MASSIMO MAGLIARO: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

L’ex-Direttore di Rai International ed ex-Presidente di Rai Corporation interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Onore a lui e vergogna ai suoi detrattori”

Pietro Cappellari è uno storico che, col suo lavoro scientifico, si è guadagnato la stima e la riconoscenza di chi sa che la Storia non è mai una pagina chiusa e scritta per sempre ma è una continua ricerca di verità, soprattutto delle verità sepolte che il Pensiero Unico ha taciuto, manipolato e oltraggiato. Onore a lui e vergogna ai suoi detrattori.

Massimo Magliaro

Direttore di “Nova Historica”

ELIA D’INTINO: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Il noto giornalista interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Nella vita si commettono due grandi errori: rimanere in silenzio quando bisognerebbe parlare e parlare quando dovremmo tacere”

Il giornalista Elia D’Intino, ex Direttore del mensile “Scacco Matto” di Anzio e Nettuno, esprime la propria solidarietà allo storico Pietro Cappellari… Nettuno ha la grande fortuna di avere uno storico come il dr. Cappellari. Due lauree e oltre venti pubblicazioni. Un ricercatore serio, attento e appassionato, ma soprattutto uno storico impegnato nella ricerca del vero. A quanti hanno lanciato indegnamente delle accuse al dr. Cappellari dico che nella vita si commettono due grandi errori: rimanere in silenzio quando bisognerebbe parlare e parlare quando dovremmo tacere.

Elia D’Intino

MARCELLO ARMOCIDA: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Il Presidente della Pro Loco Nettuno interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “A volte bisognerebbe avere il pudore di tacere”

Dopo aver letto il comunicato dei quattro Consiglieri “sinistri”, difendere l’amico Cappellari è come la pubblicità “ti piace vincere facile”. A volte bisognerebbe avere il pudore di tacere ed invece “i nostalgici della guerra civile” continuano a seminare odio e pretendere di far tacere chi osa far chiarezza su “certi” periodi storici.

Neanche voi credete più alla vostra superiorità etica e morale.

Marcello Armocida

MARCO SILVESTRI: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Lo stimato Professore interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Mi farebbe piacere invitare il dott. Cappellari nella mia scuola e vorrei vedere come questi personaggi potrebbero impedirlo ‘con ogni mezzo’”.

Esprimo la piena solidarietà al dott. Cappellari. È inammissibile che, ancora una volta, una certa parte politica voglia distorcere e censurare in modo strumentale la ricerca storica e, ancor più grave, lo faccia con toni minacciosi e carichi di odio, nascondendosi dietro la facciata di una democrazia che, nei fatti, essi stessi calpestano. Il prezioso lavoro del dott. Cappellari fa luce su una serie di eventi che ebbero luogo sul confine orientale italiano e su cui i governi e le opposizioni del dopoguerra stesero un velo di omertà, ognuno per le proprie ragioni politiche. Ora, scavando, la verità inizia a vedere finalmente la luce (in alcuni casi purtroppo nel vero senso della parola, come la foiba recentemente scoperta nella foresta di Kocevski, in Slovenia). Fallito il tentativo di negare le atrocità commesse dai titini, con la collaborazione dei partigiani comunisti italiani, ora si tenta di giustificarle tirando in ballo contesti e antefatti, che non hanno alcun rapporto di causa ed effetto con crimini che videro come vittime, non solo gli Italiani, contro i quali fu attuato un piano di vera pulizia etnica, ma anche tutti quegli Slavi che non vollero sottomettersi al comunismo. Per tale operazione oggi si utilizzano militanti politici travestiti da ricercatori o storici ideologizzati, loro sì fotografati con divise e bandiere imbarazzanti, simbolo di un passato recente e nefasto. Esiste una libertà nella ricerca e anche nell’insegnamento. Pertanto mi farebbe piacere invitare il dott. Cappellari nella mia scuola e vorrei vedere come questi personaggi potrebbero impedirlo “con ogni mezzo”, per citare le loro parole intrise di odio e di violenza, ma che a me non fanno alcuna paura.

Ricordo che quell’Alicandri, in un discorso tenuto durante un consiglio comunale e pubblicato con tanto di video, affermò che “i morti non sono tutti uguali”…

Marco Silvestri

RODOLFO TURANO: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

L’illustre e stimato Medico interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Vergognatevi!”

Caro Piero,

ho apprezzato pienamente quanto da te scritto per onorare Italiani uccisi perché Italiani ed intorno ai quali era stata stesa una cortina di fumo che purtroppo ancora oggi alcuni personaggi continuano a voler stendere. A questi mestatori che confondono realtà storica ed amor di Patria vorrei replicare con un semplice: vergognatevi! 

A te la mia profonda stima ed il mio rispetto perché la giustizia è una virtù e tu da storico quale sei hai sempre coltivato tale qualità senza se e senza ma!

Ti ringrazio ancora una volta perché non sei un pusillanime ma una persona che è esempio di rettitudine e moralità.

Grazie Piero.

Rodolfo Turano

FLAVIO COSTANTINO: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Lo storico viterbese interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Son sicuro che in un ipotetico confronto col personaggio in questione non avrebbero argomenti da argomentare, risposte da dare, non sarebbero capaci di controbattere se non coi loro luoghi comuni”

Tanto per cominciare una duplice premessa da parte mia si rende necessaria.

– In primis: non sono iscritto ad alcun partito, mai lo sono stato e, se mi conosco ancora un po’, mai lo sarò;

– In secundis:  non sono qua a difendere il dott. Cappellari in quanto credo che Lui sia più che sufficientemente in grado di farlo da solo o al suo posto, in caso, potrebbe farlo un avvocato difensore  di suo gradimento, quale io non sono e mai potrei essere. Inoltre chiarisco, a scanso di equivoci e di facili pregiudizi di taluni, che se ci uniscono tante passioni, altre idee ci dividono.

Quel che mi preme invece fare, mediante questa lettera aperta, è il sollevare alcune critiche di forma e di sostanza contro coloro che pretendono sempre di possedere l’egemonia della Verità, di emettere sentenze di qualsiasi specie, di fare allusioni persino preoccupanti e pericolose nei confronti degli altri perché si sentono investiti di pieni poteri e di ricolme certezze storiche quanto morali e politiche. Senza tanti giri di parole faccio riferimento al comunicato emesso da alcuni partiti o movimenti contro proprio il dott. Cappellari e contro il suo impegno profuso per intitolare alle vittime delle foibe un ‘area verde’ della città di Nettuno. Se, come sostengono i sottoscrittori della protesta, il “doveroso ricordo delle vittime” non può venir meno non si capisce proprio dove si possa scovare in questa operazione il “revisionismo e nostalgia”. È più importante l’atto in se stesso o colui che si è mosso per compiere l’azione a quanto pare lodevole per tutti, compresi questi lesti oppositori?

Lasciamo poi stare l’uso improprio e prettamente negativo della parola “revisionista”, usata come mazza ideologica per screditare tutti quelli che non vanno a genio a loro, quando al contrario l’esser ‘revisionista’ è spesso oltre che logico è perfino naturale, perché dettato dalle esigenze, dalla scoperta dei nuovi documenti, dalla rilettura degli eventi resasi a distanza di tempo necessaria. Difficile a capirsi, soprattutto quando si ristagna nella palude di alcune inossidabili sicurezze personali e di parte.

Tralasciamo pure il linguaggio adottato che sfocia in alcuni momenti nell’insulto gratuito (ad esempio l’aggettivo “vile”), ecco invece che dall’accusa di “revisionismo” il passo è breve a quella assurda di “negazionista”, altro termine ben rodato che nel non – dibattito funziona, funziona comunque.

No! Se il dott. Cappellari ha un difetto non è quello di essere un “negazionista” ma semmai di essere un ‘affermazionista’; ho il grosso dubbio che gli autori di questo comunicato conoscano almeno un ventesimo delle tantissime pubblicazioni di Pietro Cappellari mentre son sicuro che in un ipotetico confronto col personaggio in questione non avrebbero argomenti da argomentare, risposte da dare, non sarebbero capaci di controbattere se non coi loro luoghi comuni, e ciò lo dico fermamente  in virtù di quello che so e della conoscenza che ho della sua persona e dei suoi numerosi, doviziosi e voluminosi studi.

Ci sono infine due passaggi di questa comunicazione ufficiale che risultano essere alquanto inquietanti:

uno corrisponde alla solita fasulla tattica del se non fossero esistiti fascismo e nazismo e i loro “abomini” non sarebbe accaduto tutto quel che è successo agli “infoibati” e alle centinaia di profughi in fuga dalle truppe di Tito. Il che è già una ammissione di colpa e non è poco. Di fronte all’evidenza, che altri invece tendono ancora a minimizzare o a negare questa volta per davvero, si riconosce che dei gravissimi crimini avvennero. Quindi cosa si fa? La colpa la si lancia nel campo avverso, nella ‘parte sbagliata’, al ‘nemico assoluto’, la tecnica è quella tipica della deresponsabilizzazione che viene completata assegnando appunto le colpe agli altri per il semplice fatto di esser esistiti o per aver commesso altri crimini.

No! Troppo semplice quanto troppo errato e capzioso! Eppure nel diritto penale, e in ogni altro settore aggiungerei, il principio è piuttosto chiaro: LA RESPONSABILITÀ (penale) È PERSONALE!!! Punto!  

E poi che vuol dire “ci opporremo in qualsiasi modo”? Come si pensa di procedere davanti alla possibilità che P. Cappellari possa “girare per le scuole perché le sue parole rischiano di seminare il virus del negazionismo”? Ma non sono loro, gli educatori di professione, che ogni volta invitano le masse ad usare parole quiete, ragionate, mai fuori luogo? Quali tipologie di modalità pensavano di far proprie e quando?                    

Le parole pesano e dovrebbero pesare anche per coloro che pensano di stare sempre ed indiscutibilmente dalla parte Giusta!

Passo e chiudo.   

Flavio Costantino

Storico

COMITATO “10 FEBBRAIO”: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Il Presidente Emanuele Merlino sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Non saranno i quattro Consiglieri a far desistere Pietro, e tutti noi, dall’impegno per la verità

IL COMITATO 10 FEBBRAIO RISPONDE ALLE AFFERMAZIONI DEI QUATTRO CONSIGLIERI COMUNALI DI NETTUNO.

MERLINO (PRESIDENTE C10F) “SOLIDARIETÀ E STIMA A PIETRO CAPPELLARI.”

Roma, 22 Settembre 2020 – Il Comitato 10 Febbraio, che si batte dal 2007 per non far dimenticare i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo di 350mila italiani dal confine orientale d’Italia, risponde alle affermazioni di quattro consiglieri comunali di Nettuno.

“Innanzitutto, ribadiamo la nostra stima a Pietro Cappellari, scrittore e ricercatore storico di Nettuno, autore di libri documentatissimi, frutto di decenni di ricerche archivistiche, analisi di documenti d’archivio e testimonianze orali.

A Cappellari va anche il nostro ringraziamento, perché organizza a Nettuno la manifestazione “Una Rosa per Norma Cossetto”, che quest’anno si terrà Domenica 4 ottobre, alle ore 17, in piazza Cesare Battisti. Si tratta di un’iniziativa internazionale, basti pensare che si svolgerà in contemporanea in circa 200 città italiane e straniere, tra le quali New York e Washington.

Esprimiamo, inoltre, il nostro plauso all’amministrazione comunale, la cui Giunta, all’unanimità, ha deciso di intitolare un giardino ai Martiri delle Foibe. Così Nettuno si aggiunge all’elenco delle altre città italiane che hanno intitolato un luogo pubblico agli infoibati e a Norma Cossetto.

Vogliamo precisare che il nostro sodalizio è alieno da qualsiasi partigianeria ed è equidistante da tutti i partiti politici. Siamo lontani anni luce da qualsiasi “revisionismo e nostalgia”. Non comprendiamo, quindi, la presa di posizione dei quattro consiglieri comunali.

Il dramma delle foibe è stato riconosciuto solo da poco grazie alla Legge 92/2004 che ha istituito il Giorno del Ricordo e alle parole, definitive, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che riportiamo e a cui noi ci rifacciamo:

“[…] Non si trattò – come qualche storico negazionista o riduzionista ha voluto insinuare – di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni. Tanti innocenti, colpevoli solo di essere italiani e di essere visti come un ostacolo al disegno di conquista territoriale e di egemonia rivoluzionaria del comunismo titoista […]”

La storia è sempre, giustamente, motivo di discussione e confronto e per questo non capiamo come dei consiglieri comunali possano affermare: “[…]Ebbene su questo saremo intransigenti e ci opporremo in qualsiasi modo” riferendosi all’intenzione di Pietro Cappellari di volere andare nelle scuole a raccontare le vicende del Confine Orientale d’Italia.

Una volontà di censura che non possiamo che definire eccessiva e davvero poco rispettosa di una vicenda che tanto dolore ha causato a moltissimi italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia.

Ma in fin dei conti abbiamo aspettato 70 anni per avere monumenti e un minimo di rispetto per i martiri delle Foibe e le vittime dell’Esodo, che non saranno i quattro consiglieri a far desistere Pietro, e tutti noi, dall’impegno per la verità.

Comitato “10 Febbraio”

Emanuele Merlino

IL CENTENARIO DEL DUPLICE OMICIDIO SIMULA-SONZINI (TORINO, 22 SETTEMBRE 1920)

Ricordate le vittime dell’occupazione delle fabbriche, una “pagina rossa”, di sangue, dimenticata per troppi anni

A OLEGGIO RICORDATO MARIO SONZINI, VOLONTARIO DI GUERRA E NAZIONALISTA

Ad Oleggio e a Torino, l’Associazione “Memento” e il Comitato Pro Centenario 1918-1922 hanno ricordato la figura di Mario Sonzini (Oleggio, 5 Aprile 1897 – Torino, 22 Settembre 1920), Volontario di guerra e nazionalista con due omaggi floreali: presso la tomba che custodisce le sue spoglie nel Cimitero Monumentale della città antonelliana e di fronte al Monumento ai Caduti del suo paese natale.

Mario Sonzini era un operaio metallurgico impegnato nel sindacalismo nazionalista, al punto di essere nel 1914 tra i fondatori del Circolo Operaio Nazionalista Aurora; come volontario nella Grande Guerra fu inquadrato nel 91° Reggimento di Fanteria, combatté valorosamente sulle montagne di Cadore e Comelico, venendo gravemente ferito alla testa. Nel dopoguerra, come impiegato negli stabilimenti FIAT del capoluogo piemontese, continuò la sua militanza politica e sindacale nelle file del nazionalismo.

L’episodio della barbara uccisione di Mario Sonzini da parte delle Guardie Rosse è così ricostruito in Storia della Rivoluzione Fascista (1929) di Giorgio Alberto Chiurco: 

La sera del 22 mentre un corteo funebre di sovversivi accompagnava, con grande sfoggio di vessilli rossi, le salme di alcuni rivoltosi caduti nei conflitti con la forza pubblica, gli anarchici avvistata una guardia regia in bicicletta l’uccidevano a colpi di rivoltella. Gruppi di rivoltosi armati di moschetti e di bombe si riversavano sul Corso Regio, sparando sulla forza pubblica, invadendo gli stabilimenti, operando aggressioni e sequestri di persona. Il Ten. di artiglieria Giuseppe Ghersi veniva assalito, percosso e trascinato nello stabilimento Nebiolo, e sul ponte delle Benne un vecchio signore veniva bastonato dai rivoltosi e perquisito. Un nuovo drappello di rivoltosi trascinava allo stabilimento Nebbiolo un giovane: era il nazionalista Mario Sonzini, ventenne, figlio di una giornalaia, volontario di guerra, ferito e decorato. Era uno degli esponenti del nazionalismo torinese e fascista dei primissimi. Egli veniva sottoposto al giudizio di un tribunale rosso composto di uomini e di femmine. Il Tribunale decretava la soppressione del giovane. Si deliberava di farlo morire nei forni! Ma i forni erano spenti a causa dello sciopero; allora veniva ucciso a colpi di rivoltella ed il mattino dopo fu trovato con quattro ferite alla testa. Le guardie rosse catturavano in via Pisa un altro giovane borghese che veniva condotto a forza allo stabilimento Bevilacqua e trascinato davanti al Tribunale ivi costituito dai rivoltosi. Egli era la guardia carceraria Costantino Simula, ventenne, nato a Porto Maggiore (Sassari). Veniva condannato anch’egli ad essere bruciato vivo negli alti forni; il poveretto implorava pietà in nome della madre: i carnefici lo sputacchiavano. La mattina dopo a poca distanza dal cadavere di Mario Sonzini, si rinveniva, letteralmente crivellato da colpi di rivoltella, il corpo dell’infelice Simula.

Il 23 Marzo 1922 il quotidiano torinese “La Stampa” nel commentare la ricostruzione dell’episodio che emerse nel processo innanzi alla Corte d’Assise di Torino scrisse: “Sembra quasi di rivivere le pagine losche del primo periodo iniziale della rivoluzione russa, quando le ‘guardie rosse’ uccidevano spietatamente coloro che esse credevano sostenitori della causa zarista. Non ci par vero che in una città come la nostra, che vanta una tradizione di civiltà (…) l’odio politico abbia potuto generale un simile delitto”.

A Mario Sonzini venne intitolata la Federazione del Partito Nazionale Fascista di Oleggio e un Gruppo Rionale Fascista torinese; in sua memoria proprio ad Oleggio fu installata nel 1922 una lapide commemorativa recante l’iscrizione: 

A Mario Sonzini

uscito eroe dai turbini di guerra

da vile mano fraterna spento

in Torino il 23 Settembre 1920

perché viva nel marmo e nel cuore

e ammonisca col sacrificio suo

che nel delitto e nell’odio della Patria

non è elevazione di classi e grandezza di popolo.

Oleggio, sua terra, pose.

La sua salma riposa nel Cimitero Monumentale di Torino.

Annoverato – a seconda delle espressioni utilizzate dalla pubblicistica del periodo – come “Martire della Rivoluzione Fascista” e “Caduto per la Causa Nazionale”, oggi a cento anni dal suo barbaro assassinio è giusto riconoscere a uomini come Mario Sonzini il merito storico di essere stati i primi – con lo stesso spirito di sacrificio del fronte di guerra dal quale tornarono – ad avere difeso l’Italia dall’insurrezione bolscevica: Sonzini fu vittima di una guerra civile che nel Biennio Rosso (1919-1920) già anticipava con omicidi e violenze i crimini di cui si sono caratterizzati i regimi e i partiti comunisti nel Novecento.

Per questi motivi è stato coerente ricordarlo non solo innanzi alla sua sepoltura, ma anche nel suo paese natale presso l’iscrizione “Oleggio ai suoi figli caduti per la grandezza della Patria”.

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22 SETTEMBRE 1920: IN MEMORIA DI MARIO SONZINI E COSTANTINO SIMULA

In concomitanza con il centenario della loro barbara uccisione i volontari di Associazione “Memento” e del Comitato Pro Centenario 1918-1922 hanno ricordato presso il Cimitero Monumentale di Torino il martirio di Mario Sonzini e Costantino Simula.

Sonzini (Volontario di guerra e operaio attivo nel sindacalismo nazionalista) e Simula (Guardia carceraria) furono vittime delle violenza delle Guardie Rosse nelle giornate torinesi dell’occupazione delle fabbriche nel Settembre 1920.

La loro vicenda costituisce un episodio di una vera e propria guerra civile costituita dal tentativo insurrezionale social-comunista degli anni ‘20, che annunciava i crimini sanguinosi che i regimi e i partiti comunisti avrebbero perpetrato nel corso del ventesimo secolo.

La città di Torino non dimentica.

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ALBERTO SULPIZI: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

L’illustre storico del territorio nettunese interviene sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Il disonore sulla nostra città, lo hanno portato TALUNI personaggi legati alla sinistra”

L’incipit “questa mattina”… mi ha, fortunatamente per solo pochi secondi, fatto venire i brividi,  temevo il  seguito:  “mi son svegliato”…  ecc… ecc… ma meglio così!!!

Il disonore sulla nostra città, lo hanno portato TALUNI personaggi legati alla sinistra non solo nettunese, che hanno cavalcato, senza ritegno, forse anche per altre cause, che non fossero “il cappellarismo” una foto a mio parere goliardica, ma se anche PER VOI fosse disdicevole, la stessa non può cancellare 20 anni di studi, 2 lauree, un master e 25 libri pubblicati, conferenze in università e Consigli comunali riuniti di molte città italiane…

Il revisionismo, a mio parere, non è una cattiva cosa in assoluto: lo si fa per Nerone, per il Medioevo, per la Rivoluzione Francese, si fa per la Storia che viene raccontata dai “vincitori”. Quello che adesso chiamate doveroso ricordo è stato in attesa per quasi 20 anni, come del resto da tempo, si attende, di concretizzare il ricordo di Norma Cossetto, di Giulia Tartaglia, di Giorgio Almirante, ecc… ma si perde tempo con improbabili eroi costruiti dalla sinistra con la colpevole complicità di un certo centrodestra. 

Il Cappellari in giro per le scuole affiancato da una valida contrapposizione storico culturale (a trovarla) sarebbe un bene, a mio parere, per le scuole e per la pluralità di informazione. Non ci sono “fascisti su Marte” e neanche a Nettuno: ci sono volenterosi studiosi di Storia… un peccato non vederne di più ed anche da altre parti.

“L’invasione” della Jugoslavia e sua italianizzazione avviene – ma non sono un professore di Storia quindi chiedo anticipatamente venia – seguendo il modello francese, attraverso una serie di provvedimenti aventi forza di legge ed un gran numero di disposizioni alla stampa ed alle case editrici, e va contestualizzato al periodo anni ’40, tutto ciò non giustifica l’infame comportamento post guerra del nostro Governo.

Sono solo un collezionista, legato alla storia del nostro territorio, ho vaghi ricordi degli studi liceali, ma un argomento su cui la storiografia tradizionale,  rammento,  ama sorvolare spesso,  è quello che riguarda il colpo di stato di Belgrado del marzo 1941, con cui la Jugoslavia cambiò improvvisamente campo ed a seguito del quale le forze dell’Asse furono coinvolte in una guerra lampo che sarebbe durata meno di 2 settimane,  ma che avrebbe avuto continuazione in una guerriglia senza fine, senza poi trascurare le promesse territoriali degli Alleati, e segnatamente della Gran Bretagna, al nuovo Governo di Re Pietro.

Quanto alle foibe ed alle persecuzioni slave nei confronti degli Italiani di Venezia Giulia e Dalmazia vorrei sottolineare lo scellerato disegno di una pulizia politica che nel caso di specie divenne anche genocidio, un esempio per tutti: Matteo Bragadin, anziano giudice in pensione gettato nell’orrido di Kevina Jama dopo inenarrabili sevizie ed oggetto di un surreale processo postumo per il sequestro totale dei beni di famiglia.

Viviamo in una stagione caratterizzata dal poderoso ritorno al “servilismo” da parte dell’Italia, basti ricordare il trattato di Osimo ed il riconoscimento “gratuito” delle nuove Repubbliche ex jugoslave: nella politica italiana vive una prassi pressappochista che trae origine dalla sostanziale carenza di un autentico senso della nazionalità, in cui ci si ostina a trascurare la realtà degli Esuli ed anche il ricordo del Martirio delle Foibe!

La storia, in genere, ma soprattutto quella giuliana, istriana e dalmata, è un perenne divenire che non finisce mai: non è finita ieri, e non potrà finire ne oggi ne domani; io la finisco adesso, per non tornarci mai più sopra.

Alberto Sulpizi

Responsabile culturale Pro Loco Nettuno

Presidente Ass. “Nettuno nel mondo –

Movimento Verità Storiche Nettunesi”

ASSOCIAZIONE VITTIME DELLE MAROCCHINATE: SOLIDARIETA’ A PIETRO CAPPELLARI

Roccagorga, 21 Settembre. Apprendiamo con sconcerto le allucinanti accuse rivolte allo scrittore e storico di fama Dott. Pietro Cappellari da parte quattro Consiglieri comunali di Nettuno, tali Marchiafava, Federici, Taurelli ed Alicandri. Accuse senza nessun fondamento che rischiano solo di spargere odio ingiustificato. Conosciamo Cappellari per la sua preparazione, il suo alto profilo professionale e morale, la sua onestà scientifica e rimaniamo turbati da dichiarazioni che esulano da un sereno confronto civile. Esprimiamo perciò piena solidarietà al Dott. Cappellari, sicuri che il Sindaco della città di Nettuno tutelerà i diritti costituzionali di un suo cittadino. Diritti che vengono offesi da chi fa dell’ideologia politica uno strumento di lotta per delegittimare tutti quelli che non la pensano come lui.

Emiliano Ciotti

Presidente A.N.V.M.

Emiliano Ciotti