Il 26 Giugno 1920, dopo che un reparto di Bersaglieri si era ammutinato per non partire per l’Albania, la città di Ancona insorse, scatenando una violenta rivolta che coinvolse tutta la regione, guidata da elementi anarchici, nella convinzione che fosse giunta l’ora della rivoluzione bolscevica.
L’insurrezione fu repressa nel sangue dalle Forze Armate inviate appositamente da Giolitti: oltre venti morti, centinaia di feriti. Lo Stato liberale e democratico aveva proceduto come sempre, sparando sui rivoltosi e annichilendo sul nascere ogni progetto rivoluzionario.
Tra i nove caduti delle Forze Armate si annoverano anche due militari che, durante il Regime fascista, furono annoverati tra i “Caduti per la Causa nazionale”, ossia quegli Italiani che si erano opposti al dilagare della violenza socialista-massimalista: il S.Ten. Giovanni Ramella e il soldato Ubaldo Marchiani che, secondo le ricostruzioni, fece scudo con il suo corpo all’Ufficiale nel mirino dei “rossi”.
Ramella è da considerarsi come il primo fascista assassinato dai sovversivi durante il Biennio Rosso. Infatti, fu ricordato per essere stato il fondatore del Fascio di Ostiano, in provincia di Cremona.
Nel ricordo di tutti i caduti e le vittime di quei giorni, il Comitato pro Centenario ha patrocinato due manifestazioni in omaggio dei Caduti per la Causa nazionale Ramella e Marchiani.
Ad Ancona è stato effettuato un omaggio floreale presso il Monumento ai Caduti della città, mentre ad Ostiano – dove, dopo una ricerca del Comitato, è stata finalmente ritrovata la tomba dell’Ufficiale caduto – è stato organizzato un “presente” nella Cappella dove il S.Ten. Ramella riposa il sonno degli eroi.
Per la prima volta, dopo 76 anni, il tricolore della Patria è tornato a svettare sui sepolcri di chi è caro alla Nazione.
Comitato pro Centenario 1918-1922
GIOVANNI RAMELLA, PRESENTE!
Ostiano, 27 Giugno. In veste del Comitato pro Centenario 1918-1922, vari militanti di realtà locali e limitrofe si sono dati appuntamento al cimitero di Ostiano (Cremona) per ricordare, esattamente a cent’anni dalla sua scomparsa, il primo caduto fascista antecedente all’avvento della Marcia su Roma. Il Sottotenente di Fanteria Giovanni Ramella, nato ad Ostiano il 17 Settembre 1898 e fondatore del Fascio locale nel piccolo Comune cremonese. Egli, durante i moti rivoluzionari delle Marche, perse la vita durante la rivolta di Ancona, in giorni di grande agitazione e scene di barbarie inaudite tipiche del Biennio Rosso. Disarmato e intento a parlamentare coi rivoltosi per sedare l’assedio di forte Savio e poter raggiungere lo scopo di far recapitare vettogliamento a dei soldati asserragliati all’interno, venne assalito e ucciso dai sovversivi. Guadagnandosi ai posteri l’alto riconoscimento di Caduto per la Causa nazionale. Siamo qui per ricordare chi, a distanza di un secolo, ci precedette nel grande percorso di amor patrio, sacrificio e spirito invitto.
Il portavoce





RAMELLA E MARCHIANI, PRESENTI!
Ancona, 28 Giugno. I patrioti delle Marche, in nome del Comitato pro Centenario 1918-1922, si sono recati oggi pomeriggio presso il Monumento ai Caduti di Ancona, per ricordare il termine della violenta rivolta anarco-bolscevica del 1920 e rendere omaggio ai martiri di quei giorni, con particolare riferimento al S.Ten. Giovanni Ramella e al soldato Ubaldo Marchiani. I due saranno annoverati tra i Caduti per la Causa nazionale e, in loro memoria, sui luoghi dell’evento delittuoso compiuto dagli anarchici, venne eretta una lapide ad eterna memoria, perché le future generazioni non dimenticassero la barbarie rossa e chi cadde per un’Italia libera, unita, grande.
Il Monumento ai caduti, straordinaria opera dell’architetto Guido Cirilli inaugurata nel 1930-VIII, decorata di elmi, spade e fasci littori, rappresenta un manufatto unico nel suo genere, affacciato sul mare, costruito a mo’ di tempio per il culto agli eroi d’Italia. Al suo interno, conservata una pergamena, ancor oggi monito ai nemici della Patria, guida per i patrioti tutti: “Dal sangue degli eroi sorsero nei secoli le opere che più altamente affermano la nobiltà dello spirito umano. Dal sangue purissimo e generoso dei figli che prima d’ogni altra città Ancona diede alla grande guerra redentrice, sorga perenne il monumento che sta a simbolo d’amore agli Italiani. Fiero ed austero ammonimento agli stranieri”.
Il portavoce










