Nettuno, 10 Febbraio – Dopo le celebrazioni istituzionali della prima mattinata, la comunità dei patrioti di Anzio e Nettuno si è riunita per commemorare i Martiri delle foibe e ricordare l’esodo giuliano-dalmata al Campo della Memoria. Qui è stata officiata una Santa Messa in rito latino in suffragio delle anime delle vittime della barbarie slavo-comunista e dei Caduti della RSI che difesero, fino all’ultimo uomo, il confine orientale italiano. Il binomio Campo della Memoria – Giorno del Ricordo è un binomio consolidato negli anni, quando ancora imperversava l’ideologia ciellenista che negava il giusto ricordo della più grande tragedia che ha colpito la nostra Nazione. Quando si negava un luogo ove poter rendere onore ai Martiri e solo il Campo della Memoria accoglieva i patrioti che volevano rivendicare l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Non a caso, in questo sacrario riposa anche il Marò Gavino Casella, di 18 anni, caduto nella Battaglia del Monte San Gabriele (Gorizia) nel Gennaio 1945, quando il Battaglione “Barbarigo” della Decima MAS sconfisse una intera Brigata titina, consacrando nel sangue italiano quei Sacri Confini per cui già 600.000 nostri connazionali si erano immolati durante la Grande Guerra e i comunisti – Slavi e “Italiani” – volevano, in quei mesi, annettere alla sorgente Iugoslavia del dittatore Tito. La cerimonia, organizzata dal Circolo “Barbarigo” in collaborazione con Giuseppe Mindopi, ha visto la partecipazione di un folto pubblico, tra cui gli ex-Consiglieri comunali Rodolfo Turano e Genesio D’Angeli; Alfredo Restante, figlio di Aristodemo, storico Segretario cittadino del MSI; il Dott. Pietro Cappellari, fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno, fiduciario del Comitato 10 Febbraio e Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio. Presenti anche le rappresentanze delle Associazioni d’Arma, tra cui l’Associazione Nazionale Polizia di Stato e i Paracadutisti “La Squadra di Santo”, guidati dal locale Presidente di AssoArma Iridio Palomba. Nel pomeriggio, il Circolo “Barbarigo” ha reso omaggio ufficialmente ai cippi dei Martiri delle foibe di Anzio e di Nettuno con una breve ma toccante cerimonia in cui si è rinnovato il giuramento di fedeltà ad un’Idea di Patria che vive oltre il tempo. Nei prossimi giorni, il Circolo “Barbarigo” presenterà al Comune di Nettuno una richiesta ufficiale per poter avere in affidamento la cura del decoro dell’Ara dei Martiri delle foibe che, abbandonata a se stessa, offende il giusto omaggio che tutti gli Italiani degni di questo nome devono alle popolazioni giuliano-dalmate, esempio eterno di patriottismo.
Lemmonio Boreo
Campo della Memoria
Campo della Memoria
Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno
Nel suo ultimo saggio Gianfranco Stella ci racconta una storia dimenticata
Nel Novembre 2023 è uscito quello che è stato annunciato come l’ultimo saggio storico di Gianfranco Stella: 1945 Killer in Polizia. La Polizia partigiana nelle Questure, stampato in proprio, con la collaborazione di Stefano Pierucci, e distribuito, tra le altre, dalla Libreria Europa di Roma (06.39.72.21.59). Stella non ha certamente bisogno di presentazioni, gli ultimi suoi studi, presentati come “saggi storici sulle atrocità dei partigiani”, hanno avuto il merito non solo di catalogare i crimini contro l’umanità commessi dai ribelli illegittimi belligeranti in Italia nel corso finale della Seconda Guerra Mondiale ma, per la prima volta, di dare loro un nome e cognome, un volto. Un’opera senza precedenti, che ha sfidato a viso aperto, con onestà intellettuale e soprattutto con grande coraggio, istituti della Resistenza ed associazioni partigiane che per decenni, quei delitti immondi, avevano nascosto, se non giustificato. Un’attività di ricerca che è divenuta una vera e propria missione di vita, unendo alla carità cristiana una granitica sete di giustizia. Quella carità, quella giustizia, che è sempre stata negata ai caduti della Repubblica Sociale Italiana. Quello che è stato presentato come il suo ultimo lavoro – noi speriamo ovviamente di no – ci riporta al primo dopoguerra, quando, occupata la nostra Nazione dagli Angloamericani, ci si domandò che fare dei ribelli, in maggioranza comunisti, che avevano fomentato per un biennio la guerra civile, ammazzando e facendosi ammazzare, nel miraggio di una prossima rivoluzione socialista. Stalin aveva ben istruito Togliatti sul futuro dell’Italia, “abbandonata” alla sfera capitalista, e per il PCI non restò altra strada di tentare la conquista del potere per via democratica. E i partigiani? Quelli saliti in montagna per fare la rivoluzione? Ebbene, indigesti a tutti, dovevano essere messi nelle condizioni di non nuocere e per questo subito disarmati dagli Alleati e “liquidati” dallo stesso PCI. Togliatti, tuttavia, non voleva certamente privarsi di questa forza armata e si dispose, parallelamente all’occultamento delle armi per il “momento buono”, un loro inserimento nella nuova Polizia che sorgeva sulle ceneri di quella “fascista”, epurata degli elementi più compromessi se non con il Regime, almeno con la RSI. La nuova Polizia, in mano al PCI, era salda garanzia che le “conquiste” rivoluzionarie della Resistenza non sarebbero state disattese nel futuro, preparando al Partito Comunista l’ascesa al potere. Tra il 1945 e il 1946 furono immessi nel Corpo Pubblica Sicurezza, in qualità di Agenti ausiliari, ben 17.000 ribelli: “Alla fine, e per tutto il ’47, nelle Questure di mezz’Italia erano in servizio stupratori, rapinatori e assassini, indistinguibili nelle loro divise dai veri servitori dello Stato” (pag. 307). “Le Questure dal ’45 al ’47 non avevano garantito l’esercizio del diritto, anzi erano diventate luoghi di commissioni di altri reati, di sparizioni, di insabbiamento di denunce, di soprusi e di arresti arbitrari” (pag. 314). In questo quadro anche Nettuno – la città che ha dedicato una via ad un ribelle accusato dai suoi stessi compagni di stupro e duplice omicidio di innocenti – ebbe un “ruolo”. Infatti, presso la Caserma “Piave”, negli edifici che fino al Settembre 1943 avevano ospitato la storica e prestigiosa Scuola di Tiro di Artiglieria, venne istituita una Scuola Allievi Guardie di PS. Finiva davvero un’era, la Scuola di Tiro di Artiglieria non ritornerà mai più nella cittadina, lasciando un vuoto incolmabile. Molti partigiani, nella veste di Agenti ausiliari, vennero spediti a Nettuno, anche per allontanarli dalle “zone calde” in cui era vivo il malessere per i loro comportamenti. “Nel 1946 furono riaperte le Scuole di Polizia di Nettuno e Salerno ove la mansione di istruttore era demandata a ex partigiani che durante la Resistenza fossero appartenuti a Brigate di Polizia, come quel ‘Libero’, agli ordini del quale, nel Veneto durante gli ultimi mesi della lotta di liberazione e nel successivo Maggio, erano state eseguite decine di soppressioni, generalmente di prigionieri di guerra. Per due anni ‘insegnò’ alla Scuola Allievi Guardie di Pubblica Sicurezza di Nettuno” (pag. 302). “Nel ’47 emigrò in Venezuela poco prima di essere arrestato” (foto). “Alla fine del ’45 l’ex Comandante partigiano ‘Barbanera’, era entrato nella Polizia prendendo servizio alla Questura di Modena. Aveva superato le maglie della prima epurazione scelbiana e, dopo aver frequentato il corso di addestramento a Nettuno, nel ’47 era stato destinato alla Polizia Ferroviaria di Milano. Fu sospeso l’anno successivo perché imputato nell’omicidio di Umberto Merli, quel bambino di 10 anni che aveva ucciso il 31 Luglio ’44. E anche nel ’50, quando la Procura di Bologna dichiarò di non doversi procedere per intervenuta amnistia, gli rimase preclusa la permanenza in servizio. […] Riuscirono a farlo riassumere e farcelo rimanere fino alla pensione” (pag. 310). Con la fine dell’idillio ciellenista e l’inizio della Guerra Fredda, i Governi democristiani pensarono bene di liquidare i partigiani inseriti come Agenti ausiliari nella Polizia nelle “giornate di passione” del 1945. Ovviamente, la sinistra si mobilitò in loro favore, facendoli assumere nelle amministrazioni dello Stato, nel Corpo dei Vigili Urbani ad esempio, come nelle straordinarie fucine di posti di lavoro che erano diventati i Comuni ormai in balia dei partiti politici: messi, bidelli, stradini, uscieri, custodi di cimiteri… posti di lavoro a go-go, a chiamata diretta, senza nessun controllo. Mancanza di titoli di studio, trasferimenti in altre regioni, incredibili agevolazioni economiche, ottennero il risultato sperato, epurando la Polizia dagli elementi comunisti che fino ad allora ne avevano condizionato l’impiego e l’operato, aprendo la strada ad una riforma generale e alla creazione della famosa “Celere” che si oppose fisicamente, per tutti gli anni ’50 ed oltre, al sovversivismo comunista nelle strade d’Italia. Ai comunisti che abbandonavano la Polizia si fecero, nel più classico stile democristiano, “ponti d’oro”: “Si arrivava non soltanto a concedere un premio, ma l’annata intera [sei mesi, nd’A] di stipendio anche a chi era stato assunto da appena un mese” (pag. 314). I vuoti così aperti nell’organico furono riempiti attraverso la chiamata del personale epurato ai “bei tempi” della “liberazione”, perché accusato di fascismo. In particolare, vennero richiamate in servizio le Guardie della prestigiosa Polizia dell’Africa Italiana (Legge n. 326 del 14 Maggio 1949), scioltasi all’indomani dell’occupazione angloamericana di Roma del Giugno 1944. Non pochi comunisti rimasero in servizio, tra questi coloro che saranno molto attivi nel campo sindacale e saranno tra gli alfieri della triste smilitarizzazione della Polizia del 1981: “Quattromilaquattrocento ex partigiani ‘progressisti’ fra i quali, indubbiamente, alcune centinaia di assassini” (pag. 315).
La storia del MSI, oggi, è inquadrata in quella della destra italiana. Un’operazione di comodo, politicamente corretta, che nega la realtà storica – oltre che politica – di quel movimento fondato dai reduci della RSI nel Dicembre 1946, in cui la sola sigla sintetizzava tutto il patrimonio ideale che si rivendicava con ostentato orgoglio, la M di Mussolini, il richiamo alla RSI. Il MSI fu per cinquant’anni la casa comune dei fascisti italiani e la sua storia non può assolutamente essere confusa con quella della destra – monarchica, liberale o conservatrice – tanto è v’ero che l’etichetta “Destra Nazionale” nacque solo nel 1972, in un contesto che deve assolutamente essere preso in considerazione: l’antifascismo militante e l’inizio degli anni di piombo, l’emarginazione radicale del Movimento Sociale Italiano dal contesto politico, i processi per ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Operazione portata avanti da chi – come Almirante, Romualdi, Erra, tanto per fare dei nomi – mai intese rinnegare il fascismo e i cui risultati saranno drammatici: la scissione di Democrazia Nazionale. Nel Gennaio 1995, l’epilogo “suicidario” del MSI: lo scioglimento nel momento della vittoria. La nascita di Alleanza Nazionale, un contenitore di destra liberal-democratico che accettava i valori dell’antifascismo e la cancellazione delle storiche battaglie ideali cinquantennali del Movimento Sociale Italiano. Ma non si eclissava solo un progetto politico, si mancava un’occasione storica, quella della fine del sistema ciellenista al potere. Nel momento del suo crollo generale sotto il peso degli scandali e della sua inadeguatezza, veniva salvato dalla destra che gli permise di perpetuarsi fino ai nostri giorni. Pietro Cappellari e Italo Linzalone ci raccontano questa storia con il loro studio La rivolta ideale 1993-1995. Nascita e tramonto del Movimento Sociale Italiano, del quale la straordinaria casa editrice Passaggio al Bosco di Firenze ha annunciato l’uscita del secondo ed ultimo volume. Un totale di 850 pagine per descrivere due anni intensi di lotte di chi, in nome dell’Idea e dei Caduti, non volle rinunciare ad un sogno rivoluzionario. Il secondo volume uscito in questi giorni – che segue il precedente lavoro dedicato alla storia e alle idee del mondo “missino” – analizza la “svolta di Fiuggi” nella sua totalità: non solo la conclusione di un percorso, ma anzitutto lo “schianto” di un ambiente umano e politico, le cui conseguenze furono molteplici. Se della nascita di Alleanza Nazionale si è parlato molto, quasi nulla è stato detto del fermento di una base militante che – non disposta a farsi “assorbire dal sistema” – scelse di “non rinnegare le origini” e di porsi in “continuità ideale” con la propria eredità: una rivolta interna spontanea e tenace, che non voleva rassegnarsi al verbo liberale e che ancora pretendeva di incarnare le istanze sociali, nazional-popolari e rivoluzionarie. In questo scenario insorgente – alle spalle di figure di primo piano come quelle di Pino Rauti, Rutilio Sermonti e Giorgio Pisanò – si schierano migliaia di dirigenti e di militanti, pronti a proseguire la battaglia con la “fiamma tricolore”. Queste pagine, ricche di documenti e di testimonianze, raccontano la storia di chi – incurante delle conseguenze – ebbe il coraggio di dire: «Anche se tutti, noi no».
Nettuno, 4 Novembre – Una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha reso onore ai Caduti per l’Unità e la grandezza nazionale presso il tripode dannunziano di Via S. Maria del Quarto in occasione dell’anniversario della Festa della Vittoria. La storia del tripode è stata ricostruita dagli studi del Dott. Pietro Cappellari nel suo volume Il fascismo ad Anzio e Nettuno 1919-1939, pubblicato dalla Herald Editore nel 2014. Nel 1923, uno dei primi atti del Governo Mussolini fu quello di creare in tutta Italia dei Parchi della Rimembranza per i Caduti per la Patria. Per ogni Italiano sacrificatosi nella Grande Guerra si piantò così un albero, per perpetuarne la memoria e l’esempio alle generazioni future. Nel 1945, in odio ai valori patriottici, il Parco della Rimembranza di Nettuno venne distrutto e solo nel Dicembre 2020, ad opera del Cappellari, il giardino in memoria dei Caduti per la Patria venne ripristinato nel suo luogo originario, con la nuova dizione di Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe. Sta di fatto che dopo la sacrilega distruzione del 1945, passata l’ondata di partigianeria antipatriottica, qualche amministratore locale sentì il bisogno di riparare alla malefatta e, nel 1955, davanti al cimitero civile, venne approntata una nuova area nella quale vennero messe a dimora alcune querce. Tuttavia, il nuovo Parco della Rimembranza cadde ben presto nel dimenticatoio, anche quando al suo interno fu collocato il tripode dei Caduti di Piazza Cesare Battisti. Nel 1979, infatti, grazie ad una donazione della Cassa Rurale ed Artigiana, Nettuno riebbe la sua statua in bronzo della Vittoria, depredata per esigenze belliche dai Germanici durante l’occupazione della città nell’Ottobre 1943. Alla base del tripode posizionato nel nuovo Parco della Rimembranza davanti al cimitero civile, fu riprodotta parte della poesia nazional-patriottica di Gabriele d’Annunzio tratta dal Cantico per l’Ottava della Vittoria (1918): “La vita riculmina in gloria / La morte s’abissa in vittoria!”. Questa poesia ornava il primo Parco della Rimembranza, per poi essere distrutta dai comunisti nel 1945. La presenza di questa citazione fa del tripode di Via Santa Maria del Quarto un monumento dannunziano di cui andar fieri, che ricorda il cosciente sacrificio di 600.000 Italiani caduti per la grandezza nazionale, perché fossero raggiunti i sacri confini affidati mazzinianamente “da Dio all’Italia”. Oggi, come ieri, il giuramento per la Patria è riconsacrato nella speranza che lo “spirito del Piave” torni ad accarezzare i cuori delle giovani generazioni.
Le edizioni Passaggio al Bosco hanno comunicano l’uscita del quarto ed ultimo volume del monumentalestudio curato dal Dott. Pietro Cappellari
Quando, nell’Ottobre 2020, uscì il primo volume della tetralogia Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. Il Centenario della Rivoluzione fascista tutti rimasero sorpresi dall’impresa. L’opera, affidata al Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “G. Coppola” di Paderno (Forlì) Dott. Pietro Cappellari, si mostrò fin da subito di importanza eccezionale per la ricostruzione degli eventi che sconvolsero l’Italia nel quadriennio rivoluzionario 1918-1922. Cappellari si è valso della collaborazione di diversi studiosi tra cui ricordiamo il Prof. Roberto Mancini e il Gen. Giacinto Reale, tra i maggiori conoscitori del periodo antemarcia, insigniti l’anno scorso del prestigioso Premio “Fernando Mezzasoma” per gli Studi sul Fascismo, e di numerose associazioni culturali locali che hanno voluto così riappropriarsi della propria storia, cancellata e mistificata da decenni di propaganda antifascista. Con l’istituzione, nel Settembre 2018, del “Comitato pro Centenario 1918-1922” si è inteso ripercorrere, passo dopo passo, il quadriennio rivoluzionario che caratterizzò l’Italia all’indomani della fine della Grande Guerra, con una serie di ricerche, “scoperte”, ricostruzioni ed analisi innovative, manifestazioni e cerimonie. Un’opera che nasce emblematicamente al di fuori delle ingessate accademie “di Stato”. Il risultato è stato a dir poco eccezionale: quattro volumi per un totale di 2.394 pagine, divisi in una parte storica di approfondimento generale e particolare (dove si sono analizzati compiutamente gli eventi più importanti o del tutto sconosciuti alla storiografia) e una parte di “cronaca” con le attività condotte su tutto il territorio italiano, da Palermo a Bolzano, da Torino a Fiume. Un’impresa senza precedenti che fa di questa opera un unicum nella produzione culturale italiana degli ultimi anni, che si può affiancare a quella “cronachistica” di Giorgio Alberto Chiurco in cinque volumi del 1929 e a quella “politica” di Roberto Farinacci in tre tomi del 1937. L’opera di Cappellari ha il pregio di fondere una più attenta ed innovativa ricostruzione degli eventi ad un’interpretazione storica libera da condizionamenti politici. Il volume annunciato alla vigilia del centunesimo anniversario della Marcia su Roma dall’editore Passaggio al Bosco – il quarto in ordine di uscita, come abbiamo detto – chiude la tetralogia. Un lavoro monumentale, libero da ogni condizionamento politico, che si pone l’obiettivo di fornire nuove chiavi di interpretazione e fare luce – finalmente – sui tantissimi episodi storici dimenticati o mistificati. Il 1922 passerà alla storia come l’anno della vittoriosa insurrezione fascista di Ottobre. Un percorso che parte da lontano e che porta con sé un pesante tributo di sangue. I fascisti, sconfitto ormai il sovversivismo, si apprestarono a dare l’ultima spallata al sistema liberaldemocratico italiano, nel nome della rivoluzione nazional-popolare e di un rinnovamento che voleva essere politico, culturale e spirituale al tempo stesso. Più che i programmi, contò il mito: quello della Vittoria mutilata, della Grande Italia, di Fiume, della lotta al bolscevismo. In quei mesi, smantellate le ultime roccaforti rosse, si registrarono le famose occupazioni delle città, con migliaia e migliaia di uomini perfettamente inquadrati. Ad ogni azione, corrispose il crescere esponenziale dei consensi tra gli Italiani: anche tra i nemici del fascismo, gradualmente, si fece largo l’idea dell’ineluttabilità dell’ascesa al potere di Mussolini. Quando gli squadristi cinsero d’assedio Roma, quel 28 Ottobre 1922, l’Italia era già nelle mani dei fascisti: quel giorno, le camicie nere si limitarono soltanto a raccogliere i frutti di una vittoria conquistata in quattro anni di battaglie quotidiane. Si realizzava, dopo una guerra civile strisciante, l’unica rivoluzione della storia d’Italia.
Spoleto, 26 Ottobre – Questa mattina una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI si è recata nell’isolata frazione di Patrico di Spoleto (Perugia), dove il 14 Ottobre di ottanta anni fa venne assassinata la Camicia Nera Scelta Pasquale Petriachi. Le unità italo-tedesche avevano raggiunto la zona per cercare di intercettare i numerosi prigionieri di guerra slavi che, poche ore prima, erano fuggiti dalla Rocca. Si doveva intervenire immediatamente, soprattutto per proteggere la popolazione da questa ondata di “sbandati”. Durante il rastrellamento erano stati effettuati alcuni fermi di ragazzi sospetti che, in attesa del loro trasferimento, erano stati posti sotto la vigilanza del Petriachi. Quando si diffuse la notizia, un ribelle, trale Francesco Spitella, raggiunse la frazione, uccise la Camicia Nera Scelta, e fece fuggire i prigionieri. Il caduto era un reduce d’Africa, ove si era recato, nel Settembre 1935, in qualità di Volontario della 104a Legione “Santorre di Santarosa” della Milizia di Alessandria (CIV Battaglione CC.NN.). Era stato rimpatriato nel Giugno 1936 per malattia contratta in servizio che gli aveva procurato un’invalidità. La sua adesione al neonato Stato Nazionale Repubblicano d’Italia fu naturale. Mai, però, avrebbe immaginato di cadere ucciso dai partigiani, nella sua amata Italia. Si trattava del primo caduto della RSI in provincia di Perugia per mano fratricida. In occasione, dell’ottantesimo anniversario del suo sacrificio per la Patria, una delegazione dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ha raggiunto la piccola frazione per raccogliere la memoria storica dell’evento ed annunciare con questo primo atto la costituzione del Comitato pro 80° Anniversario della RSI in Provincia di Perugia con il quale promuoverà, nel corso dei prossimi mesi, una serie di iniziative culturali in difesa della memoria della Repubblica Sociale Italiana. Iniziative che si concluderanno con la pubblicazione di un tomo di 800 pagine a chiusura della trilogia sulla storia della RSI sull’Appennino Umbro-Laziale. Anche la redazione di questo volume, con le relative ricerche, è stata affidata al Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “G. Coppola” di Paderno (Forlì). Le iniziative saranno patrocinate della Fondazione “Francesco Parrini”.
Ufficio Stampa Comitato pro 80° Anniversario della RSI in Provincia di Perugi
Il 25 Ottobre 2023 ci ha lasciato l’Ing. Francesco Paolo d’Auria, per molti anni residente ad Anzio. Da sempre frequentatore assiduo del Campo della Memoria, è stato un vivace polemista, autore di un libro sulla vita del padre Ufficiale dell’ANR della RSI; di Quo usque tandem. Crimini dimenticati sulle violenze dei “liberatori” e di Einer von Millionen (Passaggio al Bosco edizioni), le memorie di un altro portodanzese d’adozione, il Legionario della Libstandarte SS “Adolf Hitler” Ferdinando Gandini. Da tempo malato si era trasferito in una clinica del Nord Italia. L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI che lo ha avuto tra i suoi sostenitori abbruna i labari, stringendosi al fianco dei parenti in questo momento di dolore. L’Italia ha perduto un vero patriota.
Il 19 Luglio scorso è caduto l’ottantesimo anniversario del bombardamento angloamericano di Roma del 1943. Un crimine contro l’umanità rimasto impunito, una strage dimentica e non a caso cancellata dai libri di scuola. Si calcola in circa 3.000 i morti e in 11.000 i feriti. Un dramma silenziato destinato a ripetersi su tutto il territorio italiano in quei tragici anni della Seconda Guerra Mondiale. Tra le vittime di quella insensata violenza commessa dagli Alleati nella loro spietata e barbara “guerra ai civili”, vi fu il nettunese Ernesto Bischetti, di 15 anni. Di lui si parlò per la prima volta solo grazie agli studi del Dott. Pietro Cappellari (Nettunia. Una città fascista 1940-1945, Herald Editore, 2011). Oggi, l’Associazione Nazionale Vittime dei Bombardamenti Angloamericani, che perpetua la memoria degli 80.000 Italiani assassinati dai “liberatori”, ha chiesto ufficialmente alle istituzioni del Comune di Nettuno un luogo pubblico per ricordare il giovane Ernesto Bischetti, vittima degli Alleati.
Il nome del giovane nettunese oggi è onorato presso il Parco 19 Luglio 1943 di Roma, insieme a quello della tante vittime innocenti della violenza angloamericana. Si spera che anche la sua città possa ricordarlo degnamente. «Con soddisfazione apprendo di questa iniziativa – ha dichiarato Cappellari – che ripaga l’impegno per una ricerca storica libera e indipendente in difesa della memoria delle città di Anzio e Nettuno. L’iniziativa per ricordare il quindicenne Ernesto Bischetti si sposa con l’analoga richiesta dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate che da anni ormai chiede un luogo pubblico per commemorare la diciassettenne Giulia Tartaglia, anche lei vittima dei “liberatori”. È una battaglia dura, che si scontra con l’indifferenza delle amministrazioni, ma che è doveroso portare avanti, perché prima o poi questo muro di omertà cadrà. Da anni, ad esempio, abbiamo chiesto di inserire i nomi dei Caduti della RSI sul Monumento di Nettuno. Ad Anzio ci siamo riusciti, a Nettuno ancora no. Molti ghignando ci hanno detto che questo è impossibile, che si opporranno “con tutti i mezzi”. Le stesse cose che ci dicevano quando avanzammo la proposta per il parco in memoria dei Martiri delle Foibe. Oggi, sia Anzio che Nettuno hanno un luogo dove si ricorda il sacrificio degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia, dove si rinnova il nostro impegno in difesa dell’italianità dell’Istria e della Dalmazia, mentre coloro che si opponevano sono scomparsi e l’invito per un libero confronto in Consiglio comunale al cospetto della popolazione che più volte abbiamo a loro chiesto è stato emblematicamente disertato. Ernesto, Giulia, i Caduti della RSI, non saranno dimenticati».
Lemmonio Borreo
Il Dott. Pietro Cappellari presso il monumento alle vittime del bombardamento angloamericano di Roma del 19 Luglio 1943 evidenzia il nome del nettunese Ernesto Bischetti
Sentita cerimonia per la memoria storica, l’identità nazionale e un progetto per il futuro
Nettuno, 7 Ottobre – Si è tenuta presso il Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe una commovente manifestazione patriottica in occasione dell’ottantesimo anniversario del sacrificio di Norma Cossetto, Medaglia d’Oro al Merito Civile, stuprata ed infoibata dai partigiani comunisti tra il 4 e il 5 Ottobre del 1943, a Villa Surani, in Istria, all’epoca territorio italiano in balia della prima ondata di pulizia etnica compiuta dagli antifascisti nemici della nostra Nazione. Dopo un silenzioso omaggio presso il monumento ai Martiri delle Foibe di Anzio, i ragazzi del Circolo “Barbarigo”, organizzatori della cerimonia, si sono recati a Nettuno ove hanno inaugurato una panchina tricolore in onore della studentessa universitaria Cossetto, deponendo un fiore nell’ambito dell’annuale iniziativa a carattere nazionale del Comitato 10 Febbraio “Una Rosa per Norma”.
Presente, a nome del Comitato 10 Febbraio, il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana e fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe di Nettuno. «È sempre con particolare emozione che mi reco in questo luogo – ha dichiarato Cappellari – che simboleggia le sofferenze e il cosciente sacrificio degli Italiani dell’Istria e della Dalmazia assassinati e costretti all’esilio dai “liberatori” dalla stella rossa e dall’omertà – spesso tramutatasi in complicità – degli antifascisti italiani. Oggi qui rinnoviamo il giuramento di Norma, oggi qui diciamo – senza se e senza ma – noi siamo tutti Cossetto. Il sorriso di Norma che fa da sfondo a questa manifestazione non si esaurisce nel ricordo sterile e fine a se stesso, ma ci spinge a rinnovare la nostra promessa, a difendere l’italianità dell’Istria e della Dalmazia. Anche qui a Nettuno, nell’avvicinarsi del centenario delle Convenzioni firmate al Forte Sangallo nel 1925 dal Presidente del Consiglio Benito Mussolini che posero fine alla lunga contesa adriatica e pacificarono, nel nome di Roma, quella regione italiana. Oggi, reso impotente l’odio antifascista, fallito il criminale progetto comunista di “redenzione” nella violenza, rinasca un fiore d’amor di Patria in quei luoghi ove ancor risuona cullata dal vento la poesia di d’Annunzio».
Nettuno, 7 Agosto – Si è conclusa la V edizione di “Libri sotto le stelle”, manifestazione culturale voluta dalla Proloco Nettuno e dal suo Presidente Dott. Marcello Armocida, da una idea del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì).
Hanno presentato questa edizione il Prof. Alberto Sulpizi e Graziella Nobile.
Chiusura in grande stile, grazie alle poesie ed alla sensibilità di Maria Vittoria Catapano, la musica del maestro Sergio Troise e i talentuosi dicitori che si sono alternati. Apprezzata l’analisi critica del noto Maurizio Stasi che ha intrattenuto i numerosi convenuti.
L’appuntamento per tutti è per la VI edizione che si terrà, come di consueto, nel periodo natalizio.
“É con orgoglio – ha dichiarato Cappellari – che chiudiamo la V edizone di questa rassegna che ormai contraddistingue il panorama culturale della nostra città. Insieme ai Premi ‘Tridente d’oro’ e ‘Nettunia1944’, questa attività ha permesso a Nettuno di farsi conoscere ben al di fuori dei confini della provincia. Ringrazio il Dott. Armocida e il Prof. Sulpizi per il loro impegno a favore della cultura nazionalpopolare e della nostra città. Senza di loro nulla si sarebbe potuto fare“.