Con una delibera della Giunta comunale di Nettuno (Roma), approvata all’unanimità il 17 settembre dell’anno scorso, è stata accolta la proposta del Dottor Pietro Cappellari, fiduciario locale del Comitato 10 Febbraio, di intitolare il giardino compreso tra Via XXIV Maggio, Via S. Maria e Via IV Novembre alla memoria dei Martiri delle foibe e dell’esodo istriano-fiumano-dalmata.
Il giardino, ripulito dai volontari, ha preso quindi ufficialmente il nome di “Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe”.
“Un’importante pagina di democrazia e memoria storica per la nobile città di Nettuno – dichiara il presidente nazionale del C10F, Emanuele Merlino – purtroppo sporcata nei giorni scorsi da ignoti che hanno divelto la targa apposta sul monumento. L’apposizione della targa, i cui costi sono stati integralmente sostenuti da noi, era stata autorizzata con delibera di giunta il 17 febbraio 2021. E, ovviamente, il testo inciso era stato inviato all’amministrazione comunale, con PEC, precedentemente all’approvazione stessa.
I giornali suggeriscono che il distacco della targa sia stata una decisione del Sindaco ma, ci domandiamo, con quale motivazione e perché il primo cittadino avrebbe deciso di rimangiarsi una decisione sottoscritta all’unanimità da lui stesso e da tutta la Giunta?”
Forse la rimozione è motivata dalla sinistra polemica politica che contestava l’utilizzo della frase dantesca del IX canto dell’Inferno: “sì com’ a Pola, presso del Carnaro ch’Italia chiude e suoi termini bagna”. Polemica sterile, che paradossalmente avrebbe causato la “censura” del Sommo Poeta proprio nel 700° anniversario della morte.
Successivamente alla rimozione, il consigliere comunale Genesio D’Angeli ha presentato una denuncia penale per capire chi ha tolto la targa e con quale motivazione. Infatti, una volta deliberata l’apposizione, l’epigrafe non è più di proprietà personale di nessuno ma di tutta la città e, per rimuoverla, occorre una delibera, che non risulta esserci stata. Se fosse stato un atto unilaterale del Sindaco, sarebbe gravissimo, oltre che illegittimo.
“Vogliamo, quindi, che venga fatta luce sulla vicenda – prosegue Merlino – che la targa sia rimessa al suo posto e se ci sono stati reati venga perseguito il responsabile materiale e chi ha ordinato l’asportazione della targa. In particolare, chiediamo al Sindaco Alessandro Coppola di spiegare cosa sia successo, se è vero che si sia trattata di una sua scelta e, nel caso, con quali motivazioni ideali e formali.
Chiamiamo a raccolta le forze sane della città – conclude il Presidente del C10F, Merlino – affinché sia unanime la condanna contro chi nega le foibe e cerca di nascondere la storia e i drammi vissuti dalla popolazione italiana al confine orientale d’Italia.”
Non posso sottacere, anzi è con senso di orgoglio per l’amicizia che mi lega al Dottor Pietro Cappellari, che sento il dovere di segnalare come il Direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Col. Francesco Sardone e responsabile dell’alta vigilanza dei Sacrari militari del Lazio, Toscana, Marche e Sardegna, abbia voluto ringraziare per la preziosa collaborazione che ha voluto prestare nella sgradevole vicenda del Campo della Memoria di Nettuno, lo stesso Cappellari, e personalmente sento il dovere di voler ricordare lo scempio di resti gloriosi abbandonati chissà dove, chissà perché…
Queste ossa al vento ed alla pioggia rimandano ancora una volta a Dante nei 700 anni dalla morte ed a poche settimane dalla ingiustificata rimozione di una lapide commemorativa al Parco dei Martiri delle Foibe… a quando Dante, incontra Manfredi, Divina Commedia, Purgatorio, e dice: «Io son Manfredi, / nepote di Costanza imperadrice; / ond’io ti priego che, quando tu riedi, / vadi a mia bella figlia, genitrice / de l’onor di Cicilia e d’Aragona, / e dichi ‘l vero a lei, s’altro si dice. / Poscia ch’io ebbi rotta la persona / di due punte mortali, io mi rendei, / piangendo, a quei che volontier perdona».
«Io sono Manfredi, nipote dell’Imperatrice Costanza; allora io ti prego, quando tornerai sulla Terra, di andare dalla mia bella figlia (Costanza), madre dei due eredi della Corona di Sicilia e Aragona, e di dirle la verità su di me, se si racconta altro sulla mia sorte ultraterrena. Dopo che io ricevetti (a Benevento) due ferite mortali, io mi rivolsi pentito e in lacrime a Colui che perdona volentieri».
«Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia / di me fu messo per Clemente allora, / avesse in Dio ben letta questa faccia, / l’ossa del corpo mio sarieno ancora / in co del ponte presso a Benevento, /sotto la guardia de la grave mora. / Or le bagna la pioggia e move il vento /di fuor dal regno, quasi lungo ‘l Verde, /dov’e’ le trasmutò a lume spento».
«Se il Vescovo di Cosenza, che allora fu incitato contro di me da Papa Clemente IV, avesse letto questo volto del perdono di Dio, le ossa del mio corpo sarebbero ancora sepolte sotto il mucchio di sassi presso la testa del ponte, a Benevento. Ora invece le bagna la pioggia e le disperde il vento fuori dal Regno di Napoli, quasi lungo il fiume Liri, dove egli le fece traslare a lume spento».
Or le bagna la pioggia e move il vento…. questo rimane dell’oltraggio al Campo della Memoria di Nettuno.
Alberto Sulpizi
Responsabile Associazione “NettunoNelMondo”
Presidente Comitato Nettunese Pro Gabriele d’Annunzio
Nuovamente profanato il Campo della Memoria: tradimenti dell’8 Settembre, sorrisi antifascisti
Nettuno, 10 Settembre 2021 – Una cronaca che non avremmo mai voluto scrivere. Non solo per lo sbigottimento che abbiamo provato questa mattina osservando la scena della nuova profanazione subita dal Campo della Memoria, ma perché sappiamo di non poter esser capiti dai più, quelli che confondono con la politica ciò che politico non è.
Quello che è avvenuto questa mattina al Cimitero militare italiano di Nettuno ci ha lasciato senza parole. È maturato in un clima surreale e richiamare la data dell’8 Settembre, quella del tradimento e del passaggio al nemico della nostra Nazione durante la Seconda Guerra Mondiale, non sembra davvero fuori luogo, ma perfettamente, quanto misteriosamente, calzante. La giornata del 9 Settembre, infatti, era iniziata con un certo clamore: “Qualcuno”, incredibilmente, aveva fatto rimuovere la targa dantesca affissa sull’Ara ai Caduti del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe. Targa innocente, legittima, la cui affissione era stata regolarmente autorizzata all’unanimità dalla Giunta comunale. Eppure, all’alba del 9 Settembre, l’Ara ai Caduti veniva mutilata. Perché? Chi ha dato questo ordine incomprensibile? Chi ha ceduto alle pressioni politiche di un solitario Consigliere comunale mosso dal “fato”, animato dal fuoco della “giustizia rossa”? Domande a cui il tempo, e chi di dovere, daranno una risposta.
Il 9 Settembre, per la nostra città, è anche il giorno che “Qualcuno” ha falsificato, dipingendolo come il giorno della “insurrezione del popolo nettunese contro i nazifascisti”. E quando un ricercatore, documenti alla mano, ha fatto notare quello che realmente era accaduto – che il “popolo” non c’entrava nulla; che la politica, l’antifascismo, la Resistenza, non c’entravano nulla; tanto è vero che a sparare contro i Tedeschi furono le Camicie Nere e non certo inesistenti antifascisti – è stato messo al bando dalla “comunità civile”.
Chi non ricorda quei quattro Consiglieri comunali che, come novelli moschettieri, stilarono un indignato comunicato contro quello studioso che “disonorava”, con la sua sola presenza, la città, minacciando che avrebbero fatto di tutto per impedire che egli potesse parlare… democratici per convinzione o vili per professione?
Ebbene, in questo clima goliardico, ci si perdoni il termine, nella notte del 9 Settembre, l’apoteosi di una giornata iniziata nel solco della vergogna: ignoti penetravano nel Campo della Memoria spaccando i loculi che contengono i resti dei Caduti della RSI e portando via due cassette avvolte ancora nel tricolore. Una terza gettata a terra. Un fornetto distrutto, un altro lesionato. L’opera era stata disturbata da qualcuno. La fuga ha impedito che il disastro assumesse addirittura dimensioni più gravi.
Diciamolo chiaro. Purtroppo lo dobbiamo ammettere. Alle profanazioni ci siamo abituati. Addirittura a questo punto siamo arrivati. Ma, di solito, è bastato un po’ di lavoro per riconsacrare il Campo e dimenticare la volgarità compiuta, ora da antifascisti allo sbando, ora da bande di predoni d’altre Nazioni. Ma vedere a terra la cassetta del C.te Umberto Bardelli, la Medaglia d’Oro della RSI, assassinato dai partigiani a tradimento, ha tutt’altro effetto. È come vedere ancora il suo corpo sanguinante, straziato sul selciato di Ozegna, dopo che era stato profanato dalla furia barbarica degli antifascisti. Questa mattina Bardelli era lì, a terra, ucciso una seconda volta. Ma era lì e c’era addirittura di peggio. Due loculi vuoti. Mancavano all’appello due nostri Caduti, un giovane combattente immolatosi per la Patria sul Fronte di Nettunia mentre respingeva l’invasione angloamericana; e un quindicenne, assassinato dai partigiani a guerra ormai finita. Mancavano all’appello e il cuore si è come fermato. Ci siamo sentiti come colpevoli. Colpevoli di non averli difesi dalla follia compiuta nella notte del 9 Settembre. Erano qui per riposare in pace. Ma pace non hanno mai avuto. Le polemiche politiche dei fasciofobi locali, le denunce gratuite in assenza di qualsiasi reato, le interrogazioni parlamentari “a pagamento” che dal 1993 accompagnano la vita di questo Campo non lo hanno permesso. Ma non dimentichiamo le stelle rosse e le falci e martello dipinte sui muri, il motto “Ora e sempre Resistenza” a sporcare le tombe e turbare il sonno degli eroi più puri. Non dimentichiamo i nomi e i volti dei politici che hanno vilipeso il Campo in questi anni. Ci sono gli esecutori. Ci sono i mandanti morali.
Domani avremmo dovuto festeggiare i 94 anni del Marò Ennio Appetecchia. Quel ragazzino, Volontario di Guerra, che raccolse sul selciato il corpo del C.te Bardelli martoriato dagli antifascisti, in quel lontano 1944. Oggi abbiamo nuovamente raccolto quel corpo, abbandonato a terra, oltraggiato, e lo abbiamo rialzato, come fece Appetecchia tanti anni fa. La storia, incredibilmente, si è ripetuta. Oggi siamo veramente tutti Marò del Battaglione “Barbarigo”…
8 Settembre, data fortemente simbolica; “salme” che scompaiono. Se fossimo romanzieri il pensiero andrebbe a quella ritualità massonica in voga nella Toscana “rossa”, in quelle ville orgiastiche in cui si cela il mistero del Mostro di Firenze e la morte di David Rossi… Forse troppo dirà qualcuno, ma cosa c’è di peggio di due “salme” che scompaiono? Come dare una risposta?
E che tempi. Tempi in cui si censura una lapide dantesca negli stessi giorni in cui tutta Italia – tranne Nettuno – ricorda il settecentenario della morte del Sommo Poeta Padre della Patria. Ma lo sapete chi era Dante?
Incoscienti!
Del resto, sono anni che monumenti e lapidi del nostro più glorioso passato vengono impunemente rimossi dalla follia progressista e del politicamente corretto. Pensiamo a cosa avviene negli USA, ma anche in Spagna.
Un caro amico, reduce da missioni all’estero, nel commentare la profanazione di oggi ha esclamato: «Ma che siamo in Somalia?». No caro amico, non serve andare tanto lontano. Ricordiamo durante la Guerra di Spagna (1936-1939) chi erano coloro che entravano nei cimiteri e disseppellivano i morti per oltraggiarli. I “rossi”. Quelli stessi che oggi, in Spagna, abbattono i monumenti e le lapidi di chi li ha sconfitti liberando la penisola iberica dall’orrore del bolscevismo.
A Nettuno si censurano le lapidi dantesche e si dissotterrano i morti. Corsi e ricorsi storici. Bella civiltà ci avete regalato. Bravi. Ma non tutto è perduto. Questa notte alcuni giovani si ritroveranno al di fuori del Campo della Memoria e veglieranno fino all’alba. Faranno compagnia al C.te Bardelli e a tutti i ragazzi caduti per l’Onore d’Italia, per una migliore Italia. E forse sarà gettato il seme di una nuova umanità.
Deposti fiori sulla tomba e in via del Paradiso dove venne aggredito da estremisti di sinistra
Viterbo, 7 Settembre 2021 – Ricordato stamattina il centenario della morte di Melito Amorosi, il fascista aggredito da avversari politici e deceduto il 7 Settembre 1921 in ospedale per le gravi ferite.
Una delegazione del Comitato Pro Centenario di Viterbo, guidata dal Paracadutista della RSI Senatore Ferdinando Signorelli e da Gennaro Ramacciani, ha deposto un omaggio floreale in Via del Paradiso, dove l’Amorosi venne picchiato e accoltellato dagli Arditi del Popolo, e sulla tomba del martire.
Melito (in alcuni documenti è indicato anche come Mellito) Amorosi nasce a Marta (Viterbo) il 15 Marzo 1888, e al momento del decesso è residente a Sermugnano, frazione del Comune di Castiglione in Teverina.
Dopo aver prestato servizio di leva in Artiglieria, il 31 Ottobre 1920 è riformato dall’ospedale militare di Roma per una lesione molto importante all’avambraccio sinistro, avvenuta durante la sua attività lavorativa di fabbricante di fuochi d’artificio.
Aderisce al Fascismo e si distingue per ardimento e coraggio nonostante la grave mutilazione. Il 28 Agosto 1921 è a Viterbo per preparare lo spettacolo pirotecnico in onore della Santa patrona della città, Santa Rosa, che si celebra con una solenne processione la sera del 3 Settembre.
La sua presenza a Viterbo è segnalata agli antifascisti locali, che organizzano un’aggressione.
I sovversivi, nei giorni precedenti, hanno dichiarato pubblicamente di essere pronti a saldare il conto con l’Amorosi se si farà vedere in città. Preparano quindi con cura l’agguato, rompono le lampadine dell’illuminazione stradale e si appostano nei pressi del magazzino temporaneo di fuochi d’artificio, situato fuori dal centro abitato, in Via del Paradiso.
Quando l’Amorosi giunge all’inizio della via, accompagnato da un suo operaio, tale Giovanni Roncio, si accorge che la strada è buia. Improvvisamente, usciti dal loro nascondiglio, alcuni sovversivi si lanciano sull’Amorosi. Si tratta degli Arditi del Popolo, la formazione squadristica composta da estremisti di sinistra. Il povero Amorosi è circondato, pugnalato quattordici volte e colpito ripetutamente con mazze ferrate. Benché preso di sorpresa, si difende come può. Quando gli aggressori fuggono, si alza faticosamente in piedi e raggiunge barcollando il Bar Garbini, poco fuori Porta Fiorentina. Qui viene soccorso da alcuni giovani e trasportato in ospedale, dove è interrogato dai Carabinieri e, nonostante il dolore lancinante causato dalle pugnalate e dai colpi di mazza ricevuti, riesce a dare indicazioni agli investigatori per individuare gli aggressori.
Melito Amorosi muore nella notte tra il 7 e l’8 Settembre 1921. Lascia una bambina di otto anni. Il suo corpo, seppellito in una fossa comune, nel 1924 sarà riesumato e troverà una definitiva e degna sistemazione.
Nettuno, 6 Agosto – In occasione del prossimo anniversario del Volo su Vienna di Gabriele d’Annunzio (9 Agosto 1918), Emanuele Merlino, Presidente Nazionale del Comitato 10 Febbraio, ha fatto visita alla città di Nettuno.
Come prima tappa, Merlino ha reso omaggio all’Ara dei Caduti al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe, accompagnato dal Dott. Pietro Cappellari con il quale si è complimentato per il risultato ottenuto e per il costante impegno in difesa della cultura italiana nell’Adriatico Orientale.
Successivamente, il Prof. Alberto Sulpizi e il Consigliere comunale Genesio D’Angeli hanno guidato Merlino alla scoperta delle meraviglie di Nettuno, soprattutto in vista del centenario delle Convenzioni di Nettuno del 2025, quando la città ospiterà un importante convegno sull’Istria, Fiume e la Dalmazia. Prevista per l’occasione anche una pubblicazione affidata alla cura del Dott. Pietro Cappellari.
Nel 96° anniversario delle Convenzioni di Nettuno, sacra cerimonia al Parco della Rimembranza
Nettuno, 20 Luglio – Questa sera il Comitato 10 Febbraio ha inaugurato l’Ara dei Caduti al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno. La toccante cerimonia si è svolta in una data particolarmente importante per la storia della nostra città: ricadeva, infatti, il novantaseiesimo anniversario delle Convenzioni di Nettuno.
Si conclude così un lungo percorso intrapreso dal Dott. Pietro Cappellari del Comitato 10 Febbraio in difesa della memoria storica della nostra Nazione, che ha visto – grazie al lavoro dei ragazzi e delle ragazze del Circolo “Barbarigo” – il recupero integrale di un parco frequentato da sbandati; l’eliminazione degli arbusti ricettacolo di immondizia, siringhe e droga; il restauro tricolore della staccionata e delle panchine. Il parco è tornato così a disposizione dei bambini e, soprattutto, è tornato all’antica denominazione del 1923, Parco della Rimembranza, simboleggiato dalla piantumazione dei lecci in memoria dei caduti e delle città irredente dell’Istria e della Dalmazia, quegli alberi estirpati nel 1946.
Oggi, come dicevamo, l’ultimo passo: la benedizione dell’Ara ai Caduti. Il manufatto è stato dapprima battezzato con l’acqua del Golfo di Venezia e, infine, al suo apice sono stati bruciati dei rametti raccolti dai patrioti triestini sulla Foiba di Basovizza e donati al Comitato 10 Febbraio per questa iniziativa.
Schierati ai lati dell’Ara i labari e i gagliardetti di tre reparti simbolo: Granatieri, Arditi e Decima MAS. I Granatieri furono il primo reparto a “conquistare” alla Patria la città di Fiume nel 1919 aprendo l’epopea dannunziana; gli Arditi incarnarono nell’eroismo e nell’azione quotidiana la difesa della Vittoria e dei suoi valori; la Decima MAS fu nel 1945 l’ultima unità italiana, insieme agli altri reparti della RSI, a difendere i confini Nord-Orientali dai partigiani titini.
Hanno partecipato alla manifestazione, organizzata dal Dott. Pietro Cappellari, fiduciario del Comitato 10 Febbraio: l’Assessore Claudio Dell’Uomo; il Consigliere comunale Genesio D’Angeli; il Prof. Alberto Sulpizi; il Dott. Rodolfo Turano; una nutrita schiera di Paracadutisti che hanno onorato la cerimonia con il loro labaro azzurro, così come la delegazione ufficiale dell’UNUCI che si è schierata compatta dietro la bandiera sezionale. Un saluto è andato al Dott. Roberto Gigli, il primo a chiedere l’istituzione di uno spazio pubblico ai Martiri delle foibe quando si veniva minacciati solo per averlo pensato.
Le conclusioni sono state di Luca Parapetto del Circolo “Barbarigo”.
Sarzana, 18 Luglio – Il 21 Luglio 2021 ricorre il centenario del tragici fatti di Sarzana, una delle più feroci stragi perpetrate dai social-comunisti ai danni degli squadristi.
Nel 1921 il clima in Italia era quello di una guerra civile: da una parte le masse organizzate dagli anarchici, socialisti massimalisti, comunisti che soffiavano sul malcontento e su una reale situazione di crisi economica per spingere i lavoratori alla rivoluzione – si proveniva dal Biennio Rosso in cui i tentativi insurrezionali erano stati innumerevoli, ma tutti naufragati per l’incapacità dei dirigenti socialisti e per le divisioni all’interno del fronte sovversivo – dall’altra il sistema dei partiti borghesi che non avevano la capacità di interpretare correttamente la nuova situazione post bellica e le sacrosante rivendicazioni sociali delle masse lavoratrici. Il movimento fascista nacque per rispondere alla duplice esigenza di difendere i valori patriottici, messi in discussione dalle sinistre, e cercare di interpretare in chiave nazionale il malcontento popolare, proponendo una soluzione sociale cara al sindacalismo rivoluzionario di De Ambris e Corridoni. Lo scontro con i social-comunisti era inevitabile. I fatti di Sarzana si devono inquadrare in questa cornice. Una spedizione di squadristi toscani (circa 200) nella città di Sarzana, guidata da un’Amministrazione socialista, fu oggetto di una imprevista reazione della forza pubblica cui sopraggiunse l’intervento degli Arditi del Popolo contro singoli fascisti in fuga. Morirono 14 squadristi, quasi tutti molto giovani ed inesperti.
Oggi, in modo paradossale, questi fatti sono strumentalizzati dai politici di sinistra e dalle solite associazione neopartigiane per riproporre la desueta contrapposizione fascismo-antifascismo, invece di affrontare in modo serio e oggettivo quel periodo da un punto di vista storico per capirne le cause e le conseguenze.
Sia i caduti spezzini (i giovanissimi Maiani e Bisagno) sia i Caduti carraresi (Dell’Amico, Lombardini-Rizieri, Borghini, Gattini) sono stati ricordati in questo centenario portando un omaggio sulle tombe dei rispettivi monumenti – eretti negli anni Venti – e tuttora esistenti nei cimiteri della Spezia e di Carrara. Si è inoltre reso omaggio anche sul luogo dello scontro: il Viale della Stazione a Sarzana, dove oggi sorge un monumento ai Marinai d’Italia.
Il portavoce
Sarzana, l’omaggio ai Caduti per Causa nazionale
La Spezia – L’omaggio ai giovanissimi caduti Maiano e Bisagno al Sacrario dei Caduti della RSI
Carrara – L’omaggio ai Caduti al Sacrario dei Martiri fascisti
Nettuno, 20 Luglio – Al termine della cerimonia inaugurale dell’Ara ai Caduti al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno, il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario del Comitato 10 Febbraio, ha annunciato la costituzione di un comitato di studiosi e di cittadini che si occuperà di organizzare degnamente il centenario delle Convenzioni di Nettuno. Il 20 Luglio ricadeva, infatti, il novantaseiesimo anniversario delle Convenzioni di Nettuno, il protocollo conclusivo del Trattato di Roma con il quale l’Italia vedeva riconosciuta a livello internazionale l’annessione alla madre Patria delle italianissime Istria e Fiume; Convenzioni firmate per l’appunto il 20 Luglio 1925 al Forte Sangallo. L’Italia fu rappresentata dal Capo del Governo Benito Mussolini.
Lo scopo del Comitato è quello di ricordare l’importante evento che lega la città di Nettuno al confine orientale italiano, fissando così un rapporto privilegiato con le associazioni che si battono per la difesa degli interessi italiani in Istria, Fiume e Dalmazia.
«Nettuno è una città ricca di storia, storia che però è dimenticata da tutti – ha dichiarato Cappellari -. Vogliamo rivendicare il ruolo della nostra città come sede di un importante trattato internazionale, elaborare un progetto culturale che ci porterà il 20 Luglio 2025 a celebrare degnamente al Forte Sangallo il centenario delle Convenzioni di Nettuno, coinvolgendo studiosi e cittadini in un’opera di recupero della nostra identità, lanciando un progetto per la difesa dell’italianità dell’Adriatico Nord-Orientale. È assurdo che oggi nulla ricordi al Forte Sangallo tale evento. Stiamo elaborando una lapide ricordo da affiggere appositamente sulla nostra fortezza. Il primo passo per tornare a parlare di Istria, Fiume, Dalmazia… di Italia! Non vogliamo dimenticare chi siamo. Non siamo disposti ad inginocchiarci per cancellare la nostra Civiltà. Quella Civiltà, quella storia, di cui siamo orgogliosi, di cui siamo eredi».
Presidente del Comitato è stato nominato il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio nettunese.
Lemmonio Boreo
Il Prof. Alberto Sulpizi e il Dott. Pietro Cappellari
Riqualificare Piazza Cesare Battisti nel nome dei valori patriottici e della bellezza
Nettuno, 18 Luglio – Si è tenuta ieri 17 Luglio 2021, in Piazza del Mercato, l’attesa manifestazione per celebrare il centenario della costruzione del Monumento ai Caduti di Nettuno. Correva, infatti, il 17 Luglio 1921 quando l’allora Sindaco Edoardo Renza inaugurò il sacro manufatto dedicato alla memoria di chi si era sacrificato nel recente conflitto per la grandezza nazionale.
L’evento, aperto dai saluti del Consigliere Comunale Genesio D’Angeli, coordinatore del progetto, ha visto la partecipazione di molti giovani, dell’On. Antonello Aurigemma e dell’Assessore Luca Zomparelli, del Prof. Alberto Sulpizi, dell’ex-Assessore Giampiero Pedace, di Irridio Palomba dell’Associazione Granatieri, di Massimo Flumeri dell’Associazione Bersaglieri, che con la loro presenza hanno sottolineato l’importanza della manifestazione e, soprattutto, l’attenzione al progetto di riqualificazione di Piazza Cesare Battisti, dove è situato il monumento. L’idea degli organizzatori, infatti, è quella di un immediato risorgimento di un luogo così sacro, oggetto in questi ultimi decenni di una cementificazione selvaggia e del disinteresse delle Amministrazioni. D’Angeli ha evidenziato la necessità di riportare all’antico splendore la piazza, eliminando il caotico parcheggio d’auto in cui è stata trasformata e respingendo al mittente l’idea di “abbattere” il monumento, trasferendolo magari in periferia dove non dia fastidio agli speculatori dei mercatini e delle sagre paesane.
Il Dott. Pietro Cappellari – ideatore della manifestazione – ha illustrato la storia e le vicissitudini del sacro manufatto, sottolineando la necessità di un suo restauro integrale, eliminando le targhe posticce che nulla hanno a che fare con i Caduti per la Patria ed inserendo i nomi di tutti i nettunesi sacrificatisi per la Nazione in guerra che, ancor oggi, sono dimenticati. La pedonalizzazione dell’intera area e la sua pavimentazione in marmo assumono oggi una necessità impellente. Nettuno ha bisogno di valori ed anche di bellezza!
«In questo periodo di Cancel Culture, dove, in nome del nulla e del sovversivismo, si abbattono i monumenti – ha dichiarato Luca Parapetto del Circolo “Barbarigo” – è necessario vigilare contro chi vuole offendere ancora la nostra storia. Come abbiamo ricostituito il Parco della Rimembranza dopo 75 di oblio, difenderemo il Monumento ai Caduti. Noi, eredi di quei valori, eredi di chi ne ha promosso la costruzione e la sacralizzazione, abbiamo il dovere di traghettare alle nuove generazioni, ormai allo sbando, il senso della vita, dell’essere comunità, il senso di essere Uomini, contro ogni relativismo borghese».
Nettuno, 12 Luglio – Il 15 Luglio prossimo, alle ore 18:45, presso lo stabilimento balneare Pro Loco di Nettuno, prenderà il via la manifestazione “Un mare di libri – Un libro d’a…mare”, il nuovo format culturale firmato dal Prof. Alberto Sulpizi e dal Dott. Pietro Cappellari, che si pone l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione gli scrittori del territorio e l’educazione alla lettura.
La manifestazione sarà suddivisa in cinque “caffè letterari” che si terranno il 15, 22, 29 Luglio, 5 e 9 Agosto, che vedranno alternarsi delle eccellenze: Armando Conforti con Il segreto di Satana; Michele Cioffi con Non avrai bisogno di chiedere; Pasquale Carbone con Le orme del pettirosso; Liliana Benedetti con Una Angelita nello sbarco alleato di Anzio e Nettuno; e Giacomo Antognarelli con Lereide.
«Ringraziamo il Presidente della Proloco Nettuno Dott. Marcello Armocida – hanno dichiarato Sulpizi e Cappellari – per l’attenzione che pone sempre hai progetti per lo sviluppo culturale della nostra città. Con questo nuovo format cercheremo di coinvolgere le giovani generazioni in un processo di educazione alla lettura, sperando che quel che gli autori di oggi hanno seminato possa essere raccolto dagli uomini di domani».