IL “GOLPE BORGHESE” A NETTUNO…

Nettuno, 27 Giugno – Si è tenuta presso il Circolo “Barbarigo” l’attesa conferenza del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sul cosiddetto “Golpe Borghese”.

Cappellari, presentando il suo ultimo lavoro, Tora Tora. Una storia d’amore e d’avventura nell’Italia del “Golpe Borghese” (Edizioni Passaggio al Bosco), ha intrattenuto il folto pubblico presente con una lezione di storia sull’Italia degli anni ’60, illustrando le tensioni geopolitiche che videro contrapposti i due blocchi, che utilizzarono il suolo della nostra Nazione, ormai “colonia a stelle e strisce”, per spregevoli e criminali operazioni.

Introdotto da Daniele Combi, il ricercatore nettunese ha parlato anche dei legami che vi furono tra gli eventi che portarono al “pronunciamento” del 7-8 Dicembre 1970 e il territorio di Nettuno, protagonista, tra l’altro, del film Vogliamo i Colonnelli, il lungometraggio dissacrante e in parte veritiero su quella che passò alla storia come “la Notte dell’Immacolata”.

La conferenza si è tenuta osservando tutte le regole Covid-19.

Claudio Cantelmo

“ARDITISMO CIVILE” DI FERRUCCIO VECCHI NUOVAMENTE DISPONIBILE

Roma, 10 Giugno – Nell’anniversario della dichiarazione di guerra dell’Italia agli Imperi francese e britannico, torna a disposizione degli studiosi un testo “dimenticato” di Ferruccio Vecchi che, tra i primi, denunciò l’oppressione franco-britannica contro l’Italia in quell’incandescente 1919. Vecchi, infatti, rappresentò uno dei personaggi più caratteristici di quel diciannovismo che sarà la colonna portante del primo fascismo: repubblicano, anticlericale, interventista, Ufficiale degli Arditi, futurista, sansepolcrista. L’anarco-nazionalista che vide nel bolscevismo del barbaro Biennio Rosso 1919-1920 la “bestia trionfante” della sovversione antipatriottica.

Grazie all’interessamento della casa editrice Libreria Europa di Fulvio Andreozzi, è stato realizzato il progetto di ripubblicazione di Arditismo civile, il testo con cui Ferruccio Vecchi apriva le porte dell’Associazione fra gli Arditi d’Italia a tutti gli Italiani che condividevano gli ideali di rigenerazione e grandezza nazionale. Il progetto, portato avanti dal Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), si inquadra negli studi sul centenario del quadriennio rivoluzionario che portò alla Marcia su Roma.

«Dopo il successo della ristampa del romanzo “La Disperata” di Alessandro Pavolini, grazie alla Libreria Europa – ha dichiarato Cappellari, che ha curato anche la prefazione – possiamo donare agli studiosi un testo introvabile. Un tomo che ci aiuta a capire il diciannovismo, l’arditismo, il fascismo sansepolcrista, attraverso le parole, l’azione, le visioni, di uno dei suoi più genuini rappresentanti: Ferruccio Vecchi».

Per info: europa.libreria@hotmail.com

tel. 06.39.72.21.59

Ordini online: http://www.libreriaeuropa.it/scheda.asp?id=14849&ricpag=1

IL SACRIFICIO DI VINCENZO ALFERANO A CENTO ANNI DAL SUO BARBARO OMICIDIO PER MANO ANTIFASCISTA

Alessandria, 8 Giugno – Nel cimitero di Frugarolo vi è una tomba poco nota, legata ad una vicenda di un secolo fa cancellata nel dopoguerra dalla memoria collettiva. Si tratta del sepolcro di Vincenzo Alferano.

Diciassettenne, animato da un forte sentimento patriottico, allo scoppio del Primo conflitto mondiale corse ad arruolarsi Volontario. Durante il tragico Biennio Rosso 1919-1920 fu tra i primi ad aderire ai Fasci Italiani di Combattimento dell’alessandrino, entrando poi nelle squadre d’azione. L’8 Giugno 1921 fu inviato a Valenza per costituirvi una Sezione, ma cadde in un’imboscata tesagli dai sovversivi antifascisti. Colpito da due fucilate, prima di spirare ebbe la forza di estrarre la rivoltella e sparare contro gli aggressori. 

Elevato agli onori degli altari come Martire della Rivoluzione fascista, a lui fu intitolata la frazione di Ritirata di Valmacca, che divenne, per l’appunto, Alferano di Valmacca; nome che fu epurato il 20 Agosto 1947, quando la frazione fu denominata Rivalba.

Nel 1932, l’Unione Sportiva Audace di Alessandria fu trasformata in Dopolavoro Rionale “Vincenzo Alferano” (Rione Cristo), nome che mantenne fino al 1943.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, come abbiamo visto, gli antifascisti cancellarono il suo ricordo, scalpellando addirittura il suo nome dal locale Monumento ai Caduti, operando, come sempre, contro gli inermi, contro chi non si può più difendere. Di lui però è rimasto un monito inciso nel marmo: “Attestò col sangue la sua fede in un’Italia libera da dispotismi e da contaminazioni di traditori e di rinnegati. La memoria di lui ci rafforzi e ci illumini nelle battaglie che ancora combatteremo per la dignità e per l’onore della Patria”.

Claudio Cantelmo

UNA CROCE IN MEMORIA DEGLI STUDENTI UCCISI NELL’“ECCIDIO DI VALDOTTAVO”

Valdottavo, 22 Maggio – Un’azione di preservazione della memoria storica e ricordo quella portata avanti dall’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, dal Raggruppamento Combattenti e Reduci della RSI e dall’Associazione “Memento”, coadiuvata nell’occasione dall’Associazione Culturale “Arciere” di Borgo a Mozzano (Lucca).

I presenti, su iniziativa del Comitato pro Centenario 198-1922, hanno infatti innalzato una croce in memoria di Gino Giannini e Nello Degl’Innocenti, gli studenti universitari fascisti uccisi durante il cosiddetto “Eccidio di Valdottavo”, avvenuto il 22 Maggio del 1921 con il lancio di un masso dalla scarpata soprastante la strada contro il camion che trasportava i giovani. Insieme a loro è stato simbolicamente unito nel ricordo anche Tito Menichetti, assassinato dai sovversivi il 25 Marzo 1921 a Ponte a Moriano.

Una vicenda che rischiava di restare sconosciuta ai più non fosse stato per il lavoro di ricerca storica di molteplici persone, culminato poi nei mesi scorsi con l’identificazione precisa dell’area dove avvenne il tragico evento ad opera del socio dell’Associazione “Arciere” Massimo Giannoni.

L’“Arciere” ringrazia di cuore Manfredo Guerzoni e tutti i membri dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI che non solo Sabato 22 Maggio hanno dato alla comunità locale un luogo dove ricordare questi ragazzi, ma da anni si occupano di ridare voce e dignità a chi rischia, spesso per volontà politiche, di scomparire nel tempo.

L’azione non resterà comunque isolata visto che “Arciere” da sempre si occupa del recupero di monumenti in tutta la Mediavalle e Garfagnana, tra cui ad esempio quello dedicato ai Caduti in Africa Orientale Italiana, restaurato e oggetto di una breve commemorazione proprio nei giorni scorsi.

L’“Arciere” si augura quindi di poter presto collaborare nuovamente con l’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI per altre iniziative simili, perché tanti sono coloro che, privati della memoria, rischiano di scomparire tra le ombre della storia. Finché ci sarà anche solo una persona che possa tenere alto il loro ricordo, allora non moriranno mai davvero. 

Nella stessa giornata del 22 Maggio, sempre su iniziativa del Comitato pro Centenario 1918-1922, Fabiano Gaita ha reso onore all’altro caduto ricordato contestualmente ai due studenti barbaramente uccisi a Valdottavo: nel cimitero di Pisa è stato omaggiato Tito Menichetti, Volontario di Guerra, Tenente di Artiglieria decorato al Valor Militare, squadrista, assassinato a pochi chilometri due mesi prima.

Il portavoce

Valdottavo: Manfredo Guerzoni e Fabiano Gaita rendono onore ai caduti
Valdottavo, la croce in memoria dei due caduti dell’eccidio, cui è stato aggiunto nel ricordo anche il martire Menichetti
La tomba di Menichetti al cimitero di Pisa

NETTUNO: GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELLE MAROCCHINATE

Nettuno, 18 Maggio – Si è tenuto presso il Monumento ai Caduti di Piazza Cesare Battisti il momento di riflessione in occasione della prima Giornata Nazionale in Memoria delle Vittime delle Marocchinate; le donne, gli uomini, i bambini stuprati durante il Secondo conflitto mondiale dalle truppe di “liberazione”.

«È con particolare emozione – ha commentato il Dott. Pietro Cappellari dell’Ufficio Storico dell’ANVM – che compiamo oggi un atto di omaggio in memoria delle vittime delle barbare violenze dei cosiddetti “liberatori”. Una vergogna per troppo tempo sottaciuta, condivisa, coperta con l’omertà tipica di chi aveva interessi politici a non raccontare cosa fu in realtà l’invasione degli Alleati. I “gendarmi della memoria” non hanno avuto pietà. A Nettuno ricordiamo anche il triste caso di Giulia Tartaglia, uccisa da un soldato statunitense durante un tentativo di violenza. Speriamo poter arrivare presto a dedicare a questa giovane diciassettenne nettunese un luogo pubblico, perché si tramandi cosa avvenne in quel 1944. Dopo tanti anni siamo riusciti a ritrovare l’unico documento esistente su questa storia che, forse, potrebbe far chiarezza su cosa effettivamente accade. Ci rammarichiamo solo che gli archivi americani consultati non sono riusciti – data la mancanza di dati appropriati – a fornirci la documentazione richiesta sul caso di Tartaglia».

Claudio Cantelmo

ACCADEMIA DELIA: “GRAZIE ALL’ASSESSORE DELL’UOMO”

Dopo anni realizzato il progetto di valorizzazione del complesso di S. Maria del Quarto

Il 1° Maggio, alla presenza del Sindaco e dell’Assessore Claudio Dell’Uomo, è stata solennemente restituita al culto la Chiesa di S. Maria del Quarto di Nettuno. Apice della manifestazione è stata l’inaugurazione di un monumento che ricorda i prodigi avvenuti nel XVI secolo in quel luogo e il ritorno di una copia dell’Annunciazione di Orazio Gentileschi all’interno del tempio, opera rubata intorno al 1970.

«Devo ringraziare di cuore l’Assessore Claudio Dell’Uomo – ha dichiarato il Dott. Pietro Cappellari, Accademico della Delia – per l’attenzione prestata al progetto di salvaguardia della memoria storica del complesso di S. Maria del Quarto, un progetto per il quale mi sono battuto fin dal 1995, oggetto anche di inchieste giornalistiche. Di anni ne sono passati davvero tanti. Pochi giorni fa, sono stato contattato dall’Assessore. Ho avuto un colloquio durante il quale sono state esposte le mie intenzioni, sia in merito al monumento commemorativo, sia in merito al ritorno del quadro di Gentileschi. Ecco, sono bastati pochi minuti, è bastato solo guardarci negli occhi, per intenderci. In poche ore, il sogno si è tramutato in una splendida realtà. Colgo l’occasione per ringraziare il Sindaco e tutta l’Amministrazione comunale; Massimiliano Rognoni e Genesio D’Angeli per loro vicinanza; tutti i volontari come Monaco e Catanzani per la loro opera; ma anche il Prof. Giancarlo Baiocco per il tempo che mi ha donato e il Prof. Alberto Sulpizi con il quale ho scritto il testo della lapide commemorativa l’evento storico. Abbiamo ridonato alla Città di Nettuno la consapevolezza della propria identità e alle generazioni future che verranno il simbolo di una comunità che si ritrova insieme su dei valori comuni».

Accademia Delia

ENEA, IL FONDATORE DELLA STIRPE ROMANA

Un nuovo studio sull’Eroe per tornare alle origini della nostra Civiltà

Milano, 26 Aprile – Le edizioni Ritter, nella collana “Quaderni di Thule”, hanno dato alle stampe l’ultimo lavoro del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sulla figura di Enea, il fondatore della stirpe romana.

«In questa epoca di decadimento – ha dichiarato Cappellari – sembrano sprofondare tutti i valori sui quali la Civiltà europea ha creato il suo imperio nel mondo. Tipico di questo periodo è l’“inversione dei significati”, per cui le tenebre diventano la luce, il brutto si trasforma in bello, le devianze in virtù, il vile in eroe. Una grottesca metamorfosi della realtà, di cui è espressione il neo-linguaggio progressista ad esempio, che getta l’Uomo negli abissi di un inferno dantesco. Già Evola e Guenon avevano cantato la loro rivolta contro il mondo moderno e lo stesso Spengler parlava di “tramonto dell’Occidente”, ossia della Civiltà europea. Quella Civiltà che ha costituito l’asse portante dell’umanità per millenni, costruita sul mito degli Eroi, sembra sempre più sprofondare nella palude del quotidiano indistinto, senza passato, senza futuro. In questo scenario, gli Eroi vengono cancellati o addirittura trasformati nel loro opposto. Per questo, l’indignata constatazione di Adriano Romualdi rimane, drammaticamente, sempre più attuale: “Quel che non perdono al mio tempo è di aver costruito l’alibi della propria viltà diffamando gli Eroi”. Davanti tutto ciò, sembra impossibile vedere la luce del mattino nell’oscurità del tramonto in cui viviamo. Per questo, il mito di Enea – dell’Enea-Eroe, il fondatore della stirpe romana – è fondamentale. L’Uomo sano deve ripartire per la reconquista dalle proprie radici. Smascherando la vulgata che diffama appositamente Enea dipingendolo come un profugo apolide, riscoprendo invece la sua storia, il suo messaggio, il suo eroismo solare. Questo breve saggio su Enea assuma la funzione del fulmine durante il wagneriano Crepuscolo degli Dei che siamo costretti ad osservare. L’“uomo primitivo”, che incarna questa epoca di decadenza, ha paura del tuono che squarcia il cielo e si schianta dietro la collina. Ha paura perché non comprende. Ha paura perché dietro quella collina ci sono gli Uomini che inizieranno la reconquista. Sono i figli di Enea».

Per info: aresagenziadistampa@gmail.com

Lemmonio Boreo

NETTUNO: UN MONUMENTO AD ENEA, IL FONDATORE DELLA STIRPE ROMANA

Nettuno, 26 Aprile – Il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì) ha avanzato l’idea di costruire un monumento ad Enea, il fondatore della stirpe romana che, all’alba della civiltà, passò davanti le coste di Nettuno prima di approdare alle foci del Tevere. L’iniziativa nasce all’indomani dell’uscita dell’ultimo studio di Cappellari, edito dalle edizioni Ritter, nella collana “Quaderni di Thule”.

«In questa epoca di decadimento – ha dichiarato Cappellari – sembrano sprofondare tutti i valori sui quali la Civiltà europea ha creato il suo imperio nel mondo. Tipico di questo periodo è l’“inversione dei significati”, per cui le tenebre diventano la luce, il brutto si trasforma in bello, le devianze in virtù, il vile in eroe. Una grottesca metamorfosi della realtà, di cui è espressione il neo-linguaggio progressista ad esempio, che getta l’Uomo negli abissi di un inferno dantesco. Già Evola e Guenon avevano cantato la loro rivolta contro il mondo moderno e lo stesso Spengler parlava di “tramonto dell’Occidente”, ossia della Civiltà europea. Quella Civiltà che ha costituito l’asse portante dell’umanità per millenni, costruita sul mito degli Eroi, sembra sempre più sprofondare nella palude del quotidiano indistinto, senza passato, senza futuro. In questo scenario, gli Eroi vengono cancellati o addirittura trasformati nel loro opposto. Per questo, l’indignata constatazione di Adriano Romualdi rimane, drammaticamente, sempre più attuale: “Quel che non perdono al mio tempo è di aver costruito l’alibi della propria viltà diffamando gli Eroi”. Davanti tutto ciò, sembra impossibile vedere la luce del mattino nell’oscurità del tramonto in cui viviamo. Per questo, il mito di Enea – dell’Enea-Eroe, il fondatore della stirpe romana – è fondamentale. L’Uomo sano deve ripartire per la reconquista dalle proprie radici. Smascherando la vulgata che diffama appositamente Enea dipingendolo come un profugo apolide, riscoprendo invece la sua storia, il suo messaggio, il suo eroismo solare. Questo breve saggio su Enea assuma la funzione del fulmine durante il wagneriano Crepuscolo degli Dei che siamo costretti ad osservare. L’“uomo primitivo”, che incarna questa epoca di decadenza, ha paura del tuono che squarcia il cielo e si schianta dietro la collina. Ha paura perché non comprende. Ha paura perché dietro quella collina ci sono gli Uomini che inizieranno la reconquista. Sono i figli di Enea».

Per info: aresagenziadistampa@gmail.com

Lemmonio Boreo

25 APRILE NEL SEGNO DELLA PACIFICAZIONE NAZIONALE, PER LA FINE DELL’ODIO POLITICO

Significativa manifestazione promossa dall’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea – ex Istituto della Resistenza – nel capoluogo umbro

Perugia, 25 Aprile – Quando ancora non si erano spenti gli echi dell’immane conflitto, a Perugia, nel lontano 1° Gennaio 1947, il partigiano Corrado Sassi e il combattente della RSI Bruno Cagnoli tributarono insieme un omaggio a tutti i Caduti per la Patria, senza distinzioni di sorta, nel segno della pacificazione nazionale e della rinascita.

Va da sé che l’atto venne ben presto dimenticato.

Il nuovo Presidente dell’ISUC, lo stimato Avv. Valter Biscotti, ha intesto recuperare il forte segnale simbolico di quella manifestazione e, per il 25 Aprile di quest’anno, ha rinnovato quel gesto: i figli degli autori dell’omaggio comune del 1947 hanno ripetuto la manifestazione d’amore patriottico.

L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, che da più di 70 anni si batte per la pacificazione nazionale e la fine dell’odio politico, ha aderito ufficialmente alla cerimonia, invitando il Sig. Claudio Pitti di Perugia a presenziare in nome del sodalizio alla manifestazione.

Ci auguriamo che anche in altre zone d’Italia si possa ripetere questo gesto, riscoprendo il valore della riconciliazione nello spirito del Risorgimento, una riconciliazione che porti alla fine delle discriminazioni, delle violenze e dell’odio politico: decine di migliaia di morti attendono ancora giustizia, mai più antifascismo.

ANFCDRSI

Claudio Pitti, rappresentante dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI, insieme ad Alberto Cagnoli figlio di Bruno

I CIMELI MISSINI DI GIGINO GATTUSO

Cronaca di un salvataggio a cento anni dal martirio del giovane fascista

Caltanissetta, 24 Aprile – Esattamente cento anni fa, il 24 Aprile 1921, cadeva ucciso a Caltanissetta il diciottenne Luigi Luciano Gattuso, detto Gigino. Destinato a diventare il martire fascista siciliano per antonomasia, a lui vennero dedicate strutture del PNF, un monumento, una via della sua città (attualmente esistente) ed anche un borgo rurale, simbolo della rivoluzione sociale promossa dal Fascismo nel 1939-1940, in quella che sarà la stagione dell’“assalto al latifondo”.

La guerra impedì il raggiungimento degli straordinari obiettivi del Regime. Borgo Gattuso fu ribattezzato poi Borgo Petilia e tristemente, quanto emblematicamente, lasciato in rovina dallo Stato che di quella rivoluzione non sapeva che farsene. E insieme a quella rivoluzione venne cancellato tutto “quel” passato, Gigino Gattuso in primis.

La memoria del giovane Martire venne quindi mantenuta nella piccola comunità di fascisti che stringeva, in quegli anni di persecuzioni e violenze generalizzate, nel neonato Movimento Sociale Italiano. E così fu per quasi cinquant’anni.

Nel 1995, l’improvvisa comparsa sulla scena politica di Alleanza Nazionale, un partito di destra liberal-democratica che accettava l’antifascismo e che assorbì annichilendolo il MSI, comportò una censura ufficiale con quello “scomodo e maledetto” passato che venne, con una velocità che lascia ancor oggi perplessi, cancellato. Le Sezioni del Movimento Sociale Italiano – trasformatesi come per incanto in Circoli di AN – che fino ad allora conservavano ancora una chiara continuità con il fascismo storico oltre che politico, subirono un’improvvisa opera di rinnovamento: via labari e quadri di chiaro stampo fascista che per un cinquantennio avevano adornato, senza soluzione di continuità, quelle strutture territoriali. Una mano di fresca e giovanile vernice bianco-azzurra scese a coprire – soprattutto: cancellare! – qualsiasi cosa che sapesse di “storia”.

Molti labari e quadri, molti cimeli storici, vennero gettati nella spazzatura; altri finirono in collezioni private di qualche dirigente ex-missino, che si “trastullava” in privato quello che non poteva più fare in pubblico; alcuni vennero salvati da colpi di mano effettuati dai ribelli rautiani che stavano rifondando il MSI sotto le vesti della Fiamma Tricolore.

A Caltanissetta, nella storica Sezione “Gigino Gattuso” del Movimento Sociale Italiano, sita in Piazza Garibaldi e successivamente trasferitasi in Via Libertà n. 112 diventando la Federazione provinciale di AN, venne trovata una soluzione di compromesso: tutta quella “scomoda paccottiglia” fu ammassata in una “stanza segreta”, perennemente chiusa a chiave, e di lei si perse memoria.

Gli anni passarono, Alleanza Nazionale raggiunse vette inimmaginabili in termini di rappresentanza politica, i circoli si moltiplicarono all’infinito, i siciliani affollarono quelle strutture territoriali, inquadrandosi nell’organizzazione Azione Giovani che, però, era “tarata” dall’entusiasmo di questi ragazzi che li portava a guardare a “quel” passato con simpatia e certamente non si vedevano solo come “portaborse” dei rampanti politici liberal-democratici espressione di AN.

La “stanza segreta” del Circolo di Alleanza Nazionale di Caltanissetta, intanto, rimaneva sempre chiusa. E quel divieto di entrata, in stile “non aprite quella porta”, imposto ai giovani destava un senso di curiosità che mai trovava risposta nei dirigenti.

Nell’Agosto 2010, AN “capitalizzò” tutto il suo successo in quello che passò alla storia come “scandalo di Montecarlo” che ebbe ripercussioni in tutta Italia, anche in Sicilia, dove la mala gestione del partito, ad esempio, portò ad un ordine di sfratto esecutivo del Circolo di Caltanissetta. Fu proprio in questo clima di smobilitazione generale che, per la prima volta, i giovani riuscirono ad entrare nella famosa “stanza segreta” ed osservare tutto quello storico materiale che era stato, per quindici lunghi anni, lì nascosto. Fu un attimo. Guidati da Peppe Fiocco, presero tutti i cimeli missini, e li posero in salvo. Oggi, quei cimeli sono gelosamente custoditi dalla Comunità militante Audaces, che rivendica e rinnova la continuità ideale a quel glorioso passato.

Pietro Cappellari

Il quadro di Gigino Gattuso conservato dai missini di Caltanissetta. Un tempo era posizionato all’interno della cappella di famiglia. Poi, dato il valore del manufatto, fu portato in Sezione ed esposto nella tomba nei giorni 1-2 Novembre di ogni anno, quando i militanti del MSI commemoravano il Martire con una cerimonia pubblica e con un servizio di guardie d’onore