LE ULTIME “NOTTI MAGICHE”

“Italia ‘90”: l’eclissi dello sport più bello del mondo

Diciamolo subito, chi fa ricerca storica divora libri con passione, a livello industriale. E, seppur per passione, la fornace brucia libri finalizzati ad un obiettivo: la ricerca. Per questo, poco spazio c’è per la lettura d’amore, ossia il leggere per leggere, per provare emozioni. Magari davanti ad un camino acceso, senza più quella matita in mano, pronta a sottolineare questo o quel passaggio. Un lusso che noi ricercatori, probabilmente, non ci possiamo permettere. Eppure, ogni tanto sogniamo di perderci in un libro. Per questo sono stato tentato di prendere un volume edito dall’amico Alessandro Amorese, a capo della Eclettica Edizioni, che mi ricordava un tempo in cui si sognava con molta facilità.

Si tratta del libro di Matteo Fontana, Un’Estate in Italia, che racconta il mondiale di calcio del 1990, perso dalla nostra nazionale, un mondiale legato alla mia giovinezza, perché io c’ero… e c’ero in prima fila quella notte dell’8 Luglio 1990, in mezzo ai tifosi germanici ad esultare per quella vittoria. Mi ci aveva portato mio papà, grande ultras del Milan in giacca e cravatta, come premio per il rendimento scolastico e come “consolazione”. Infatti, mio fratello, anche lui milanista, era reduce dalla gloriosa trasferta di Barcellona del 24 Maggio 1989, quando il Milan stellare di Arrigo Sacchi aveva vinto la Coppa dei Campioni. Un’esperienza unica… e per un tifoso della Roma quale ero io… impossibile. Mio padre, “per carità di patria”, volle essere magnanimo e generoso e far vivere anche a me un’emozione irripetibile. Fu così che venni catapultato nella bolgia trinceresca dell’Olimpico dell’amaro mondiale del 1990, col cuore che batteva insieme alle gradinate che tremavano al grido teutonico di battaglia «D!» (Deutschland), urlato dagli ultras tedeschi, con al collo la sciarpetta giallo-nera del Borussia Dortmund, frutto di un improvvisato gemellaggio con un biondo germanico esaltato, che aveva accettato in cambio la mia della magica Roma.

Davanti all’invitante libro pubblicato da Amorese, all’atto della scelta, avevo preferito aspettare. C’erano decine di libri che dovevo ancora studiare, quando avrei avuto il tempo di rilassarmi con il volume di Fontana? E, poi, diciamo la verità, la nostalgia non è un sentimento che mi piace. Tanto meno essere nostalgici a 45 anni!

Eppure, quella «D!» urlata allo stadio olimpico come un guerriero di Arminio prima della battaglia, ancora risuonava nelle mie orecchie e, un giorno, liberatomi improvvisamente da pressioni editoriali, sono “schizzato sulla fascia” e ho preso il libro.

Il tratto di Fontana è sublime, riesce a portare il lettore in quel mondo fatato che era l’Italia degli anni ’80. Gli anni del benessere economico, dei paninari, degli hambuger. Di Rocky e di Rambo. Il 1990 doveva essere solo il primo anno di un nuovo decennio di gloria e benessere e il destino, così benigno con quegli Italiani, aveva fatto sì che questo nuovo periodo aureo si aprisse con una corona iridata di portata storica: il mondiale. Che l’Italia, la grande Italia, non poteva che vincere.

Eppure, tutto questo castello disneyano crollerà un giorno, quella maledetta sera del 3 Luglio 1990, quando l’Italia, in semifinale, perse ai rigori contro l’Argentina. Una cicatrice indelebile sul volto della nostra Nazione, una crepa che, di lì a poco, farà crollare la diga. Tutto sarà spazzato vita, in un vortice pauroso durante il quale nessuno pensò mai a quali vascelli si era dato fuoco, quali ponti erano stati fatti saltare, cosa e chi era rimasto indietro.

I mondiali degli anni ’90 vanno ricordati per essere gli ultimi in cui giocarono la Germania Ovest, la Iugoslavia, l’Unione Sovietica! Ma anche gli ultimi con Cossiga alla Presidenza della Repubblica ed Andreotti come Presidente del Consiglio. Quel mondo e quell’Italia, sarà destinato alla scomparsa, ma nessuno, in quel 1990, interessava tutto ciò, nessuno. Nessuno poteva immaginare il tramonto di Craxi, “sagace Primo Ministro e grande estimatore e consumatore del gentil sesso”, come ama sovente ricordare l’amico Alberto Sulpizi, in tempi in cui questa non era un’offesa, ma un vanto dell’italico valor. E, il calcio, lo sport per eccellenza, era “roba da uomini”, quando questa definizione non era sanzionata per legge, ma una costatazione di natura. E sugli spalti c’erano anche gli hooligans, perché il calcio, anche quello non giocato, rimaneva “roba da uomini”. E i violenti non erano solo loro. Perché il mondiale italiano lasciò sulle strade numerosi feriti ed anche un morto, un tifoso britannico finito sotto un’auto mentre fuggiva da un Italiano… armato di accetta!

Di bambini allo stadio non se ne vedevano certo. Non era mica il circo quello. E se qualche adolescente andava, lo faceva a suo rischio e pericolo. Ricordo ancora le corse con mio padre fuori lo Stadio Olimpico durante i frequenti scontri tra milanisti e romanisti, per schivare i sanpietrini che volavano sulle nostre teste, tra le bombe carta che scoppiavano, i fumogeni che trasformavano in Ade quei giardinetti… corsa che finiva davanti al primo cancello dello stadio, non importava quale, dove si entrava a spinta, mostrando biglietti di tutt’altro settore. Nessuno si scandalizzava. Il calcio era anche quello. Il futuro avrebbe cancellato tutto ciò. In campo, come sugli spalti. Ma nel 1990 tutto ciò sembrava impossibile.

Eppure la sentenza era stata già scritta. Ma nessuno l’aveva letta. O aveva avuto tempo di leggerla, perdendosi nell’esaltazione di una stagione storica straordinaria. I gradoni dello Stadio Olimpico, umidi e freddi, dal sapor di littorio, erano scomparsi per uno stadio futuristico da sogno. Era la speranza di un domani migliore. Il risultato di una evoluzione verso il futuro. Nessuno avrebbe mai immaginato che, finiti i mondiali, quelle strutture sarebbero diventate obsolete e il calcio un investimento per Società per Azioni.

Ma chi ci pensava a queste cose?

Chi avrebbe mai pensato che tutta quella “costruzione” – che dietro i fasci di luce abbagliante, lasciò l’amaro conto di 24 morti sul lavoro – potesse creare un disastroso buco di bilancio che avremmo continuato a pagare per decenni?

Ma quella era l’Italia che costruiva, andava avanti, donava speranza, creava lavoro, fiumi di miliardi – delle care e vecchie Lire! – con cui si fabbricava il futuro, quotidianamente. E tutti ne gioivano. L’Italia era una locomotiva, quinta potenza mondiale, che andava veloce, inarrestabile, con un combustibile camorristico da favola chiamato “tangenti”. E chi sarebbe mai stato quel pazzo che avrebbe fermato questa corsa verso la gloria?

Il calcio, abbiamo detto. Quel calcio romantico. Fatto di bandiere e di passioni. Di fedeltà ad una maglia, ad una squadra, ad un simbolo. Per tutti era così. Doveva essere così. Ma la sentenza di morte era stata già pronunciata ed anche questa volta nessuno ci aveva fatto caso. Del resto, il Milan di Berlusconi – una squadra stellare come mai nella storia di questo sport – era solo l’espressione più genuina dell’Italia di quegli anni. Chi avrebbe mai pensato allo sport come un investimento, alle televisioni a pagamento che avrebbero sostituito le gracchianti radioline, ai giocatori che sarebbero diventati semplici impiegati di questa o quella società, viziati ventenni, magari analfabeti ma con tanti soldi “da scatenare una guerra”?

Eppure gli ingredienti di questa trasformazione, di questa esecuzione pubblica, c’erano già tutti. Ma nessuno ci fece caso. L’Italia avrebbe vinto il mondiale, del resto. Ed aperto una nuova era, una progressione in linea col passato, non certo la sua negazione. Come, però, poi fu. La Coppa Campioni, il simbolo stesso del dominio continentale, scomparve così, in nome di un campionato europeo da sostituire a quello nazionale, ormai considerato “provinciale”. Nel 1990, un’affermazione del genere avrebbe fatto ridere. Una manciata di anni dopo, fu la triste e vuota realtà.

In quel mondiale italiano, in ogni senso, gli arbitri avevano ancora la tradizionale divisa nera – non erano dei canarini multicolori come quelli di oggi – e furono i portieri a disegnare l’eleganza sportiva con maglie straordinariamente variegate che faranno, per la prima volta, storia. In campo v’erano leggende del tempo: Higuita, Gascoigne… e, per l’Italia Baggio e Schillaci. Saranno questi due “Signori del calcio” a trascinare la Nazionale in semifinale, conducendo un sogno che si infrangerà traumaticamente al San Paolo di Napoli, dove mancherà – tra l’altro – la spinta propulsiva del pubblico di Roma.

I napoletani, del resto, amavano troppo il loro Maradona, simbolo del riscatto di un’intera città. Il Vesuvio, quella notte, rimase silenzioso. L’intera Italia attendeva il suo ruggito. Purtroppo, andò così. Quel silenzio, dopo tanto chiasso e tanta festa, fu funereo. Rimase negli anni successivi, come a simboleggiare il volto del nuovo decennio che stava per cominciare. Un decennio che, secondo le previsioni dei giornalisti di sinistra, sempre pronti a lordare il proprio Paese ed esaltare il Terzo Mondo, avrebbe visto il sorgere del calcio africano. Nemmeno questa funerea – per il calcio europeo – previsione si avverò. Assisteremo, invece, all’africanizzazione delle Nazionali d’Europa e l’Africa rimarrà al palo, a contare ancora i chilometri che separano i villaggi dal primo pozzo d’acqua potabile…

All’indomani dell’eclissi dell’Italia di Azelio Vicini – eclissi che sarà poi quella di un’intera Nazione e non solo calcisticamente parlando – un gigante del giornalismo come Gianni Brera evidenziò la “insoddisfazione morale che ci veniva dall’andazzo del nostro sport: il totale disprezzo dell’etica via via assunto dai nostri club, intesi a un mercenarismo del tutto deteriore, insensibili agli stessi diritti del vivaio”. “Un sistema che si rifà allo spreco e alla grandigia anziché alla ricerca e alla preparazione del meglio”. E, infine, la condanna: “Giochiamo [nel nostro campionato] con tutti gli assi stranieri, assicurando loro comprimari indigeni: e proprio con questi, ai mondiali, vorremmo prevalere?”.

Parole che resteranno inascoltate. Da quel giorno, l’Italia non sarà più la stessa. Una manciata di anni spazzarono via un mondo, l’Europa, il calcio, ridotto oggi ad un circo spettacolare fatto di posti numerati al coperto e riscaldati, pronti ad ospitare bambini addobbati come alberi di Natale con i loro genitori vestiti griffati. Asettici. Disinfettati. Tutto, del resto, ha un prezzo. Anche il cestino di pop corn a 25 Euro.

Chi non ha vissuto quegli anni, non ha vissuto il calcio inteso come sport, come sfida. Al San Paolo si spense non solo una Nazionale, ma un mondo che forse aveva fatto il suo tempo. Ma il calcio, no, forse si poteva salvare. Vogliamo credere che fosse possibile. E anche quando nel 2006, l’Italia vinse il mondiale, con quella divisa con inserti blu scuro e numeri stranamente d’oro, beh, quella non era solo una divisa inusuale. Era un altro calcio. Che con lo sport non c’entra nulla. E, per una volta, possiamo dirlo. Con supponenza e fastidio: «Ma che ne sanno i duemila?».

Pietro Cappellari

PIETRO CAPPELLARI CITTADINO ONORARIO DEL LIBERO COMUNE DI CAPODISTRIA IN ESILIO

Importante riconoscimento concesso al famoso ricercatore di Nettuno

L’ Avv. Piero Sardos Albertini, Presidente della Fameia Capodistriana, l’associazione costituita nel 1956 dagli esuli fuggiti dalla ferocia slavo-comunista e, nel 1969, costituitasi in Libero Comune di Capodistria in Esilio, ha insignito il Dott. Pietro Cappellari del prestigioso quanto esclusivo titolo di “socio onorario”.

Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), che da 25 anni si batte in difesa dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, ha all’attivo numerose manifestazioni culturali in ricordo dei Martiri delle foibe e dell’esodo istriano-fiumano-dalmata. Autore nel 2006 del “raid motociclistico” Nettuno-Trieste-Pola-Fiume-Zara-Ragusa-Bar-Nettuno, nel 2013 è stato il fondatore, insieme al Prof. Alberto Sulpizi, del Comitato Nettunese Pro Gabriele d’Annunzio e curatore della mostra Fiume-d’Annunzio-Nettuno: il Poeta armato e le sue città (Forte Sangallo di Nettuno, 18-22 Settembre 2013). Alla storia del confine orientale ha dedicato due importanti volumi della sua vasta produzione letteraria: Fiume trincea d’Italia. Il diciannovismo e la questione orientale: dalla protesta nazionale all’insurrezione fascista 1918-1922 (Herald Editore, Roma 2019); e Crimini partigiani in Balcania. Documenti della Mostra della Rivoluzione fascista (Edizioni del Centenario, Roma 2020). Nel Febbraio 2020, è stato invitato dal Comune di Ciampino (Roma) a tenere una conferenza in Aula consigliare per il Giorno del Ricordo, esibendosi in un monologo che ha avuto anche l’apprezzamento della Presidenza della Repubblica. Infine, nel Settembre del 2020, in qualità di fiduciario del Comitato “10 Febbraio”, è stato autore della proposta che ha portato all’istituzione del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe nella sua Nettuno.

Il 25 Settembre 2020, all’unanimità, l’Assemblea Generale della Fameia Capodistriana – associazione aderente all’Unione degli Istriani – Libera Provincia dell’Istria in Esilio – ha concesso il titolo di “socio onorario” al Cappellari con la seguente motivazione: “[…] Per la Sua attività in difesa dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia ed, in particolare, per la ricerca storica da Lei effettuata sulla tragica vicenda del martirio della giovanissima capodistriana Iolanda Dobrilla, barbaramente assassinata dai partigiani nel mese di Aprile del 1944, in località Cottanello (Rieti)”.

«È con particolare emozione – ha dichiarato Cappellari – che apprendo della concessione della cittadinanza onoraria del Libero Comune di Capodistria in Esilio, la città della Medaglia d’Oro Nazario Sauro. Città cui mi lega la storia di Iolanda Dobrilla, vicenda cancellata dalla memoria collettiva, riscoperta durante le mie ricerche sulla Repubblica Sociale Italiana nel Reatino. Si tratta di un riconoscimento davvero importante, se si pensa che l’ultima concessione riguardò nientemeno che Maria Pasquinelli, una gigante della storia d’Italia. Essere al suo fianco, ora, è per me qualcosa di incredibile. Ringrazio di vero cuore il Presidente Avv. Piero Sardos Albertini e tutti i fratelli della Fameia Capodistriana, ponendomi al loro fianco per la difesa dell’italianità della nostra Capodistria. Un atto di Civiltà, compiuto per amor di Patria, nel ricordo di tutti coloro che difesero i sacri confini della nostra Nazione».

Claudio Cantelmo

LUIGI MAGNI, TRECATESE VITTIMA DEL BIENNIO ROSSO

Trecate (Novara), 10 Ottobre – L’Associazione Memento e il Comitato Pro Centenario 1918 – 1922 hanno ricordato a Trecate la figura di Luigi Magni, che il 10 Ottobre 1920 spirava presso l’ospedale di Pavia.
Magni era sindaco di Castellaro De Giorgi, fittabile e membro dell’Associazione proprietari e affittuari dell’Agro Lomellino. Nel corso di uno sciopero promosso a Mede dal Circolo giovanile socialista “La Folgore”, fu segnalata la presenza di crumiri a Castellaro De Giorgi, nell’azienda del Magni. Durante l’intervento degli scioperati partirono dei colpi di rivoltella che cagionano la morte di Luigi Magni ed il ferimento dei figli (di cui uno mutilato di guerra) e di alcuni dimostranti. Seguì l’arresto di diciannove persone: https://www.ereticamente.net/2020/10/pagine-di-gloria-del-biennio-rosso-lassassinio-di-luigi-magni-10-ottobre-1920-valerio-zinetti.html

Nel centenario del delitto che suscitó enorme impressione in tutto il circondario, preparando il terreno per la reazione fascista, un omaggio floreale é tornato a rendere gli onori alla vittima della violenza bolscevica, per decenni appositamente cancellata dalla memoria collettiva.

Il portavoce

ANZIO E NETTUNO: UNA ROSA PER NORMA COSSETTO

Cappellari: «Nel suo nome, per amore, solo per amore… di Patria!»

Sabato 3 Ottobre, presso il Campo della Memoria, il cimitero militare che tramanda le gesta degli ultimi difensori del confine nord-orientale italiano dalle orde slave e comuniste, si è tenuta una solenne cerimonia in ricordo del martirio di Norma Cossetto, stuprata ed infoibata dai partigiani nel tragico Autunno del 1943. La manifestazione, organizzata dal Dott. Alberto Indri e dai Volontari del Campo dell’Onore ha visto la presenza di numeroso pubblico, contingentato per rispetto di tutte le norme anti-covid, e la prolusione dello stimato Prof. Augusto Sinagra che ha emozionato tutti con le sue parole incitanti all’amor di Patria, contro l’odio di parte.

Il 5 Ottobre, infine, si è chiuso il Centenario Cossettiano, proclamato dal Comitato “10 Febbraio” in onore della martire istriana. Una delegazione del Comitato ha deposto in memoria di Norma Cossetto una rosa presso il Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe a Nettuno e al Monumento ai Caduti di Anzio.

Hanno aderito all’omaggio il Dott. Pietro Cappellari, Daniele Combi, il Consigliere comunale Genesio D’Angeli, l’Assessore Claudio Dell’Uomo, il Dr. Roberto Gigli, Bruno Sacchi, Ermanno Stampeggioni, il Prof. Alberto Sulpizi, il Dott. Rodolfo Turano e il Consigliere comunale Flavio Vasoli.

Nel dopoguerra, l’8 Maggio 1949, il Rettore dell’Università di Padova, Aldo Ferrabino, su proposta del Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia, conferisce la laurea ad honorem a Norma Cossetto: “Caduta per la difesa della libertà.” 

L’8 Febbraio 2005 l’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, concede alla giovane istriana la Medaglia d’Oro al merito civile. 

Il 10 Febbraio 2011 l’Università degli Studi di Padova e il Comune di Padova, nell’ambito delle celebrazioni per il “Giorno del Ricordo”, scoprono nel Cortile Littorio del Palazzo del Bo’ una targa commemorativa.

«Questa è la storia di Norma – ha dichiarato Cappellari al termine delle manifestazioni -. Ancora oggi, purtroppo, siamo costretti a leggere dichiarazioni di noti negazionisti che mettono in dubbio tutto questo. Li lasciamo da soli, con la loro ignoranza. Noi, a 77 anni di distanza dal suo martirio, ricordiamo l’attaccamento ai Valori della Patria di questa ragazza che pagò, con la vita, il suo amore per l’Italia. Vi ringraziamo per la presenza e vi diamo appuntamento al 10 Febbraio 2021, con la celebrazione del Giorno del Ricordo e ad Ottobre del prossimo anno per la terza edizione di questo evento, per non dimenticare Norma Cossetto e tutte le donne che ancora oggi, purtroppo, subiscono violenze».

Comitato “10 Febbraio

ASSOCIAZIONE MEMENTO: SOLDIARIETA’ A PIETRO CAPPELLARI

Associazione Memento intende esprimere la massima solidarietà al ricercatore storico e amico Pietro Cappellari, vittima di un vile attacco mediatico da parte di chi vorrebbe impedirgli letteralmente “con ogni mezzo” di intervenire negli istituti scolastici per narrare agli studenti la verità storica sul genocidio istriano e le tragiche vicende del confine orientale.

Siamo sicuri che quest’attacco non scalfirà la tenacia con la quale Capellarri – con il quale la nostra Associazione collabora – sta documentando e narrando pagine di storia che la rete ideologica dell’antifascismo militante credeva di avere strappato per sempre.

Associazione Memento

USCITO IL PRIMO VOLUME DELLA TETRALOGIA CURATA DA PIETRO CAPPELLARI “DA VITTORIO VENETO ALLA MARCIA SU ROMA” (1919)

Le Edizioni Passaggio al Bosco hanno licenziato un importante lavoro per la conoscenza della storia della nostra Nazione: Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma. Un tomo di oltre 500 pagine che raccoglie una minuziosa ed innovativa ricostruzione dei principali avvenimenti che si sono succeduti nel lontano 1919, corredata dalla cronaca degli eventi che, in tutta Italia, sono stati organizzati per ricordare i vari centenari celebrati nel corso del 2019.

Un lavoro che ha visto il contributo di diversi studiosi e, soprattutto, di numerose realtà locali che si sono cimentate sul territorio nella riscoperta di fatti ed eventi rimossi dalla memoria collettiva e riportati, dopo tanti anni di oblio, alla ribalta delle cronache.

Si tratta del primo volume di una serie che ripercorrerà anche gli anni 1920, 1921 e 1922, attraverso lo studio dei documenti, una ricostruzione storica rigorosa ed innovativa, oltre che la consolidata riscoperta territoriale degli eventi, vera novità per tramandare alle generazioni che verranno il prezioso dono della memoria.

Claudio Cantelmo

Dalla quarta di copertina:

Un secolo fa l’Italia ardeva di una fiamma inconsueta che si era accesa nell’interventismo ed era avvampata nel socialismo nazionale delle trincee, aristocratico nell’animo e popolare nel tratto cameratesco.
Si pensò che la pace della vittoria mutilata avrebbe spento gli ardori e rigettato l’intera società nel suo provincialismo. Per un attimo sembrò che fosse così e che la sola alternativa alla ritrovata mediocrità potesse essere l’utopia feroce e sanguinaria della vendetta di classe.

Tuttavia quella fiamma era ben lungi dall’essere spenta e bruciò sempre più viva, trasfigurando la sordida realtà e ravvivando un popolo che non aveva fino ad allora avuto coscienza di sé.

Non si trattò esclusivamente d’infondergli una coscienza razionale, ma di qualcosa di ancora più alto e divino.

Nuova ed antica, l’Italia che rinasceva come una fenice, illuminò di sé non soltanto se stessa ma il mondo.

Quell’incendio si propagò in un quadriennio: da Vittorio Veneto alla Marcia.

Gabriele Adinolfi

Con l’istituzione del Comitato pro Centenario 1918-1922 si è inteso ripercorre, passo dopo passo, il quadriennio rivoluzionario che caratterizzò l’Italia all’indomani della fine della Grande Guerra.

Questo volume presenta i risultati di questo cammino nel 2019, durante il quale gran parte dell’Italia è stata coinvolta in un’epica impresa di riscoperta della propria storia. Soprattutto, questo tomo – il primo dei quattro che saranno pubblicati nei prossimi anni – raccoglie una serie di saggi sui fatti più importanti che caratterizzarono quel lontano 1919 dei quali, per l’appunto, è ricorso il “centenario”.

Un cammino che parte emblematicamente dalla Vittoria nella Prima Guerra Mondiale (4 Novembre 1918), passa per la Fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento (23 Marzo 1919) ed arriva all’Impresa di Fiume (12 Settembre 1919). Eventi storici che segnarono profondamente la storia d’Italia che finalmente vengono presentati sotto una nuova veste interpretativa, libera dai condizionamenti della vulgata che per oltre 70 anni ha tenuto in ostaggio la storia della nostra Nazione.

Per info: aresagenziadinotizie@gmail.com

ANCHE ANZIO AVRA’ IL SUO PARCO IN MEMORIA DEI MARTIRI DELLE FOIBE

Cappellari: «Un’oasi di pace e libertà nel nome della Patria»

La settimana scorsa il Comune di Nettuno ha deciso di dedicare un’area verde al ricordo dei Martiri delle foibe e dell’Esodo dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. A nemmeno una settimana dalla storica decisione, anche il Comune di Anzio ha scelto di intitolare un luogo pubblico alla tragedia che, a partire dal 1943, sconvolse i confini orientali italiani, conclusasi con un genocidio senza precedenti nella storia d’Italia compiuto dai partigiani comunisti contro inermi, colpevoli solo di non voler rinnegare la loro Patria.
«È con profonda commozione – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario locale del Comitato “10 Febbraio” – che ringraziamo il Comune di Anzio e, in particolar modo, il Consigliere Flavio Vasoli, coraggioso autore della proposta. In pochi giorni si realizza un sogno: Nettuno ed Anzio hanno finalmente un luogo ove ricordare i Martiri delle foibe, due oasi di pace e libertà nel nome della Patria, quella Patria che gli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia hanno amato sopra ogni cosa. Con questo duplice atto si rende onore a chi ha sofferto per la barbara occupazione delle terre d’Italia da parte degli invasori slavo-comunisti appoggiati dal PCI. Il mio pensiero non può non andare al Prof. Ettore De Franchi, patriota ed esule fiumano, per lunghi anni stimato Consigliere comunale del MSI ad Anzio, nel cui nome costruiremo un “percorso della memoria” sul territorio, collaborando con le scuole per far conoscere un olocausto ancor oggi giustificato da chi vive in una realtà parallela di comodo, negando la storia».

Comitato 10 Febbraio

Pietro Cappellari

MARCO FORMATO: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Ancora una precisazione sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Oltre che alla persona si deve il massimo rispetto allo storico, che non può essere messo in discussione con bieche denigrazioni da bar”

Il Circolo Culturale “Filippo Corridoni” di Parma esprime la propria solidarietà all’amico e socio Dott. Pietro Cappellari in merito all’odioso attacco rivoltogli nei giorni scorsi da alcuni esponenti del Consiglio Comunale di Nettuno.

I vari e poderosi volumi pubblicati da Cappellari negli ultimi dieci anni testimoniano per lui la bontà e la qualità delle sue ricerche storiche, sempre portate avanti con professionalità e concretezza. Oltre che alla persona si deve quindi il massimo rispetto allo storico, che non può essere messo in discussione con bieche denigrazioni da bar.

Auspicando che episodi di questo genere non abbiano più a ripetersi, rinnoviamo a Cappellari la nostra stima e il nostro plauso per i risultati finora ottenuti.

Marco Formato

Pres. Circolo “Corridoni” – Parma

CAPPELLARI A LEONESSA RACCONTA GLI ANNI DELLA REPUBBLICA SOCIALE

Leonessa, 26 Settembre. Si é tenuta presso il Museo Demoantropologico, nell’affascinante cornice de chiostro dell’antica Chiesa S. Francesco, l’attesa conferenza del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlí).
Durante la seguita relazione sulla storia della RSI a Leonessa, sono stati presentati i suoi ultimi studi, tra cui il tomo di oltre 800 pagine “Rieti repubblicana”, un volume che ha riscritto la storia della provincia reatina tra il 1943 e il 1944.
L’evento organizzato da Mirko Mancini ha visto la partecipazione di un folto pubblico, venuto anche da fuori regione, sebbene contingentato per il rispetto di tutte le norme anti-covid.

DANIELE COMBI: SOLIDARIETA’ A CAPPELLARI

Ancora una precisazione sul comunicato Alicandri-Marchiafava-Federici-Taurelli: “Si manca ancora una volta rispetto per i Martiri delle Foibe

Nell’anno 2020 siamo ancora qui a dover leggere cretinate da parte di un odio becero e fuori luogo. Non si perde mai occasione di tacere, mostrando intelligenza, ma soprattutto si manca ancora una volta rispetto per i Martiri delle Foibe.
Ancora oggi, quella sinistra – complice un tempo – cerca di passare come perbenista, nascondendosi dietro giochi di parole. Quelle persone non sono le “vittime”, quelle persone sono i Martiri, uccisi da partigiani per un’unica colpa: quella di essere Italiani, non di certo morti a causa del fascismo come qualcuno sovente scrive.
Non accetto lezioni di democrazia e moralità dal Consigliere Alicandri, la stessa persona che durante un Consiglio comunale, dichiarò che “i morti non sono tutti uguali”.
Infine, mi stupisco del Prof. Marchiafava che si è reso firmatario del comunicato e si è prestato a questo giochetto indegno. Spero che, per recuperare, il giorno in cui ci sarà l’intitolazione del parco, lo stimatissimo Professore e Consigliere sarà in prima fila, mostrando intelligenza e rispetto, in segno di scuse per quanto ha firmato.
La mia piena solidarietà al Dott. Pietro Cappellari, stimatissimo storico ed eccellente professionista, tanto da ricevere un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Italiana.
Spero che tutta la Giunta prenderà chiare distanze da questi personaggi e sarà presente durante il posizionamento della targa voluta dal Dott. Cappellari e sostenuto da tutti noi, con a capo il Sindaco della nostra città.

Daniele Combi