Solenne cerimonia in memoria della Martire nel Centenario della sua scomparsa
San Severino Marche (Macerata), 10 Novembre – Si è tenuta ieri pomeriggio, presso il Monumento ad Ines Donati, oggi dedicato a tutti i Caduti per la Patria, la solenne cerimonia in memoria della Martire organizzata dalle Associazioni culturali Aries ONP e Nuove Sintesi, sotto l’alto patrocinio morale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI. Il 3 Novembre scorso, infatti, è ricaduto il Centenario della scomparsa della ragazza, da tempo cancellata dalla storia locale dai “gendarmi della memoria”.
La manifestazione ha visto la partecipazione di numerosi marchigiani che per la prima volta dal dopoguerra hanno reso omaggio alla giovane patriota, consumata da una malattia a soli 24 anni, dopo una brevissima ma intensa vita dedicata agli ideali nazionali e alla lotta contro la barbarie sovversiva.
Ines rappresentò il volto della Nuova Italia che sorgeva dopo la Vittoria nella Grande Guerra: indipendente, ribelle, artista… squadrista. Nella Capitale, dove si era trasferita per continuare gli studi presso le Belle Arti, si impose per il suo coraggio nel contrastare i sovversivi social-comunisti che attentavano alla vita della Nazione nella cieca speranza di importare la rivoluzione bolscevica e di “fare come in Russia”. Alla testa delle squadre nazionaliste e fasciste, in paurosa inferiorità di numero ma non di fede, seppe farsi riconoscere in tutta Roma. Da qui, il nome di “Capitana”.
Mentre solitaria rincasava, fu selvaggiamente aggredita da un’orda di sovversivi e costretta per quasi un mese all’ospedale. Vigliacchi come sempre. In dieci contro una ragazza. Uscì e fu di nuovo alla testa delle squadre d’azione: nella Capitale; a Ravenna; ad Ancona dove fu protagonista della battaglia che portò alla capitolazione della storica roccaforte anarco-bolscevica. Fu organizzatrice delle squadre di soccorso nazionaliste e fasciste inviate a Falconara per aiutare la popolazione duramente colpita dallo scoppio della locale polveriera: primo esempio in Italia di protezione civile. Partecipò alla Marcia su Roma e chiese di essere arruolata nella costituenda Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, per continuare al fianco dei suoi camerati la battaglia in difesa dei valori patriottici. Una malattia la stroncò giovanissima. Il suo dolore più grande non fu quello di morire così presto, ma di non morire armi in pugno contro i nemici della Patria che aveva sconfitto in cento e più scontri. Alla sua memoria il Regime edificò un monumento, il secondo dedicato ad una donna, dopo quello ad Anita Garibaldi sul Gianicolo. Era raffigurata nell’atto solenne di spronare i suoi camerati ad andare, come disse di sé Corridoni, “più avanti ancora”, mentre cantava gli inni della Rivoluzione. Dopo il 25 Luglio 1943, una turba di esagitati – certa dell’impunità – demolì il monumento che pure era stato voluto e costruito dalla volontà di tutta la popolazione ed era una ricchezza architettonica per la provincia. Un triplo scempio: alla Patria, alla cultura, alle donne.
Dopo 80 anni di oblio, dicevamo, Ines Donati è tornata a San Severino. Dei fiori sono stati posti sul basamento che un tempo ospitava la sua statua in bronzo. Una rosa è stata deposta da Orsola Mussolini in rappresentanza dell’Ordine dell’Aquila Romana. Poi, un momento di ricordo e di preghiera, mentre i tricolori della Patria sventolavano al vento, le fiamme delle torce illuminavano e riscaldavano i cuori e un fascio tricolore investiva quel che resta del monumento ad Ines Donati. Infine, il triplice dannunziano “Presente!” che è riecheggiato in tutte le vie di San Severino.
Ines Donati, dopo 80 anni, è tornata a casa.
Claudio Cantelmo














