La tragedia della guerra civile voluta dai comunisti nelle parole (cancellate) dei suoi protagonisti
Roma, 25 Aprile – Ad 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in Italia (2 Maggio 1945) si assiste nuovamente ad un festival dell’ipocrisia che nulla ha a che fare con la Storia: uno sterile abbaiare alla luna che ha il solo scopo di diffondere odio, appagare i fallimenti e lenire le frustrazioni degli antifascisti in servizio permanente effettivo.
Per riportare il discorso sul piano storico sottraendolo alla battaglia politica tra ignoranti di destra e di sinistra, il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), ha dato alle stampe, grazie all’interessamento della Herald Editore, uno studio dall’emblematico titolo Viaggio nella guerra civile con Vittorini, Fenoglio e Calvino. Contributi oltre il Muro di Protezione Antifascista.
Lo studio propone una serie di saggi dello studioso nettunese che analizzano quanto fu scritto all’epoca dai noti autori citati. Sono i rappresentanti più genuini di quella intellighenzia che fece la Resistenza. Nel dopoguerra, lasciarono una traccia scritta a caldo di quell’esperienza. Le sorprese non mancano e ci aiutano a comprendere la guerriglia per quello che fu: violenza, terrorismo, criminalità. Fattori che annichilirono chi, pur con nobili ideali, si diede “alla macchia”.
Questo testo, che ospita un saggio di apertura del Prof. Roberto Mancini sulla guerra civile dei comunisti al socialismo fascista, si propone come un manuale di libertà e resistenza per gli studenti, troppo spesso costretti a sottostare ai Soviet dei Professori progressisti – pagati dallo Stato – che tengono in ostaggio, ancor oggi, le scuole italiane.
«Il Dott. Pietro Cappellari – ha scritto la Prof.ssa Maria Teresa Merli, Vicepresidente della Fondazione “Parrini” che ha patrocinato lo studio – ci accompagna oggi nella lettura di racconti e romanzi che si rivelano specchio veritiero dell’anima resistenziale e della lotta partigiana, scritti nella immediatezza dei fatti da autori celebri quali Elio Vittorini, Italo Calvino, Beppe Fenoglio. Pietro Cappellari, altresì autore di numerosi saggi storici, ci conduce, passo passo, lungo il ragionamento, sincero e calibrato, di un’appassionante indagine rivelatrice. E succede così che pieghe e vizi dell’animo resistenziale, l’indole esterofila, l’impotenza che si trasforma in cieco odio assoluto, oltre che il movente reale della guerra civile, si svelano ai nostri occhi proprio attraverso le parole dei loro protagonisti, di quei giovani – nonché rinomati autori – che vissero gli anni bollenti che seguirono l’8 Settembre 1943: una guerra civile nata in risposta alle rappresaglie provocate dai gappisti stessi. Considerazione non nuova, ma ancora una volta a riprova. E ci chiediamo: come siamo arrivati alla narrazione grandemente in voga oggi, alla leggenda che dipinge valorosi eroi?
Persone intellettualmente oneste che si accostino alla lettura degli autori della Resistenza, come possono non rimanere sconcertati dall’evidente mancanza di un progetto (costantemente attribuito loro oggi), come possono non rimanere impressionati dal diktat “nel dubbio sopprimete. Questa è la nuova legge”? Quante morti ci appaiono ora chiare!».
Claudio Cantelmo


































