CENTO ANNI FA CADEVA GIOVANNI BERTA, VITTIMA DELL’ODIO ANTIFASCISTA

Firenze, 28 Febbraio 2021. In occasione del centenario del barbaro assassinio di Giovanni Berta – che cade nello stesso giorno dell’omicidio di Mikis Mantakas del 1975 – l’Associazione Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, l’Associazione “Memento” ed il Raggruppamento Combattenti e Reduci della RSI – Continuità Ideale, su iniziativa del Comitato pro Centenario 1918-1922, hanno predisposto l’apposizione di piccole targhe commemorative e fiori nei luoghi simbolo di questa tragedia.

In primis al Ponte della Vittoria (all’epoca Ponte sospeso) dove materialmente si consumò l’aggressione culminata con l’omicidio del giovane patriota da parte dei comunisti.

Poi, alla Fonderia delle Cure (poi rinominata Fonderia “Berta”) dove il giovane lavorava dopo il ritorno dai campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale. Attività di famiglia che sorgeva nell’omonimo quartiere che ha prodotto fino agli anni ’70 tombini, fontane, sculture e lampioni per tante città della penisola.

Infine, allo stadio progettato dal genio di P.L. Nervi, oggi “Artemio Franchi”, ma all’epoca della sua costruzione intitolato all’eroico combattente fiorentino Giovanni Berta.

Incarnando i postulati mazziniani di “pensiero e azione”, i militanti delle Comunità nazional-popolari fiorentine, autori degli omaggi al giovane Caduto per la Causa nazionale, si sono portati al Cimitero Monumentale delle Porte Sante. In occasione del centenario del martirio, hanno deciso di iniziare un’opera di ripulitura e ritorno al decoro, dovuto ad ogni sepolcro, della Cappella di Famiglia dei Berta, dove Giovanni è stato traslato dal Famedio dei Martiri fascisti della Basilica di S. Croce, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il Portavoce

GIORNO DEL RICORDO: ONORE A CHI DIFESE IL CONFINE ORIENTALE DAL COMUNISMO

Nettuno, 13 Febbraio. Si sono concluse questa mattina al Campo della Memoria, sotto la direzione del Dott. Alberto Indri, le cerimonie per il Giorno del Ricordo 2021 sul litorale del Basso Lazio.

Davanti ad un numeroso pubblico, contingentato in rispetto alle norme anti-Covid, il Prof. Augusto Sinagra ha tenuto l’orazione ufficiale insieme al Dott. Pietro Cappellari, fiduciario del Comitato 10 Febbraio e Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio.

Presenti, tra gli altri, il Prof. Massimo Magliaro già Direttore di RAI International e Presidente di RAI Corporation; il Dott. Roberto Gigli fondatore del primo Comitato nettunese per le onoranze ai Martiri delle Foibe in tempi in cui parlare di queste cose era “vietato”; Emiliano Ciotti Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime della Marocchinate; il Paracadutista Bruno Sacchi Comandante del locale Reparto dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia; Alvaro Sassaroli della Sezione di Aprilia dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia; l’ex-Consigliere Comunale Ermanno Stampeggioni; Daniele Combi responsabile territoriale di CPI.

È stato ricordato il sacrificio di tanti Italiani innocenti sull’altare dell’odio comunista, nel folle progetto di edificazione del socialismo. Insieme agli Italiani caduti per la loro fedeltà alla Patria, sono state ricordate anche le centinaia di migliaia di Sloveni, Serbi, Croati, Tedeschi ed Ungheresi assassinate dalle milizie di Tito contestualmente alla pulizia etnica effettuata in Istria, a Fiume e in Dalmazia.

Ancora qualcuno tenta di giustificare queste stragi che hanno fatto, ad esempio, della Slovenia il più grande cimitero a cielo aperto d’Europa. Ancora qualcuno tenta di fuorviare l’analisi oggettiva dei fatti parlando di snazionalizzazione delle comunità slave residenti in Italia, addirittura parlando di crimini commessi dagli Italiani nella ex-Iugoslavia. Si tratta di strumentalizzazioni, di disinformatja che la “nomenklatura bulgara” infiltrata nelle nostre scuole, nelle nostre università, nelle redazioni dei grandi giornali, tenta di gettare nel dibattito per creare confusione. Come ha detto il noto giornalista Fausto Biloslavo, gli Italiani sono stati vittime del sogno socialista. A lui ha fatto eco anche Marcello Veneziani che non ha avuto timore di affermare: “Non menatela per favore coi fanatismi nazionalistici per spiegare e al contempo per deviare la tragedia delle foibe. Non fu semplicemente il frutto di una guerra tra odii nazionalistici. L’orrore delle foibe fu perpetrato dai partigiani comunisti di Tito con l’appoggio del comunismo mondiale e dei comunisti italiani, che sposarono – come scrissero in un documento infame dell’epoca, ‘la tattica delle foibe’. Abbiate l’onesto coraggio di citare il comunismo a proposito delle foibe, senza reticenze”.

La cerimonia al Campo della Memoria di Nettuno ha avuto un doppio significato, quello di ricordare anche chi ha difeso in armi il confine orientale italiano dal comunismo: i combattenti della RSI.

L’ultima bandiera tricolore a sventolare in Istria, a Fiume, in Dalmazia fu il tricolore della Repubblica Sociale Italiana. L’ultimo soldato italiano a sparare contro le milizie comuniste illegittime belligeranti agli ordini di Tito che invadevano le millenarie terre italiane della Venezia Giulia fu un soldato della Repubblica Sociale Italiana.

Per gli Italiani vi è sempre stata una sola parte giusta: quella dell’Italia.

In ricordo del loro volontario sacrificio per la Patria, superando ogni odio di parte, con il sorriso sulle labbra e nella speranza del raggiungimento di una compiuta pacificazione nazionale, oggi riaffermiamo l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Lemmonio Boreo

NETTUNO: ONORATI I MARTIRI DELLE FOIBE NEL NUOVO PARCO CITTADINO

Nettuno, 10 Febbraio 2021. Questa mattina, alle ore 12:00, il Comune di Nettuno ha deposto una corona di alloro, bordata dai colori della Patria, al Parco delle Rimembranza e dei Martiri delle Foibe, il nuovo parco cittadino dedicato alla memoria dei Caduti in guerra per la Nazione e delle popolazioni giuliano-dalmate che incarnarono, con il loro superbo sacrificio, il più alto esempio di fedeltà all’Italia.

Presenti, tra gli altri, nel rispetto delle normative anti-Covid, gli Assessori Claudio Dell’Uomo e Luca Zomparelli, i Consiglieri comunali Genesio D’Angeli e Lorenza Alessandrini, il Paracadutista Bruno Sacchi Comandante del locale Reparto dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia e Daniele Combi che con i volontari dell’associazione “La Foresta che avanza” ha ripristinato il decoro e la fruibilità del parco per tutta la cittadinanza.

«Per la prima volta – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario locale del Comitato 10 Febbraio e Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio – Nettuno ha un luogo dove ricordare quotidianamente – e non solo una volta l’anno – i Martiri delle foibe e gli Italiani costretti all’esodo dal barbaro regime comunista titino. Martiri e non semplici vittime come qualcuno vorrebbe definirli. Martiri vuol dire testimoni. Sono stati i testimoni della ingiustificata ferocia – semmai la ferocia possa trovare una giustificazione – dei partigiani comunisti, che si macchiarono tra il 1943 e il 1945 di crimini contro l’umanità senza precedenti nella storia della nostra Nazione. Ma testimoni anche di come e fino a che punto si può amare la Patria e di come vennero traditi una volta fuggiti dal “paradiso comunista”. Ed è per questo che il loro ricordo è associato, a Nettuno, a quello dei Caduti per la Nazione italiana, rinnovando la dizione di “Parco della Rimembranza” che qualcuno, nel primo dopoguerra, aveva vergognosamente cancellato. A chi oggi parla di “vendetta” in cerca dell’alibi giustificazionista per celare la propria complicità morale e ideale nella tragedia delle foibe, ricordiamo le parole del Presidente della Repubblica: fu “una persecuzione contro gli Italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole”. Ringrazio per la presenza di Roberto Gigli, fondatore del locale Comitato per le onoranze ai Martiri delle Foibe in tempi in cui sembrava fosse una follia parlare della tragedia del confine orientale italiano. A tanti anni di distanza, caro Roberto, siamo riusciti a scrivere una pagina cancellata per odio politico dal libro della storia nazionale. Quanti ci avevano detto di lasciare perdere, che mai i Martiri delle foibe avrebbero meritato un ricordo? Quanti avevano irriso al nostro tentativo di ripristinare la vecchia dizione di “Parco della Rimembranza”? Insieme continueremo a difendere l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, con il sorriso sulle labbra, orgogliosi del nostro passato, nella speranza di raggiungere una compiuta pacificazione nazionale. Qui, in questo parco dove sognano i bambini, l’amor di Patria ha sconfitto l’odio di parte».

AresAN

ANZIO: INAUGURATO IL PARCO MARTIRI DELLE FOIBE

Anzio, 10 Febbraio 2021. Con una breve ma significativa cerimonia il Sindaco di Anzio Candido De Angelis ha inaugurato il Parco Martiri delle Foibe. Il luogo, di alto valore storico nel comprensorio di un’antica necropoli, rappresenterà un punto di riferimento per la diffusione dell’amor di Patria tra le nuove generazioni di Anzio, rappresentate per l’occasione da due studenti del Liceo Scientifico che hanno letto frasi in onore delle genti giuliano-dalmate condannate allo sterminio dall’odio politico dei partigiani comunisti e, poi, all’esodo per rimanere, prima di tutto, Italiane.

Particolare ringraziamenti sono stati fatti al Consigliere comunale Flavio Vasoli, che ha promosso l’istituzione del parco, seguendo passo dopo passo tutto il lungo iter per la sua approvazione.

Alla cerimonia erano presenti, nel rispetto delle normative anti-Covid, le delegazioni ufficiali delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, rappresentando idealmente con la loro sacra divisa tutti gli Italiani che combatterono e si sacrificarono per l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia nei giorni dell’odio. Presenti, tra gli altri, anche il Consigliere comunale Angelo Mercuri, il Paracadutista Bruno Sacchi Comandante del locale Reparto dell’Associazione Nazionale Arditi d’Italia e Daniele Combi responsabile territoriale di Casapound che ha donato la targa in pregiata piastra in porcellana di Deruta realizzata artigianalmente da Mauro Mencarelli di Mondo Ceramica.

«È stato molto toccante per me – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, fiduciario locale del Comitato 10 Febbraio e Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio – ascoltare le parole del Sindaco di Anzio, soprattutto il ricordo del Prof. Ettore De Franchi, esule fiumano e Consigliere comunale del MSI, al cui fianco sono stato in tempi in cui parlare di foibe era “proibito”. Sembra un’altra epoca. Pensare che oggi possiamo liberamente parlare dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia è una conquista che avrebbe sorpreso anche De Franchi, contro il quale venne eretto un muro di discriminazione inqualificabile. Caduto il Muro di Protezione Antifascista di Berlino nel 1989, anche in Italia abbiamo ritrovato la “libertà”. La libertà di parlare di una “memoria negata” dagli odiatori di professione sconfitti dalla storia, la libertà di parlare di amor di Patria e di pacificazione nazionale. Gli istriani, i fiumani, i dalmati erano e sono dalla parte giusta della storia. Perché vi è una sola parte giusta per un Italiano: quella dell’Italia. De Franchi, gli esuli, noi tutti, lo abbiamo sempre saputo».

AresAN

PADRE ANTONIO INTRECCIALAGLI A NETTUNIA

Ritrovate delle foto inedite risalenti al 1943

Il ricercatore storico Massimo Lucioli, autore insieme a Davide Sabatini di una biografia sul Cappellano Militare Padre Antonio Intreccialagli (Il Legionario di Dio, Settimo Sigillo, Roma 2003), ha scoperto alcune fotografie inedite del noto religioso risalenti ai primi mesi del 1943.

Padre Antonio nasce a Montecompatri (Roma) il 22 Dicembre 1908, ordinato Sacerdote nel 1931, missionario nel Libano, Turchia, Siria, Francia, Iran ed Iraq, è ricordato oggi come il valoro Cappellano della Legione d’Assalto M “Tagliamento” durante la RSI. Sopravvissuto al bagno di sangue provocato dagli antifascisti nella Primavera del 1945, si rifugiò in Sicilia, per poi far ritorno a Bologna. Entrato subito nel mirino dei partigiani comunisti, dovette armarsi per poter respingere ogni eventuale attentato alla sua persona. Poté così proseguire indisturbato la sua incessante attività religiosa. Solo con i proventi delle elemosine edificò un convento a Monteodorisio (Chieti). Nel 1995 fu nominato Cappellano d’onore della Federazione Roma Sud del Movimento Sociale – Fiamma Tricolore e, sempre in quell’anno, visitò, con una delegazione di reduci della RSI, il Campo della Memoria di Nettuno, dove venne affissa una lapide in memoria della Legione d’Assalto M “Tagliamento”. Fu quella la prima volta che in questo Sacrario militare, oggi di proprietà del Ministero della Difesa, venne cantata coralmente dai presenti La preghiera del Legionario. Morì il 7 Gennaio 2000, a 92 anni, e volle farsi seppellire con la camicia nera sotto il saio.

Nel 1943, Padre Antonio era inquadrato nella Regia Aeronautica, presso l’aeroporto di Marsala. In Sicilia, però, aveva contratto una malattia debilitante ed era stato di conseguenza trasferito all’Ospedale Militare di Nettunia Porto per le cure del caso. Attivismo organizzatore di eventi, Padre Antonio fu subito promotore di numerose iniziative religiose, culturali e politiche in favore dei degenti del nosocomio. Le fotografie ritrovate da Lucioli testimoniano questo suo impegno. Risalgono ai primi mesi del 1943. Il Cappellano si trova nel piazzale antistante la Chiesa di S. Teresa del Bambin Gesù a Nettunia Porto, in compagnia di numerosi militari del Regio Esercito, della Regia Marina e Camicie Nere della Milizia Artiglieria Controaerea. Quel giorno si tenne una solenne “Messa al campo”, con l’esposizione pubblica della statua di S. Teresa, contornata dagli stendardi tricolori della Patria e da quelli della Rivoluzione fascista. Al termine della cerimonia si nota Padre Antonio che dirige un canto patriottico in onore della Santa e dell’Italia, allora impegnata in guerra contro gli Angloamericani e il bolscevismo.

Le foto sono state donate da Massimo Lucioli alla Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì).

Pietro Cappellari

Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì)

NETTUNO RICONOSCIUTA “CITTA’ COSSETTIANA”

Importante citazione nel nome di Norma Cossetto, vittima dei partigiani comunisti

Nettuno è stata citata tra le “città cossettiane” nel volume curato dal Comitato 10 febbraio, per aver onorato la memoria della Martire istriana Norma Corsetto seviziata ed infoibata dai partigiani comunisti.

Il libro, dell’evocativo titolo Norma Cossetto, rosa d’Italia, edito da Eclettica, si pone sulla scena culturale italiana con l’obiettivo di far conoscere il dramma della popolazione istriano-fiumano-dalmata durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando queste regioni vennero invase dalle orde slavo-comuniste che provocarono il più grave olocausto che ha colpito la nostra Nazione nel corso della sua storia. In questo volume, Nettuno viene inserita tra le prime città che hanno aderito alla manifestazione “Un rosa per Norma” che si svolge ogni anno tra il 4 e il 5 Ottobre.

«Ringraziamo il Comitato 10 Febbraio per la citazione e l’impegno in difesa dell’italianità della Venezia Giulia e della Dalmazia – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, che ha contribuito al saggio con un suo studio sulla Martire capodistriana Iolanda Dobrilla, uccisa dai partigiani comunisti nel Reatino -. Nettuno sarà sempre in prima linea: quella dell’amor di Patria. Perché con il sorriso proprio che fu di Norma Cossetto, racconteremo la nostra storia. Senza odio. Perché del nostro passato siamo orgogliosi e non rinneghiamo nulla. Siamo qui solo a scrivere quelle pagine che i complici degli assassini con la stella rossa hanno strappato dai libri di scuola».

AresAN

CAMPO DELLA MEMORIA: ONORATO CHI HA COMBATTUTO PER LA PATRIA

Nettuno, 21 Gennaio – Questa mattina, in occasione del LXXVII anniversario dello Sbarco di Nettunia (22 Gennaio 1944) le delegazione ufficiali dei Comuni di Anzio e Nettuno hanno deposto un omaggio floreale al Campo della Memoria, il Sacrario militare dove riposano i combattenti della Repubblica Sociale Italiana che, in quella lontana Primavera del 1944, difesero Roma dall’invasore angloamericano.

Il Comune di Nettuno è stato rappresentato dall’Assessore Claudio Dell’Uomo, mentre Anzio dall’Assessore Gianluca Mazzi. Presenti anche il Consigliere comunale di Anzio Angelo Mercuri e una delegazione della Sezione di Aprilia dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia.

Al termine della breve ma emozionante cerimonia, il Dott. Alberto Indri – responsabile del Campo della Memoria – ha ricordato le valorose gesta dei ragazzi italiani che offrirono la loro vita per l’onore e la libertà della nostra Patria, che hanno legato per sempre il loro nome ad Anzio e Nettuno.

Il loro valore, tra l’altro riconosciuto dagli stessi Angloamericani che al termine delle ostilità decretarono ai sopravvissuti l’onore delle armi, sia da esempio per le giovani generazioni, in nome della pacificazione nazionale e dell’amor di Patria.

AresAN

IL PREMIO “NETTUNIA1944” A PIERLUIGI ROMEO DI COLLOREDO

In occasione del LXXVII anniversario dello Sbarco alleato a Nettunia (22 Gennaio 1944), la Commissione scientifica dell’Accademia Delia, presieduta dal Prof. Alberto Sulpizi, ha selezionato il vincitore del Premio del Libro di Guerra “Nettunia1944”. Un premio unico nel suo genere in Italia, giunto alla sua terza edizione grazie alla collaborazione della Pro Loco Nettuno, istituzione sempre sensibile alla cultura nazionale.

Quest’anno il riconoscimento è andato al Conte Pierluigi Romeo di Colloredo Mels, per il suo pregevole studio in due volumi: Kesselring: una biografia militare dell’Oberbefehlshaber Süd, 1885-1960, edito dalla prestigiosa casa editrice specializzata in storia militare Soldiershop.

Pierluigi Romeo di Colloredo Mels

Colloredo è archeologo e storico, lo ricordiamo come autore di saggi fondamentali sulla storia della Milizia, oltre che di monografie sulle guerre italiane del XX secolo e sulla Campagna d’Italia. La sua biografia del Feldmaresciallo Albert Kesselring è una delle più approfondite mai scritte sulla vita di uno dei migliori strateghi della Seconda Guerra Mondiale, sulla base di una solidissima documentazione, accompagnata da un vasto repertorio iconografico, rivisita obbiettivamente la figura dell’Oberbefehlshäber Süd dalla nascita alla morte, occupandosi di tutte le sue Campagne, dalla Blitzkrieg alla Battaglia d’Inghilterra, dalla lotta aero-navale nel Mediterraneo sino alla Campagna d’Italia, condotta in condizioni di inferiorità numerica di uomini, artiglierie e mezzi, contro un avversario che aveva il dominio assoluto dell’aria, affrontando con oggettività di studioso, sulla base anche di documenti inediti, gli aspetti più controversi della condotta delle operazioni, quali la questione della repressione della guerriglia ed il processo di Venezia, evidenziandone sia le luci che le ombre, senza apologie o denigrazioni preconcette.

Le normative anti-Covid19, purtroppo, hanno impedito l’organizzazione della consueta festa di premiazione. La Commissione, di conseguenza, è stata costretta rimandare la cerimonia a quando i prossimi DPCM permetteranno la ripresa delle attività culturali nella nostra Regione. Sarà l’occasione per ospitare a Nettuno uno storico del calibro di Romeo di Colloredo e fargli conoscere le meraviglie della nostra città.

Pietro Cappellari

Commissione scientifica

Premio “Nettunia1944”

JUGONEGAZIONISTI, GIUSTIFICAZIONISTI, IGNORAZIONISTI

Quando la storia è ostaggio della politica e dell’odio

È inutile. Non passa giorno che l’olocausto degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia – la più grave tragedia che ha colpito la nostra Nazione nel corso della sua storia – non sia al centro delle polemiche politiche. Nonostante l’istituzione del Giorno del Ricordo nel lontano 2004. Avrebbe dovuto costituire un primo passo per la conoscenza pubblica di quel dramma e – ovviamente – per “riparare”, con un atto di giustizia, l’offesa fatta a quegli Italiani e a quelle terre. Ma siamo ancora al punto di partenza. Come se quella Legge – benemerita – abbia costituito solo un “atto di soddisfazione” per una parte politica – che, infatti, l’ha “strappata” in extremis – contro un’altra parte. Una parte soccombente che non smette di gridare per l’affronto subito. I più, certamente, si defilano, non scendono in campo, accontentandosi di una smorfia di disgusto quando sentono parlare delle foibe, ma non mancano certamente i militanti della contestazione a viso aperto. Hanno i nomi più disparati, vengono chiamati in genere jugonegazionisti, proprio per evidenziarne la scelta di campo anti-italiana e filotitina che li stimola a negare addirittura l’esistenza delle foibe con supponenza. Del resto, gente che ha vissuto nel mito del “paradiso dei lavoratori” istaurato nell’Est europeo dal bolscevismo in tutte le sue salse, non può che vivere in una realtà parallela, dove, per l’appunto, è del tutto ovvio che le foibe non siano mai esistite e, se sono esistite, le hanno utilizzate i “faSSisti”. A questi, si affiancano i giustificazionisti, in genere docenti o studiosi di storia (tutti con stipendio statale) che, se certamente oggi non si fanno più fotografare con la bandiera rossa in mano, tendono a giustificare i crimini commessi dai partizan titini, accusando gli Italiani di questo o quel crimine “precedente” che spiegherebbe la “vendetta” del 1945. Infine, ci sono gli ignorazionisti, neologismo coniato dallo studioso Emanuele Mastrangelo, per indicare coloro che, raccontando del confine orientale italiano, ignorano appositamente interi capitoli di storia, presentando quindi il contesto in cui sono avvenuti i crimini di guerra e contro l’umanità degli Slavo-comunisti, in modo del tutto artefatto e accomodante per la vulgata. E nel neologismo non possiamo non evidenziare la parola “azionista”, proprio per sottolineare una visione ideologica della storia che è propria a questa categoria di “narratori” politicizzati, estremisti e moralisti come gli azionisti di un tempo… e di oggi!

Una cosa, comunque, accomuna queste “specie”: sono tutti antifascisti. E il manipolare la realtà dei fatti è funzionale alla politica della storia che intraprese, nel 1945, il PCI. Anche oggi che il PCI non c’è più. Rimangono a sostenere quel catafalco ideologico solo le associazioni neopartigiane ed alcuni istituti della Resistenza, tutti generosamente sovvenzionati dallo Stato italiano.

Sia detto per inciso. Per noi la storia è una scienza, non certo argomento ideologico o teologico. Tutto deve essere sottoposto al vaglio dei documenti, dell’analisi comparativa. Tutto deve essere posto sotto revisione. Anche i dati e le modalità dell’olocausto degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Tuttavia, la nostra critica non si rivolge verso i revisionisti – ben vengano! – ma contro le “specie” suddette che, nel nome di una politica della storia di ispirazione comunista, tendono a distorcere la realtà dei fatti, con i soldi dello Stato, ossia con i soldi di tutti gli Italiani.

Noi siamo convinti che queste persone – che pur vivono in una realtà parallela che li spinge addirittura a rifiutare la propria Patria – siano consapevoli dei crimini commessi dal comunismo e dai titini in particolare e mentono sapendo di mentire, perché nel loro modo di agire e di pensare la questione non è storica, non è più nemmeno politica – essendo il marxismo-leninismo sprofondato negli abissi del proprio fallimento planetario -, ma è essenzialmente m-o-r-a-l-e. Ossia, la loro superiorità morale non ammette annotazioni o critiche di sorta. Se hanno compiuto quel hanno compiuto, lo hanno fatto “a fin di bene”, per una “meta superiore”, che non ammette, per l’appunto, critiche, revisioni, appunti di nessun genere.

Per fortuna, nel grigiore in cui è sprofondata la cultura italiana in questi ultimi decenni, dove si registrano passi indietro nella stessa storiografia – altro che Giorno del Ricordo! -, ogni tanto uno spiraglio di luce viene ad illuminare il cammino di chi fa della storia una scienza per comprendere il passato e non certo uno strumento politico. Tipico il caso di Confine orientale. Italiani e Slavi sull’Amarissimo dal Risorgimento all’Esodo (Eclettica Edizioni, Massa 2020), l’ultimo lavoro di Pierluigi Romeo di Colloredo, fine studioso d’avanguardia e prolifico saggista, che segue il fondamentale Controguerriglia: La 2a Armata italiana e l’occupazione dei Balcani 1941-1943 (Soldiershop, 2020), con cui ha messo a tacere le speculazioni sui crimini di guerra italiani in questo settore.

Pierluigi Romeo di Colloredo, archeologo, saggista, fine studioso della Seconda Guerra Mondiale. Al tema del confine orientale italiano ha contribuito anche con il suo “Controguerrilia”, in cui finalmente mette a tacere tutti coloro che tentano di speculare sui crimini italiani in Balcania al solo scopo di giustificare i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti dai partizan slavo-comunisti, spesso con l’aiuto dei comunisti italiani

Confine orientale è uno studio che, finalmente, fa chiarezza sulla storia della Venezia Giulia e sulle pressioni che l’elemento italiano, nel corso dei secoli, ha subito, smascherando tutti i tentativi degli jugonegazionisti, dei giustificazionisti (con stipendio statale) e degli ignorazionisti di stravolgere la realtà dei fatti per fini politici. I fatti parlano chiaro. I dati parlano chiaro. Quei fatti e quei dati che, guarda caso, non si trovano nei testi pubblicati anche da altisonanti case editrici, tutte dedite alla “Cultura” ovviamente! Evidentemente, l’eskimo in quelle redazioni non è ancora passato di moda!

Vorremmo soffermarci in questo breve intervento sui dati della guerra nella ex-Iugoslavia (1941-1945). Le stime ci parlano di oltre un milione di vittime, la maggior parte attribuibili alla guerra civile scoppiata tra le varie nazionalità slave. Circa 600.000 “nemici del popolo” furono sterminati solo dai titini, in gran parte dopo la fine del conflitto, in un bagno di sangue che non ha precedenti e che ha fatto della Slovenia il più grande cimitero a cielo aperto dell’Europa!

In tutto questo allucinante scenario di sangue, alle regolari Forze Armate italiane, legittime belligeranti, che applicavano le convenzioni internazionali di guerra, sono attribuite meno di 10.000 uccisioni!

Senza contare che nel successivo “paradiso dei lavoratori” instaurato da Tito nella risorta artificiale Iugoslavia socialista, tra il 1945 e il 1987, si registrò la morte di altri 500.000 “nemici del popolo”, che fa ammontare il conto delle vittime del comunismo titino alla spaventosa cifra di 1.172.000, tra cui – e venivamo a noi – 10.000, forse 15.000, Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Questi dati dimostrano delle evidenze da sempre sottaciute. Che non esiste nessuna causa-effetto tra la repressione della guerriglia nei Balcani compiuta dagli Italiani tra il 1941 e il 1943 e il successivo genocidio compiuto dagli Slavi-comunisti sulla popolazione istriano-fiumano-dalmata. E se si deve trovare una causa-effetto – peraltro ben contemplata dalle convenzioni internazionali – è quella che lega la repressione dalla guerriglia compiuta dagli Italiani alle barbare azioni degli illegittimi belligeranti titini. Infine, il bagno di sangue con cui Tito battezzò e tenne in piedi la sua Iugoslavia socialista dimostra chiaramente come lo sterminio dei “nemici del popolo” fosse uno strumento di violenza usato su vasta scala contro tutti gli oppositori – o presunti tali – del comunismo, senza che vi fosse un “precedente”, una “provocazione”, un “crimine”, a scatenarlo. Viene meno la novella giustificazionista della “vendetta”… per cosa?

Grazie a Pierluigi Romeo di Colloredo e alla coraggiosa casa editrice Eclettica di Alessandro Amorese, si è fatto un passo in avanti per la comprensione di cosa avvenne, nel corso dei decenni, sul nostro “amarissimo” confine orientale. Ma ancora è lontano quell’atto di giustizia che la dignità di essere una Nazione pretende per riparare a quel torto.

Pietro Cappellari

NEL NOME DI BARLETTA E NOBILI A CENTO ANNI DAL DUPLICE OMICIDIO

Bari, 23 Dicembre – Le delegazioni militanti dei patrioti di Andria e Barletta, su iniziativa del Comitato pro Centenario 1918-1922, si sono recati al Faro dei Martiri fascisti di Minervino Murge per deporre un omaggio floreale in onore di tutti i Caduti per la Patria immortale. Ricorre, infatti, quest’anno il centesimo anniversario del duplice omicidio di Minervino. L’11 Aprile 1920, lo studente Ferruccio Barletta intervenne contro il comizio indetto dai sovversivi finendo pugnalato. Morirà il 13 Aprile seguente. Stessa sorte per la Guardia Municipale Vincenzo Nobile, che era intervenuto in difesa del giovane. Nobile e Barletta saranno i primi Caduti per la Causa nazionale del 1920 e la loro morte scosse diverse coscienze nel circondario, preparando il terreno alla reazione antimassimalista.

«Le restrizioni imposte dai DPCM – ha dichiarato Giuseppe Alberga – hanno impedito di ricordare degnamente l’evento l’Aprile scorso. Oggi, prima dell’entrata in vigore delle nuove restrizioni, i patrioti pugliesi si sono recati a Minervino, città dove avvenne il duplice omicidio, al cospetto del Faro dei Martiri fascisti progettato dall’Architetto barese Aldo Forcignanò. Il monumento, in pietra dura di Minervino, venne inaugurato il 29 Giugno 1932-X, alla presenza del Segretario del PNF, il pugliese Achille Starace. Alla sua sommità fu costruito un faro che lanciava un fascio di luce per un raggio di 80 km, simbolo del sacrificio dei Caduti per la Causa nazionale che illuminava la via a tutti i lavoratori di queste terre, indicando loro la strada del riscatto, della giustizia sociale e della grandezza nazionale. Nel dopoguerra, ne venne chiesto per odio politico l’abbattimento: solo cancellando la storia, si credeva, si poteva seppellire quel passato. Ma le menti primitive non sanno che seppur si distrugge la pietra, restano le idee. La proposta non trovò consensi e si scelse di “depotenziare”, “manipolare” il Faro, lasciandolo poi dimenticare su quel colle».

Oggi, i fiori con i colori della Patria sono tornati ad onorare i Caduti, a far da corona all’epigrafe dettata dal Professor Augusto Cerri: “Più che faro nelle tenebre, più che sole a meriggio, splenderà nei secoli, conforto ai fedeli, rampogna ai traditori, la luce del martirio”.

Il portavoce

Il Faro dei Martiri fascisti di Minervino
L’omaggio floreale ai Caduti per la Patria immortale