salerno, la cerimonia in ricordo dei Martiri della Cruzada spagnola, nell’LXXXIII anniversario della vittoria delle forze nazionali in Ispagna (1° Aprile 1939-XVII).
La manifestazione è stata organizzata dal Comitato pro Centenario 1918-1922 nell’ambito delle iniziative previste per quest’anno.
Al termine della Santa Messa, le delegazioni ufficiali dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e degli Arditi d’Italia si sono recate al Cimitero Verano per rendere omaggio alle Medaglie d’Oro di Spagna Giorgio Morpurgo, Renato Zanardo e Adoflo Moltedo.
Il portavoce
Tempio dei Caduti: sullo sfondo il Medagliere dell’Associazione Nazionale Arma MiliziaTempio dei Caduti: il sacrificio per la Patria della Milizia
Tempio dei Caduti: la memoria di Vincenzo Sinibaldi nella Cappella delle Medaglie d’Oro. “Volontario in A.O. prima ed in Spagna poi, assunto volontariamente il comando di un plotone mortai d’assalto, durante una serie di aspri combattimenti lo guidava con perizia e sommo ardimento in nobile gara con i reparti più avanzati. Dalla testa di ponte di Seros fino a Gonesa, snidava, fulminava ed annientava il nemico col fuoco dei suoi mortai, con lancio di bombe a mano e con la baionetta, fino a quando, colpito a morte, rendeva l’ultimo respiro, inneggiando all’Italia e al Duce. Seros – Gonesa, 23 Dicembre 1938 – 14 Gennaio 1939”.
Cimitero Verano: la tomba della Medaglia d’Oro Giorgio Morpurgo. “Carrista si lanciava sopra un ponte travolgendo chi ne preparava la distruzione. Entrato in Oliete mitragliando il nemico fu colpito da bomba che gli sfracellava la mano destra. Solo dopo fugato l’avversario inseguendolo al di là del paese malgrado la grande perdita di sangue, riconduceva alcuni chilometri indietro il suo carro, sul luogoconvenuto di adunata, agitando in segno di giubilo, per la vittoria riportata, la mano stroncata. Sceso dal carro si faceva recidere la mano con freddo stoicismo, rimanendo in piedi e dicendo a chi lo elogiava: Qualunque carrista avrebbe fatto lo stesso. Ad operazione e fasciatura compiuta fumava impassibile una sigaretta da lui chiesta in premio del suo atto. – Spagna, 11 Marzo 1938“.
Cimitero Verano: la tomba della Medaglia d’Oro Adolfo Moltedo. “Capitano italiano volontario nel Tercio Spagnolo appartenente all’esiguo ma glorioso gruppo di connazionali venuti a servire il nome di Italia sotto la bandiera ‘sangue-oro’ di Spagna, in tre anni di campagna antibolscevica fece rifulgere le tradizionali guerrìere virtù della nostra stirpe, sublime esempio di eroici spiriti, noto tra le file con gli epiteti più radiosi dell’ardimento. Ferito tre volte e tre volte decorato con alte ricompense spagnole al valor militare. Le lunghe sofferenze e le tre ferite lo portarono a morte, ma non abbatterono l’indomito spirito. O.M.S., 2 Marzo 1937 -5 Aprile 1937 – Febbraio 1938”.
Presentati i primi due volumi sulla storia della Rivoluzione fascista
Rieti, 4 Marzo 2022 – Grande successo per la prima presentazione nazionale organizzata dall’Associazione “Strenia” di Rieti dello studio “Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma”, edito da Passaggio al Bosco.
Nell’Aula consiliare del Comune di Rieti, nella serata di oggi, l’autore Dott. Pietro Cappellari ha illustrato, catturando l’attenzione dei partecipanti, il suo straordinario lavoro in quattro volumi presentando i primi due dedicati al 1919 e al 1920, ossia al Biennio Rosso, quando l’Italia sprofondò in una serie di convulsioni pre-rivoluzionarie senza precedenti: scioperi selvaggi, occupazioni di terre e di fabbriche, incendi di campi e cascine, boicottaggi ed estorsioni, linciaggi e stupri, vilipendio dei valori patriottici e religiosi, invasioni di Municipi ed assalti agli avversari politici, pestaggi di reduci di guerra e di Sacerdoti, proclamazione di effimere “repubbliche dei Soviet”.
Questo periodo tragico per la storia della nostra Nazione è oggi dimenticato. Cappellari, illustrando le numerose violenze di cui si macchiarono socialisti, comunisti ed anarchici, ma anche le stragi proletarie compiute dallo Stato democratico e liberale, ha evidenziato quale fu l’humus sul quale si sviluppò la successiva reazione fascista, giustificata dall’opinione pubblica come l’intervento delle “forze sane” della Nazione contro la sovversione.
Siamo estremamente grati e onorati di aver ospitato Pietro che ha scelto Rieti per la prima presentazione della sua raccolta.
Anzio, 10 Febbraio – Nel Piazzale del locale cimitero civile si è tenuta la commemorazione per i Martiri delle foibe organizzata dal Circolo “Barbarigo” e da Casapound Anzio-Nettuno.
La manifestazione si è svolta con un solenne corteo con fiaccole fino alla targa elaborata dal fiduciario del Comitato 10 Febbraio Dott. Pietro Cappellari, donata al Comune di Anzio da Casapound e recentemente inaugurata.
A seguire una militante del “Barbarigo”, Cristina Droghini, è intervenuta con letture e riflessioni su quanto accaduto, raccontando la realtà dei fatti e la strumentalizzazione politica di questa giornata storica da parte degli antifascisti, dopo che, per 60 anni, erano arrivati financo a negare – in quanto complici – tale tragedia.
Cristina ha ricordato l’importanza della verità e la giustizia di aver istituito la “Giornata del Ricordo”. Infine, il responsabile del Circolo “Barbarigo”, Luca Parapetto, è intervenuto scadenzando un minuto di silenzio a chiudere la commemorazione.
Nettuno, 10 Febbraio – Si è tenuta questa mattina presso il Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe cittadino la cerimonia istituzionale per il Giorno del Ricordo 2022. I Comuni di Anzio e Nettuno hanno reso omaggio a chi, in quegli anni di tragedia nazionale, sacrificò la propria vita per essere Italiano e restare Italiano.
Dopo tanti anni di omertà e complicità, si è tornato a parlare dei crimini della Resistenza comunista e dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Crimini contro l’umanità commessi su inermi ed innocenti, per pulizia etnica ed odio politico, dai gendarmi della stella rossa, i cui eredi – ancor oggi – tendono a negare, minimizzare e financo a giustificare quanto avvenuto. No, nessuna giuficazione vi può essere all’odio etnico comunista, nessun precedente raggiunse mai l’apice di questo orrore. Unico.
Un pensiero è andato anche a tutti quei ragazzi – i combattenti della Repubblica Sociale Italiana – che tra il 1943 e il 1945 hanno difeso, fino all’ultimo giorno, i nostri confini nazionali. L’ultimo tricolore che ha sventolato su quelle terre, non si dimentichi mai, fu quello della RSI.
Proprio per questo, dopo oltre 70 anni di oblio, è stato ripristinato il Parco della Rimembranza dedicato a tutti gli Italiani che sono caduti per difendere i Sacri Confini della Patria, unendo nel ricordo e nell’onore i caduti della più grande tragedia che ha colpito la nostra Nazione nel corso della sua storia: quella della foibe.
Da quelle voragini, dove gli antifascisti comunisti credettero di cancellare un’intera comunità nazionale, nasca il fiore tricolore dell’amore patriottico che tutto vince, tutto supera: “Ogni vero Italiano è anche dalmata e giuliano”.
Hanno presenziato, tra gli altri, il Dott. Pietro Cappellari Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio, fiduciario del Comitato 10 Febbraio e fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno; il Dott. Brido dell’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI; il Paracadutista Bruno Sacchi dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia; il Consigliere comunale Genesio D’Angeli con gli Assessori Luca Zomparelli, Claudio Dell’Uomo e Gianluca Mazzi; e Roberto Gigli “pioniere” delle celebrazioni in ricordo dei Martiri delle foibe.
Una riflessione inedita e uno studio storico sui crimini di guerra
e contro l’umanità compiuti dai “liberatori”
Nettuno, 21 Gennaio – In occasione del LXXVIII anniversario dello Sbarco alleato a Nettunia (22 Gennaio 1944), la Commissione scientifica dell’Accademia Delia, presieduta dal Prof. Alberto Sulpizi, ha selezionato il vincitore del Premio del Libro di Guerra “Nettunia1944” per il 2022. Un premio unico nel suo genere in Italia, giunto alla sua quarta edizione grazie alla collaborazione della Pro Loco Nettuno, nella persona del Dott. Marcello Armocida, istituzione sempre sensibile alla cultura nazionale.
Il pensiero, come sempre, è andato ai coraggiosi avanguardisti della ricerca storica libera dai condizionamenti politici che non ci sono più, come il saggista Daniele Lembo, il primo ad aver utilizzato il nome “Nettunia” in una pubblicazione (I fantasmi di Nettunia, Settimo Sigillo, 2000), quando solo a pronunciare quel nome le candidi vestali del politicamente corretto si inalberavano nel vuoto di una loro inesistente superiorità morale.
La prima edizione ha visto premiato il lavoro di ventidue studiosi, tra cui il divulgatore Emanuele Mastrangelo: Eroi. Ventidue storie della Grande Guerra (Idrovolante Edizioni, 2019). Successivamente, sono stati premiati il Prof. Stefano Savino (1944: la Decima MAS a Littoria, Herald Editore, 2020) e il Dott. Pierluigi Romeo di Colloredo (Albert Kesserling. Una biografia militare dell’Oberbefehlshaber Süd 1885-1960, Soldiershop, 2021). Quest’anno il riconoscimento è andato a Massimo Lucioli, per il suo pregevole studio: 1945 Germania anno zero. Atrocità e crimini di guerra alleati nel “Memorandum di Darmstadt”, edito dalla casa editrice Italia Storica.
Lucioli, pilota civile e ricercatore storico, ha all’attivo numerosi studi, tra cui ricordiamo La Ciociara e le altre; Rovetta 1945. Storia di una strage partigiana; Padre Antonio di Gesù. Il Legionario di Dio; Mafia e Allies. Con 1945 Germania anno zero Lucioli ha, per la prima volta, squarciato in Italia il velo del silenzio e della complicità sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai cosiddetti “liberatori”. Nel Campo di internamento americano n. 91 a Darmstadt (Germania), che originariamente contava 24.000 prigionieri tedeschi, nel 1946, in segreto, su richiesta del collegio di difesa di Norimberga, fu formato un comitato di lavoro di Avvocati internati, davanti al quale circa 6.000 testimoni diretti fecero dichiarazioni giurate da Aprile a Luglio 1946 sulle violazioni delle leggi e delle regole di guerra da parte degli Alleati: dagli eccidi dei Tedeschi etnici in Polonia nel 1939, alle uccisioni dei prigionieri di guerra da parte sovietica prima – spesso con casi di torture e mutilazioni – e alleata poi; dalle violenze sessuali e brutalità contro i civili dei soldati alleati agli stupri di gruppo e massacri di massa sovietici nelle province orientali della Germania nel 1944-1945; ai bombardamenti incendiari sui quartieri popolari e centri storici delle città tedesche, sino all’applicazione delle draconiane misure punitive del Piano Morgenthau e della direttiva JCS-1067 statunitense contro le “forze nemiche disarmate” tedesche nei campi di prigionia in Germania e Francia e contro la popolazione tedesca stremata dalla guerra, portanti alla morte per fame, freddo e malattie di centinaia di migliaia di civili – specie anziani, bambini e donne – e prigionieri di guerra tedeschi nel periodo 1945-1947. I fatti riportati furono elencati in ordine cronologico secondo le stesse dichiarazioni giurate degli internati. Questo materiale, che era stato accuratamente controllato e compilato in sei copie, doveva essere presentato da Hermann Göring al Tribunale Militare Internazionale di Norimberga nel suo discorso di chiusura il 5 Luglio del 1946. Ciò però non avvenne perché gli Alleati non lo permisero e il memorandum sequestrato; tuttavia, una copia fu trafugata fuori dal campo e pubblicata in Argentina nel 1953 e, successivamente, in Germania.
Per la prima volta in assoluto tale raccolta viene integralmente tradotta e pubblicata in lingua italiana, assieme al testo del Piano Morgenthau e della direttiva JCS-1067 e a una sconvolgente raccolta di immagini, molte delle quali inedite, illustrante questi crimini di guerra e contro l’umanità ancora oggi spesso taciuti o negati.
Le normative anti-Covid19, purtroppo, hanno impedito l’organizzazione della consueta festa di premiazione. La Commissione, di conseguenza, è stata costretta rimandare la cerimonia a quando i prossimi DPCM permetteranno la ripresa delle attività culturali nella nostra Regione. Sarà l’occasione per ospitare a Nettuno uno storico del calibro di Massimo Lucioli e fargli conoscere le meraviglie della nostra città.