L’INSURREZIONE CONTRO LA “SVOLTA” DI FIUGGI

Tesi, idee, uomini di una rivolta dimenticata

La storia del MSI, oggi, è inquadrata in quella della destra italiana. Un’operazione di comodo, politicamente corretta, che nega la realtà storica – oltre che politica – di quel movimento fondato dai reduci della RSI nel Dicembre 1946, in cui la sola sigla sintetizzava tutto il patrimonio ideale che si rivendicava con ostentato orgoglio, la M di Mussolini, il richiamo alla RSI.
Il MSI fu per cinquant’anni la casa comune dei fascisti italiani e la sua storia non può assolutamente essere confusa con quella della destra – monarchica, liberale o conservatrice – tanto è v’ero che l’etichetta “Destra Nazionale” nacque solo nel 1972, in un contesto che deve assolutamente essere preso in considerazione: l’antifascismo militante e l’inizio degli anni di piombo, l’emarginazione radicale del Movimento Sociale Italiano dal contesto politico, i processi per ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Operazione portata avanti da chi – come Almirante, Romualdi, Erra, tanto per fare dei nomi – mai intese rinnegare il fascismo e i cui risultati saranno drammatici: la scissione di Democrazia Nazionale.
Nel Gennaio 1995, l’epilogo “suicidario” del MSI: lo scioglimento nel momento della vittoria. La nascita di Alleanza Nazionale, un contenitore di destra liberal-democratico che accettava i valori dell’antifascismo e la cancellazione delle storiche battaglie ideali cinquantennali del Movimento Sociale Italiano. Ma non si eclissava solo un progetto politico, si mancava un’occasione storica, quella della fine del sistema ciellenista al potere. Nel momento del suo crollo generale sotto il peso degli scandali e della sua inadeguatezza, veniva salvato dalla destra che gli permise di perpetuarsi fino ai nostri giorni.
Pietro Cappellari e Italo Linzalone ci raccontano questa storia con il loro studio La rivolta ideale 1993-1995. Nascita e tramonto del Movimento Sociale Italiano, del quale la straordinaria casa editrice Passaggio al Bosco di Firenze ha annunciato l’uscita del secondo ed ultimo volume. Un totale di 850 pagine per descrivere due anni intensi di lotte di chi, in nome dell’Idea e dei Caduti, non volle rinunciare ad un sogno rivoluzionario.
Il secondo volume uscito in questi giorni – che segue il precedente lavoro dedicato alla storia e alle idee del mondo “missino” – analizza la “svolta di Fiuggi” nella sua totalità: non solo la conclusione di un percorso, ma anzitutto lo “schianto” di un ambiente umano e politico, le cui conseguenze furono molteplici. Se della nascita di Alleanza Nazionale si è parlato molto, quasi nulla è stato detto del fermento di una base militante che – non disposta a farsi “assorbire dal sistema” – scelse di “non rinnegare le origini” e di porsi in “continuità ideale” con la propria eredità: una rivolta interna spontanea e tenace, che non voleva rassegnarsi al verbo liberale e che ancora pretendeva di incarnare le istanze sociali, nazional-popolari e rivoluzionarie.
In questo scenario insorgente – alle spalle di figure di primo piano come quelle di Pino Rauti, Rutilio Sermonti e Giorgio Pisanò – si schierano migliaia di dirigenti e di militanti, pronti a proseguire la battaglia con la “fiamma tricolore”. Queste pagine, ricche di documenti e di testimonianze, raccontano la storia di chi – incurante delle conseguenze – ebbe il coraggio di dire: «Anche se tutti, noi no».

Primo Arcovazzi

NETTUNO, 4 NOVEMBRE. FESTA DELLA VITTORIA

Nettuno, 4 Novembre – Una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha reso onore ai Caduti per l’Unità e la grandezza nazionale presso il tripode dannunziano di Via S. Maria del Quarto in occasione dell’anniversario della Festa della Vittoria.
La storia del tripode è stata ricostruita dagli studi del Dott. Pietro Cappellari nel suo volume Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, pubblicato dalla Herald Editore nel 2014.
Nel 1923, uno dei primi atti del Governo Mussolini fu quello di creare in tutta Italia dei Parchi della Rimembranza per i Caduti per la Patria. Per ogni Italiano sacrificatosi nella Grande Guerra si piantò così un albero, per perpetuarne la memoria e l’esempio alle generazioni future. Nel 1945, in odio ai valori patriottici, il Parco della Rimembranza di Nettuno venne distrutto e solo nel Dicembre 2020, ad opera del Cappellari, il giardino in memoria dei Caduti per la Patria venne ripristinato nel suo luogo originario, con la nuova dizione di Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe.
Sta di fatto che dopo la sacrilega distruzione del 1945, passata l’ondata di partigianeria antipatriottica, qualche amministratore locale sentì il bisogno di riparare alla malefatta e, nel 1955, davanti al cimitero civile, venne approntata una nuova area nella quale vennero messe a dimora alcune querce. Tuttavia, il nuovo Parco della Rimembranza cadde ben presto nel dimenticatoio, anche quando al suo interno fu collocato il tripode dei Caduti di Piazza Cesare Battisti. Nel 1979, infatti, grazie ad una donazione della Cassa Rurale ed Artigiana, Nettuno riebbe la sua statua in bronzo della Vittoria, depredata per esigenze belliche dai Germanici durante l’occupazione della città nell’Ottobre 1943.
Alla base del tripode posizionato nel nuovo Parco della Rimembranza davanti al cimitero civile, fu riprodotta parte della poesia nazional-patriottica di Gabriele d’Annunzio tratta dal Cantico per l’Ottava della Vittoria (1918): “La vita riculmina in gloria / La morte s’abissa in vittoria!”. Questa poesia ornava il primo Parco della Rimembranza, per poi essere distrutta dai comunisti nel 1945.
La presenza di questa citazione fa del tripode di Via Santa Maria del Quarto un monumento dannunziano di cui andar fieri, che ricorda il cosciente sacrificio di 600.000 Italiani caduti per la grandezza nazionale, perché fossero raggiunti i sacri confini affidati mazzinianamente “da Dio all’Italia”.
Oggi, come ieri, il giuramento per la Patria è riconsacrato nella speranza che lo “spirito del Piave” torni ad accarezzare i cuori delle giovani generazioni.

Primo Arcovazzi

CONCLUSA L’OPERA SULLA RIVOLUZIONE NAZIONALE E POPOLARE CHE CAMBIO’ IL VOLTO DELL’EUROPA

Le edizioni Passaggio al Bosco hanno comunicano l’uscita del quarto ed ultimo volume del monumentale studio curato dal Dott. Pietro Cappellari

Quando, nell’Ottobre 2020, uscì il primo volume della tetralogia Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. Il Centenario della Rivoluzione fascista tutti rimasero sorpresi dall’impresa. L’opera, affidata al Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “G. Coppola” di Paderno (Forlì) Dott. Pietro Cappellari, si mostrò fin da subito di importanza eccezionale per la ricostruzione degli eventi che sconvolsero l’Italia nel quadriennio rivoluzionario 1918-1922. Cappellari si è valso della collaborazione di diversi studiosi tra cui ricordiamo il Prof. Roberto Mancini e il Gen. Giacinto Reale, tra i maggiori conoscitori del periodo antemarcia, insigniti l’anno scorso del prestigioso Premio “Fernando Mezzasoma” per gli Studi sul Fascismo, e di numerose associazioni culturali locali che hanno voluto così riappropriarsi della propria storia, cancellata e mistificata da decenni di propaganda antifascista.
Con l’istituzione, nel Settembre 2018, del “Comitato pro Centenario 1918-1922” si è inteso ripercorrere, passo dopo passo, il quadriennio rivoluzionario che caratterizzò l’Italia all’indomani della fine della Grande Guerra, con una serie di ricerche, “scoperte”, ricostruzioni ed analisi innovative, manifestazioni e cerimonie. Un’opera che nasce emblematicamente al di fuori delle ingessate accademie “di Stato”.
Il risultato è stato a dir poco eccezionale: quattro volumi per un totale di 2.394 pagine, divisi in una parte storica di approfondimento generale e particolare (dove si sono analizzati compiutamente gli eventi più importanti o del tutto sconosciuti alla storiografia) e una parte di “cronaca” con le attività condotte su tutto il territorio italiano, da Palermo a Bolzano, da Torino a Fiume. Un’impresa senza precedenti che fa di questa opera un unicum nella produzione culturale italiana degli ultimi anni, che si può affiancare a quella “cronachistica” di Giorgio Alberto Chiurco in cinque volumi del 1929 e a quella “politica” di Roberto Farinacci in tre tomi del 1937. L’opera di Cappellari ha il pregio di fondere una più attenta ed innovativa ricostruzione degli eventi ad un’interpretazione storica libera da condizionamenti politici.
Il volume annunciato alla vigilia del centunesimo anniversario della Marcia su Roma dall’editore Passaggio al Bosco – il quarto in ordine di uscita, come abbiamo detto – chiude la tetralogia. Un lavoro monumentale, libero da ogni condizionamento politico, che si pone l’obiettivo di fornire nuove chiavi di interpretazione e fare luce – finalmente – sui tantissimi episodi storici dimenticati o mistificati.
Il 1922 passerà alla storia come l’anno della vittoriosa insurrezione fascista di Ottobre. Un percorso che parte da lontano e che porta con sé un pesante tributo di sangue. I fascisti, sconfitto ormai il sovversivismo, si apprestarono a dare l’ultima spallata al sistema liberaldemocratico italiano, nel nome della rivoluzione nazional-popolare e di un rinnovamento che voleva essere politico, culturale e spirituale al tempo stesso.
Più che i programmi, contò il mito: quello della Vittoria mutilata, della Grande Italia, di Fiume, della lotta al bolscevismo. In quei mesi, smantellate le ultime roccaforti rosse, si registrarono le famose occupazioni delle città, con migliaia e migliaia di uomini perfettamente inquadrati. Ad ogni azione, corrispose il crescere esponenziale dei consensi tra gli Italiani: anche tra i nemici del fascismo, gradualmente, si fece largo l’idea dell’ineluttabilità dell’ascesa al potere di Mussolini.
Quando gli squadristi cinsero d’assedio Roma, quel 28 Ottobre 1922, l’Italia era già nelle mani dei fascisti: quel giorno, le camicie nere si limitarono soltanto a raccogliere i frutti di una vittoria conquistata in quattro anni di battaglie quotidiane. Si realizzava, dopo una guerra civile strisciante, l’unica rivoluzione della storia d’Italia.

Claudio Cantelmo

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IN RICORDO DELLA CAMICIA NERA SCELTA PASQUALE PETRIACHI

Spoleto, 26 Ottobre – Questa mattina una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI si è recata nell’isolata frazione di Patrico di Spoleto (Perugia), dove il 14 Ottobre di ottanta anni fa venne assassinata la Camicia Nera Scelta Pasquale Petriachi.
Le unità italo-tedesche avevano raggiunto la zona per cercare di intercettare i numerosi prigionieri di guerra slavi che, poche ore prima, erano fuggiti dalla Rocca. Si doveva intervenire immediatamente, soprattutto per proteggere la popolazione da questa ondata di “sbandati”. Durante il rastrellamento erano stati effettuati alcuni fermi di ragazzi sospetti che, in attesa del loro trasferimento, erano stati posti sotto la vigilanza del Petriachi.
Quando si diffuse la notizia, un ribelle, trale Francesco Spitella, raggiunse la frazione, uccise la Camicia Nera Scelta, e fece fuggire i prigionieri.
Il caduto era un reduce d’Africa, ove si era recato, nel Settembre 1935, in qualità di Volontario della 104a Legione “Santorre di Santarosa” della Milizia di Alessandria (CIV Battaglione CC.NN.). Era stato rimpatriato nel Giugno 1936 per malattia contratta in servizio che gli aveva procurato un’invalidità. La sua adesione al neonato Stato Nazionale Repubblicano d’Italia fu naturale. Mai, però, avrebbe immaginato di cadere ucciso dai partigiani, nella sua amata Italia.
Si trattava del primo caduto della RSI in provincia di Perugia per mano fratricida.
In occasione, dell’ottantesimo anniversario del suo sacrificio per la Patria, una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha raggiunto la piccola frazione per raccogliere la memoria storica dell’evento ed annunciare con questo primo atto la costituzione del Comitato pro 80° Anniversario della RSI in Provincia di Perugia con il quale promuoverà, nel corso dei prossimi mesi, una serie di iniziative culturali in difesa della memoria della Repubblica Sociale Italiana. Iniziative che si concluderanno con la pubblicazione di un tomo di 800 pagine a chiusura della trilogia sulla storia della RSI sull’Appennino Umbro-Laziale. Anche la redazione di questo volume, con le relative ricerche, è stata affidata al Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “G. Coppola” di Paderno (Forlì). Le iniziative saranno patrocinate della Fondazione “Francesco Parrini”.

Ufficio Stampa
Comitato pro 80° Anniversario della RSI
in Provincia di Perugi

IN RICORDO DI D’AURIA

Il 25 Ottobre 2023 ci ha lasciato l’Ing. Francesco Paolo d’Auria, per molti anni residente ad Anzio. Da sempre frequentatore assiduo del Campo della Memoria, è stato un vivace polemista, autore di un libro sulla vita del padre Ufficiale dell’ANR della RSI; di Quo usque tandem. Crimini dimenticati sulle violenze dei “liberatori” e di Einer von Millionen (Passaggio al Bosco edizioni), le memorie di un altro portodanzese d’adozione, il Legionario della Libstandarte SS “Adolf Hitler” Ferdinando Gandini. Da tempo malato si era trasferito in una clinica del Nord Italia.
L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI che lo ha avuto tra i suoi sostenitori abbruna i labari, stringendosi al fianco dei parenti in questo momento di dolore.
L’Italia ha perduto un vero patriota.

IN MEMORIA DEL NETTUNESE ERNESTO BISCHETTI

Il 19 Luglio scorso è caduto l’ottantesimo anniversario del bombardamento angloamericano di Roma del 1943. Un crimine contro l’umanità rimasto impunito, una strage dimentica e non a caso cancellata dai libri di scuola. Si calcola in circa 3.000 i morti e in 11.000 i feriti. Un dramma silenziato destinato a ripetersi su tutto il territorio italiano in quei tragici anni della Seconda Guerra Mondiale. Tra le vittime di quella insensata violenza commessa dagli Alleati nella loro spietata e barbara “guerra ai civili”, vi fu il nettunese Ernesto Bischetti, di 15 anni. Di lui si parlò per la prima volta solo grazie agli studi del Dott. Pietro Cappellari (Nettunia. Una città fascista 1940-1945, Herald Editore, 2011). Oggi, l’Associazione Nazionale Vittime dei Bombardamenti Angloamericani, che perpetua la memoria degli 80.000 Italiani assassinati dai “liberatori”, ha chiesto ufficialmente alle istituzioni del Comune di Nettuno un luogo pubblico per ricordare il giovane Ernesto Bischetti, vittima degli Alleati.

Il nome del giovane nettunese oggi è onorato presso il Parco 19 Luglio 1943 di Roma, insieme a quello della tante vittime innocenti della violenza angloamericana. Si spera che anche la sua città possa ricordarlo degnamente.
«Con soddisfazione apprendo di questa iniziativa – ha dichiarato Cappellari – che ripaga l’impegno per una ricerca storica libera e indipendente in difesa della memoria delle città di Anzio e Nettuno. L’iniziativa per ricordare il quindicenne Ernesto Bischetti si sposa con l’analoga richiesta dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate che da anni ormai chiede un luogo pubblico per commemorare la diciassettenne Giulia Tartaglia, anche lei vittima dei “liberatori”. È una battaglia dura, che si scontra con l’indifferenza delle amministrazioni, ma che è doveroso portare avanti, perché prima o poi questo muro di omertà cadrà. Da anni, ad esempio, abbiamo chiesto di inserire i nomi dei Caduti della RSI sul Monumento di Nettuno. Ad Anzio ci siamo riusciti, a Nettuno ancora no. Molti ghignando ci hanno detto che questo è impossibile, che si opporranno “con tutti i mezzi”. Le stesse cose che ci dicevano quando avanzammo la proposta per il parco in memoria dei Martiri delle Foibe. Oggi, sia Anzio che Nettuno hanno un luogo dove si ricorda il sacrificio degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia, dove si rinnova il nostro impegno in difesa dell’italianità dell’Istria e della Dalmazia, mentre coloro che si opponevano sono scomparsi e l’invito per un libero confronto in Consiglio comunale al cospetto della popolazione che più volte abbiamo a loro chiesto è stato emblematicamente disertato. Ernesto, Giulia, i Caduti della RSI, non saranno dimenticati».

Lemmonio Borreo

Il Dott. Pietro Cappellari presso il monumento alle vittime del bombardamento angloamericano di Roma del 19 Luglio 1943 evidenzia il nome del nettunese Ernesto Bischetti

UNA PANCHINA TRICOLORE NEL NOME DI NORMA COSSETTO

Sentita cerimonia per la memoria storica, l’identità nazionale e un progetto per il futuro

Nettuno, 7 Ottobre – Si è tenuta presso il Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe una commovente manifestazione patriottica in occasione dell’ottantesimo anniversario del sacrificio di Norma Cossetto, Medaglia d’Oro al Merito Civile, stuprata ed infoibata dai partigiani comunisti tra il 4 e il 5 Ottobre del 1943, a Villa Surani, in Istria, all’epoca territorio italiano in balia della prima ondata di pulizia etnica compiuta dagli antifascisti nemici della nostra Nazione.
Dopo un silenzioso omaggio presso il monumento ai Martiri delle Foibe di Anzio, i ragazzi del Circolo “Barbarigo”, organizzatori della cerimonia, si sono recati a Nettuno ove hanno inaugurato una panchina tricolore in onore della studentessa universitaria Cossetto, deponendo un fiore nell’ambito dell’annuale iniziativa a carattere nazionale del Comitato 10 Febbraio “Una Rosa per Norma”.


Presente, a nome del Comitato 10 Febbraio, il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana e fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe di Nettuno.
«È sempre con particolare emozione che mi reco in questo luogo – ha dichiarato Cappellari – che simboleggia le sofferenze e il cosciente sacrificio degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia assassinati e costretti all’esilio dai “liberatori” dalla stella rossa e dall’omertà – spesso tramutatasi in complicità – degli antifascisti italiani. Oggi qui rinnoviamo il giuramento di Norma, oggi qui diciamo – senza se e senza ma – noi siamo tutti Cossetto. Il sorriso di Norma che fa da sfondo a questa manifestazione non si esaurisce nel ricordo sterile e fine a se stesso, ma ci spinge a rinnovare la nostra promessa, a difendere l’italianità dell’Istria e della Dalmazia. Anche qui a Nettuno, nell’avvicinarsi del centenario delle Convenzioni firmate al Forte Sangallo nel 1925 dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini che posero fine alla lunga contesa adriatica e pacificarono, nel nome di Roma, quella regione italiana. Oggi, reso impotente l’odio antifascista, fallito il criminale progetto comunista di “redenzione” nella violenza, rinasca un fiore d’amor di Patria in quei luoghi ove ancor risuona cullata dal vento la poesia di d’Annunzio».

Claudio Cantelmo

FESTA DI CHIUSURA DI “LIBRI SOTTO LE STELLE “

Nettuno, 7 Agosto – Si è conclusa la V edizione di “Libri sotto le stelle”, manifestazione culturale voluta dalla Proloco Nettuno e dal suo Presidente Dott. Marcello Armocida, da una idea del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì).

Hanno presentato questa edizione il Prof. Alberto Sulpizi e Graziella Nobile.

Chiusura in grande stile, grazie alle poesie ed alla sensibilità di Maria Vittoria Catapano, la musica del maestro Sergio Troise e i talentuosi dicitori che si sono alternati. Apprezzata l’analisi critica del noto Maurizio Stasi che ha intrattenuto i numerosi convenuti.

L’appuntamento per tutti è per la VI edizione che si terrà, come di consueto, nel periodo natalizio.

É con orgoglio – ha dichiarato Cappellari – che chiudiamo la V edizone di questa rassegna che ormai contraddistingue il panorama culturale della nostra città. Insieme ai Premi ‘Tridente d’oro’ e ‘Nettunia1944’, questa attività ha permesso a Nettuno di farsi conoscere ben al di fuori dei confini della provincia. Ringrazio il Dott. Armocida e il Prof. Sulpizi per il loro impegno a favore della cultura nazionalpopolare e della nostra città. Senza di loro nulla si sarebbe potuto fare“.

Claudio Cantelmo

AL FORTE SANGALLO PER IL TRENTENNALE DEL CAMPO DELLA MEMORIA

Nettuno, 12 Maggio – Si è tenuta nella prestigiosa cornice del Forte Sangallo – nella sala che nel 1925 vide firmate le Convenzioni dei Nettuno dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini – la presentazione del libro del Dott. Pietro Cappellari Il Campo della Memoria. Il campo dell’onore di Nettuno (Ritter Edizioni). La manifestazione culturale, organizzata dal Circolo “Barbarigo”, è stata l’occasione per una riflessione sul trentennale del Campo della Memoria, il cimitero di guerra del Ministero della Difesa, gestito dal Comune di Nettuno, dove riposano i caduti della Repubblica Sociale Italiana, quei ragazzi che nella Primavera del 1944 si opposero all’invasore angloamericano combattendo per la libertà e l’onore della Patria.
Dopo la presentazione di Luca Parapetto, responsabile del Circolo “Barbarigo”, ha preso la parola il Dott. Pietro Cappellari, ricercatore di fama internazionale, con all’attivo quasi 40 pubblicazioni, da annoverare come il più prolifico scrittore nella storia di Anzio e Nettuno, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), noto anche per il suo impegno nella difesa dell’italianità dell’Istria e della Dalmazia che ha avuto anche un apprezzamento dalla Presidenza della Repubblica.


Cappellari ha ricordato la storia dei caduti della RSI del fronte di Nettunia, che inizia nella lontana Estate 1947, quando l’Ausiliaria Raffaella Duelli intraprese l’opera di ricerca delle salme nella Pianura Pontina, riuscendo a ritrovare una settantina di camerati, pietosamente raccolti in cassette e depositati “provvisoriamente” nella tomba di famiglia al Verano di Roma. Un’annotazione, negli anni ’50 i caduti della RSI erano rispettati molto più di quanto non sono ora. Quando nell’Aprile 1950 gli ultimi resti partirono da Latina per Roma, ricevettero la scorta d’onore della Polizia Stradale e il Sindaco di Sermoneta volle coprire le cassette con lo storico tricolore medioevale della città. Poi, con l’invenzione dell’antifascismo degli anni ’60, si iniziò la riscrittura della storia, la manipolazione delle menti, la violenza fattasi “ordine morale”, l’odio politico innalzato a barriera tra gli uomini.


Nel Giugno 1987, i reduci della Decima MAS vollero realizzare un luogo della memoria nelle zone ove avevano combattuto e scelsero Nettuno come sede del loro progetto. Con una gara di solidarietà senza precedenti venne acquistato un terreno e il 9 Marzo 1991 organizzata la posa della prima pietra, fino ad arrivare alla storica data del 28 Marzo 1993, quando vi fu l’inaugurazione ufficiale. Per la prima volta le popolazioni di Anzio e Nettuno vennero a conoscenza di una storia che era stata cancellata: a combattere gli Angloamericani non vi erano solo i Tedeschi, ma anche gli Italiani!
Del resto, il Muro di Protezione Antifascista di Berlino era caduto, travolgendo nella sua rovina i Partiti Comunisti di tutto il mondo. Si poté così realizzare quello che qualche anno prima sarebbe stato impossibile.
Il passo successivo fu quello di trasformare questo “giardino della memoria” in un vero e proprio cimitero di guerra, sanando quella “provvisorietà” che non rendeva onore a quei caduti. Intanto, però, il Campo fece parlare di sé e il 22 Gennaio 1999 ricevette per la prima volta l’omaggio ufficiale da parte dei Comuni di Anzio e Nettuno, con i Sindaci Vittorio Marzoli e Candido De Angelis pronti a recarsi in visita nell’anniversario dello sbarco. Tutto nacque con una iniziativa di Pietro Cappellari che, notando tra i vari omaggi istituzionali l’assenza del Campo della Memoria, contattò l’Assessore alla Cultura del Comune di Nettuno Prof.ssa Marilena Cappella che si mobilitò per inserire anche questo sacrario nelle visite ufficiali.
In previsione della trasformazione del “giardino” in cimitero di guerra il Ministero della Difesa – cui spetta, grazie ad una legge del 1951, la tutela delle salme dei caduti della RSI – si interessò per l’acquisizione del Campo della Memoria che da luogo privato di venne proprietà dello Stato italiano.
Il 20 Giugno 2000 i primi sette caduti della RSI raggiunsero il Campo della Memoria, dopo una lunga trafila burocratica, ma grazie alle autorizzazioni concesse durante i Governi D’Almea ed Amato, con Bianco agli Interni e Mattarella alla Difesa. Infine, il 16 Giugno 2006, l’ultima traslazione: altri 65 caduti vennero solennemente inumati a Nettuno, con picchetto d’onore dell’Esercito Italiano.
Nel corso degli anni numerosi sono stati gli omaggi ufficiali delle Istituzioni civili e delle Forze Armate italiane, ma anche straniere, e molti studiosi – anche dal Giappone – hanno visitato il Campo che ospita, tra gli altri, il C.te Umberto Bardelli Medaglia d’Oro al V.M. e il più giovane caduto del fronte di Nettunia, il Legionario SS Antonino Pisani di 14 anni.
La manifestazione culturale si è conclusa con un pensiero d’amore rivolto ad Amina Gallinari, donna di grande cuore, sempre presente al Campo della Memoria, tragicamente scomparsa pochi giorni fa. Infine, il prossimo appuntamento per l’ottantesimo dell’8 Settembre, dove sarà sfatato il mito dell’“insurrezione popolare contro i nazifascisti” che una politicizzata vulgata dice essersi verificata a Nettunia in quel lontano 1943… Anche quel giorno, come ha ricordato il Prof. Alberto Sulpizi, Amina sarà insieme a noi.

Primo Arcovazzi

APOLOGIA DI UNA TWINGO

Le ultime settimane ci hanno ammorbato con la solita decadente storia tipica del mondo moderno di una coppia che scoppia, con il solito teatrino della sovraesposizione mediatica di un triste episodio consuetudinario della democrazia decadente. Non vogliamo parlare della coppia in sé, del resto il tradimento in un matrimonio rimane deplorevole e a rimetterci sono sempre i figli che ne pagheranno in futuro le conseguenze con comportamenti che ne pregiudicheranno la vita. Oltre che, ovviamente, i mariti che anche se “innocenti”, sono sempre le prime vittime, colpiti dalla mannaia di una legislazione maschicida, che li punisce – con sommo godimento delle femministe e delle ex mogli “emancipate” – per il solo fatto di avere impresso nel DNA quello che nessuno potrà mai cancellare: l’essere maschi. Quando un Governo degno di questo nome porrà fine a questa legislazione e gli uomini otterranno finalmente la libertà e parità?
Shakira la tradita ha fatto delle corna un investimento che le ha fruttato – guarda caso – ancora più successo e ancora più milioni. Del resto, il mondo moderno a questo si riduce. Ad una corsa al denaro. Contenti tutti. Anche i cornuti.
Ma questo è solo un aspetto della triste vicenda, perché a scendere in campo sono state le femministe, che hanno esaltato la tuonante cantante d’assalto per condannare lo spregevole “maschio alfa tossico di mascolinità patriarcale”. In altri tempi la solidarietà ad un tradito – uomo o donna che fosse – non avrebbe generato speculazioni politiche. Oggi, tutto è sfruttato dal minoritario femminismo che con la sua cagnara silenzia tutte le voci della vile maggioranza. Anche quelle della dignità.
Quello che però è sfuggito è l’offesa che la tigre della canzone latina ha fatto ad un’altra donna, declassandola al rango di un Casio al confronto di un Rolex oppure, per l’appunto, ad una Twingo che, ovviamente, per chi naviga nell’oro non può essere che qualcosa da essere inferiore, come ci insegnano i sinistrorsi che prendono l’aperitivo sulle spiagge di Capalbio.
Se fosse stato un uomo a bollare una donna con questi epiteti sarebbe finito in carcere. Ma una donna può oggi dire quello che le pare, financo uccidere il proprio compagno o il proprio figlio. Poverina era depressa ed oppressa da questa società patriarcale! Chi siamo noi per giudicare, direbbe il simpaticissimo Francesco.
Eppure qualcosa potremmo aggiungere. Polemicamente. Per divertirci un po’. Senza la smania di salire in cattedra come fanno i sinistri saccenti moralisti dei diritti civili. Non sia mai. Vogliamo solo scherzare. E ridere. Soprattutto in faccia a coloro che ci vorrebbero rieducare al progresso.
Un uomo tecnicamente, dal punto di vista bassamente biologico, non tradisce. Come animale è programmato principalmente per trasmettere i propri geni. E questo in natura si può fare solo accoppiandosi con più femmine possibili, compulsivamente, istintivamente. E la scelta va in primis alle femmine “belle”, ossia sane, che possano assicurare questa trasmissione genetica. Altro che “bellezze alternative”, pelose, sciatte ed obese!

Per le femmine la natura ha previsto un’altra esigenza e un altro ruolo. Quello di essere le “incubatrici” del seme maschile. Ed è per questo che in natura è il maschio che corteggia, combatte, conquista, “possiede” una donna; mentre la donna “fugge”, osserva, “sceglie”, viene posseduta.
Ma l’uomo per fortuna non è solo un animale. È un essere superiore. E per questo – pur non rinnegando la sua natura – ha saputo elevarsi costruendo delle civiltà che hanno instaurato un rapporto con Dio, elaborato il rapporto tra gli uomini sulla base dei sentimenti, sognato una società migliore, scritto il diritto, ecc.
È così che nasce la famiglia, cellula base dello Stato, che non rinnega la natura ma la armonizza ad un livello superiore di spiritualità. La famiglia infatti è l’unione tra un uomo e una donna che si fonda sul dovere della procreazione. Altre fattispecie di “unioni” non sono famiglia. Per carità ognuno in democrazia può fare quello che vuole. Da sempre uomini si accoppiano con le pecore, ci sono donne che lo fanno con i propri cani, in Africa e in Asia si usa farlo con le scimmie… chi siamo noi per giudicare?
Ma queste “unioni” non sono famiglia. Chiamatele libertà, diritti. Ma non famiglia.
Dati i fatti e la natura, forse l’uomo tecnicamente non tradisce dal punto di vista volgarmente biologico, come abbiamo accennato. È sempre una donna che tradisce un’altra donna. È lei che sceglie di accoppiarsi o no. E da qui che nasce l’odio tra le donne. Biologicamente per questioni di concorrenza sul mercato. E se le donne sono fuori mercato perché brutte e sciattone, allora odiano anche gli uomini che non le corteggiano, che non le “fischiano”, che non le “violentano” con i complimenti infarciti di mascolinità tossica a base patriarcale come fanno a quelle belle. Ma quanto gli piacerebbe?
L’uva è sempre acerba per chi non arriva a coglierla
Ma il caso triste di Shakira, a cui va tutta la nostra solidarietà, insegna qualcosa anche a quelle donne che femministe non sono e hanno dedicato la loro vita a collegare la carta di credito che hanno in mezzo alle gambe ad un buon conto corrente (che non sia il loro ovviamente). Perché potrai essere bella quanto ti pare. Potrai adescare con la tua bellezza tutti gli uomini di questo mondo. Ma prima o poi una qualsiasi Twingo ti supererà. E allora ricorderai chi sei. E varrai per quel sei. Drammaticamente.
Un’altra motivazione per odiare il maschio alfa bianco e la natura delle cose.

Claudio Cantelmo