IL PREMIO “NETTUNIA1944” A FABRIZIO VINCENTI

Nettuno, 21 Gennaio – È il lucchese Fabrizio Vincenti – giornalista, Dottore in Economia e Commercio, Direttore della testata sportiva GazzettaLucchese.it, collaboratore de “La Nazione” e de “Il Primato Nazionale” – il vincitore della quinta edizione del Premio “Nettunia1944”, il riconoscimento dell’Accademia Delia che premia il libro di guerra nella sua accezione più completa.
Ad annunciarlo, questa mattina, il Prof. Alberto Sulpizi e il Dott. Pietro Cappellari, che in collaborazione con la Pro Loco Nettuno stanno curando la manifestazione del 2023.
Vincenti è stato scelto per le opere che illustrano la vita di due Italiani dimenticati: Giuseppe Solaro, il Federale di Torino durante la RSI; e Nicola Bombacci, il fondatore del Partito Comunista d’Italia che scelse di essere con Mussolini nell’ultima fase della sua vita.
I libri di Vicenti – Giuseppe Solaro. Il fascista che sfidò la Fiat e Wall Street (Ciclostile, 2014); Giuseppe Solaro. Fascismo o plutocrazia. Gli scritti economici di un fascista di sinistra (Ciclostile, 2016); A sognare la Repubblica. Bombacci con Mussolini a Salò (Eclettica, 2020) – rappresentano lo spaccato di un’Italia dimenticata, ricostruito con rigore scientifico. Libero dai condizionamenti ideologici, Vincenti ci dipinge uomini straordinari che seppero essere protagonisti del loro tempo, sacrificando la propria vita per gli eterni valori di Patria e Giustizia sociale.

Il prossimo mese, Fabrizio Vincenti e l’editore Alessandro Amorese saranno in visita a Nettuno per la presentazione degli ultimi studi del giornalista lucchese e per ritirare il premio nel corso di una presentazione pubblica.

Ufficio Stampa
Premio “Nettunia1944

“IL CENTENARIO”, LA DUE-GIORNI CULTURALE ORGANIZZATA DA “MEMENTO” IN OCCASIONE DEI 100 ANNI DELLA MARCIA SU ROMA

Terranuova Bracciolini (Arezzo), 29-30 Ottobre – L’Associazione “Memento”, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e del Raggruppamento Combattenti e Reduci della RSI, in collaborazione con il Comitato pro Centenario 1918-1922, ha organizzato presso Villa “Municchi”, sede della Fondazione della RSI – Istituto Storico, una due-giorni culturale per un approfondimento storico sui 100 anni della Rivoluzione fascista.
L’evento ha visto interventi di grandissimo spessore: del Prof. Roberto Mancini sulle radici socialiste del pensiero mussoliniano (insignito, per l’occasione, del Premio “Fernando Mezzasoma” per gli studi sul fascismo, istituito dalla Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno); del Dott. Pietro Cappellari, autore ormai consolidato di studi sul periodo 1919-1922; e di Fabiano Gaita, con il suo romanzo sui “fatidici” giorni della Marcia su Roma in quel di Perugia.
Abbiamo inoltre onorato due grandi figure, entrambi significative: il decorato al Valore Militare Gen. Felice Coralli (combattente della Guerra italo-turca, primo ad entrare a Trieste il 3 Novembre 1918 ed ucciso in un mitragliamento aereo angloamericano durante la RSI); e Don Emidio Spinelli, intestatario della Brigata Nera di Arezzo, Sacerdote assassinato dai partigiani nel Maggio 1944.
Un fuori programma molto toccante è stato l’intervento del camerata romeno Popa Bogdan, del gruppo identitario “Camerati”, il quale non solo ha illustrato a livello storico la figura di Codreanu e della Guardia di Ferro, ma ha spiegato come questa memoria sia giunta alle giovani generazioni di oggi, passando sotto gli anni tragici della dittatura comunista in Romania.
Un evento che ha concluso il nostro ciclo di attività in ricordo del Centenario della Rivoluzione, ma che apre grandi prospettive per il futuro.
La Fondazione della RSI – Istituto Storico è un luogo che può diventare, a livello nazionale, un punto di riferimento, sia per la nostra Comunità che per il mondo della memoria storica e degli studi sulla Repubblica Sociale Italiana.

Ass. “Memento”

IL PREMIO “MEZZASOMA” A ROBERTO MANCINI

Terranuova Bracciolini (Arezzo), 29 Ottobre – In occasione del Centenario della Marcia su Roma, presso la sede della Fondazione della RSI –Istituto Storico di Villa “Municchi”, il Prof. Roberto Mancini è stato insignito del prestigioso Premio “Fernando Mezzasoma” per gli studi sul fascismo, istituito dalla Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì).
Mancini ha avuto il merito di aver rivendicato le origini socialiste del fascismo, denunciando l’errata interpretazione di comodo, fatta propria sia dalla sinistra che dai partiti conservatori, del fascismo come “movimento di destra”.
I suoi eccellenti lavori come Oltre la destra e la sinistra: il socialismo fascista (Il Borghese, 2015); Storia della Repubblica Sociale (Il Borghese, 2017); Partiti e movimenti di massa: fascismo e nazionalsocialismo (Il Borghese, 2018); Storia del fascismo (Il Borghese, 2020-2021, 3 voll.); hanno permesso di fare luce sull’humus dal quale si sviluppò il fascismo, visto come “unico socialismo realizzabile in Italia” e come la destra sia stata, in realtà, un virus interno – quanto estraneo – alla Rivoluzione di Mussolini. Una rivoluzione che ha una continua “linea rossa” dal sansepolcrismo alla Repubblica Sociale.
Oggi, in occasione della presentazione del suo ultimo straordinario libro Il socialismo rivoluzionario di Benito Mussolini 1883-1918 (Libreria Europa) nell’ambito della due-giorni nazionale “Il Centenario”, organizzata dall’Associazione “Memento” a Terranuova Bracciolini, la consacrazione della sua opera con il Premio “Mezzasoma”, consegnato dal Direttore della Biblioteca “Coppola” Dott. Pietro Cappellari.

Primo Arcovazzi

IL CENTENARIO DELLA RIVOLUZIONE A PERUGIA

Perugia, 28 Ottobre – In occasione del Centesimo anniversario della Marcia su Roma, si è tenuto al Perugia Park Hotel la lectio magistralis del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Perugia), dal titolo “Marciare su Roma”, come l’omologo libro che raccoglie gli atti del famoso convegno di studi storici svoltosi nel capoluogo umbro nel 2012.

Nell’occasione è stato presentato anche l’ultimo volume della tetralogia sulla Rivoluzione fascista curato dal Cappellari Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma (Passaggio al Bosco).
La serata culturale è stata preceduta da un momento di raccoglimento: la mattina del 28 Ottobre, una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia guidata da Claudio Pitti e Carlo Giulietti – organizatori della giornata di studio – si è recata presso il cimitero di Perugia rendendo omaggio ai caduti della Rivoluzione, concludendo il rito davanti alla tomba di Armando Rocchi, Capo della Provincia della RSI.

Lemmonio Boreo

IL CENTENARIO: L’ASCESA AL CAMPIDOGLIO SULLE ORME DELLA COLONNA “BOTTAI”

Al via in tutta Italia le celebrazioni per il Centenario della Rivoluzione. Il primo evento culturale a Roma

Roma, 28 Ottobre – Nelle ultime ore del 27 Ottobre, in occasione dei cento anni della Marcia su Roma, il Comitato pro Centenario 1918-1922 e una delegazione dei Lanzichenecchi d’Europa, con militanti giunti dalla Francia e dalla Spagna, nell’ambito delle iniziative culturali e di ricerca storica, nonché di raccoglimento religioso, hanno reso omaggio alla “stele della Rivoluzione” di Tivoli. Il monumento, eretto durante il Regime, ricordava che da questa città, nella notte tra il 30 e il 31 Ottobre, calarono sulla Capitale le camicie nere della famosa Colonna “Bottai”.
Nel primissimo dopoguerra, l’ingombrante stele venne sottoposta alla consueta censura ed epurazione.
I patrioti europei, dopo aver deposto una rosa rossa ai piedi della stele di Tivoli in onore di tutti i caduti per la Patria, hanno composto una colonna di auto e, raggiungendo la Tiburtina “interna” sulle orme delle squadre d’azione del 1922, hanno attraversato il quartiere San Lorenzo, che all’epoca fu il luogo dell’unico vero scontro della conquista dell’Urbe da parte delle camicie nere.
La delegazione ha poi continuato raggiungendo il Campidoglio, dove – al termine della simbolica marcia – ha sostato davanti la statua di Marco Aurelio.

L’anonimo masso di granito, nascosto tra i ruderi sacri agli dei nei giardini del Campidoglio, unica traccia di quella che fu l’Ara dei Martiri fascisti, è rimasto vegliato tutta la notte da un ingente dispiegamento di Forze dell’Ordine per la prima volta dal dopoguerra. Come a simboleggiare l’importanza di questo Centenario.

L’alba dorata del 28 Ottobre, che ha riscaldato Via dell’Impero ed accarezzato i marmi dei fori imperiali, ha baciato la rosa rossa che le mani di un patriota d’Europa hanno deposto negli stessi istanti sull’Ara dei Martiri al Campidoglio.

“Sono tutti qui, io li vedo”.

I patrioti d’Europa

IL PREMIO “MEZZASOMA” A GIACINTO REALE

Roma, 28 Ottobre – In un’assolata giornata, in occasione del Centenario della Marcia su Roma, presso la Libreria “Europa”, il Col. Giacinto Reale è stato insignito del prestigioso Premio “Fernando Mezzasoma” per gli studi sul fascismo, istituito dalla Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì).
Reale ha all’attivo numerose pubblicazioni, soprattutto sul periodo antemarcia che hanno permesso una riscoperta e una revisione storica di un passato da sempre lasciato sottotraccia o del tutto dimenticato.
Grazie al suo contributo il Comitato pro Centenario 1918-1922 ha potuto riscrivere intere pagine di storia. Suo il contributo più importante alla tetralogia Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. Il Centenario della Rivoluzione fascista (Passaggio al Bosco, 2020-2024, 4 voll.).
I suoi straordinari lavori come Il 1921 sulle pagine de “L’Assalto”. Giornale del Fascio di Combattimento bolognese (Eclettica, 2019); Arditi nel cuore. Da Fiume a Roma 1919-1922 (Solfanelli, 2020); “Certi giorni di marciapiede e di attesa”. Storia dello squadrismo fiorentino (Libreria Europa, 2021); La Marcia su Roma. Racconti squadristi di lotta e di rivoluzione (Passaggio al Bosco, 2021); Gli squadristi raccontano lo squadrismo. Antologia di testi (La Lanterna, 2022); hanno riscritto intere pagine di storia, salvando dall’oblio una memoria negata. Rappresentano il punto di arrivo di studi decennali, che non possono mancare in una biblioteca.
Reale ha indagato a lungo sulla nascita dal fascismo, evidenziandone la genesi nei fermenti dei movimenti della sinistra italiana dei primi del Novecento, coniugatasi con l’anarco-nazionalismo scaturito dalla Grande Guerra. La congiunzione tra sindacalismo rivoluzionario, socialismo nazionale e nazionalismo – tra i quali si incuneò come una scarica incendiaria il fiumanesimo – diede origine al fascismo che ebbe la sua consacrazione di consenso tra gli Italiani nel periodo dello squadrismo. Uno squadrismo che una volta posto fine alle violenze del Biennio Rosso si lanciò contro la destra liberale, provocando quell’insurrezione che passò alla storia come Rivoluzione fascista.
Oggi, in occasione della presentazione del suo ultimo eccezionale libro “Vecchio fascismo nostro”. 45 profili di squadristi (Libreria Europa), la consacrazione della sua opera con il Premio “Mezzasoma”, consegnato dal Direttore della Biblioteca “Coppola” Dott. Pietro Cappellari.

Lemmonio Boreo

LATINA: PRESENTATO IL TERZO VOLUME DELLA TETRALOGIA SULLA RIVOLUZIONE

Latina, 21 Ottobre – In occasione del Centesimo anniversario della Marcia su Roma, è stato presentato in prima nazionale, presso il Circolo culturale “Alb48”, il terzo volume della tetralogia a cura del Dott. Pietro Cappellari Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma (Passaggio al Bosco).
Questo tomo ripercorre gli eventi del 1921, l’anno cruciale che vide il sorgere dello squadrismo. Un nuovo movimento politico generazionale, rivoluzionario e reazionario insieme, dannunziano se vogliamo, che pose fine improvvisamente, quanto imprevedibilmente, al Biennio Rosso che aveva caratterizzato la storia d’Italia fino a tutto il 1920. Un evento traumatico per il sovversivismo italiano che si vide letteralmente spazzato via da piccole unità di fascisti. Reparti che, con sprezzo del pericolo e con una visione mistica della lotta politica, dotati di una mobilità senza precedenti – le famose spedizioni sui BL18 –, riuscirono non solo a sconfiggere un nemico molto più numeroso e radicato, ma a conquistare dei consensi senza precedenti.
Da ogni azione squadrista, corrispose l’aumento esponenziale dei consensi tra gli Italiani per quei giovani che sembravano annunciare una nuova era.
Tutto questo fu il 1921. Da quell’anno la storia d’Italia si avvierà verso nuovi orizzonti. Quali fossero questi orizzonti forse ben pochi sapevano, ma il mito della rivoluzione annunciava un’alba nuova, l’avvento di un nuovo Stato.
L’evento, introdotto dal responsabile territoriale di CPI Carmine Pezzano e presentato dal Prof. Marco Silvestri, ha illustrato infine il collegamento tra la città di Latina e la Marcia su Roma rappresentato proprio dall’autocarro BL18 che dalla Grande Guerra, passando per lo squadrismo, realizzò la bonifica e contribuì all’edificazione di Littoria, segno tangibile lasciato alle future generazioni della realtà della Rivoluzione fascista.

Lemmonio Boreo

3 volumi, 1.754 pagine… In attesa del quarto!

IL MARTIRE CARLO GRELLA, VITTIMA DELL’ANTIFASCISMO

Roma, 21 Ottobre – In occasione dei 100 anni della Marcia su Roma, una delegazione del Comitato pro Centenario 1918-1922 e dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI si è recata al Cimitero Verano per rendere omaggio alla tomba di Carlo Grella, capo degli studenti fascisti dell’Istituto Tecnico Industriale dell’Esquilino, assassinato dal comunista Primo Fabbri nel periodo antemarcia. Aveva solo 16 anni, il martire più giovane del Fascio romano. Fu vittima di un vero e proprio agguato premeditato dagli Arditi del Popolo di San Lorenzo, la sera del 20 Ottobre 1922, appena uscito da scuola, in Via Conte Verde. Fecero fuoco alle sue spalle, «perché di venirci avanti hanno paura». Poi la fuga e, infine, l’arresto di tutta la banda.
Grella morì dopo un giorno di agonia, il 21 Ottobre 1922.
A cento anni da quel turpe omicidio – che richiama la stagione della violenza antifascista degli anni ’70, dei vili agguati comunisti e degli omicidi di giovani idealisti, assassinati solo perché fascisti – i patrioti di Roma, dopo tanti anni di silenzio, hanno posato un fiore sulla tomba di un martire per una più grande Italia per non dimenticare il suo sacrificio.

Lemmonio Boreo

NASCE L’ASSOCIAZIONE VITTIME DEI BOMBARDAMENTI ANGLOAMERICANI

Milano, 20 Ottobre – In occasione del LXXVIII anniversario del bombardamento terroristico di Gorla, durante il quale morirono 184 bambini della Scuola Elementare “Crispi”, si è costituita nel capoluogo lombardo l’Associazione Nazionale Vittime dei Bombardamenti Angloamericani (ANVBAA).

Lo scopo dell’ente culturale è quello di creare un percorso della memoria su tutto il territorio italiano per ricordare degnamente le vittime delle incursioni aeree degli Alleati durante il Secondo conflitto mondiale. Una necessità sentita, in quanto si tratta dei più gravi crimini contro l’umanità commessi sul territorio italiano tra il 1940 e il 1945, eventi da sempre silenziati. In quasi 80 anni, il ricordo dei terribili bombardamenti angloamericani contro i civili è sempre stato oscurato, se non proprio rimosso dalla memoria collettiva.

Si impone finalmente una serena riflessione storica su quanto avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale e denunciare che i più grandi crimini contro l’umanità commessi contro la popolazione italiana sono stati i bombardamenti angloamericani: 80.000 vittime chiedono ancora giustizia.

CONTATTI

Mail: info@ultimacrociata.it
Pagina FB: Associazione Nazionale Vittime Bombardamenti Angloamericani

Gorla, 20 Ottobre 2022: l’omaggio dell’ANVBAA alle vittime del bombardamento terroristico alleato

Ass. Naz. Famiglie Caduti e Dispersi della RSI: lettera aperta al Direttore di “Sabato Sera”

Gentile Direttore,
mi giunge oggi un articolo a firma di tale Benito Benati, pubblicato sul Vostro giornale il 13 Ottobre scorso. Sinceramente, in tutti questi anni in cui mi sono impegnato nella ricerca storica e nella difesa della memoria dei caduti della Repubblica Sociale Italiana al fianco dell’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, ne avevo lette e sentite di tutti i colori, ma oggi è stato superato ogni limite.
Ora, un conto è la storia, un conto la speculazione e la propaganda politica e, a volte, davanti a fenomeni che non si comprendono, sarebbe doveroso il silenzio. Così non è stato. Purtroppo è stato forse superato anche il limite della decenza.
Nell’articolo, il cui titolo è un “capolavoro”, si parla di “bambini soldato, mandati al macello dai fascisti”, cioè si allude alla scelta di decine e decine di migliaia di giovanissimi italiani di aderire alla Repubblica Sociale Italiana: un fenomeno che, evidentemente, l’autore non comprende. Si trattò del più grande fenomeno di volontarismo di guerra mai registrato nella storia d’Italia.
E sì! Abbiamo detto “storia d’Italia”, perché quella del volontarismo è una storia che parte da lontano. Il Risorgimento fu tutta una mobilitazione generazionale verso un sogno chiamato Unità e Nazione, così il Primo conflitto mondiale, di cui le cronache ci narrano il meraviglioso contributo dei giovanissimi Volontari di Guerra e dei famosi “Ragazzi del ‘99”.
Ricordiamo la frase del socialista Edmondo De Amicis: “Chi rispetta la bandiera da piccolo, la saprà difendere da grande”. Quanta poesia?
Certo, parlare di Patria, di Nazione, a chi le rinnega, può sembrare fastidioso. Certo, parlare di Patria, di Nazione, nel mondo di oggi, appare addirittura anacronistico. Ma se si studia la storia, se si indaga il nostro passato, a nulla serve il giudizio morale di oggi, perché la storia dei giudizi morali non sa che farsene.
Quella dei Bersaglieri del “Mameli” non fu una “storia folle e tragica”, ma qualcosa che dovrebbe renderci orgogliosi di essere Italiani. Che poi qualcuno non se ne sia accorto, poco o nulla conta dal punto di vista storico. E tale rimane anche il giudizio sulle tattiche di impiego dei reparti da parte dei Generali tedeschi che, evidentemente, l’autore, dal suo pulpito, sa ben giudicare, sfoderando la sua cultura militare (laureato in Scienze strategiche, immaginiamo). Strano, però, che si ignorino con tanta superficialità e moralismo le funzioni dei Kampfgruppe
Che il Battaglione venne “del tutto arbitrariamente” intitolato a Goffredo Mameli lo dice Benati, il quale forse non conosce la storia della RSI, tutta intessuta dei richiami a Mazzini; come quella di Mameli, un giovane “insolfanato e fanatizzato” dalla propaganda risorgimentale, “mandato al macello” con “armi inadeguate” contro un superiore nemico… Vero, gentile Direttore?
Già li immaginiamo i novelli “censori” del politicamente corretto a scrivere al prossimo Presidente della Repubblica per mettere al bando il libro Cuore e, perché no, anche l’inno nazionale che questa Repubblica da quasi 80 anni fa cantare addirittura ai bambini dell’asilo… «siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!». Ma chi potrebbe aver mai scritto queste parole per “insolfanare e fanatizzare” i giovanissimi di oggi? Mameli, appunto.
II Battaglione Bersaglieri “Mameli” della RSI prese forma non dalla “disperazione che pervadeva all’epoca il regime di Salò [sic!]”, ma dall’entusiasmo e dallo slancio di decine di ragazzi che videro in esso il concretizzarsi delle loro passioni e del loro amor di Patria!
«Giovinezza, primavera di bellezza», cantavano sorridendo alla vita… E sapete, gentile Direttore, cosa diceva Ernst Jünger, a tal proposito? “Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza”.
Quella giovinezza che si immolò coscientemente su tutti i fronti di guerra della Seconda Guerra Mondiale e fu sfregiata, non già da un nemico in divisa, ma da quei vili criminali – illegittimi belligeranti – che, a guerra finita, ammazzarono questi ragazzini innocenti, simbolo purissimo della fede nella Patria.
La storia di tante stragi partigiane, caro Direttore, cominciando da quella di Rovetta e continuando con gli eccidi ricordati più volte da Gianfranco Stella, dovrebbe insegnare qualcosa. Solo chiudendo gli occhi, come fanno certi “cortigiani”, si può continuare a far finta di nulla.
Il valore dei Bersaglieri del “Mameli” sul campo di battaglia – questo sconosciuto per tante lingue prezzolate che parlano di quegli anni – fu riconosciuto anche dall’alleato germanico che li impiegò in prima linea, al fianco di ben più addestrati reparti della Wermacht. Il loro eroico sacrificio, che fece segnare il passo all’88a Divisione USA, diffuse in tutti entusiasmo e rappresentò la decorazione più ambita per chi aveva l’ambizione difendere l’Onore e la libertà dell’Italia.
Dulce et decorum est pro Patria mori, non è un motto fascista, cari ignoranti, è Orazio!
Gentile Direttore, mi chiedo come si può bollare l’opera di Antonio Liazza come una “rilettura politica”, una “truce e sgradevole pubblicazione”. Ma davvero? Con quale coraggio? Con quale faccia?
Infine, non pensate, gentile Direttore, che sia pura supponenza la dissertazione su come i caduti della RSI dovrebbero essere ricordati. Lui, lo dice a noi?
Siamo davvero al paradosso.
È vero. Siamo davanti a tempi nuovi, dove l’odio antifascista non macina più consensi e dove si riscrivono con obiettività e senza partigianeria intere pagine di storia, una volta monopolio di chi della menzogna era un professionista. Oggi, rimangono solo i “gendarmi della memoria”. Ma non fanno più nemmeno paura. Per questo c’è chi si agita e cerca di convincersi di “aver ancora ragione”.
Non ci interessano i casi umani, prigionieri e vittime, loro sì, della propria ideologia sconfitta dalla storia e dagli uomini liberi.
A Settembre del prossimo anno saremo, come tutti gli anni, presenti a Valsalva a rendere onore ai caduti della RSI, con le nostre bandiere, con le nostre idee, la nostra identità. Avremmo, però, una speranza: di vedere quel giorno Benito Benati. Lo vorremmo guardare negli occhi.

Pietro Cappellari
per l’Ass. Naz. Famiglie Caduti e Dispersi della RSI
Nettuno, 17 Ottobre 2022

“La gioia del presente, la speranza del domani”…