NASCE L’ASSOCIAZIONE VITTIME DEI BOMBARDAMENTI ANGLOAMERICANI

Milano, 20 Ottobre – In occasione del LXXVIII anniversario del bombardamento terroristico di Gorla, durante il quale morirono 184 bambini della Scuola Elementare “Crispi”, si è costituita nel capoluogo lombardo l’Associazione Nazionale Vittime dei Bombardamenti Angloamericani (ANVBAA).

Lo scopo dell’ente culturale è quello di creare un percorso della memoria su tutto il territorio italiano per ricordare degnamente le vittime delle incursioni aeree degli Alleati durante il Secondo conflitto mondiale. Una necessità sentita, in quanto si tratta dei più gravi crimini contro l’umanità commessi sul territorio italiano tra il 1940 e il 1945, eventi da sempre silenziati. In quasi 80 anni, il ricordo dei terribili bombardamenti angloamericani contro i civili è sempre stato oscurato, se non proprio rimosso dalla memoria collettiva.

Si impone finalmente una serena riflessione storica su quanto avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale e denunciare che i più grandi crimini contro l’umanità commessi contro la popolazione italiana sono stati i bombardamenti angloamericani: 80.000 vittime chiedono ancora giustizia.

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Gorla, 20 Ottobre 2022: l’omaggio dell’ANVBAA alle vittime del bombardamento terroristico alleato

Ass. Naz. Famiglie Caduti e Dispersi della RSI: lettera aperta al Direttore di “Sabato Sera”

Gentile Direttore,
mi giunge oggi un articolo a firma di tale Benito Benati, pubblicato sul Vostro giornale il 13 Ottobre scorso. Sinceramente, in tutti questi anni in cui mi sono impegnato nella ricerca storica e nella difesa della memoria dei caduti della Repubblica Sociale Italiana al fianco dell’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, ne avevo lette e sentite di tutti i colori, ma oggi è stato superato ogni limite.
Ora, un conto è la storia, un conto la speculazione e la propaganda politica e, a volte, davanti a fenomeni che non si comprendono, sarebbe doveroso il silenzio. Così non è stato. Purtroppo è stato forse superato anche il limite della decenza.
Nell’articolo, il cui titolo è un “capolavoro”, si parla di “bambini soldato, mandati al macello dai fascisti”, cioè si allude alla scelta di decine e decine di migliaia di giovanissimi italiani di aderire alla Repubblica Sociale Italiana: un fenomeno che, evidentemente, l’autore non comprende. Si trattò del più grande fenomeno di volontarismo di guerra mai registrato nella storia d’Italia.
E sì! Abbiamo detto “storia d’Italia”, perché quella del volontarismo è una storia che parte da lontano. Il Risorgimento fu tutta una mobilitazione generazionale verso un sogno chiamato Unità e Nazione, così il Primo conflitto mondiale, di cui le cronache ci narrano il meraviglioso contributo dei giovanissimi Volontari di Guerra e dei famosi “Ragazzi del ‘99”.
Ricordiamo la frase del socialista Edmondo De Amicis: “Chi rispetta la bandiera da piccolo, la saprà difendere da grande”. Quanta poesia?
Certo, parlare di Patria, di Nazione, a chi le rinnega, può sembrare fastidioso. Certo, parlare di Patria, di Nazione, nel mondo di oggi, appare addirittura anacronistico. Ma se si studia la storia, se si indaga il nostro passato, a nulla serve il giudizio morale di oggi, perché la storia dei giudizi morali non sa che farsene.
Quella dei Bersaglieri del “Mameli” non fu una “storia folle e tragica”, ma qualcosa che dovrebbe renderci orgogliosi di essere Italiani. Che poi qualcuno non se ne sia accorto, poco o nulla conta dal punto di vista storico. E tale rimane anche il giudizio sulle tattiche di impiego dei reparti da parte dei Generali tedeschi che, evidentemente, l’autore, dal suo pulpito, sa ben giudicare, sfoderando la sua cultura militare (laureato in Scienze strategiche, immaginiamo). Strano, però, che si ignorino con tanta superficialità e moralismo le funzioni dei Kampfgruppe
Che il Battaglione venne “del tutto arbitrariamente” intitolato a Goffredo Mameli lo dice Benati, il quale forse non conosce la storia della RSI, tutta intessuta dei richiami a Mazzini; come quella di Mameli, un giovane “insolfanato e fanatizzato” dalla propaganda risorgimentale, “mandato al macello” con “armi inadeguate” contro un superiore nemico… Vero, gentile Direttore?
Già li immaginiamo i novelli “censori” del politicamente corretto a scrivere al prossimo Presidente della Repubblica per mettere al bando il libro Cuore e, perché no, anche l’inno nazionale che questa Repubblica da quasi 80 anni fa cantare addirittura ai bambini dell’asilo… «siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!». Ma chi potrebbe aver mai scritto queste parole per “insolfanare e fanatizzare” i giovanissimi di oggi? Mameli, appunto.
II Battaglione Bersaglieri “Mameli” della RSI prese forma non dalla “disperazione che pervadeva all’epoca il regime di Salò [sic!]”, ma dall’entusiasmo e dallo slancio di decine di ragazzi che videro in esso il concretizzarsi delle loro passioni e del loro amor di Patria!
«Giovinezza, primavera di bellezza», cantavano sorridendo alla vita… E sapete, gentile Direttore, cosa diceva Ernst Jünger, a tal proposito? “Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza”.
Quella giovinezza che si immolò coscientemente su tutti i fronti di guerra della Seconda Guerra Mondiale e fu sfregiata, non già da un nemico in divisa, ma da quei vili criminali – illegittimi belligeranti – che, a guerra finita, ammazzarono questi ragazzini innocenti, simbolo purissimo della fede nella Patria.
La storia di tante stragi partigiane, caro Direttore, cominciando da quella di Rovetta e continuando con gli eccidi ricordati più volte da Gianfranco Stella, dovrebbe insegnare qualcosa. Solo chiudendo gli occhi, come fanno certi “cortigiani”, si può continuare a far finta di nulla.
Il valore dei Bersaglieri del “Mameli” sul campo di battaglia – questo sconosciuto per tante lingue prezzolate che parlano di quegli anni – fu riconosciuto anche dall’alleato germanico che li impiegò in prima linea, al fianco di ben più addestrati reparti della Wermacht. Il loro eroico sacrificio, che fece segnare il passo all’88a Divisione USA, diffuse in tutti entusiasmo e rappresentò la decorazione più ambita per chi aveva l’ambizione difendere l’Onore e la libertà dell’Italia.
Dulce et decorum est pro Patria mori, non è un motto fascista, cari ignoranti, è Orazio!
Gentile Direttore, mi chiedo come si può bollare l’opera di Antonio Liazza come una “rilettura politica”, una “truce e sgradevole pubblicazione”. Ma davvero? Con quale coraggio? Con quale faccia?
Infine, non pensate, gentile Direttore, che sia pura supponenza la dissertazione su come i caduti della RSI dovrebbero essere ricordati. Lui, lo dice a noi?
Siamo davvero al paradosso.
È vero. Siamo davanti a tempi nuovi, dove l’odio antifascista non macina più consensi e dove si riscrivono con obiettività e senza partigianeria intere pagine di storia, una volta monopolio di chi della menzogna era un professionista. Oggi, rimangono solo i “gendarmi della memoria”. Ma non fanno più nemmeno paura. Per questo c’è chi si agita e cerca di convincersi di “aver ancora ragione”.
Non ci interessano i casi umani, prigionieri e vittime, loro sì, della propria ideologia sconfitta dalla storia e dagli uomini liberi.
A Settembre del prossimo anno saremo, come tutti gli anni, presenti a Valsalva a rendere onore ai caduti della RSI, con le nostre bandiere, con le nostre idee, la nostra identità. Avremmo, però, una speranza: di vedere quel giorno Benito Benati. Lo vorremmo guardare negli occhi.

Pietro Cappellari
per l’Ass. Naz. Famiglie Caduti e Dispersi della RSI
Nettuno, 17 Ottobre 2022

“La gioia del presente, la speranza del domani”…

I CENTO ANNI DEL FASCIO DI NETTUNO

Anzio (Roma), 14 Ottobre – In occasione del centenario della costituzione del Fascio di Nettuno (26 Ottobre 1922), si è tenuta presso il Circolo culturale “Barbarigo” la conferenza del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), in cui si è presentato lo studio Il fascismo ad Anzio e Nettuno (Herald Editore).
Davanti un folto pubblico intervenuto per l’occasione anche da fuori provincia, si sono narrati gli eventi locali che dalla Prima Guerra Mondiale hanno portato alla costituzione del Regime fascista sul nostro territorio.
Sono stati ricordati personaggi straordinari dimenticati delle nostre comunità, come il socialista interventista Oberdan Fratini di Anzio, interventista-intervenuto, Volontario di Guerra immolatosi per la Patria nel 1917.
È stata altresì ricordata la fondazione del Fascio di Anzio (16 Maggio 1920) e i suoi primi “incendiari” agitatori: Giovanni ed Ernesto Pollastrini, Giulio Coni, Mario Coppola, Giovanni Dell’Ovo. Ma anche “le storie che hanno fatto Storia”, come quella dello squadrista Giovanni Cristadoro, legato all’omicidio di Piazza Santa Apollinare in Roma; e del Tenente dei Carabinieri Reali Guglielmo Filibeck, annoverato tra i Militi dell’Arma caduti per la Rivoluzione fascista.
Poi, anche un focus sulla figura del primo Segretario del Fascio e primo Sindaco fascista di Nettuno Giovanni Filippo Mancini ed i primi squadristi nettunesi come Angelo Faraone, Paolo e Umberto Pierimarchi.
Doverosa, per comprendere il clima di un mondo che cambiava, la narrazione delle elezioni comunali del 1924-1925, che videro confrontarsi, sia ad Anzio che a Nettuno, due sole liste, entrambe fasciste: i socialisti, ormai isolati, scelsero di non presentarsi, mentre i militanti del PPI e del PRI aderirono di buon grado al “nuovo corso”.
La concessione della cittadinanza onoraria di Anzio al Presidente del Consiglio Benito Mussolini nel 1924 fu il simbolo più importante di questo cambiamento: la richiesta venne fatta dopo un plebiscito in tal senso firmato da tutti i reduci della Grande Guerra, coloro che avevano sofferto per una più grande Italia, coloro che avevano visto morire, per questo sogno, i loro più cari amici nelle trincee del Carso e dell’Isonzo.
Sono storie dimenticate di uomini che, poi, aderiranno alla RSI e, nel primo dopoguerra, si ritroveranno segretamente a riunirsi nel forno di Piazza Regina Margherita a Nettuno, ponendo le basi di quello che sarà il Movimento Sociale Italiano.
La serata, presentata dal responsabile di CPI territoriale Luca Parapetto, è continuata con gli interventi del pubblico e la presentazione dei prossimi appuntamenti culturali.

Lemmonio Boreo

IL LABARO DEL MSI DONATO A CPI

Anzio, 14 Ottobre – Il labaro della Sezione “Bruno e Piero Fioravanti” del Movimento Sociale – Fiamma Tricolore di Nettuno è stato donato alla locale sede di CasaPound.
Il drappo, con l’insegna del MSI, dedicato alla memoria di due fratelli caduti della Repubblica Sociale Italiana, uno nato ad Anzio e l’altro a Nettuno, venne consegnato nel 1995 da Cipriano Porcu (ex- Segretario ammnistrativo del MSI di Anzio) ai missini che non avevano accettato il tradimento di Fiuggi ed avevano seguito Pino Rauti nella battaglia ideale.
A tanti anni di distanza, Ermanno Stampeggioni, l’ultimo Consigliere comunale missino di Anzio e Nettuno, ha voluto, in un significativo passaggio di consegne, donare il labaro ai patrioti di CPI, nella persona del responsabile territoriale Luca Parapetto.
«Perché continuino la battaglia per la rivoluzione corporativa e l’attuazione della socializzazione per il raggiungimento di una vera giustizia sociale. Perché negli ideali che riaffermarono i reduci della RSI fondando nel 1946 il Movimento Sociale Italiano, oggi fatti proprio dai patrioti di CasaPound, gli Italiani sappiano ritrovare la strada della concordia nazionale per una più grande Italia, per una più grande Europa. Una Italia e una Europa, fiere della propria storia, che possano riprendere la loro missione e il loro primato nel mondo».

Primo Arcovazzi

ANZIO E NETTUNO RENDONO ONORE A NORMA COSSETTO

Omaggio alla giovane simbolo dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia

Nettuno (Roma), 4 Ottobre – Due distinte e partecipate cerimonie – organizzate dal Circolo culturale “Barbarigo” nell’ambito dell’iniziativa nazionale del C10F “Una rosa per Norma” – hanno oggi omaggiato la martire istriana Medaglia d’Oro al Valor Civile Norma Cossetto, stuprata ed uccisa dai partigiani antifascisti nella notte tra il 4 e il 5 Ottobre 1943, durante la prima ondata di pulizia etnica condotta dagli Slavo-comunisti ai confini nord-orientali d’Italia.
Alle ore 18:00, i patrioti si sono recati nei giardini antistanti il cimitero civile di Anzio ove, fino a qualche mese fa, sorgeva il monumento ai martiri delle foibe. Il manufatto – la cui lapide era stata preparata dal Dott. Pietro Cappellari e donata al Comune dal Circolo “Barbarigo” – è stato distrutto in modalità ancora non chiarite e mai più ricostruito. Nonostante l’interessamento del “Barbarigo”, attualmente nessuno sa quando e se l’Amministrazione intenderà intervenire o preferirà avallare la situazione creatasi. Sta di fatto, che i patrioti si sono recati nel luogo ove sorgeva il monumento “scomparso” e ai piedi di un manufatto provvisorio appositamente installato, hanno deposto un mazzo di rose in ricordo di Norma Cossetto.
La stessa cerimonia si è ripetuta alle 18:45 al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe di Nettuno.
Entrambi gli omaggi sono stati preceduti da una breve prolusione di Luca Parapetto, responsabile territoriale di CPI, che ha ricordato la martire istriana, simbolo dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Hanno partecipato al ricordo il Presidente del Comitato Nettunese pro Gabriele d’Annunzio il Prof. Alberto Sulpizi, il Comandante del Reparto “Pierino Maruffa” dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia il Par. Bruno Sacchi, e il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario del Comitato 10 Febbraio, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio e fondatore del parco ai martiri delle foibe di Nettuno.

Lemmonio Boreo

ONORATI FILIBECK ED ANTEI, ESEMPI DELLA NOSTRA TERRA

Anzio, 20 Luglio – Il Circolo “Barbarigo”, in collaborazione con il Comitato pro Centenario 1918-1922, si è recato presso il cimitero civile ed ha deposto un omaggio floreale a due Carabinieri caduti nella lotta contro il bolscevismo: il Tenente Guglielmo Filibeck e il Maresciallo Capo Umberto Antei.
Guglielmo era il rampollo di una nota famiglia portodanzese, il padre era il famoso e stimato medico Umberto Filibeck. Ancor oggi, una via al centro della città ricorda l’importanza di questa famiglia per la nostra comunità. L’Ufficiale venne gravemente ferito dai sovversivi a Campagnano (Roma) il 26 Febbraio 1922. Morì dopo quasi cinque mesi di agonia nella Capitale il 20 Luglio successivo. Alla sua memoria venne dedicato il Fascio di Combattimento di Anzio, la Colonia permanente marina dell’ONB di Anzio e la Colonia elioterapica di Nettuno (cfr. P. Cappellari, Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, Herald Editore, Roma 2014). Oggi ricorre il centenario della sua morte.
Nel cimitero di Anzio riposa anche un altro eroe della nostra Patria: il Maresciallo Capo Umberto Antei, caduto in combattimento contro i sovversivi durante la rivolta anarco-bolscevica di Ancona del 26 Giugno 1920, decorato di Medaglia d’Argento al V.M. (cfr. P. Cappellari, Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. 1920, Passaggio al Bosco, Firenze 2021, vol. II). Umberto era il papà di Victor Ugo Antei, il noto Professore portodanzese che tanto ha dato alla nostra città ma, purtroppo, è stato presto dimenticato da una casta politica che, evidentemente, della cultura non sa che farsene.
Sia Guglielmo Filibeck sia Umberto Antei vennero venne riconosciuti durante il Regime nell’elenco dei Carabinieri Caduti per la Causa del Fascismo (cfr. G.A. Chiurco, Storia della Rivoluzione fascista. Anno 1919, Vallecchi, Firenze 1929-VII, vol. I) ed oggi riposano il sonno degli eroi nel nostro cimitero, dimenticati da tutti. Nel dopoguerra, infatti, la loro memoria è stata cancellata e solo dopo gli studi del Dott. Pietro Cappellari si è tornati a parlare del loro sacrificio per la Patria contro il sovversivismo. Oggi, con questo omaggio, indichiamo le loro figure ad esempio per le giovani generazioni. Perché anche l’Amministrazione comunale si ricordi di loro – e delle loro famiglie – iniziando così un percorso di recupero della nostra memoria storica. Di quella storia di cui noi tutti siamo orgogliosi eredi.

Primo Arcovazzi

NETTUNO: EDOARDO RENZA, UN SINDACO DIMENTICATO

Salvata la memoria del Primo cittadino nettunese

Nettuno, 15 Luglio – La memoria storica è qualcosa che spesso si perde nel corso degli anni, con danni irreparabili per l’identità di una comunità che si ritrova purtroppo senza radici e allo sbando. Non sempre è così. Grazie all’instancabile opera in difesa della storia e delle tradizioni di Nettuno condotta dal Dott. Pietro Cappellari dell’Accademia Delia, un piccolo tassello di questa storia è stato salvato.
Da molti anni Cappellari si batte per difendere le antiche tombe presenti nel nostro cimitero civile: suo, ad esempio, un progetto di monumentalizzazione della parte vecchia del camposanto che ha destato vivo interesse.
Nel 2016, Cappellari ha proceduto, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Arditi d’Italia, al restauro della lapide che ricordava il sacrificio dell’eroe nettunese Ten. Fernando Capponi, caduto alla testa dei Battaglioni coloniali nella conquista della Somaliland britannica nel 1940.
Nel 2021, sempre al Cappellari si deve la donazione alla Chiesa di S. Maria del Quarto di una copia del dipinto di Orazio Gentileschi rubato misteriosamente nei primi anni ’70 e, in collaborazione con l’Assessore Claudio Dell’Uomo, l’edificazione del monumento alla Madonna del Quarto, con il recupero dell’antica storia del “miracolo”.
Oggi, grazie all’interessamento del Cappellari, è stata salvaguardata la salma del Sindaco Edoardo Renza, oggetto di traslazione.
Il Cav. Edoardo Renza, originario di Nocera Inferiore (Salerno), era un Ufficiale di amministrazione del Regio Esercito, molto stimato a Nettuno, appartenente alla Riserva. Nell’Ottobre 1920, venne eletto Sindaco. L’anno successivo fondò in paese il Partito Popolare Italiano e sarà tra i protagonisti dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti al Belvedere (1921).
La sua Amministrazione comunale, travolta da una crisi interna e non più al “passo coi tempi”, non resse e, nel Novembre 1922, Renza dovette dare le dimissioni. Nel 1924, entrò ufficialmente nel Direttorio del Fascio di Combattimento di Nettuno. Parteciperà alle elezioni comunali del 1925 nella “lista ufficiale” del PNF (l’altra lista era sempre di fascisti, ma “antagonisti”), con la quale risultò il politico più votato in paese. Morì il 18 Marzo 1927 a 68 anni (cfr. P. Cappellari, Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, Herald Editore, Roma 2014).
Il corpo di Edoardo Renza oggi è stato esumato ed è stato deposto in una cassetta avvolta da un tricolore appositamente donato dal Cappellari e sarà oggetto di una prossima degna sistemazione che assicuri alle future generazioni di Nettuno una memoria storica.

Lemmonio Boreo

La cassetta in cui sono stati sistemati i resti del Sindaco Edoardo Renza
avvolta nel tricolore donato dal Dott. Pietro Cappellari

GIALLO IN PROLOCO NETTUNO!

Al via presso lo Stabilimento Proloco Nettuno, la 3° edizione del format letteratario, “Lettura Sotto le Stelle”, una coproduzione, con la Herald Editore, rappresentata dal vulcanico direttore Roberto Boiardi. Sei appuntamenti per sette libri. Infatti il primo incontro, con interessato e numeroso pubblico, ripreso anche da Canale 81, sempre presente a registrare appuntamenti culturali di livello del nostro territorio, prevedeva una doppia presentazione all’insegna del libro giallo.

Come sempre, Alberto Sulpizi e Pietro Cappellari a far gli onori di casa ed a presentare l’evento, per la Proloco Nettuno ovviamente il presidente Marcello Armocida, il tutto nella cornice del prato erboso e all’ ombra delle palme dello splendido Stabilimento.

Prima di incontrare gli autori, il Sulpizi ha ricordato gli avvenimenti già svolti dalla Proloco Nettuno. Il gemellaggio fra Remiera Casteo e Voga Veneta Anzio Nettuno, gli incontri culturali con le scuole, la promozione turistica con la visita alla Nettuno medioevale in collaborazione con l’Associazione Gemellaggi di Franco Cirilli, ( 21 luglio, 18 agosto e 1 settembre), il 12° Tridente d’ oro alla Cultura città di Anzio e Nettuno in collaborazione con L’Accademia Delia, assegnato al prof. Antonio Silvestri, il Memorial in ricordo dell’ amico Alfredo Mercuri, le manifestazioni di arte varia in collaborazione col Nuovo Consorzio Proloco Litorale Lazio, ed a breve, il Video Corto, 27° edizione, l’evento di Arte e Spettacolo all’ insegna della classe di Anna Silvia Angelini e per chiudere a fine agosto l’ incontro col giornalista Mario Giordano che ha scelto la location della Proloco Nettuno per presentare il suo ultimo libro “Tromboni”, quest’ultimo appuntamento grazie al legame ed alla amicizia di Mario Giordano col giovane giornalista nettunese Fulvio Mazza, una delle eccellenze emergenti del nostro territorio.

Serata, quella di venerdì 15, ore 18,30, all’ insegna del giallo e del brivido.

Primo autore, il prolifico, poliedrico, Salvatore D’Incertopadre, grande carriera sindacale alle spalle nella CGIL pontina, una trentina di volumi fra saggi e romanzi, ha presentato il commissario Talenti, una sua creazione, nell’Inchiesta “Omicidio in Tangenziale”, romanzo scritto con cura maniacale, linguaggio veloce, e’ ambientato nella Napoli borghese: vi sono presenti spaccati di vita, in cui si condensano gli aspetti più brutali della commedia umana. Già pronti altri cinque episodi. Poi l’ opera prima, dell’ elegante Serena Pizzo, con il suo “Segreti”, ambientato nel contesto torinese, il thriller danza fra magia ed esoterismo in un rebus pericoloso e truculento, tutto da scoprire pagina dopo pagina fino al sorprendente finale. L’autrice, oltre alla passione per lo scrivere, dipinge, avendo già messo in cantiere circa 60 quadri astratti, ispirati ai fauves.

I due libri, elegantemente confezionati dalla H.E. si possono richiede on line alla stessa casa editrice, che ha ormai alle spalle vent’ anni di attività, nella quale non sono mai mancate pubblicazioni, che coprono moltissime tematiche, non tralasciando mai la scoperta di nuovi giovani talentuosi scrittori, sempre con la finalità di poter fornire un prodotto di elevata qualità a prezzi contenuti.

A. SULPIZI

responsabile culturale Proloco Nettuno

IN DIFESA DELLA NOSTRA STORIA

La Biblioteca “Coppola” acquisisce un patrimonio documentario di inestimabile valore

Paderno (Forlì), 16 Luglio – La Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” della Fondazione “Francesco Parrini” – Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha acquisito oggi, grazie al lavoro svolto in questi ultimi mesi dal Direttore Dott. Pietro Cappellari e dalla Vicepresidente Prof. Maria Teresa Merli, undici volumi rilegati che contengono la storia delle organizzazioni neofasciste nate all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Si tratta delle collezioni complete, in straordinario stato di conservazione, di “Lotta Politica” (giornale del MSI) anni 1949-1950 e 1953-1954; “Il Merlo Giallo”, anni 1949-1950 e 1953-1957; “Il Nazionale” (diretto da Ezio Maria Gray), anni 1949-1952; “Asso di Bastoni”, anni 1948-1952 e 1955-1956; “La Rivolta Ideale”, anno 1953.
Questo patrimonio, una volta sistemato, sarà a disposizione di tutti gli studiosi che potranno, per la prima volta, accedere ad informazioni di alto interesse storico, libere dalla manipolazione che in questi decenni ne ha fatto la vulgata antifascista.
«È con estrema soddisfazione – ha dichiarato Cappellari – che concludiamo in modo positivo questa acquisizione che, dopo il salvataggio della collezione di “Alternative” di Domenico Leccisi, fa della nostra biblioteca un punto di riferimento per gli studi sul neofascismo in Italia. Debbo ringraziare la Dott.ssa Mancini, Presidente della Fondazione “Parrini”, e la Prof.ssa Merli per la collaborazione in questa difficile opera di “costruzione” di un patrimonio documentale di inestimabile valore. La Biblioteca “Coppola” è una realtà, un punto di riferimento per chi voglia studiare liberamente la storia della nostra Nazione. Abbiamo altri ambiziosi progetti in cantiere. Per questo chiediamo a tutti gli amici dell’Associazione di contribuire, in prima persona, allo sviluppo delle nostre attività sul territorio di competenza. Punto di forza per reperire i necessari fondi saranno le donazioni e, non dimentichiamo, una forte campagna di abbonamenti al nostro giornale “L’Ultima Crociata” che rimane uno strumento fondamentale per tenere in piedi una rete di collaboratori e diffondere informazioni che, altrimenti, sarebbero censurate».

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La simbolica donazione dei volumi acquisiti dalla Biblioteca “Coppola” a margine della cerimonia in ricordo dei 13 Martiri della Madonna dei Monti (da sinistra: Pietro Cappellari e Maria Teresa Merli)

IL PREMIO TRIDENTE D’ORO ALLA CULTURA 2022 AL PROF. ANTONIO SILVESTRI

Il premio Tridente d’Oro alla Cultura città di Anzio e Nettuno, viene assegnato per la 12° edizione al prof. Antonio Silvestri. La manifestazione, svoltasi il 7 luglio, presso lo storico ristorante Il Veliero, eccellenza della cucina nettunese, dove freschezza, profumi e sapori del pescato quotidiano si fondono, grazie all’ abilità dello chef Della Millia, trasformandosi in pura poesia. Co/partner, lo storico bar da Benito, ritrovo per gli amanti del caffè dal 1969 ad oggi.

Il premio viene assegnato dall’ Accademia Delia rappresentata dal dottor Pietro Cappellari e dalla Proloco Nettuno il cui responsabile culturale, Alberto Sulpizi, ha anche presentato l’evento.

L’Accademia Delia, viene fondata su iniziativa di nobili patavini, in una seduta del 12 marzo 1608. Suo fine era quello di addestrare i giovani nobili di Padova nell’arte equestre e guerresca. Era retta da una ” banca ” (composta da un principe, quattro consiglieri, un sindaco e un contraddittore) che si rinnovava ogni quattro mesi e alla quale spettava, fra l’altro, il preliminare esame delle domande di aggregazione ( tra i primissimi docenti, Galileo Galilei). Oggi estende la propria attività, le sue linee culturali e tradizionali a tutto il territorio nazionale, diviso in 6 provincie: Serenissima, Cisalpina, Etruria, Napoletana, Trinacria e Barbaricina, con lo scopo di sviluppare ricerche storiche, scientifiche, morali, letterali, ramificandosi anche all’ estero come in Austria, Germania, Ungheria, Rep. Ceca, Polonia, Russia e Lituania.

Il prof. Antonio Silvestri, prof. di Storia dell’ arte, ceramista, eclettico insegnante, eccellenza culturale della città, ha ricevuto questo premio con la seguente motivazione: Istrionico, colto, simpatico, dannunziano, professore e storico dell’ Arte: relatore di infiniti incontri con i maestri del pennello, ha passato in rassegna le opere di grandi artisti, dando vita ad una panoramica completa e coinvolgente, intrecciando i colori dell’arte a quelli della storia, della politica e della società. Ricordiamo: “Il bacio nella arte”, dal bacio di Sant’Anna e San Gioacchino al bacio di Giuda, “L’ amore nella arte e nella musica” da Michelangelo a Caravaggio e poi “Quando il lavoro si fa arte”, un viaggio molto speciale alla scoperta delle grandi opere artistiche che fanno parte del patrimonio culturale dell’umanità, da Boccioni a Soffici, da Van Gogh a Degas fino agli antichi egizi e ai romani. Ceramista fin dagli anni settanta in collaborazione con la famiglia Gatti, le loro opere sono finite nelle mani di San Paolo VI, di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, ma anche di George Bush e Bill Clinton, per citare alcune personalità…

La motivazione in pergamena e’ stata consegnata da Maria Raffaele componente della Commissione, mentre il premio, il Tridente d’Oro e’ stato consegnato dal responsabile della Regione Etruria dottor Pietro Cappellari che ha voluto lasciare un segno della sua passione storica ricordando gli eventi che avevano caratterizzato il 7 luglio, data dell’ evento, nel corso della storia.

Ringraziamenti di rito, con la solita brillante esposizione da parte del prof. Silvestri, velati da leggera malinconia, per quel che si sarebbe potuto fare, anche e soprattutto nell’ ambito della scuola di ceramica, grazie alla passione della famiglia Gatti e della sua disponibilità.

(Alberto Sulpizi, Proloco Nettuno/Cultura).

Premio Tridente d’Oro alla Cultura 2022. Da sinistra: Maria Raffaele, Dott. Pietro Cappellari, Prof. Antonio Silvestri, Prof. Alberto Sulpizi
Premio Tridente d’Oro alla Cultura 2022. Da sinistra: Dott. Pietro Cappellari, Prof. Antonio Silvestri, Prof. Alberto Sulpizi, Maria Raffaele