Tesi, idee, uomini di una rivolta dimenticata
La storia del MSI, oggi, è inquadrata in quella della destra italiana. Un’operazione di comodo, politicamente corretta, che nega la realtà storica – oltre che politica – di quel movimento fondato dai reduci della RSI nel Dicembre 1946, in cui la sola sigla sintetizzava tutto il patrimonio ideale che si rivendicava con ostentato orgoglio, la M di Mussolini, il richiamo alla RSI.
Il MSI fu per cinquant’anni la casa comune dei fascisti italiani e la sua storia non può assolutamente essere confusa con quella della destra – monarchica, liberale o conservatrice – tanto è v’ero che l’etichetta “Destra Nazionale” nacque solo nel 1972, in un contesto che deve assolutamente essere preso in considerazione: l’antifascismo militante e l’inizio degli anni di piombo, l’emarginazione radicale del Movimento Sociale Italiano dal contesto politico, i processi per ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Operazione portata avanti da chi – come Almirante, Romualdi, Erra, tanto per fare dei nomi – mai intese rinnegare il fascismo e i cui risultati saranno drammatici: la scissione di Democrazia Nazionale.
Nel Gennaio 1995, l’epilogo “suicidario” del MSI: lo scioglimento nel momento della vittoria. La nascita di Alleanza Nazionale, un contenitore di destra liberal-democratico che accettava i valori dell’antifascismo e la cancellazione delle storiche battaglie ideali cinquantennali del Movimento Sociale Italiano. Ma non si eclissava solo un progetto politico, si mancava un’occasione storica, quella della fine del sistema ciellenista al potere. Nel momento del suo crollo generale sotto il peso degli scandali e della sua inadeguatezza, veniva salvato dalla destra che gli permise di perpetuarsi fino ai nostri giorni.
Pietro Cappellari e Italo Linzalone ci raccontano questa storia con il loro studio La rivolta ideale 1993-1995. Nascita e tramonto del Movimento Sociale Italiano, del quale la straordinaria casa editrice Passaggio al Bosco di Firenze ha annunciato l’uscita del secondo ed ultimo volume. Un totale di 850 pagine per descrivere due anni intensi di lotte di chi, in nome dell’Idea e dei Caduti, non volle rinunciare ad un sogno rivoluzionario.
Il secondo volume uscito in questi giorni – che segue il precedente lavoro dedicato alla storia e alle idee del mondo “missino” – analizza la “svolta di Fiuggi” nella sua totalità: non solo la conclusione di un percorso, ma anzitutto lo “schianto” di un ambiente umano e politico, le cui conseguenze furono molteplici. Se della nascita di Alleanza Nazionale si è parlato molto, quasi nulla è stato detto del fermento di una base militante che – non disposta a farsi “assorbire dal sistema” – scelse di “non rinnegare le origini” e di porsi in “continuità ideale” con la propria eredità: una rivolta interna spontanea e tenace, che non voleva rassegnarsi al verbo liberale e che ancora pretendeva di incarnare le istanze sociali, nazional-popolari e rivoluzionarie.
In questo scenario insorgente – alle spalle di figure di primo piano come quelle di Pino Rauti, Rutilio Sermonti e Giorgio Pisanò – si schierano migliaia di dirigenti e di militanti, pronti a proseguire la battaglia con la “fiamma tricolore”. Queste pagine, ricche di documenti e di testimonianze, raccontano la storia di chi – incurante delle conseguenze – ebbe il coraggio di dire: «Anche se tutti, noi no».
Primo Arcovazzi














