GIORNO DEL RICORDO: IN MEMORIA DI CHI HA DIFESO IL CONFINE ORIENTALE ITALIANO

Nettuno, 8 Febbraio – In occasione della solennità nazionale del Giorno del Ricordo 2025, il Circolo “Barbarigo” di Anzio, con a capo il Presidente Luca Parapetto e con il patrocinio del Comitato 10 Febbraio, ha organizzato al Campo della Memoria una cerimonia in onore dei Martiri delle foibe, delle vittime dell’Esodo giuliano-dalmata e di tutti i Caduti della Repubblica Sociale Italiana che difesero con onore e coraggio il confine orientale italiano dai partigiani comunisti.
Decine di persone giunte da tutta la provincia hanno assistito alla Santa Messa in rito latino e si sono strette in comunione di spiriti, all’inno della Decima MAS, davanti al loculo ove riposa il sonno degli Eroi il Marò diciotenne Gavino Casella, caduto per difendere Gorizia dal bolcévismo avanzante sulle sacre terre d’Italia, sbarrando la strada col proprio sangue ai partizan titini.
Presenti tra gli intervenuti l’ex Consigliere comunale Roberto Gigli, tra i primi a promuovere la memoria delle foibe sul litorale laziale; l’ex Consigliere comunale Genesio D’Angeli, tra i promotori dell’istituzione del Parco ai Martiri delle foibe; e il Dott. Pietro Cappellari, Socio onorario della Fameia Capodistriana della Libera Provincia dell’Istria in Esilio e fiduciario del Comitato 10 Febbraio.
Presenti anche una delegazione ufficiale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI ed i Paracadutisti d’Italia de “La Squadra di Santo”.
Una giornata che, ancora una volta, ha avuto il merito di trasmettere alle nuove generazioni il senso del dovere, l’amore per la Patria e la rivendicazione dell’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Noi sappiamo quale è la “parte giusta” della Storia. Dove si combatte per la Nazione!

Claudio Cantelmo

GIORNO DEL RICORDO: AL PARCO DEI MARTIRI PER L’ITALIANITA’ DELL’ISTRIA, DI FIUME E DELLA DALMAZIA

Nettuno, 8 Febbraio – In occasione del Giorno del Ricordo 2025, il Circolo “Barbarigo” di Anzio, con in testa il Presidente Luca Parapetto e col patrocinio del Comitato 10 Febbraio, ha organizzato una duplice cerimonia in onore dei Martiri delle foibe e delle vittime dell’Esodo giuliano-dalmata, per rivendicare l’italianità dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.
Alle ore 11.30, è stata deposta una rosa presso il monumento ai Martiri di Anzio e, successivamente, analoga cerimonia è stata ripetuta presso l’Ara dei Caduti di Nettuno.
Presenti, tra gli altri, il Dott. Pietro Cappellari, fondatore del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle foibe di Nettuno; e l’ex Consigliere comunale Genesio D’Angeli, ricordato per aver sempre ribattuto con coraggio gli affronti contro la memoria delle foibe portati avanti con viltà dall’antifascismo da tastiera di sinistra e di destra (quest’ultimo all’epoca alla guida della città e poi inabissatosi nel ridicolo).
Una giornata altamente simbolica, che non si esaurisce nello sterile ricordo, ma è fonte di azione quotidiana in difesa di valori eterni, quali quello della Patria e del Dovere. Ancor più importante oggi, in quanto, nonostante il crollo del Muro di Protezione Antifascista di Berlino abbia svelato anche ai “ciechi ideologici” la follia del comunismo, vi sono ancora i nostalgici di quel passato che si agitano nella notte, in preda allo smarrimento e al rancore per i loro fallimenti. Continuano imperterriti a negare i crimini contro l’umanità commessi dai partigiani e, protetti dalle tenebre e dall’impunità, a vilipendere monumenti e cimiteri: ieri il Campo della Memoria e il Parco della Rimembranza, oggi la Foiba di Basovizza. Ieri come oggi, semplici delinquenti antifascisti.
Ancor oggi è importante rivendicare l’italianità di quelle regioni su cui si è abbattuta la scure dell’odio partigiano che, in nome del comunismo e dell’antifascismo, fece delle terre orientali d’Italia e, più in generale, della ex Iugoslavia, il più grande cimitero a cielo aperto d’Europa. Una storia negata e giustificata in nome della “moralità assoluta” dell’antifascismo. Ebbene, i crimini contro l’umanità commessi dai partigiani comunisti – sia italiani che slavi – non hanno precedenti storici, anche se vengono ignorati dalle scuole, dalle università e dai mass media, costretti, solo per obbligo istituzionale, a dover accennare a quanto accaduto, arrivando comunque sempre a sminuire, a “contestualizzare”, ma mai a comprendere. Le giovani generazioni, finalmente libere dai tentacoli d’oppio dei rigurgiti antifascisti, sapranno giudicare di conseguenza, quale fu la “parte giusta” della Storia. Senza “cani da guardia” dai denti spuntati a vigilare sulla “correttezza ideologica” dell’informazione “democratica”.
In nome di chi si è sacrificato per la Patria, per rimanere italiano, salga il grido d’amore: «Istria, Fiume, Dalmazia… Italia!». Non avete vinto. Noi siamo ancora qua, eh già!

Claudio Cantelmo

IL PREMIO “NETTUNIA1944” ALL’AVV. CESARE BRUNI

Settima edizione del premio letterario del libro di guerra istituito da Pietro Cappellari

Nettuno (Roma), 25 Gennaio – Si è tenuta presso la sala del Master Caffè della città del litorale laziale la VII edizione del Premio per il Libro di Guerra “Nettunia1944”, istituito nel 2019 dal Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), autore di numerosi saggi sulla storia e la dottrina del fascismo.
La manifestazione culturale, patrocinata dalla Pro Loco Nettuno del Dott. Marcello Armocida e dalla Herald Editore, ha visto la partecipazione di numeroso e qualificato pubblico, per uno degli appuntamenti che caratterizza ormai le celebrazioni dello Sbarco alleato a Nettunia del 22 Gennaio 1944, di cui quest’anno è caduto l’LXXXI anniversario.
Il Premio “Nettunia1944” è andato all’Avv. Cesare Bruni di Latina, Presidente della Associazione “Gabriele d’Annunzio”, Capogruppo e Consigliere comunale a Latina, autore di Littoria, la prediletta del Duce, per la sua attenzione pluriennale alla difesa del patrimonio culturale della provincia di Latina. I suoi studi, i suoi convegni e le mostre allestite spaziano dalla bonifica alla nascita di Littoria, agli studi su Roccagorga (città simbolo della violenza dello Stato democratico-liberale contro il proletariato), alla Prima Guerra Mondiale, al ricordo degli esuli giuliano-dalmati, alla creazione del Mercatino della Memoria che ha fornito materiale storico per tutti i collezionisti e studiosi della provincia ma non solo.
Hanno presentato la manifestazione il Dott. Pietro Cappellari e il Prof. Alberto Sulpizi, storico del territorio nettunese e fine esponente di quella “aristocrazia kulturale” di cui Nettuno ha bisogno per risorgere dalle paludi che decenni di malapolitica ed assenza di “conoscenza” hanno istituzionalizzato.
Presenti i Consiglieri comunali di Nettuno Alessandra D’Angeli e Paolo Gatti; il Consigliere comunale di Latina Serena Baccini; il Presidente onorario della Pro Loco Nettuno Gabriele Petriconi; e il Presidente di AssoArma e dell’Associazione Granatieri di Sardegna Irridio Palomba.
Si ringrazia la Herald Editore nella persona di Roberto Boiardi e i moltissimi appassionati che hanno gremito la sala. Il manifesto si deve all’abile mano del grafico Donato Brienza, mentre il servizio fotografico è stato fornito dall’artista nettunese Roberto Faccenda.
Il premio è stato consegnato all’Avv. Cesare Bruni dal Consigliere comunale Alessandra D’Angeli, giovane bella e preparata che rappresenta il nuovo volto della città di Nettuno, alla quale si affidano le speranze di molti nettunesi.
Prima dei saluti, i prossimi appuntamenti sponsorizzati dalla Pro Loco Nettuno e dalla Herald Editore: un nuovo progetto di riqualificazione del Parco della Rimembranza e dei Martiri delle Foibe fondato dal Dott. Pietro Cappellari per non dimenticare l’italianità dell’Istria, di Fiume e di Dalmazia presso le nuove generazioni di Italiani di sangue e di cultura; e un articolato programma di eventi a cura del Comitato pro Centenario delle Convenzioni di Nettuno. Il Presidente del Comitato, Prof. Alberto Sulpizi, in occasione del prossimo 20 Luglio, ha annunciato l’allestimento di una mostra e la presentazione di un libro scritto dal Dott. Cappellari su l’unico trattato internazionale firmato a Nettuno, presso il Forte Sangallo: «Bisogna superare l’ignoranza e la censura, nel nome della cultura, della libertà e della conoscenza. Se Nettuno è qualche volta citata sui libri di scuola, lo si deve alle Convenzioni di Nettuno che regolarono le condizioni degli Italiani di Dalmazia. Un trattato internazionale firmato al Forte Sangallo nel lontano 1925. È giunta l’ora di trasformare la notizia in ricordo perpetuo, magari affiggendo sulle mura del Forte una lapide marmorea, in cui si possa ricordare l’amicizia tra il Regno d’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni voluta dal Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Benito Mussolini».

Claudio Cantelmo

CON LA RSI, PER L’ONORE E LA LIBERTA’ D’ITALIA

Nettuno, 18 Gennaio – Questa mattina, in occasione dell’LXXXI anniversario dello sbarco alleato a Nettunia, una delegazione del Circolo “Barbarigo” ha reso omaggio ai caduti della Repubblica Sociale Italiana che dormono il sonno degli Eroi nel Campo della Memoria di Nettuno.
Il Sacrario militare del Ministero della Difesa raccoglie le salme di coloro che tra il 1943 e il 1945 si opposero all’invasore angloamericano sacrificando la propria vita per l’onore e la libertà d’Italia.
In mattinata, una delegazione dell’American Battle Monuments Commission ha deposto un mazzo di fiori sul sarcofago centrale che raccoglie le salme di sette giovani italiani ignoti, caduti nella Pianura Pontina nella Primavera 1944, intrattenendosi poi con i volontari che curano il decoro del Campo della Memoria.
Presente anche il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), che ha portato i saluti dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI e ha ricordato che vi è solo una “parte giusta” della Storia: quella dove si combatte per la Patria.

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A GENOVA IN DIFESA DELLA LIBERTA’, PER FARLA FINITA CON L’ANTIFASCISMO DI IERI E DI OGGI

Genova, 23 Novembre – Incredibile successo per la conferenza culturale organizzata dalla Delegazione Ligure dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI presso il prestigioso Star President Hotel di Genova sul tema L’invenzione dell’antifascismo.
L’albergo si trova davanti alla piazza nella quale il 18 Aprile 1970 venne ferito mortalmente il missino Ugo Venturini ed è stato scelto dall’ANFCDRSI per le sue riunioni culturali proprio per onorarne il sacrificio e rinnovarne il giuramento all’Idea.
Grazie all’attivismo del responsabile locale della ANFCDRSI Francesco Tringale, per la prima volta, si sono mobilitate per l’occasione le più importanti associazioni culturali della Liguria: il Circolo “Giorgio Almirante” di La Spezia; l’Associazione “Croce al Manfrei” di Savona e il Circolo “Ramo d’Oro” di Genova, cui si è aggiunta come promotrice dell’evento la Fondazione “Giorgio Almirante” di Roma, che ha portato nel capoluogo il Presidente Dott.ssa Giuliana De’ Medici (figlia di Almirante) e il Prof. Massimo Magliaro (al tempo portavoce del Segretario del MSI).
Per la prima volta, dicevamo, un’intera regione si è mobilitata per portare a Genova il “vento della libertà”. Il risultato, alla fine, è stato a dir poco eccezionale: il Muro di Protezione Antifascista che per decenni ha soffocato il volto della città si è sgretolato.
Prima dell’inizio della manifestazione, una delegazione dell’ANFCDRSI e della Fondazione “Almirante”, guidata da Francesco Tringale e Massimo Lionti, si è recata al Cimitero di Staglieno per rendere omaggio ai Caduti della RSI e ad Ugo Venturini. Non è certamente un caso se il missino Venturini fu sepolto con la camicia nera del papà di Tringale, allora noto attivista del MSI. È stata l’occasione anche per una “scoperta” del Dott. Pietro Cappellari: a riposare proprio al fianco di Venturini vi è lo Squadrista ventenne Luigi Braschi della Brigata Nera “Parodi”, assassinato dagli antifascisti il 30 Aprile 1945. Per oltre 50 anni sono stati vicino e nessuno se ne era mai accorto. Uniti nel destino, uniti nella continuità ideale RSI-MSI.
L’evento del pomeriggio ha visto la partecipazione di più di cento persone giunte da tutta la Liguria, diversi giornalisti e uomini di cultura, una squadra della RAI ed anche Radio Radicale, che diffonderà sui suoi canali l’intero evento.
I lavori sono stati introdotti da Francesco Tringale e dal saluto dei vari responsabili delle associazioni coinvolte: Dott.ssa Giuliana De’ Medici per la Fondazione “Almirante”; Dott. Attilio Cucchi per il “Ramo d’Oro”; Avv. Cesare Bruzzi Alieti per il Circolo “Almirante”; Alberto Centenari per la “Croce al Manfrei”.
Poi è stata la volta del Prof. Massimo Magliaro che ha illustrato con dovizia di particolari e documenti alla mano la cappa di odio, fazione e criminalità politica creata in questi ultimi 60 anni dall’antifascismo.
Infine, l’intervento del Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), che ha presentato le risultanze degli studi che hanno portato alla pubblicazione del libro che ha promosso il convegno: L’invenzione dell’antifascismo. La nascita di un instrumentum regni che impedisce la pacificazione nazionale, genera odio e produce violenza, edito dalle prestigiose edizioni Passaggio al Bosco di Firenze.
Questo breve saggio, coraggioso e controcorrente, analizza la nascita e la creazione di uno instrumentum regni – quello dell’antifascismo – la cui retorica attesta la bassezza di un dibattito politico stagnante e incapace di proiettarsi in avanti. Nel 1948, con la vittoria della DC e la sconfitta dell’asse PCI-PSI, si conclusero le convulsioni scaturite dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La ricostruzione nazionale – però – dovette fare i conti con milioni di fascisti “a piede libero”, riorganizzatisi nel Movimento Sociale Italiano e pronti a raccogliere i primi successi elettorali, impedendo nei fatti l’applicazione della XII Disposizione della Costituzione voluta dagli Angloamericani. Negli anni ’50, poi, si pensò che il contesto politico italiano fosse pronto per superare gli strascichi dell’odio antifascista: ciò sembrò concretizzarsi nel 1960, quando il MSI appoggiò solitario il Governo Tambroni. A questo punto, il PCI e il PSI si mobilitarono massicciamente, inscenando manifestazioni violente in tutta Italia e lanciando un inconsistente allarme sul ritorno del fascismo. In realtà, sobillando la piazza, la sinistra sbarrò la porta alla possibilità di un’apertura a “destra” della DC, costringendola al “compromesso storico”: venne così resuscitata la “epopea” dei Governi dei Comitati di Liberazione Nazionale e venne riscritta la storia della Resistenza, prontamente epurata delle pagine compromettenti e magicamente posta a base fondante della Repubblica Italiana. Il MSI venne definitivamente “ghettizzato” e diventò il bersaglio di un antifascismo militante organizzato e spietato, che porterà alla stagione di sangue degli anni ’70. Ancora oggi, il sistema ciellenista – completato anche a destra – non smette di utilizzare l’antifascismo in assenza di fascismo come spauracchio per mascherare il proprio fallimento e perpetuare il proprio potere, scatenando allucinanti “cacce alle streghe” e diffondendo un livore inutile e pericoloso.
Una giornata eccezionale davvero, che ha avuto un notevole e positivo risalto anche sui giornali nazionali, conclusasi con un doveroso pensiero d’amore rivolto alla memoria di Silvio Parodi, Giuseppina Ghersi, Ugo Venturini e di tutti i Martiri della RSI e del MSI.

Claudio Cantelmo

CENTENARIO DONATIANO: UN LIBRO PER RICORDARE LA FIGURA DI INES DONATI

San Severino Marche (Macerata), 10 Novembre – Si è tenuta ieri sera la presentazione del libro Ines Donati. “Fierissima Italiana, indomita fascista”. L’emancipazione femminile nel nome della Rivoluzione (1900-1924), edito dalla prestigiosa Herald Editore il 3 Novembre scorso, Centenario della scomparsa della giovane marchigiana, conosciuta da tutti col nome di “Capitana”.
Con questo volume la casa editrice romana pubblica il suo terzo volume dedicato ai Martiri fascisti di cui in questo 2024 è ricaduto il Centenario della morte e la cui memoria è stata cancellata dall’odio dei “gendarmi della memoria”. A Febbraio aveva debuttato con Nicola Bonservizi; a Giugno con Armando Casalini; oggi con Ines Donati.
La manifestazione culturale è stata organizzata dalle Associazioni culturali Aries ONP e Nuove Sintesi nell’ambito degli eventi previsti dal Centenario Donatiano che ha avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione la figura della “Capitana”, ragazza indipendente e ribelle, simbolo della Nuova Italia che sorgeva dalla Vittoria nella Grande Guerra, amante della Patria che seppe imporsi nella lotta contro i bolcévici, stroncando nella Capitale l’odio sovversivo.
Dopo 80 anni di censure ed oblio è caduto anche questo Muro di Protezione Antifascista ed Ines Donati è tornata alla ribalta delle cronache ed è stato esaudito il suo desiderio espresso sul letto di morte: non essere dimenticata.
Per l’occasione è stata allestita una conferenza ed invitato a parlare il Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì) ed autore del libro sulla “Capitana”.
Presenti anche i discendenti della Martire, diverse associazioni del territorio e tanti cittadini comuni che per la prima volta hanno potuto conoscere le vicende di una ragazza straordinaria, unica nel suo genere che il Regime elevò agli onori degli “altari della Patria”.
Al termine della seguita conferenza, numerosi gli interventi del pubblico e la speranza che, finalmente, l’Amministrazione comunale ponga fine all’odio antifascista e si riconcili con la sua storia, dedicando uno spazio pubblico ad una delle figlie predilette di San Severino.

Lemmonio Boreo

INES DONATI E’ TORNATA NELLA SUA CITTA’

Solenne cerimonia in memoria della Martire nel Centenario della sua scomparsa

San Severino Marche (Macerata), 10 Novembre – Si è tenuta ieri pomeriggio, presso il Monumento ad Ines Donati, oggi dedicato a tutti i Caduti per la Patria, la solenne cerimonia in memoria della Martire organizzata dalle Associazioni culturali Aries ONP e Nuove Sintesi, sotto l’alto patrocinio morale dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI. Il 3 Novembre scorso, infatti, è ricaduto il Centenario della scomparsa della ragazza, da tempo cancellata dalla storia locale dai “gendarmi della memoria”.
La manifestazione ha visto la partecipazione di numerosi marchigiani che per la prima volta dal dopoguerra hanno reso omaggio alla giovane patriota, consumata da una malattia a soli 24 anni, dopo una brevissima ma intensa vita dedicata agli ideali nazionali e alla lotta contro la barbarie sovversiva.
Ines rappresentò il volto della Nuova Italia che sorgeva dopo la Vittoria nella Grande Guerra: indipendente, ribelle, artista… squadrista. Nella Capitale, dove si era trasferita per continuare gli studi presso le Belle Arti, si impose per il suo coraggio nel contrastare i sovversivi social-comunisti che attentavano alla vita della Nazione nella cieca speranza di importare la rivoluzione bolscevica e di “fare come in Russia”. Alla testa delle squadre nazionaliste e fasciste, in paurosa inferiorità di numero ma non di fede, seppe farsi riconoscere in tutta Roma. Da qui, il nome di “Capitana”.
Mentre solitaria rincasava, fu selvaggiamente aggredita da un’orda di sovversivi e costretta per quasi un mese all’ospedale. Vigliacchi come sempre. In dieci contro una ragazza. Uscì e fu di nuovo alla testa delle squadre d’azione: nella Capitale; a Ravenna; ad Ancona dove fu protagonista della battaglia che portò alla capitolazione della storica roccaforte anarco-bolscevica. Fu organizzatrice delle squadre di soccorso nazionaliste e fasciste inviate a Falconara per aiutare la popolazione duramente colpita dallo scoppio della locale polveriera: primo esempio in Italia di protezione civile. Partecipò alla Marcia su Roma e chiese di essere arruolata nella costituenda Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, per continuare al fianco dei suoi camerati la battaglia in difesa dei valori patriottici. Una malattia la stroncò giovanissima. Il suo dolore più grande non fu quello di morire così presto, ma di non morire armi in pugno contro i nemici della Patria che aveva sconfitto in cento e più scontri. Alla sua memoria il Regime edificò un monumento, il secondo dedicato ad una donna, dopo quello ad Anita Garibaldi sul Gianicolo. Era raffigurata nell’atto solenne di spronare i suoi camerati ad andare, come disse di sé Corridoni, “più avanti ancora”, mentre cantava gli inni della Rivoluzione. Dopo il 25 Luglio 1943, una turba di esagitati – certa dell’impunità – demolì il monumento che pure era stato voluto e costruito dalla volontà di tutta la popolazione ed era una ricchezza architettonica per la provincia. Un triplo scempio: alla Patria, alla cultura, alle donne.
Dopo 80 anni di oblio, dicevamo, Ines Donati è tornata a San Severino. Dei fiori sono stati posti sul basamento che un tempo ospitava la sua statua in bronzo. Una rosa è stata deposta da Orsola Mussolini in rappresentanza dell’Ordine dell’Aquila Romana. Poi, un momento di ricordo e di preghiera, mentre i tricolori della Patria sventolavano al vento, le fiamme delle torce illuminavano e riscaldavano i cuori e un fascio tricolore investiva quel che resta del monumento ad Ines Donati. Infine, il triplice dannunziano “Presente!” che è riecheggiato in tutte le vie di San Severino.
Ines Donati, dopo 80 anni, è tornata a casa.

Claudio Cantelmo

INES DONATI, LA PRIMA SQUADRISTA D’ITALIA

Nel centenario della sua morte, un nuovo studio riporta alla luce l’identità di una donna d’Italia dimenticata

Roma, 3 Novembre – Nel centenario della prematura morte, avvenuta a Matelica (Macerata) il 3 Novembre 1924, la Herald Editore annuncia l’uscita di un volume dedicato alla figura di Ines Donati, la giovane italiana che, durante il barbaro Biennio Rosso, seppe imporsi nello scenario politico della Capitale, divenendo in poco tempo il simbolo della riscossa nazionale e popolare al sovversivismo.
Lo studio è stato affidato al Dott. Pietro Cappellari, Direttore della Biblioteca di Storia Contemporanea “Goffredo Coppola” di Paderno (Forlì), al quale la prestigiosa casa editrice romana aveva già affidato i volumi sulle figure di Nicola Bonservizi (insieme a Luca Bonanno) e Armando Casalini dei quali, proprio in questo 2024, è ricorso il centenario dell’assassinio per mano antifascista.
Cappellari, già autore di due monumentali opere sulle origini del fascismo (Fiume trincea d’Italia, Herald Editore, 2014; e Da Vittorio Veneto alla Marcia su Roma, Passaggio al Bosco, 4 voll., 2019-2023), ha ridato alla storia d’Italia una delle sue figure più importanti, che illustra prima di tutto l’opera di emancipazione femminile portata avanti dal fascismo nell’ottica del dovere e della nazionalizzazione delle masse. Una emancipazione che donò all’Italia premi Nobel e Medaglie d’Oro olimpiche e che generò fulgide figure di donne il cui sacrificio per la Patria raggiungerà il culmine nell’arruolamento volontario nel Servizio Ausiliario Femminile durante la RSI.
Ines Donati, già da adolescente animata da un mistico patriottismo che sarà poi l’unica fiamma che determinerà le sue scelte future, ribelle per indole, ma non mascolina come appaiono oggi certe “femministe 2.0”, da donna e da Italiana volle reagire allo scempio dei valori e alle volgarità quotidiane che scaturivano dal divampante Biennio Rosso. Ed eccola, prima tra i Giovani Esploratori cui si era iscritta per vivere la bellezza del cameratismo che in quell’associazione scoutistica si viveva spontaneamente; eccola prestarsi come volontaria durante lo sciopero degli spazzini di Roma del Maggio 1920. Ma gli eventi incombevano, la scelta fu conseguenziale a quella passione patriottica che divampava nel suo cuore, trovandosi così al fianco dei nazionalisti e dei fascisti romani nelle prime azioni di contrasto al sovversivismo dilagante, divenendo ben presto un simbolo, un esempio.
“La Capitana” morì il 3 Novembre 1924, rapita da una malattia, a soli 24 anni. Morì così, lontana da quelle battaglie che erano state le uniche gioie della sua vita, colpita da un destino crudele che la vide consumarsi in un letto d’agonia, anziché come aveva sognato e cercato, in uno scontro col nemico della Patria.
Ines Donati rappresentò il volto più puro di alcune donne che, spezzando le convenzioni e le idee del periodo storico, si inserirono da protagoniste nella lotta politica, come “militi”, prima che come “individui politicizzati”.
Questo volume è arricchito da un prologo sull’emancipazione femminile durante il Fascismo con articoli di Giacinto Reale e Adriano Scianca ed un breve saggio di Giancarla Lazzari scritto per l’occasione che smentisce la propaganda neofemminista.
In appendice, una riflessione Emanuele Mastrangelo sulla cancel culture che colpì anche il monumento ad Ines Donati di San Severino Marche; e un breve saggio sulla Cappella dei Martiri Fascisti del Verano che raccolse le spoglie della “Capitana” prima che l’odio e la viltà antifascista facessero scempio dei suoi resti e di quelli degli altri Caduti in camicia nera.
Il libro sarà presentato il 9 Novembre prossimo a San Severino Marche (Macerata), città natale di Ines Donati, dove sarà possibile acquistare tutti e tre i volumi sui Martiri della Rivoluzione fascista di cui nel 2024 è ricorso il centenario della morte, editi dalla Herald Editore.

Claudio Cantelmo

Per info e prenotazioni: aresagenziadinotizie@gmail.com

TODI: PRESENATO IL ROMANZO “TORA TORA” DI CAPPELLARI

Todi, 19 Ottobre – Un pubblico delle grandi occasione ha gremito la Sala Affrescata del Palazzo Municipale di Todi per la lectio magistralis del Dott. Pietro Cappellari, Direttore delle Biblioteca di Storia Contemporanea “Coppola” di Paderno (Forlì), sul sovversivismo comunista degli anni ’60 e di come i settori conservatori degli Stati occidentali “a democrazia avanzata” reagirono davanti al tentativo di “scalata al potere” dei vari Partiti Comunisti.
L’occasione è stata la presentazione del romanzo di successo Tora Tora del Cappellari, edito dalla prestigiosa casa editrice Passaggio al Bosco di Firenze, che tratta, per l’appunto, del cosiddetto “golpe Borghese”, ossia del tentativo di colpo di Stato che si realizzò nella notte del 7 Dicembre 1970, da cui la definizione più corretta di “golpe dell’Immacolata”.
La serata è stata organizzata dall’Associazione Culturale “Todi Tricolore” che ha saputo allestire una conferenza culturale di grande spessore, facendo convergere nella Sala Affrescata cittadini e studiosi da tutta la provincia, per un evento che ha rari precedenti.
Cappellari, prendendo spunto dalle testimonianze inedite del Prof. Alberto B. Mariantoni (braccio destro del Comandante Junio Borghese) e di Leone Mazzeo (tra i fondatori del Movimeno Politico Ordine Nuovo) ha illustrato ai convenuti come le “democrazie avanzate” reagirono di fronte al pericolo sovietico (di cui i vari Partiti Comunisti erano la longa manus), ossia predisponendo misure militari e veri e propri piani operativi in accordo con gli USA, tramite il vincolo della NATO che condizionava – ieri come oggi – le politiche di tutti i Governi occidentali.
In Grecia, con il Piano “Prometheus”, poi realizzato dai militari che diedero origine al famoso Regime dei Colonnelli (1967); in Italia, con il “rispolverare” le vecchie strutture paramiltari della Resistenza bianca, delle bande “Osoppo”, da cui prese origine la struttura Gladio (il cui nome richiamava, per l’appunto, il simbolo della “Osoppo”). Ma non solo, specularmente a quanto predisposto dai militari greci, anche l’Italia ebbe il suo “Prometheus”, il famoso Piano “Solo” – in quanto sarebbe dovuto essere attuato “solo” dai Carabinieri – elaborato dalla Medaglia d’Argento della Resistenza Gen. De Lorenzo (1964).
Sul finire degli anni ’60, con l’apertura al PCI adombrata dal democristiano Aldo Moro – di cui si dovrebbero ricordare le lezioni universitarie durante il Fascismo –, i settori conservatori dello Stato italiano si mobilitarono per fermare la follia di un “compromesso storico”, dopo l’agghiacciante stagione dei Governi DC-PSI. Una stagione iniziata proprio da Moro e compagni nel 1960, quando si era inventato un “antifascismo militante” da utilizzare come instrumentum regni in funzione anti-MSI e rivivificante la stagione dei Comitati di Liberazione Nazionale. Una nuova stagione ciellenista che era in realtà una foglia di fico per coprire gli scandali e il caos politico-amministrativo in cui viveva l’Italia del benessere economico.
Vi è da sottolineare che l’anticomunismo dei settori conservatori della società italiana nulla aveva di patriottico, ma rispondeva solo alla necessità servile di essere e rimanere partigiani dell’atlantismo. Veri e propri figli dell’8 Settembre in servizio permanente effettivo.
Non si sa cosa avvenne quella notte del 1970, nulla secondo la Magistratura. Ma se si vuole lavorare di fantasia, e il romanzo serve a questo, si può ipotizzare che questi settori conservatori, democristiani, militari, massoni, conditi con qualche pavone della socialdemocrazia italiana, attuò un piano-farsa al cui vertice mise la carismatica figura del Comandante Borghese, che avrebbe ottenuo l’appoggio diretto e indiretto di tutto il neofascismo, dal MSI alle formazioni extraparlamentari (Avanguardia Nazionale in primis). Fu forse una trappola: si mandò allo sbaraglio Borghese per poi incastrarlo, reprimendo il colpo di Stato da loro stessi preparato. Allora si sarebbe denunciato il colpo di Stato “fascista” in atto e chiesto i pieni poteri per stroncare l’agitazione, attraverso una legislazione di emergenza. Una legislazione che, ovviamente, non avrebbe colpito i fascisti – ininfulenti dal punto di vista politico – ma proprio il PCI, i sindacati e le forze extraparlamentari di sinistra che si sarebbero visti sbarrate, almeno per il momento, le vie d’accesso al potere con le elezioni, il controllo delle fabbriche con gli scioperi e delle piazze con la violenza dei gruppi armati.
Borghese, all’ultimo momento, fu edotto di tutto ciò da un Ufficiale dell’Esercito che lo stimava e interruppe il colpo di Stato già in atto. Fuggì in Spagna e morì misteriosamente alla vigilia del suo ritorno in Italia, quando avrebbe denunciato tutti i veri architetti del golpe dell’Immacolata che l’avevano tradito.
Fantasie si dirà. Certamente, ma un romanzo deve far sognare… non certo scrivere la storia come l’antifascismo da oltre 60 anni pretende di fare.

Claudio Cantelmo

RIEDIFICARE IL MONUMENTO AD AURELIO PADOVANI… GLI ITALIANI GIUDICHERANNO

ASSOCIAZIONE NAZIONALE FAMIGLIE CADUTI E DISPERSI DELLA RSI

Paderno di Mercato Saraceno, 12 Ottobre 2024

Oggetto: Monumento ad Aurelio Padovani

L’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi della RSI assiste con disgusto all’opera di cancellazione della nostra civiltà portato avanti dal sovversivismo neomarxista, con l’abbattimento di monumenti, lapidi ed opere artistiche costruiti in tempi passati ad eterna gloria dei Grandi della nostra Nazione.
Contemporaneamente, si posizionano nelle piazze delle nostre città dubbi agglomerati a forma di fallo o vagina, cumuli di rifiuti, sterco in cemento, ecc. definendoli “espressioni artistiche”, e si vietano monumenti alla maternità, alla famiglia naturale, agli Eroi della nostra Nazione.
Davanti a quanto avvenuto nuovamente a Napoli, l’ANFCDRSI – pur comprendendo le richieste di chi chiede l’immediato smantellamento del pene d’autore appena inaugurato – chiede la riedificazione del monumento ad Aurelio Padovani che giace vergognosamente smontato ed abbandonato nei sotterranei della Galleria Borbonica, perché i napoletani e gli Italiani tutti possano raffrontare le due opere e giudicare la profonda differenza in termini di cultura, politica, umanità, moralità.
Basterà poi il prossimo acquazzone purificatore a discriminare chi sarà dimenticato e chi rimarrà in eterno.

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