ANZIO E NETTUNO RENDONO ONORE A NORMA COSSETTO

Omaggio alla giovane simbolo dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia

Nettuno (Roma), 4 Ottobre – Due distinte e partecipate cerimonie – organizzate dal Circolo culturale “Barbarigo” nell’ambito dell’iniziativa nazionale del C10F “Una rosa per Norma” – hanno oggi omaggiato la martire istriana Medaglia d’Oro al Valor Civile Norma Cossetto, stuprata ed uccisa dai partigiani antifascisti nella notte tra il 4 e il 5 Ottobre 1943, durante la prima ondata di pulizia etnica condotta dagli Slavo-comunisti ai confini nord-orientali d’Italia.
Alle ore 18:00, i patrioti si sono recati nei giardini antistanti il cimitero civile di Anzio ove, fino a qualche mese fa, sorgeva il monumento ai martiri delle foibe. Il manufatto – la cui lapide era stata preparata dal Dott. Pietro Cappellari e donata al Comune dal Circolo “Barbarigo” – è stato distrutto in modalità ancora non chiarite e mai più ricostruito. Nonostante l’interessamento del “Barbarigo”, attualmente nessuno sa quando e se l’Amministrazione intenderà intervenire o preferirà avallare la situazione creatasi. Sta di fatto, che i patrioti si sono recati nel luogo ove sorgeva il monumento “scomparso” e ai piedi di un manufatto provvisorio appositamente installato, hanno deposto un mazzo di rose in ricordo di Norma Cossetto.
La stessa cerimonia si è ripetuta alle 18:45 al Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe di Nettuno.
Entrambi gli omaggi sono stati preceduti da una breve prolusione di Luca Parapetto, responsabile territoriale di CPI, che ha ricordato la martire istriana, simbolo dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Hanno partecipato al ricordo il Presidente del Comitato Nettunese pro Gabriele d’Annunzio il Prof. Alberto Sulpizi, il Comandante del Reparto “Pierino Maruffa” dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia il Par. Bruno Sacchi, e il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario del Comitato 10 Febbraio, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio e fondatore del parco ai martiri delle foibe di Nettuno.

Lemmonio Boreo

ONORATI FILIBECK ED ANTEI, ESEMPI DELLA NOSTRA TERRA

Anzio, 20 Luglio – Il Circolo “Barbarigo”, in collaborazione con il Comitato pro Centenario 1918-1922, si è recato presso il cimitero civile ed ha deposto un omaggio floreale a due Carabinieri caduti nella lotta contro il bolscevismo: il Tenente Guglielmo Filibeck e il Maresciallo Capo Umberto Antei.
Guglielmo era il rampollo di una nota famiglia portodanzese, il padre era il famoso e stimato medico Umberto Filibeck. Ancor oggi, una via al centro della città ricorda l’importanza di questa famiglia per la nostra comunità. L’Ufficiale venne gravemente ferito dai sovversivi a Campagnano (Roma) il 26 Febbraio 1922. Morì dopo quasi cinque mesi di agonia nella Capitale il 20 Luglio successivo. Alla sua memoria venne dedicato il Fascio di Combattimento di Anzio, la Colonia permanente marina dell’ONB di Anzio e la Colonia elioterapica di Nettuno (cfr. P. Cappellari, Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, Herald Editore, Roma 2014). Oggi ricorre il centenario della sua morte.
Nel cimitero di Anzio riposa anche un altro eroe della nostra Patria: il Maresciallo Capo Umberto Antei, caduto in combattimento contro i sovversivi durante la rivolta anarco-bolscevica di Ancona del 26 Giugno 1920, decorato di Medaglia d’Argento al V.M. (cfr. P. Cappellari, Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. 1920, Passaggio al Bosco, Firenze 2021, vol. II). Umberto era il papà di Victor Ugo Antei, il noto Professore portodanzese che tanto ha dato alla nostra città ma, purtroppo, è stato presto dimenticato da una casta politica che, evidentemente, della cultura non sa che farsene.
Sia Guglielmo Filibeck sia Umberto Antei vennero venne riconosciuti durante il Regime nell’elenco dei Carabinieri Caduti per la Causa del Fascismo (cfr. G.A. Chiurco, Storia della Rivoluzione fascista. Anno 1919, Vallecchi, Firenze 1929-VII, vol. I) ed oggi riposano il sonno degli eroi nel nostro cimitero, dimenticati da tutti. Nel dopoguerra, infatti, la loro memoria è stata cancellata e solo dopo gli studi del Dott. Pietro Cappellari si è tornati a parlare del loro sacrificio per la Patria contro il sovversivismo. Oggi, con questo omaggio, indichiamo le loro figure ad esempio per le giovani generazioni. Perché anche l’Amministrazione comunale si ricordi di loro – e delle loro famiglie – iniziando così un percorso di recupero della nostra memoria storica. Di quella storia di cui noi tutti siamo orgogliosi eredi.

Primo Arcovazzi

NETTUNO: EDOARDO RENZA, UN SINDACO DIMENTICATO

Salvata la memoria del Primo cittadino nettunese

Nettuno, 15 Luglio – La memoria storica è qualcosa che spesso si perde nel corso degli anni, con danni irreparabili per l’identità di una comunità che si ritrova purtroppo senza radici e allo sbando. Non sempre è così. Grazie all’instancabile opera in difesa della storia e delle tradizioni di Nettuno condotta dal Dott. Pietro Cappellari dell’Accademia Delia, un piccolo tassello di questa storia è stato salvato.
Da molti anni Cappellari si batte per difendere le antiche tombe presenti nel nostro cimitero civile: suo, ad esempio, un progetto di monumentalizzazione della parte vecchia del camposanto che ha destato vivo interesse.
Nel 2016, Cappellari ha proceduto, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Arditi d’Italia, al restauro della lapide che ricordava il sacrificio dell’eroe nettunese Ten. Fernando Capponi, caduto alla testa dei Battaglioni coloniali nella conquista della Somaliland britannica nel 1940.
Nel 2021, sempre al Cappellari si deve la donazione alla Chiesa di S. Maria del Quarto di una copia del dipinto di Orazio Gentileschi rubato misteriosamente nei primi anni ’70 e, in collaborazione con l’Assessore Claudio Dell’Uomo, l’edificazione del monumento alla Madonna del Quarto, con il recupero dell’antica storia del “miracolo”.
Oggi, grazie all’interessamento del Cappellari, è stata salvaguardata la salma del Sindaco Edoardo Renza, oggetto di traslazione.
Il Cav. Edoardo Renza, originario di Nocera Inferiore (Salerno), era un Ufficiale di amministrazione del Regio Esercito, molto stimato a Nettuno, appartenente alla Riserva. Nell’Ottobre 1920, venne eletto Sindaco. L’anno successivo fondò in paese il Partito Popolare Italiano e sarà tra i protagonisti dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti al Belvedere (1921).
La sua Amministrazione comunale, travolta da una crisi interna e non più al “passo coi tempi”, non resse e, nel Novembre 1922, Renza dovette dare le dimissioni. Nel 1924, entrò ufficialmente nel Direttorio del Fascio di Combattimento di Nettuno. Parteciperà alle elezioni comunali del 1925 nella “lista ufficiale” del PNF (l’altra lista era sempre di fascisti, ma “antagonisti”), con la quale risultò il politico più votato in paese. Morì il 18 Marzo 1927 a 68 anni (cfr. P. Cappellari, Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, Herald Editore, Roma 2014).
Il corpo di Edoardo Renza oggi è stato esumato ed è stato deposto in una cassetta avvolta da un tricolore appositamente donato dal Cappellari e sarà oggetto di una prossima degna sistemazione che assicuri alle future generazioni di Nettuno una memoria storica.

Lemmonio Boreo

La cassetta in cui sono stati sistemati i resti del Sindaco Edoardo Renza
avvolta nel tricolore donato dal Dott. Pietro Cappellari

GIALLO IN PROLOCO NETTUNO!

Al via presso lo Stabilimento Proloco Nettuno, la 3° edizione del format letteratario, “Lettura Sotto le Stelle”, una coproduzione, con la Herald Editore, rappresentata dal vulcanico direttore Roberto Boiardi. Sei appuntamenti per sette libri. Infatti il primo incontro, con interessato e numeroso pubblico, ripreso anche da Canale 81, sempre presente a registrare appuntamenti culturali di livello del nostro territorio, prevedeva una doppia presentazione all’insegna del libro giallo.

Come sempre, Alberto Sulpizi e Pietro Cappellari a far gli onori di casa ed a presentare l’evento, per la Proloco Nettuno ovviamente il presidente Marcello Armocida, il tutto nella cornice del prato erboso e all’ ombra delle palme dello splendido Stabilimento.

Prima di incontrare gli autori, il Sulpizi ha ricordato gli avvenimenti già svolti dalla Proloco Nettuno. Il gemellaggio fra Remiera Casteo e Voga Veneta Anzio Nettuno, gli incontri culturali con le scuole, la promozione turistica con la visita alla Nettuno medioevale in collaborazione con l’Associazione Gemellaggi di Franco Cirilli, ( 21 luglio, 18 agosto e 1 settembre), il 12° Tridente d’ oro alla Cultura città di Anzio e Nettuno in collaborazione con L’Accademia Delia, assegnato al prof. Antonio Silvestri, il Memorial in ricordo dell’ amico Alfredo Mercuri, le manifestazioni di arte varia in collaborazione col Nuovo Consorzio Proloco Litorale Lazio, ed a breve, il Video Corto, 27° edizione, l’evento di Arte e Spettacolo all’ insegna della classe di Anna Silvia Angelini e per chiudere a fine agosto l’ incontro col giornalista Mario Giordano che ha scelto la location della Proloco Nettuno per presentare il suo ultimo libro “Tromboni”, quest’ultimo appuntamento grazie al legame ed alla amicizia di Mario Giordano col giovane giornalista nettunese Fulvio Mazza, una delle eccellenze emergenti del nostro territorio.

Serata, quella di venerdì 15, ore 18,30, all’ insegna del giallo e del brivido.

Primo autore, il prolifico, poliedrico, Salvatore D’Incertopadre, grande carriera sindacale alle spalle nella CGIL pontina, una trentina di volumi fra saggi e romanzi, ha presentato il commissario Talenti, una sua creazione, nell’Inchiesta “Omicidio in Tangenziale”, romanzo scritto con cura maniacale, linguaggio veloce, e’ ambientato nella Napoli borghese: vi sono presenti spaccati di vita, in cui si condensano gli aspetti più brutali della commedia umana. Già pronti altri cinque episodi. Poi l’ opera prima, dell’ elegante Serena Pizzo, con il suo “Segreti”, ambientato nel contesto torinese, il thriller danza fra magia ed esoterismo in un rebus pericoloso e truculento, tutto da scoprire pagina dopo pagina fino al sorprendente finale. L’autrice, oltre alla passione per lo scrivere, dipinge, avendo già messo in cantiere circa 60 quadri astratti, ispirati ai fauves.

I due libri, elegantemente confezionati dalla H.E. si possono richiede on line alla stessa casa editrice, che ha ormai alle spalle vent’ anni di attività, nella quale non sono mai mancate pubblicazioni, che coprono moltissime tematiche, non tralasciando mai la scoperta di nuovi giovani talentuosi scrittori, sempre con la finalità di poter fornire un prodotto di elevata qualità a prezzi contenuti.

A. SULPIZI

responsabile culturale Proloco Nettuno

IN DIFESA DELLA NOSTRA STORIA

La Biblioteca “Coppola” acquisisce un patrimonio documentario di inestimabile valore

Paderno (Forlì), 16 Luglio – La Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” della Fondazione “Francesco Parrini” – Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha acquisito oggi, grazie al lavoro svolto in questi ultimi mesi dal Direttore Dott. Pietro Cappellari e dalla Vicepresidente Prof. Maria Teresa Merli, undici volumi rilegati che contengono la storia delle organizzazioni neofasciste nate all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.
Si tratta delle collezioni complete, in straordinario stato di conservazione, di “Lotta Politica” (giornale del MSI) anni 1949-1950 e 1953-1954; “Il Merlo Giallo”, anni 1949-1950 e 1953-1957; “Il Nazionale” (diretto da Ezio Maria Gray), anni 1949-1952; “Asso di Bastoni”, anni 1948-1952 e 1955-1956; “La Rivolta Ideale”, anno 1953.
Questo patrimonio, una volta sistemato, sarà a disposizione di tutti gli studiosi che potranno, per la prima volta, accedere ad informazioni di alto interesse storico, libere dalla manipolazione che in questi decenni ne ha fatto la vulgata antifascista.
«È con estrema soddisfazione – ha dichiarato Cappellari – che concludiamo in modo positivo questa acquisizione che, dopo il salvataggio della collezione di “Alternative” di Domenico Leccisi, fa della nostra biblioteca un punto di riferimento per gli studi sul neofascismo in Italia. Debbo ringraziare la Dott.ssa Mancini, Presidente della Fondazione “Parrini”, e la Prof.ssa Merli per la collaborazione in questa difficile opera di “costruzione” di un patrimonio documentale di inestimabile valore. La Biblioteca “Coppola” è una realtà, un punto di riferimento per chi voglia studiare liberamente la storia della nostra Nazione. Abbiamo altri ambiziosi progetti in cantiere. Per questo chiediamo a tutti gli amici dell’Associazione di contribuire, in prima persona, allo sviluppo delle nostre attività sul territorio di competenza. Punto di forza per reperire i necessari fondi saranno le donazioni e, non dimentichiamo, una forte campagna di abbonamenti al nostro giornale “L’Ultima Crociata” che rimane uno strumento fondamentale per tenere in piedi una rete di collaboratori e diffondere informazioni che, altrimenti, sarebbero censurate».

www.ultimacrociata.it

La simbolica donazione dei volumi acquisiti dalla Biblioteca “Coppola” a margine della cerimonia in ricordo dei 13 Martiri della Madonna dei Monti (da sinistra: Pietro Cappellari e Maria Teresa Merli)

IL PREMIO TRIDENTE D’ORO ALLA CULTURA 2022 AL PROF. ANTONIO SILVESTRI

Il premio Tridente d’Oro alla Cultura città di Anzio e Nettuno, viene assegnato per la 12° edizione al prof. Antonio Silvestri. La manifestazione, svoltasi il 7 luglio, presso lo storico ristorante Il Veliero, eccellenza della cucina nettunese, dove freschezza, profumi e sapori del pescato quotidiano si fondono, grazie all’ abilità dello chef Della Millia, trasformandosi in pura poesia. Co/partner, lo storico bar da Benito, ritrovo per gli amanti del caffè dal 1969 ad oggi.

Il premio viene assegnato dall’ Accademia Delia rappresentata dal dottor Pietro Cappellari e dalla Proloco Nettuno il cui responsabile culturale, Alberto Sulpizi, ha anche presentato l’evento.

L’Accademia Delia, viene fondata su iniziativa di nobili patavini, in una seduta del 12 marzo 1608. Suo fine era quello di addestrare i giovani nobili di Padova nell’arte equestre e guerresca. Era retta da una ” banca ” (composta da un principe, quattro consiglieri, un sindaco e un contraddittore) che si rinnovava ogni quattro mesi e alla quale spettava, fra l’altro, il preliminare esame delle domande di aggregazione ( tra i primissimi docenti, Galileo Galilei). Oggi estende la propria attività, le sue linee culturali e tradizionali a tutto il territorio nazionale, diviso in 6 provincie: Serenissima, Cisalpina, Etruria, Napoletana, Trinacria e Barbaricina, con lo scopo di sviluppare ricerche storiche, scientifiche, morali, letterali, ramificandosi anche all’ estero come in Austria, Germania, Ungheria, Rep. Ceca, Polonia, Russia e Lituania.

Il prof. Antonio Silvestri, prof. di Storia dell’ arte, ceramista, eclettico insegnante, eccellenza culturale della città, ha ricevuto questo premio con la seguente motivazione: Istrionico, colto, simpatico, dannunziano, professore e storico dell’ Arte: relatore di infiniti incontri con i maestri del pennello, ha passato in rassegna le opere di grandi artisti, dando vita ad una panoramica completa e coinvolgente, intrecciando i colori dell’arte a quelli della storia, della politica e della società. Ricordiamo: “Il bacio nella arte”, dal bacio di Sant’Anna e San Gioacchino al bacio di Giuda, “L’ amore nella arte e nella musica” da Michelangelo a Caravaggio e poi “Quando il lavoro si fa arte”, un viaggio molto speciale alla scoperta delle grandi opere artistiche che fanno parte del patrimonio culturale dell’umanità, da Boccioni a Soffici, da Van Gogh a Degas fino agli antichi egizi e ai romani. Ceramista fin dagli anni settanta in collaborazione con la famiglia Gatti, le loro opere sono finite nelle mani di San Paolo VI, di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, ma anche di George Bush e Bill Clinton, per citare alcune personalità…

La motivazione in pergamena e’ stata consegnata da Maria Raffaele componente della Commissione, mentre il premio, il Tridente d’Oro e’ stato consegnato dal responsabile della Regione Etruria dottor Pietro Cappellari che ha voluto lasciare un segno della sua passione storica ricordando gli eventi che avevano caratterizzato il 7 luglio, data dell’ evento, nel corso della storia.

Ringraziamenti di rito, con la solita brillante esposizione da parte del prof. Silvestri, velati da leggera malinconia, per quel che si sarebbe potuto fare, anche e soprattutto nell’ ambito della scuola di ceramica, grazie alla passione della famiglia Gatti e della sua disponibilità.

(Alberto Sulpizi, Proloco Nettuno/Cultura).

Premio Tridente d’Oro alla Cultura 2022. Da sinistra: Maria Raffaele, Dott. Pietro Cappellari, Prof. Antonio Silvestri, Prof. Alberto Sulpizi
Premio Tridente d’Oro alla Cultura 2022. Da sinistra: Dott. Pietro Cappellari, Prof. Antonio Silvestri, Prof. Alberto Sulpizi, Maria Raffaele

ADDIO S.T.I.O., ADDIO NETTUNO?

Inizia l’abbattimento di un altro storico edificio nettunese

Nettuno, 5 Luglio – Il progressismo, si sa, è una macchina ideologica che, distruggendo il nostro glorioso passato, ci regala un presente di rovine e un futuro fatto di vuoto. In questi ultimi lustri ci siamo quasi abituati agli scempi storici, morali, sociali ed urbanistici tanto da non farci più caso. Eppure c’è ancora chi si indigna e non si omologa a un sistema decadente. Per questo l’abbattimento dell’edificio un tempo sede della S.T.I.O. (Società Trasporti Italia e Oltremare) ha destato in noi un certo interesse.
È vero che da anni ormai era in abbandono e la vecchia società che nel suo nome ricordava l’espansione imperiale della nostra Patria non sopravvisse alle distruzioni che, nel 1944, arrecarono i “liberatori” angloamericani alle nostre città. Eppure quell’edificio era lì, ci ricordava – per quei pochi nettunesi che sopravvivono come minoranza a Nettuno – un passato di cui essere orgogliosi. Un passato di cui dovevamo essere gli eredi, ma che qualcuno, troppo piccolo per esserne all’altezza, ha deciso di cancellare. Del resto, la cementificazione che ha distrutto la nostra costa abbattendo i graziosi villini liberty per far posto a palazzi di sei piani stile Spinaceto; quei “luminari” che hanno edificato un porto-parcheggio a ridosso di un borgo medioevale stravolgendo un paradiso fatto dalla natura e che ci parlava di Roma; questo hanno voluto.
Quel vecchio edificio, cui hanno guardato i miei bisnonni, i miei nonni, i miei genitori – ma già i miei figli non ricorderanno – rappresentava Nettuno. La sua Storia. Il tram che la legava con Anzio (cfr. P. Cappellari, Il fascismo ad Anzio e Nettuno, Herald Editore, Roma 2014) era la modernità che, in armonia con la natura dell’uomo, annunciava un futuro fatto di speranze e conquiste, avanguardia di quel filobus che negli anni ’40 avrebbe dovuto unire Nettunia ad Ostia e Littoria (cfr. P. Cappellari, Nettunia, una città fascista, Herald Editore, Roma 2011). Poi, gli Angloamericani pensarono di ridurre a ben poca cosa l’“ardire” di noi Italiani… e qualcuno si adeguò, dando origine a quello che possiamo chiamare il “sacco di Nettuno”.
Sono passati tanti anni e quel che rimane della Nettuno di un tempo viene buttato giù. Lo denunciamo senza nessuna nostalgia, sia chiaro. Lo facciamo per coscienza civile. Perché questo che ci avete “regalato” non è il migliore dei mondi possibili. Lo sappiamo e non abbiamo paura di dirlo.

Avremmo avuto desiderio che l’intera area fosse espropriata e, mantenendo la sua architettura, trasformata in Casa della Cultura, con tanto di piccolo cinema-teatro che si poteva realizzare in quella che un tempo era stata la rimessa del romantico tram e dei “ruggenti” filobus. Ma in una città che non ha mai avuto una politica culturale, di cosa parliamo? Del nulla che avanza. In nome della modernità, ma non in nostro nome, sia chiaro. Valga ancora il monito del maestro Julius Evola: “Si lascino pure gli uomini del tempo nostro parlare, con maggiore o minore sufficienza e improntitudine, di anacronismo e di antistoria. […] Li si lascino alle loro ‘verità’ e ad un’unica cosa si badi: a tenersi in piedi in un mondo di rovine”.

Pietro Cappellari

IN MEMORIA DI UN CADUTO PER LA PATRIA CONTRO IL SOVVERSIVISMO

Nell’anno del Centenario della Marcia su Roma ricordato un Martire per la Causa nazionale

Domenica 19 Giugno 2022, in località Berardelli, nel Comune di Magliano Sabina (Rieti), si è tenuta un’importante cerimonia di ripristino del monumento in ricordo del Carabiniere Reale Nazzareno Rosati, originario di Giano nell’Umbria (Perugia), di 21 anni, barbaramente assassinato in una vile imboscata comunista:
La sera del 18 Maggio 1921, un autocarro militare trasportava da Rieti a Magliano Sabino [sic] Carabinieri e Agenti per ristabilire l’ordine pubblico in seguito a gravi incidenti avvenuti tra fascisti e sovversivi. Intanto, in località Belardelli [sic; leggasi “Berardelli”] era stato teso un agguato da parte dei sovversivi i quali, scaglionati lungo le siepi laterali della strada, per un tratto di oltre 500 metri, visto l’autocarro militare, ritenendo si trattasse di fascisti, iniziarono l’attacco a colpi di fucile e rivoltella. Rimessisi della sorpresa i militari poterono, in breve, fare uso delle armi e sbaragliare gli attaccanti, ma nel conflitto lasciva la vita il Carabiniere Rosati e gli altri quattro controscritti [Vincenzo Greco, Giuseppe Izzo, Gervasio De Vito e Gerardo Calandriello] rimasero gravemente feriti” (G.A. Chiurco, Storia della Rivoluzione fascista. Anno 1919, Vallecchi, Firenze 1929-VII, vol. I, pagg. 279-280).

Il luogo della vile imboscata oggi (Strada Provinciale 54; tratto Berardelli – Madonna degli Angeli)

Rosati venne riconosciuto durante il Regime nell’elenco dei Carabinieri Caduti per la Causa del Fascismo e alla sua memoria, sul luogo dell’omicidio, il 17 Maggio 1933-XI E.F., venne eretta una stele, poi “scomparsa”. Dopo tanti anni, finalmente il suo nome torna alla venerazione delle popolazioni reatine. Analoga vicenda, della quale abbiamo già parlato, del Carabiniere Alcibiade Cavalieri al quale, nel Maggio scorso, è stata dedicata la Sala consigliare del Comune di Graffignano (Viterbo).
Della storia di Nazzareno Rosati, dopo di decenni di obbligato oblio, si è cominciato a parlare solo grazie agli studi del Dott. Pietro Cappellari (cfr. Rieti repubblicana 1943-1944. La Repubblica Sociale Italiana sull’Appennino Umbro-Laziale, Herald Editore, Roma 2015), che ha ricordato come nel “giardino dei Martiri fascisti” esistente all’epoca al fianco della Prefettura di Rieti, v’erano posizionati quattro busti di Caduti per la Causa nazionale: quelli degli squadristi Pierino Fantini e Nazzareno Ilari e quelli dei Carabinieri Reali Nazzareno Rosati e Sabatino Sgavicchia, tutti assassinati dai socialisti.

Per anni meta della devozione pubblica, il 27 Luglio 1943, dopo la caduta del Regime, il “giardino dei Martiri fascisti” fu oggetto di un tentativo di profanazione da parte degli antifascisti. Davanti alla folla urlante che tentava di vandalizzare il giardino, però, si pose Vittorio Fantini, il giovane figlio di Pierino, che, da solo, a calci e pugni, respinse la massa. Ci pensò poi il Prefetto, sul finire dell’Agosto 1943, a far sparire per sempre i quattro busti in bronzo. Solo uno, quello di Pierino Fantini, venne salvato dalla famiglia; mentre degli altri tre si è persa traccia.
Oggi, presso la sede dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Rieti, si conservano solo i due calchi in gesso dei busti dei Militi Rosati e Sgavicchia.
Stessa sorte, per odio antifascista, ebbe la stele marmorea di Berardelli.
A centouno anni dal tragico evento che vide la morte del giovane Carabiniere Reale, la stele ritorna a splendere sul luogo del vile crimine, per perpetuare alle giovani generazioni il ricordo del suo sacrificio, abbattendo finalmente l’odio partigiano che ne ha cancellato la memoria.
In questo 1922 così ricco di eventi, il Comitato pro Centenario 1918-1922, plaudendo all’iniziativa di riconciliazione con la nostra storia, si è recato, il 24 Giugno, al cospetto del manufatto rendendo omaggio a tutti i Caduti per la Causa nazionale.

Il portavoce

AD OVIEDO NELL’ANNO DEL CENTENARIO

Si rafforza l’asse culturale Italia-Spagna negli studi sul fascismo

Oviedo (Spagna), 28 Maggio – Si è tenuta oggi la “Primavera Asturiana – IX Primavera Española”, l’importante manifestazione culturale organizzata dall’Asociación in Memoriam Juan Ignacio, con la collaborazione di “Asturies non Conforme”, che riprende quest’anno le sue attività, dopo due anni di blocco imposto dalle disposizioni anti-covid delle Autorità governative.

Oviedo non è stata scelta a caso: è famosa per la sua eroica resistenza all’assedio dei Rojos durante la Guerra Civile 1936-1939. Gli abitanti, circondati da soverchianti forze nemiche che bramavano la conquista della città – unico centro nazionalista ribelle in una regione totalmente in mano alle forze sovversive – seppero far fronte alla minaccia bolscevica, respingendo armi alla mano tutti i tentavi di assalto, resistendo impassibili a decine di bombardamenti, dimostrando la loro fede in Cristo e il loro attaccamento ai valori patriottici.

Dopo gli interventi di autorevoli esponenti della cultura nazionale spagnola, come Jorge Álvarez e Juan Antonio López Larrea, sui più disparati argomenti di politica e di storia, il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), ha intrattenuto il numeroso pubblico presente con una lectio magistralis sulle origini del movimento fascista, il Biennio Rosso in Italia e la Marcia su Roma: La insurrección nacional y popular que cambiò el rostro de Europa. Per la prima volta sono state veicolate al pubblico spagnolo le informazioni e le documentazioni frutto delle ultime ricerche ed interpretazioni del fascismo.

Ha concluso la manifestazione culturale Pedro Varela, scrittore, editore e studioso di storia, al centro di una persecuzione giudiziaria senza precedenti da parte dello Stato spagnolo.

Il portavoce

Jorge Alvarez, Juan Antonio Cuesta, Pietro Cappellari, Juan Antonio Larreaù

Juan Antonio Larrea e Pietro Cappellari

Pietro Cappellari e Pedro Varela

NELL’ANNO DEL CENTENARIO RICORDIAMO L’EROE ENRICO TOTI

Cento anni fa la traslazione della salma al Verano e l’ennesimo sfregio antifascista

Roma, 22 Maggio – Si è tenuta questa mattina, presso il Tempo Nazionale del Perpetuo Suffragio di tutti i Caduti di tutte le Guerre di Roma, in Piazza Salerno, la cerimonia in memoria dell’Eroe della Patria Enrico Toti, nel centesimo anniversario della tumulazione al cimitero Verano di Roma (24 Maggio 1922).

La manifestazione è stata organizzata dal Comitato pro Centenario 1918-1922 nell’ambito delle iniziative previste per quest’anno.

Il 24 Maggio 1922, nel settimo annuale dell’entrata in guerra dell’Italia, i patrioti allestirono un’imponente manifestazione nazionale per la traslazione della salma di Toti dal cimitero di Monfalcone (Gorizia) a quello della Capitale. La manifestazione si snodò per le vie dell’Urbe scortata dagli squadristi romani. All’entrata del quartiere San Lorenzo, da Via dei Sardi, i sovversivi – per odio antifascista e anti-italiano – spararono contro il corteo funebre, dando inizio ad una serie di scontri che durarono alcune ore e che vennero repressi violentemente dall’intervento delle Forze dell’Ordine.

Sul selciato rimasero senza vita tre cittadini romani apolitici che, quel giorno, vollero solamente dare il loro tributo al simbolo più puro del volontarismo di guerra italiano: Guglielmo Marabilia, Giuseppe Proietti (deceduto il 25 Maggio) e Filippo Franchi (deceduto il 27 Maggio). Decine i feriti, tra cui il Comandante squadrista Angelo Scambelluri (che morì mesi dopo per le ferite riportate).

Al termine della Santa Messa, le delegazioni ufficiali dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e degli Arditi d’Italia si sono recate al Cimitero Verano per rendere omaggio alle tombe di Enrico Toti ed Angelo Scambelluri.

Il portavoce

La tomba di Enrico Toti al Verano, amputata del fascio littorio laterale nel primissimo dopoguerra.
L’ennesimo sfregio antifascista ed anti-italiano dopo il vile attacco al corteo funebre dei sovversivi romani nel 1922